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Problemi di coppia: amore
Argomento: Le risposte dell'Esperto (41 letture)
Le risposte dell'Esperto

Luna, 48 (165994)




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Adolescenza, rapporti con i coetanei e me stessa
Argomento: Le risposte dell'Esperto (36 letture)
Le risposte dell'Esperto

Martina Lucchini, 15(165676)




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Depressione: Depressione o non amore?
Argomento: Le risposte dell'Esperto (37 letture)
Le risposte dell'Esperto

Sara, 28 (165773)


La mia Storia: buongiorno, ho bisogno di un aiuto perché' sto' vivendo un periodo particolarmente difficile.
Due anni e mezzo fa decisi di intraprendere una convivenza con un ragazzo che gia' conoscevo e frequentavo l'anno precedente.
Una grande passione, dei grande progetti , un grande senso di serenità , per me un grande amore. Tutto procede per il meglio lui lavorava io studiavo e lavoravo, lui sempre gentile molto premuroso nei miei confronti finche' dopo qualche mese iniziano i primi scontri le prime litigate ma nulla di particolarmente gravoso.
I veri problemi iniziano però tempo dopo quando lui perde il lavoro, quella gentilezza che avevo trovato in lui scompare diventa nervoso, maleducato aggressivo (strattonamenti) e il rapporto piano piano si consuma.
Tutto questo va avanti per un anno finche' lui decide quest'estate di lasciarmi definitivamente dicendomi che io non ero la donna che gli poteva stare accanto, a settembre circa dopo un mese e mezzo iniziamo di nuovo a frequentarci (lui riprende a lavorare ed è molto più tranquillo) nonostante vari dubbi, ma sembrava che le cose procedessero per il verso giusto.
A metà novembre decide ancora di allontanarmi dicendomi che non faccio per lui è terribilmente maleducato, cattivo aggressivo (riperde il lavoro) ed io sprofondo nel baratro, mi sento usata. Io faccio di tutto per recuperare il rapporto per capire cosa non va.
L a nostra storia è finita definitivamente a metà dicembre, giorno del nostro ultimo incontro in cui lui alla mia domanda "beviamo un caffè" mi butta per terra per ben due volte (facendomi anche male) da quel giorno è sparito non vuole ne vedermi ne sentirmi non ci sono state nemmeno delle scuse da parte sua.
Che dolore per me che sofferenza ! la mia domanda è : è possibile che tutti questi suoi comportamenti siano legati alla perdita del lavoro ?
non posso pensare di aver amato una persona così e nonostante tutto ancora mi manca , l'unico canale di comunicazione che ho per sapere di lui è sua madre( tanto dolce e gentile con me )che mi dice di non preoccuparmi che per il momento è meglio lasciarlo stare perché' è caduto in una forte depressione non esce di casa è sempre dentro la stanza e di aspettare ! che cosa devo pensare ? che non mi abbia più voluta perché' è depresso ? è possibile ?
Premetto anche che faceva uso di sostanze stupefacenti quando iniziò a perdere il lavoro!



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Problemi di coppia: Padre alcolizzato
Argomento: Le risposte dell'Esperto (26 letture)
Le risposte dell'Esperto

Cinzia, 40 (100)


La mia Storia: Problema: Il mio compagno 45 anni evita di assumersi qualsiasi responsabilità altrimenti si sente oltremodo colpevolizzato. Non fa scelte, non ha obiettivi. Adesso non lavora, ma prima ha sempre lavorato come se fosse l'unica cosa utile nella vita.
Ha cura maniacale di non sporcare, di sistemare, di ordinarsi ma in modo minimo, mette sempre gli stessi vestiti e li tiene pulitissimi per settimane... si lava ma non ha nessuna pretesa di apparire al meglio. Socializza pochissimo. Non parla di suoi pensieri, dice di non sognare di notte. Non fa riflessioni su eventuali comportamenti sbagliati. A seguito di un aggravamento della salute adesso da due mesi rimane sempre sdraiato sul divano a guardare la televisione.
Non legge mai, ha solo la terza media, ma a parte un breve periodo in cui ha affrontato un corso di specializzazione, non ha mai avuto interesse per acculturarsi. Anche per il corso, quando doveva studiare, non si faceva mai vedere da me. Ha concluso quella formazione con ottimo esito, ma poi è ricaduto nell'apatia.
A parte i problemi di salute, il suo non voler approfondire niente e aver paura di sbagliare sempre è dovuto anche ai primi 8-9 anni in cui il padre alcolizzato lo picchiava e lo accusava di dire bugie, di sbagliare sempre e altri pretesti sempre per poter inveire in modo violento su di lui.
Adesso ogni volta che deve dimostrare qualcosa (tipo la frequenza del corso) lo fa in modo puntiglioso come se avesse paura che qualcuno potrebbe dimostrare il contrario.
Tutto questo ha ripercussioni sulla vita di coppia e anche se è molto attento, e cerca di fare il massimo per me, non dimostra nessuna attenzione in modo diretto, non ha gesti di affetto, abbracci, carezze. All'inizio di più, poi qualche mese fa gli è morto il cane che era l'unica ragione per cui guardava un po' avanti... ma adesso prova fastidio per anche rarissime esternazioni di affetto.
Davanti agli altri è più facile che si sciolga un po'.
Volevo sapere se sarà sempre così, oppure in questi casi è possibile assumere comportamenti che possono riequilibrare i suoi timori, anche solo ridurli un po'...
Ovviamente non vuole parlare di psicologia e psicoterapeuti.Lui sa di avere un problema, ma non vuole sentirsi analizzato.
Quindi...?
Grazie e buon lavoro


