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EDITORIAL STAFF MEMBERS
Luigi Di Giuseppe
Coordinatore
Diana Baggieri
Lucia Banchelli
Laura Bongiorno
Lucia D. Bosa
Sabrina Costantini
Fabio Gherardelli
Massimo Giusti
Sara Minozzi
Sergio Puggelli
Giacomina Rienzo
Paola Taufer
Renato Vignati
Giovanna Voi


Sessualità: verginità
Argomento: Le risposte dell'Esperto (65 letture)
Le risposte dell'Esperto

Sofia, 19 (166060 )

La mia Storia: Gentili dottori,
Sono una ragazza di 19 anni e ultimamente sono letteralmente tormentata dal fatto che alla mia età io sia ancora vergine. Molte mie coetanee già mi raccontano di esperienze loro in ambito sessuale, e, all'udire i loro racconti, mi sembra che in me ci sia qualcosa di profondamente sbagliato, da dover eliminare. Tuttavia, inorridisco all'idea di poter perdere la mia verginità con una persona a cui non voglio bene e che non amo, perché mi sembrerebbe di tradire me stessa. Questa mia condizione, che si sta rivelando una vera e propria ossessione per me, mi spinge inoltre sempre a cercare contatti maschili, sebbene alla fine io non faccia assolutamente nulla.
Avverto in me un vero e proprio senso di isolamento rispetto agli altri per questo problema che mi caratterizza. Spesso mi ritrovo a piangere, anche in pubblico, quando penso a tutto ciò e soprattutto, quando conosco un ragazzo, mi annienta l'idea di dovergli confessare che io sia vergine. Tuttavia, non ho difficoltà a relazionarmi, semplicemente temo il momento in cui dovrò rivelare la mia condizione. Oltretutto, tutto ciò mi porta a fare conti, a calcolare ostinatamente e stupidamente se entro il mio ventesimo compleanno io sarò stata sverginata o meno e, qualora non lo fossi, ciò rappresenterebbe un gravissimo problema per me. La mia richiesta è se sia opportuno che io consulti uno psicologo e soprattutto come fare per attenuare questa mia preoccupazione lancinante.
Grazie per l'attenzione.



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Problemi di coppia: situazione familiare ed affettiva
Argomento: Le risposte dell'Esperto (53 letture)
Le risposte dell'Esperto

Viaggiatrice Solitaria, 28

La mia Storia: La mia storia: ho 28 anni e un lavoro fisso con un discreto stipendio, vivo ancora in casa dei miei genitori ma lavorando contribuisco alle spese ecc...
Ho un fidanzato e stiamo insieme da più di cinque anni, da qualche mese abbiamo iniziato a cercare appartamenti in affitto per andare a convivere, ma io non sono proprio per niente sicura di fare questo passo. I motivi economici in questo caso non c'entrano perchè appunto lavoro regolarmente, il problema più grosso è che non sono sicura di volere stare davvero con lui. Infatti io sto benissimo anche da sola, e se per qualche giorno non ci vediamo non mi manca affatto. Sicuramente gli voglio bene e lo stimo, ma credo che tra noi ci sia poca passione (e forse poco amore?) e il nostro rapporto scorre si liscio ma forse troppo piatto. Lui è una bravissima persona, sempre gentile e disponibile nei miei confronti ma a volte mi chiedo se è davvero la persona con cui voglio vivere e non sempre mi rispondo di si. In aggiunta a questo mi sono anche invaghita di un ragazzo che frequenta un corso insieme a me, lo conosco pochissimo e so poco di lui però mi incuriosisce molto (ma non sono sicura che sia single e non so se gli interesso minimamente). E quindi mi chiedo: ma che devo fare? Rimango sulla via già disegnata accanto a uno che ormai conosco bene e che si comporta benissimo con me anche se non sono sicura di amarlo davvero? Prendo davvero casa con lui o rimango ancora da sola anche se ho già 28 anni? O abbandono il certo per l'incerto con il rischio anche di rimanere sola e con tanti ripensamenti magari?
non so proprio che fare...non riesco da sola a trovare una soluzione...
grazie



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Problemi di coppia: Ragazzo borderline?
Argomento: Le risposte dell'Esperto (86 letture)
Le risposte dell'Esperto

