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Psicologia delle Migrazioni

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Sono un'anima persa

anima persaE’ molto difficile in questo periodo scrivere qualunque cosa che riguardi i migranti. Da un punto di vista politico assistiamo a una tragedia assolutamente inumana: gli accordi che l’Italia ha fatto e continua a fare con la Libia per arrestare in qualche modo i viaggi verso l’Italia.

Parlo solo dell’Italia, perché l’Europa è dura, rigida, vuole essere cieca ed estranea a quanto succede in altre parti del mondo.
Che le cose vadano sempre peggio lo si constata nei vari centri di accoglienza.

Tutti sono passati dalla Libia e tutti sono stati imprigionati per mesi, torturati, utilizzati come schiavi. Il traffico di essere umani si è sempre più organizzato.

I vari gruppi di trafficanti si vendono fra di loro i ragazzi che arrivano ai confini della Libia. Chiedono soldi a non finire alle famiglie… molti di loro vengono uccisi o muoiono per le torture subite o perché non vengono dati loro né cibo né acqua.

Le torture si identificano con il sadismo, il piacere di vederli soffrire e morire.

Questo vale anche per i libici che non stanno al gioco. Anche per loro la prigione, la tortura e la morte.

Ho visto ultimamente un ragazzo imprigionato per lunghi mesi perché cantava canzoni che sfidavano il regime. E’ stato punito allo stesso modo e sul suo corpo non ci sono dieci centimetri di pelle che non siano stati sfregiati con lamette, colpiti da bastoni, sfiorati da armi da fuoco. I polsi sono consunti poiché per un lungo periodo sono stati attaccati con le catene a dei ganci dai quali era impossibile liberarsi.

Mi chiedo come abbia fatto la Libia a ridursi a questo inferno. Eppure è così!

Pur di fermare gli sbarchi si chiudono occhi e orecchie e i ministri del nostro governo vanno a rendere omaggio ai dittatori libici e a rifornire sempre più le loro casse.

Noi invece li attendiamo qui, nei vari centri di accoglienza.

Si sa che neanche questi ultimi sono tutti uguali, ma in quelli dove lavoro io tutti i ragazzi sono rispettati e, perché no, amati.
Guardo i loro corpi che parlano da soli. Tocco gli esiti delle loro ferite, e ogni volta mi dico “Non è possibile”.
Qualcuno di loro riesce a descrivere con le parole il suo stato d’animo.

Sono un ‘anima persa”, mi dice. E so che è vero. Ho davanti a me un essere umano con un corpo martoriato, pensieri confusi, ricordi tragici.

A volte ci vuole molto tempo perché il ragazzo ritrovi la sua anima e altrettanto spesso si deve ricorrere agli psicofarmaci. Che non ricongiungono l’anima al corpo, ma calmano la mente, almeno per qualche ora, e permettono loro di dimenticare l’orrore di cui sono stati succubi.

Un orrore che ha distrutto i loro sogni, i loro momenti felici, il ricordo della famiglia lontana, la vita che hanno avuto.
Ci vuole tempo per accettare tutto questo.

Il nostro compito? Accoglierli, aiutarli a superare i traumi subiti, stare loro accanto nei momenti più difficili, ascoltarli, rassicurarli che il peggio è passato e convincerli che la nuova vita è nelle loro mani.  Perché è così. Sono loro stessi che con il nostro appoggio devono imparare a immaginare e a costruire piano piano la loro nuova vita.

Noi siamo una specie di angeli custodi, ognuno con il suo ruolo, ma temporanei. Il futuro di ciascuno dipende in realtà da loro stessi.

 

 

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