Gentile Cinzia, lei chiede aiuto ma non per se stessa. Purtroppo in psicologia deve partire tutto dalla persona che sta attraversando un momento difficile, altrimenti non può cambiare nulla. Chiede come comportarsi, ma se il suo compagno non ha la spinta interiore a migliorarsi e migliorare la propria situazione, qualunque sua strategia cade nel vuoto. Cerchi di parlargli ancora, lo inviti a fare un tentativo, giusto per provare, per vedere se si smuove qualcosa... Se lui non fa nulla per cambiare la situazione, non può fare nulla neanche lei. L'unica cosa, magari per smuoverlo un po', potrebbe essere minacciarlo di lasciarlo e andare via se continua in questo modo. Ma dato che lei riferisce uno stato di apatia pressocchè totale, non so quanto possa servire. Certo è che continuando così finirà per trascinare giù anche lei, e sarebbe il caso che lui lo sapesse e sapesse che lei non è disposta a morire dentro per stare vicino ad una persona che le mostra indifferenza.

 

.


(Risponde la Dott.ssa Agnese Tiziana Magno)

Pubblicato in data 21/04/2015

 




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Adolescenza: ragazza molto confusa
Argomento: Le risposte dell'Esperto (29 letture)
Le risposte dell'Esperto

mgv, 17 (165965)


La mia Storia: Salve, vado subito al dunque.
Da 4 anni sono molto amica di una ragazza che stimo tantissimo, che sento come un'"anima sorella" e con cui ho avuto per molto tempo uno splendido rapporto. All'inizio dell'anno scorso ho cominciato ad avere qualche dubbio sui miei sentimenti nei suoi confronti: ero e sono certa di provare un'attrazione romantica molto forte e una leggera attrazione fisica che va e viene e, per spiegare il motivo per cui non è continua, devo aprire una piccola parentesi: ho sempre avuto tendenze masochistiche(intendo proprio masochismo sessuale), e in questo periodo (cioè da quando ho finito le medie e ho smesso di frequentare un ragazzo che mi piaceva molto) immaginare di essere usata è l'unico modo in cui riesco a provare desiderio. La mia attrazione è quindi legata non soltanto alla persona, ma al tipo di rapporto che ho con lei, rapporto che è molto variabile.
So bene, proprio perché avevamo molta confidenza, che non ha mai avuto alcun interesse per i ragazzi, e ora credo di poterla definire asessuale. Purtroppo io ho creduto che potesse essere lesbica non dichiarata o almeno omoromantica (proprio a causa del mio masochismo avrei accettato volentieri una relazione asessuale, intendendo la mia castità come "pegno d'amore") e le ho detto quello che provavo, scoprendo di non essere ricambiata. Inutile dire che ci siamo allontanate, e che continuiamo a sentirci solo per via delle amicizie comuni. Cerco di essere l'amica migliore possibile, rispettosa, non gelosa né invasiva, attenta alla sua felicità più che alla mia, ma soffro come tutti gli innamorati respinti. Eppure non è questo il problema.Questo evento infatti mi ha messo di fronte una serie di problemi:
1-ho provato a fare i primi timidi coming-out (sono certa, se non di essere lesbica o bisessuale, almeno di poter provare qualcosa per le ragazze), ma ho trovato un vero sostegno solo in mio padre: mia madre (i miei sono separati, e la mia dichiarazione è stata separata) ha avuto seri problemi di insonnia e ho dovuto rimangiarmi tutto (stranamente mi ha creduto), metà della mia famiglia è troppo chiusa anche solo per provare, le mie amiche più strette hanno avuto qualche perplessità poi superata, con gli altri coetanei non voglio ancora espormi (alcuni miei compagni nel quartiere gay in viaggio di istruzione si guardavano le spalle...).
2-Sento la necessità di definirmi, credo che sia molto più comodo (mi piacerebbe poter dire "io sono...", almeno il problema sarebbe solo dirlo, così invece il problema è anche cosa dire). Purtroppo ho avuto anche qualche dubbio, non intenso e lacerante ma sotterraneo e degno di essere chiarito, sulla mia identità di genere: sono certa di non volere transizionare, ma non solo altrettanto certa di potermi definire una "ragazza". Non so spiegare bene, nemmeno a me. In realtà non sento una chiara distinzione tra i (due?) sessi (io me lo spiego sempre pensando al masochismo, che concentra l'attenzione sul rapporto piuttosto che sull'oggetto, e penso anche di "innamorarmi della persona, non del sesso"--->così come non percepisco la differenza di genere negli altri non la percepisco in me), ho sentito parlare di agender ("né carne né pesce" diciamo) e credo di rispecchiarmi, ma al momento metto da parte la questione perché, non volendo un'operazione, si tratta di una decisione che comunque non avrebbe conseguenze concrete e visibili, e in fondo posso far luce su questo punto più avanti nella mia vita. Al momento, per quieto vivere, parlo di me al femminile e tengo per me questi dubbi (questa volta inconfessati).
3-Vorrei anche definire il mio orientamento, non ho fretta ma questo mi impedisce di affrontare i coming out più difficili, e finché non sono dichiarata non ho possibilità, nel mio ambiente, di conoscere persone LGBT (anche solo per parlare di problemi comuni).
Vorrei vivere alla luce del sole; vorrei accettarmi non solo razionalmente, ma in modo più profondo, senza piangere alla prima canzone gay-friendly; vorrei imparare a gestire i miei rapporti con un mondo esterno che non posso cambiare.