Anna, 24

La mia Storia: Buongiorno, vorrei chiedervi un parere.
Sto con il mio rgagazzo da quasi tre anni, negli ultimi tempi le cose non vanno affatto bene e facendo alcune ricerche su internet ho capito che potrebbe soffrire di disturbo vorderline.
All'inizio della nostra relazione andava tutto a meraviglia, mi faceva sentire una principessa ed era l'uomo più dolce che avessi mai conosciuto, tanto da chiedermi se era possibile che fosse così perfetto.
Dopo qualche tempo ha mostrato l'altro lato di sè... continui scoppi di rabbia per delle cose anche inutili, con conseguenti aggressioni psicologiche, quando si arrabbia dice cose anche cattive, si irrigidisce, trema e dice di tutto... poi dopo mezz'ora passa tutto e si pente, chiede scusa e dice che in quei momenti gli "sembra di essere un'altra persona", dice cose che non pensa minimamente e non sa perchè lo fa... dopo pochissimi mesi che stavamo insieme continuava a chiedermi di dormire a casa sua ogni sera, e ai miei rifiuti iniziavano litigate interminabili, si arrabbiava eccessivamente, urli anche nel cuore della notte e se non mi fermavo arrivava a dire cose terribili "non valgo niente per te, allora è meglio che ci lasciamo, se mi lasci non so cosa faccio ecc"
Questa cosa delle arrabbiature la conferma anche sua madre, mi ha detto che ha sempre fatto così, dice apposta cattiverie per farti del male
Poi ha continui sbalzi d'umore che io trovo esagerati ma soprattutto se gli dici una cosa su cui non è d'accordo non riesce a gestire la rabbia.
Ora gli ho dato un ultimatum: si deve fare aiutare con un percorso psicologico, perche da solo non ne esce.
Quello che mi chiedo è: ne vale la pena?
Io sento che è una cosa più grande di me che non riesco a gestire, ma allo stesso tempo mi dispiace perchè sono affezionata è "quando è su" stiamo anche abbastanza bene, ma nell'ultimo periodo mi sono molto allontanata, distaccata e sono molto fredda nei suoi confronti...
Non so se ne vale la pena.



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Adolescenza: paura, depressione
Argomento: Le risposte dell'Esperto (57 letture)
Le risposte dell'Esperto

Simona, 16 (165951)

La mia Storia: Buonasera,
Sono Simona. Un anno fa mi sono ritrovata nel tunnel dell'autolesionismo, un atto che mi portava pace, leggerezza, ad una testa che era bombardata da giudizi e pensieri. Odiavo me stessa e il mio aspetto tanto da diventare bulimica.
Riuscii ad uscirne grazie al supporto della mia migliore amica. Ora mi ritrovo a sentirmi sempre in colpa,a pensare che tutto sarebbe più semplice se io non ci fossi. Un ragazzo si è innamorato di me, mi dice ogni volta che mi ama e che farebbe di tutto per me. Io non sopporto questo atteggiamento, tendo ad odiare chiunque mi dica queste cose. Cosa non va in me? Sono disperata...
In attesa di una vostra risposta,
Cordiali saluti.
Simona



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Adolescenza: Rabbia
Argomento: Le risposte dell'Esperto (77 letture)
Le risposte dell'Esperto

Giada, 15 (166057)

La mia Storia: Buonasera, vi sto scrivendo perché penso di avere un problema. Non riesco a mantenere la rabbia, anche per cose abbastanza stupide. Mi capita di essere molto violenta quando gli altri mi fanno arrabbiare, soprattutto ultimamente mi è capitato a scuola. Ho picchiato spesso anche persone a cui non avrei mai fatto niente e per questo motivo, la maggior parte delle volte finisco a far del male a me stessa per evitare di far del male agli altri, perché non sono cattiva, non lo faccio intenzionalmente. Per questo motivo ho tutte le braccia piene di graffi e cicatrici di graffi precedenti molto profondi fatti con le mie stesse unghie.
Non riesco a mantenere la calma, addirittura, spesso penso di far del male agli altri mentre sono arrabbiata con loro e spesso mi fa piacere imimmaginarli feriti per mano mia. Ovviamente, quando mi capita, non mi riconosco come me stessa, non capisco perché succede. Ho paura che prima o poi potrei anche arrivare a fare cose piuttosto gravi.
Mi capita soprattutto quando le cose non vanno come avevo programmato, quando gli altri se la prendono con me ingiustamente, con la gente ignorante, con la gente che mi ignora o non fa quello che dico quando per me è la cosa giusta da fare ma, soprattutto, con la gente che dice cose non vere su di me.

