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Dipendenza affettiva e violenza di genere

Quale tipo dipendenza ha un forte impatto sulla violenza di genere? La dipendenza economica o quella affettiva?

dipendenza affettiva e violenza di genereAttraverso i  nuovi media quali blog, social network, siti web e i vecchi media quali riviste, quotidiani e libri possiamo leggere articoli e saggi che fanno riferimento alla dipendenza delle donne. In particolare, essi si soffermano  soprattutto sulla dipendenza affettiva  delle donne nel rapporto di coppia.

Dipendenza psicologica (1495805948284)

aliante2976, 40le risposte dellesperto

 

 

 

 

domanda

 

 

Buongiorno,
sono un ragazzo, 40 anni, laureato con lavoro fisso, vivo solo in casa mia. Faccio molti sport, nuoto bici corsa etc. A detta di molti sono un bel ragazzo.

Nel 2010 ho conosciuto Anna, ci siamo frequentati (niente sesso) come amici, stavamo insieme tutti i weekend e ci sentivamo al telefono due volte al giorno. Stavo male perchè mi cercava (senza volermi come ragazzo), solo quando voleva. Se non rispondevo alle sue chiamate si arrabbiava, e rimanevo male. Sono finito con l'isolarmi e stare in attesa di una sua chiamata. Ho deciso di interrompere questa storia, ci sono riuscito mettendomi con un'altra ragazza con cui è finita dopo due anni perchè comunque pensavo solo ad Anna. Abbiamo quindi ripreso a vederci e poco per volta a riavvicinarci. Ora anche con qualche bacio ed abbraccio, ma niente sesso.

Psicoanalisi e dipendenza

La dipendenza determina la creazione di un mondo immaginario, dove si esercita illusoriamente un controllo completo, che si sostituisce al mondo reale, dove ci si sente inutili e fuori controllo.

psicoanalisi dipendenzaCon il termine dipendenza si fa riferimento a una condizione in cui una persone assume una sostanza, come alcool, cocaina, nicotina, etc., o si impegna in un’attività come il sesso, lo shopping, il gioco d’azzardo etc., che può essere piacevole, ma il cui uso continuato diventa compulsivo e interferisce con il funzionamento sociale, lavorativo ed interpersonale del soggetto.

Sindrome di Stoccolma

Con l'espressione Sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica

Sindrome di StoccolmaIl soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all'innamoramento e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

Terapia di coppia ( 1450106596682)

le risposte dellespertoNuvolarossa, 32

 

D

Mi chiamo Anna e sono sposata da circa un anno e mezzo. Purtroppo, a causa di frequenti litigi tra me e mio marito, dopo così poco tempo abbiamo deciso di intraprendere un percorso di terapia di coppia.

Vorrei chiedere consigli e sentire esperienze di altre persone che hanno intrapreso questa strada, soprattutto se può portare effettivamente a dei miglioramenti. Noi abbiamo iniziato questo percorso da settembre, facciamo una seduta a settimana.

Io penso che molti dei problemi che abbiamo dipendano dal carattere e dal rapporto tra mia suocera e mio marito, è un rapporto quasi di dipendenza psicologica, nonostante tra di loro ci siano sempre stati molti contrasti ( es. mia suocera telefona a mio marito in continuazione, prima anche di sera, poi quando le ho detto che la sera è l'unico momento in cui io e mio marito possiamo parlare, ha smesso per fortuna, durante il viaggio di nozze due telefonate al giorno erano proprio fisse con orari specifici, guai a non farle!).

Lui inoltre è molto iroso e qualsiasi cosa io dica lui la vede come un giudizio su di sè, anche se magari riguarda una specifica situazione o è semplicemente una battuta.
Mio marito per questioni di ansia assume un farmaco (paroxetina) ma solo da qualche settimana.

Da quando facciamo terapia di coppia, io mi sento molto demoralizzata ed arrabbiata, soprattutto alla fine della seduta, un po' per le parole che la dottoressa mi dice (es. non è il momento di fare un figlio, occorre essere in condizioni psicologiche diverse, io ho 32 anni non posso aspettare in eterno).

Come posso sentirmi meglio?
Grazie.

 


consulenza psicologica

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R


Buongiorno Nuvolarossa,
Ho letto con attenzione la sua domanda.

Lei chiede se la terapia di coppia aiuta. Certamente: alcune volte aiuta a capire che ci sono i presupposti per risolvere la conflittualità che si è creata nella coppia e ci permette di andare a ricostruire il rapporto; altre volte aiuta a capire che ciò non è possibile e persistere nel rapporto genera solo dolore a tutti i coinvolti. Aiuta a rielaborare la fine di un grosso investimento.

Lei ritiene che la maggior parte dei vostri problemi derivi dal rapporto simbiotico che suo marito ha con la madre, da ciò che descrive potrebbe essere parte del vostro problema. Il rapporto però, di suo marito con la mamma, deve essere risolto da suo marito e sua mamma, che dovono trovare un modo nuovo e diverso di viverlo, ma devono accorgersi loro per primi, che qualcosa non va e avere il desiderio di cambiarlo. Ovviamente poi se suo marito non riesce ad arginare la madre,questo si ripercuote su di voi.

Capisco che alcune volte possa uscire arrabbiata o frustrata dalla terapia, del resto ci andate per parlare di problemi e conflitti, perciò in alcuni casi è inevitabile anche se può risultare faticoso.

La Dottoressa ha ragione quando vi dice di aspettare ad avere un figlio perché non ci sono le condizioni.  Siete in terapia perché il vostro matrimonio è in crisi e state cercando di capire se la crisi può essere risolta. Un figlio ha bisogno di un ambiente sereno per venire al mondo e la coppia deve essere più che solida, per affrontare tutti i cambiamenti che l'arrivo di un figlio comporta. Dobbiamo pensare prima al figlio e al suo benessere e solo dopo ai nostri desideri.

Avete iniziato da pochi mesi un percorso che non sapete ancora dove vi porterà.  Occorre tempo per capire e cambiare.
Andate avanti per la strada intrapresa con coraggio e con la mente aperta. Non abbiate paura di vedere.

 

(a cura della Dottoressa Alessandra Carini)

 

Pubblicato in data 21/12/2015

 


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