Cara MGV
Il non dichiarare il nome anche di fantasie fa emergere alcune difficoltà interiori e personali che sono da correggere. Per quanto riguarda la richiesta credo che ci sia molta confusione sull’orientamento sessuale quindi si evince che necessita un percorso di maturazione psicologica. Ti consiglio di consultare uno psicoterapeuta psicodinamico che ti aiuterà a trovare la tua giusta dimensione nel panorama sessuale.
Auguri

.


(Risponde il Dott. Sergio Puggelli)

Pubblicato in data 21/04/2015

 




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Apatia
Argomento: Le risposte dell'Esperto (37 letture)
Le risposte dell'Esperto

Giulio, 22 (165412)


La mia Storia: salve a tutti io vorrei parlare con qualcuno dato il mio stato di apatia totale, non riesco più a provare in nessuna situazione una emozione, che si tratti di felicita di rabbia di dolore niente sono totalmente diventato insensibile a tutto come posso fare si può guarire?


Gentile Giulio, lei afferma di avere la necessità di parlare con qualcuno di questa sua difficoltà. Bene, lo faccia. Purtroppo in questa sede e con così pochi elementi non mi è possibile fornirle alcun aiuto o chiarimento. Bisognerebbe sapere da quanto tempo questo accade, cosa significhi esattamente per lei non riuscire a provare emozioni, se si tratti solo di non provarle o di provarle ma non riconoscerle, contestualizzarle e descriverle. Contatti con fiducia un collega della sua zona e vedrà che la sua difficoltà troverà accoglienza e soluzione.i

.


(Risponde la Dottoressa Tiziana Magno)

Pubblicato in data 20/04/2015

 




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Problemi familiari: Indecisione
Argomento: Le risposte dell'Esperto (52 letture)
Le risposte dell'Esperto

Roberto, 41(165810)