 



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Anoressia e Bulimia: Obesità
Argomento: Le risposte dell'Esperto (70 letture)
Le risposte dell'Esperto

Giovanni, 35 (165846)

La mia Storia: Buongiorno
vi scrivo per una problematica che ha preso il sopravvento su di me da circa 4 anni che è l'ingrassare di proposito. Premetto che fino a 4 anni fa ero normopeso, e ho sempre tenuto sotto controllo la cosa, fino a quando un bel giorno ho ceduto e ho iniziato a sovra alimentarmi per vedere cosa succedeva. I chili hanno cominciato a crescere piano piano, fino a raggiungere i 145 dai 75 che ero 4 anni fa, senza badare a tutte quelle persone che mi chiedevano cosa stava succedendo.
La cosa che ora mi fa più paura è che proprio non riesco a fermarmi, ogni chilo preso è addirittura uno stimolo a continuare.
Ora una parte di me dice di fermarmi per gli ovvi problemi di salute che prima o poi arriveranno, ma l'altra invece mi esorta a continuare. Potrei intraprendendo una psicoterapia provare a risolvere questo problema?
Grazie!



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Problemi di coppia: Relazione in una situazione confusa
Argomento: Le risposte dell'Esperto (76 letture)
Le risposte dell'Esperto

Denise, 20 (166050)

La mia Storia: Salve, vorrei il vostro aiuto a capire una situazione che mi sta facendo impazzire.
Ho conosciuto un ragazzo circa 3 mesi fa, sin dal primo momento che siamo usciti ci siamo entrambi piaciuti molto, usciamo insieme quasi ogni giorno, lui mi ha anche presentata al suo gruppo di amici e usciamo spesso tutti insieme adesso. La cosa che non capisco è il perchè lui sembri distaccato da me, capisco che in passato ha sofferto per amore come ho sofferto anch'io però ogni volta che faccio la dolce o gli mando cuori mi dice che non sopporta le sdolcinerie. Qualche giorno fa gli ho chiesto il perchè lui rifiutasse qualsiasi cuore o qualsiasi cosa più dolce e lui mi ha detto che è molto insicuro, e quindi ha paura di farmi del male perchè mi vuole bene e quindi ha paura di deludermi e se mai accadrà io devo promettergli che starò tranquilla senza farmi turbare. Ma è normale che io mi sia affezionata a lui e che quindi se succedesse qualcosa ci resterei male. Come mi devo comportare? Devo lasciargli tempo o devo cercare di rassicurarlo? io non ho intenzione di farlo soffrire e non voglio però soffrire nemmeno io.
Grazie in anticipo!



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Problemi di coppia: spontaneità nei rapporti affettivi
Argomento: Le risposte dell'Esperto (95 letture)
Le risposte dell'Esperto

Anonimo, ( 165798)

La mia Storia: Ho sempre avuto problemi nelle relazioni di coppia in quanto nel momento in cui intraprendo una relazione affettiva con una persona non riesco più ad essere spontanea. Un esempio pratico è stato quando con un caro amico con cui avevo un'amicizia di anni e con il quale ero molto spontanea (allegra, vitale, propositiva, scherzosa) nel momento in cui il rapporto è passato ad essere una relazione sentimentale, sono cambiata dal giorno alla notte diventando fredda, timorosa, paranoica e bloccata.
Mi sento come se ogni gesto, movimento o pensiero fosse trattenuto da qualcosa, anche ora che ho una relazione da 4 anni e una convivenza all'attivo, nonostante il mio compagno sia una persona molto premurosa e soprattutto la prima che ha saputo "accettare" questa mia problematica, tuttavia non riesco a lasciarmi andare. Mentre in altre situazioni (a lavoro, in compagnia degli amici) riesco ad essere me stessa, a far fuoriuscire fluidamente le emozioni, pensieri ecc (nonostante la mia naturale introversione caratteriale) nella sfera sentimentale è come se qualsiasi gesto, pensiero, iniziativa o argomento di cui vorrei parlare rimanessero bloccati all'interno della mia mente senza poter trovare la via d'uscita ed essere mostrate, sfociando in costanti comportamenti di silenzio, di inattività, di distacco verso l'altra persona, senza riuscire mai a mostrare un guizzo di felicità, una risata improvvisa, un abbraccio inatteso, ma riuscendo solo a dimostrare freddezza e apatia anche se dentro di me sento tutto il contrario. E' un blocco che nonostante tutti i miei sforzi non riesco a superare e che ormai mi angoscia da anni, mi sento come se avessi addosso un enorme pesante cappotto dal quale non riesco a liberarmi e non so più con quale strada affrontare questo problema.