La mia Storia: Buongiorno a tutti voi,
non so se ho un problema serio però mi piacerebbe fare chiarezza del momento che ho attraversato, dall'età di 23 anni sono uscito di casa per andare a vivere da solo in quanto essendo gay pur trovandomi bene in famiglia ho fatto questa decisione perchè praticamente avevo un doppia vita e la convivenza familiare mi stava stretta, un po soffocante e con dei sensi di colpa . I miei familiari non sanno nulla (genitori e fratelli) però lo sospettano da tempo visto che non mi chiedono mai di fidanzate, di futuri matrimoni ecc... L'argomento "gay" non viene mai tirato in ballo anche perchè i commenti sui vari servizi in tv sul tema sono o molto negativi o indifferenti.
Premesso tutto ciò dai 23 agli attuali 41 anni ho sempre cambiato casa (abito a Milano) cambiando quartieri gli uni opposti agli altri come distanza.
Cosa mi faceva cambiare casa dopo il primo distacco dalla famiglia? la vicinanza ai locali gay prima, agli amici gay dopo, infine a tutti i tipi di servizi che il quartiere può offrire (sono un po perfezionista) tenendo sempre presente di non allontanarmi troppo dalla zona dove notoriamente risiedono più persone omosessuali e i vari servizi rivolti a noi, anche se poi ne usufruisco veramente poco rispetto ad anni fa.
Il fatto di vedere tramite applicazioni, siti, chat così tante persone simili a me che risiedono in quei quartieri mi fa star bene.
Siccome mi stavo stancando di fare il tour tra un quartiere e l'altro ho deciso di comprare casa cosa che ho fatto circa 5 anni fa ma che ora vorrei vendere per andare in due posti: vicino ai miei familiari (non ci poso credere ma l'ho detto) oppure avvicinarmi alla zona gay di Milano. Sono combattuto.
Ho avuto pochissime relazioni stabili con uomini, tantissime invece quelle fugaci.
Se da un lato avvicinarmi ai familiari mi alletta per la sensazione di avere qualcuno che mi possa aiutare in futuro, dall'altro mi spaventa perchè diventano troppo presenti nella mia vita di casa, me li troverei spesso e volentieri a casa mia se non mio presento agli innumerevoli inviti che mi fanno a casa loro.
Da un lato c'è anche da dire che i miei sono diventati anziani e nonostante due fratelli (sposati con figli) che abitano li vicino nel caso di qualsiasi problema urgente ecc... sono l'unico che bada seriamente ai genitori.
I miei vorrebbero che tornassi a vivere da loro, i miei fratelli vogliono invece che compri casa dalle loro parti.
La distanza attuale è di 17km, sono quasi dall'altro capo di Milano.
Sono confuso, mi piace vivere da solo, anche se spesso sento la necessità di avere una relazione stabile ma evidentemente non trovo il coraggio di farlo. Mi blocco.
Da due anni ho avuto una sindrome ansiosa curata, ora ne sono appena fuori, dai vari medici non si è capito il perchè mi sia venuta, persino dallo psicoterapeuta.
Mi potete dare un consiglio? Grazie




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Problemi familiari: Famiglia
Argomento: Le risposte dell'Esperto (36 letture)
Le risposte dell'Esperto

Franco, 30( 165964)


La mia Storia: Cari dottori la mia storia ha origine 12 anni fa con la separazione dei miei avvenuta in modo violento tanto che ancora oggi le liti non mancano inoltre ho altri due fratelli più piccoli di 21 e 16 anni affidati alla madre mentre io all’ epoca maggiorenne stavo con il padre più per equilibro che per scelta.
La madre si è appropriata di tutto sia della casa che dei soldi e ha deciso di mettersi in proprio mentre mio padre ha iniziato da zero avendo per fortuna un buon lavoro.
Il primo errore inizio con il padre che trovò una nuova compagna e ci fece un figlio ma dopo un anno si separarono con tanto di carabinieri perché si mettevano le mani addosso. Questa donna da due anni è in carcere perché si prostituiva in casa e il figlio minore cioè il fratellastro fu affidato ad una famiglia e mio padre fu tolta la patria podestà e non fu neanche interpellato per la custodia del figlio ed ad oggi resta un mistero ma credo ci siano sotto problemi di denunce sia con mia madre che con quest ultima.
Mio padre continua a cambiare donne vive solo e vede poco i figli perché abbiamo capito che ha un brutto carattere e non ha mai pensato al nostro futuro non versando mai contributi e fregandosi di scuola lavoro e tutto quello che un genitore dovrebbe fare, l unica cosa ke fa e vedere nei weekend ogni tanto i propri figli ma io è mio fratello più grande abbiamo interrotto i rapporti perché ci stava rovinando la vita introducendoci nei suoi problemi troppo grandi e brutti per noi.
Il secondo e la madre che ha perso tutti i soldi per la sua attività fregandosi del futuro proprio e nostro come figli.
Ha sempre preso psicofarmaci e i suoi fratelli continuano a sostenerla dandoli soldi e lei per ricambiare cede le proprietà ereditate un tempo da mio nonno ma parliamo ad oggi di un capitale svanito di mezzo milione di euro.
Le scuole le pagavano i parenti e lei si è bruciata tutto quel denaro nella sua attività ed ora vive in affitto senza auto e con solo qualche euro per magiare.
Ultimamente abbiamo scoperto che da ragazzina si drogava di cocaina e tengo a precisare che viene fuori da una famiglia molto prestigiosa anche se la mia storia sembra quella di una famiglia nata povera anzi tutt'altro ma ad oggi è povera.
La cosa grave è che io e i miei fratelli eravamo sbandierati da una parte all altra o dal padre o dalla madre dipendeva chi era più sano di mente in quel momento. Io sono sei anni che vivo solo perché continuamente buttato fuori di casa perché loro avevano problemi psicologici e non erano in grado di gestire i figli. Quando vivi in ambianti così difficili fatichi a capire cosa è meglio per il proprio futuro e vivi alla giornata ma mi accorgo solo ora guardando i miei fratelli che tra virgolette pensano giorno per giorno e non allo studio o al lavoro invece bisognerebbe fare proprio il contrario visto la situazione famigliare.
Mio fratello pure lui è fuori di casa abbandonato a se stesso e la sorella vive con la madre che ormai è completamente anormale per cui a casa dopo scuola non c'è mai.
Detto tutto ciò anche se mi scuso perché sicuramente avrò scritto in maniera disordinata ma è talmente un caos che non si riesce a dare una cronologia agli eventi per esempio se da una parte c'è il padre che fa un figlio con un’altra la madre sta cambiando case e case perché non paga l'affitto ed io me ne sto dalla nonna perché buttato fuori casa all'età di 21 anni e questo è solo un esempio di quante cose succedevano in simultanea ma per fortuna sono un ragazzo dai sani principi appresi quando ancora avevo una famiglia intera e che mi hanno permesso di affrontare con saggezza certe problematiche perché se era un altro ora sarebbe nel mondo della droga o chissà che altra brutta fine.
Purtroppo da un anno non c'è la faccio più tra la perdita di lavoro e il dover affrontare i costi di vivere da solo.
La famiglia non c'è anzi sta distruggendo pure i miei fratelli, non lavorano più causa crisi e io non so che fare.
Avverto ansia dolori e attacchi di panico, non riesco più neppure a vedere i miei fratelli perché gli associo a quello che ho passato io. Appena li vedo mi si informicola il collo e la testa e mi vengono attacchi di panico.
Tutto quello che ho sempre tenuto dentro è esploso tutto su un colpo soprattutto vedendo che la famiglia non c'è n'è per me per i miei fratelli con un eredità perduta e un futuro difficile.
Mi servirebbe un consiglio perché non so se devo prendere qualche farmaco oppure devo lasciare la città e tagliare tutti i contatti con la famiglia.
Grazie




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Depressione: depressione
Argomento: Le risposte dell'Esperto (42 letture)
Le risposte dell'Esperto

 

Francesco, 23 (165964)


La mia Storia: Salve, sono un ragazzo di 23 anni che ha pochissima autostima e che frequenta l'università .Tra 8 mesi sarò fuoricorso e il fatto che mi fa stare più male è il mio poco impegno/dedizione nello studio che è fondamentale... Mi preoccupo solo gli ultimi giorni prima dell'esame. Ho dentro di me una grande paura di fallimento... che mi blocca e ha bloccato a dare degli esami. Probabilmente affiancata a questa paura c'è anche molta pigrizia/vagabondaggine,  non mi stimo e mi reputo già un fallito , una di quelle persone che molte volte vede come unica soluzione "il farla finita". La mia situazione familiare non è catastrofica ma non è neanche molto tranquilla, mio padre ha l'età di 51 anni è soffre di Parkinson, disoccupato da circa 3/4 anni e mia madre che porta avanti la "baracca". Ho dei sogni i quali però sembrano irrealizzabili.... ho una sempre una grande tristezza dentro di me, non vorrei deludere nessuno e tantomeno me stesso. Non so come risolvere questo problema....




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Per saperne di più: Procedimento disciplinare
Argomento: Le risposte dell'Esperto (51 letture)
Le risposte dell'Esperto

 

Romualdo, 47 (165958)


La mia Storia: Buon giorno.
Avrei bisogno di avere informazione specifiche  certe su un aspetto del procedimento disciplinare verso uno professionista psicologo.
Vista l'archiviazione di un mio esposto nei confronti di uno psicologo avrei bisogno di sapere se posso ricorrere per tale archiviazione e a quale organismo rivolgermi.
Se tale ricorso non sia ammissibile come si fa per verificare che la valutazione delle prove addotte sia stata oggettiva in fatto e diritto. Posso richiedere i verbali della commissione??
Vi ringrazio anticipatamente per non poter effettuare una donazione per le mille traversie di 10 anni di giudizi minorili affrontati ma se riuscissi a oppormi a questa archiviazione potrei accorciare quest'ultimo rito giudiziale e poter effettuare una piccola donazione.
Grazie.
Buon lavoro.




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