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Depressione: Depressione e lutto
Argomento: Le risposte dell'Esperto (94 letture)
Le risposte dell'Esperto

Mario, 32 ( 165803 )


La mia Storia: Salve, ho 32 anni e sto attraversando, ormai da più di 3 mesi, una fase depressiva abbastanza forte successiva alla scomparsa del mio cane di 9 anni per un tumore addominale. Uscivo da due anni di forti stress legati a situazioni familiari e a un dottorato di ricerca molto impegnativo. Ho sempre reagito con determinazione e forza a tutto, supportando i miei familiari, finendo il dottorato con i massimi risultati e superando la separazione con la mia ex ragazza (storia durata 6 anni), ma dopo la morte della mia cagnolona sono crollato totalmente. Penso che l'elaborazione di questo lutto sia stata bloccata-complicata da un forte senso di colpa che provo e che è diventato quasi un'ossessione. Mi rimprovero per averlo alimentato per circa 6 mesi con un mangime di bassa qualità, inferiore al solito; dopo questo periodo l'ho lasciato alla mia ex-ragazza (il cane l'avevamo preso insieme) per altri 5 mesi circa. Lei si è accorta del malore e, portata dal veterinario, ha ricevuto la tremenda diagnosi. Poco dopo è morta. I miei pensieri fissi sono rivolti al mangime di bassa qualità e al fatto che non mi sono accorto della malattia in tempo. Non so se siano sensi di colpa reali o irrazionali ma mi stanno precludendo il normale svolgimento delle mie attività: attenzione e concentrazione ridotte, pensieri fissi, disturbi del sonno e ansia. Chiedo se sia necessario contattare uno psicologo o se è ancora troppo presto (rispetto alle prime settimane sono sicuramente migliorato, ma non riesco ancora a reagire e a tornare ai normali ritmi). Grazie



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Ossessioni e Fobie: Stitichezza psicologica
Argomento: Le risposte dell'Esperto (51 letture)
Le risposte dell'Esperto

Anonimo, 26 ( 165812 )


La mia Storia: Salve, scrivo nella speranza di poter trovare la soluzione a un problema che da tempo impedisce la mia crescita sia da un punto di vista relazionale, ma soprattutto da un punto di vista personale: non riesco ad andare in bagno qualora in casa vi siano persone, anche la mia stessa famiglia (composta da mio padre che per via del lavoro è sempre poco presente in casa, mia madre che è molto apprensiva e un fratello e una sorella più piccoli). Da anni mi ritrovo a svegliarmi nel cuore della notte in modo quasi furtivo al solo scopo di defecare e, se c'è qualcuno sveglio, non ci riesco. Anche se dormono tutti sto sempre con il terrore che qualcuno si svegli da un momento all'altro, in questo modo vado in bagno male, defeco poco e poi non ci riesco più. E' terribile quanto degradante scriverlo. Non so da cosa possa dipendere, ma ricordo la voce preoccupata di mia madre chiamarmi oltre la porta mentre ero sul gabinetto perché pensava stessi male, visto che impiegavo molto tempo. Ricordo l'agitazione con la quale entravo in bagno timoroso di quel bussare. Inoltre, per quanto umiliante, ammetto di aver tenuto il pannolino per un'eccesiva quantità di tempo: circa 8 anni. Espletavo le mie feci nel silenzio di uno sgabuzzino e lo concepivo come un momento di ispirazione: disegnavo, pensavo, inventavo storie. Cosa che mi capita tutt'oggi ed è per questo che quando vado in bagno impiego molto tempo e preferisco ci sia silenzio. Devo aggiungere che fin quando ho portato il pannolino lasciavo a mia madre il compito di pulirmi.
Per anni ho pensato che il problema fosse di tipo alimentare, ma ho iniziato a sospettare fosse psicologico dal momento in cui ho preso in affitto una casa da solo per l'università: qui il problema non si presenta vado in bagno regolarmente e senza alcuna difficoltà, ma nel momento in cui ospito qualcuno, perfino la mia ragazza con la quale ne ho anche parlato, ecco che il problema si ripresenta.
Qual è il mio problema? Perché non riesco ad andare in bagno? Come posso superarlo per non dovermi privare nella vita di vivere o viaggiare con altre persone?
Confidando una vostra risposta, vi ringrazio anticipatamente.



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