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Sara Minozzi
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Paola Taufer
Renato Vignati
Giovanna Voi


Depressione: Apatia
Argomento: Le risposte dell'Esperto (17 letture)
Le risposte dell'Esperto Adelaide, 22 ( 165441)

La mia Storia: Salve, soffro da circa 2 mesi e mezzo di questa strana forma di apatia la cui causa mi è ancora del tutto sconosciuta.
Premetto di essere sempre stata una persona molto emotiva, sentimentale e impulsiva, amante della vita ma anche con un carattere abbastanza forte e difficile; fidanzata da 5 anni e innamorata follemente, vivo da 3 anni e mezzo tra il mio paese in puglia e l'università in una città del nord e ogni "giorno della partenza" per me è sempre stato un trauma a causa della lontananza del mio ragazzo e del luogo in cui sono nata.
Però non ho mai smesso di arrendermi e ho sempre affrontato qualsiasi difficoltà e disagio con determinazione e ho sempre risolto tutto.
Sono anche una persona parecchio ansiosa, soprattutto da quando sono andata via di casa, sono arrivata ad avere anche attacchi di panico e il climax l'ho raggiunto quest'estate quando mi sono disperata per un esame prima ancora di sapere il risultato.
Dopo la pausa estiva (che è stato un periodo molto felice della mia vita) ho ripreso a studiare ma da subito ho avvertito mancanza di motivazione, assenza di ansia e preoccupazioni sempre presenti prima di un esame fino a quel momento, assoluta mancanza di concentrazione; nonostante sapessi di non essere preparata sono andata a dare l'esame e il risultato è stato pessimo, tuttavia non ho provato alcun senso di colpa e di fallimento, cose che prima di allora avrei sicuramente provato in una situazione del genere.
Da quel momento la mancanza di concentrazione nello studio si è tramutata in assenza totale di emozioni e sentimenti verso qualsiasi cosa: verso persone e cose che prima mi avevano sempre suscitato forti emozioni, compreso il mio ragazzo.
In più ho perso il mio carattere e la mia forte personalità, sono diventata una spettatrice passiva di ciò che mi capita intorno, le uniche cose che so e che ho voglia di fare sono ridere e piangere, e sono capace di passare da una risata ad un pianto e viceversa come se nulla fosse.
Non so a chi rivolgermi e vi sarei immensamente grata se mi diceste se una cosa del genere è mai capitata a qualcun altro, se passa o dovrò conviverci per il resto della vita, e soprattutto la causa: se è l'eccessiva ansia, o il distacco dal mio ragazzo che essendo ogni volta traumatico mi ha portato a instaurare un meccanismo di difesa di totale apatia, se è solo una sciocchezza che ho ingigantito ma che in realtà si risolverà presto o se è l'incipit di qualcosa di ben più grave come una depressione.
Devo farmi seguire da uno psicologo o aspetto per vedere se la situazione si risolve da sola? Grazie mille!!




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Depressione: Situazione disperata?
Argomento: Le risposte dell'Esperto (17 letture)
Le risposte dell'Esperto Andrea, 18 ( 165372)

La mia Storia: salve,

proverò ad essere sintetico, sin da piccolissimo ho sempre avuto diversi problemi di carattere psicologico ma non ho mai chiesto un consulto medico sino ad un mese fa, quando una depressione abbastanza debilitante mi ha costretto a rivolgermi ad una psicoterapeuta, precisamente allo sportello di salute mentale della ASL del mio paese.
Il problema è che questa dottoressa (che tra l'altro non ha una bella fama)mi ha dato l'impressione di non capire quello che le dicevo: il mio problema fondamentale, infatti, è la difficoltà nelle interazioni sociali. fin da piccolo ho l'impressione di non essere capito e di conseguenza di non capire gli altri,(e la psicoterapeuta è arrivata persino a dire che le stavo urlando contro scontrosamente quando io stavo solo provando a spiegarle i miei problemi pacificamente)  non riesco a esprimere sentimenti né verbalmente né fisicamente (infatti risulto spesso disinteressato ed indifferente anche se in realtà non è così), in più mi capita che qualsiasi tipo di interazione con altre persone (anche con familiari a volte) mi metta fortemente a disagio a tal punto da iniziare a tremare, arrossire, agitare una gamba, sbagliare parole, e altre volte invece al contrario, quando vedo che qualcuno si dimostra gentile e comprensivo, mi comporto senza rendermene conto in un modo inadatto ad esempio con eccessivo contatto fisico tanto da ricavarne rimproveri che mi causano talmente tanto imbarazzo da arrivare ad evitare quella persona anche se in realtà non sarebbe necessario.

Ma oltre a questo, ho un altro problema che definirei differente, ovvero credo che il mio cervello funzioni diversamente da quello degli altri, ovvero una parte del mio cervello (metaforicamente)ha solo la funzione di capire la logica di tutto quello che vedo, di "ordinarlo mentalmente" e schematizzarlo, questo vale per tutto, tant'è che anche le mie giornate seguono sempre degli schemi ben precisi e ritualizzati. E questo causa anche dei comportamenti eseguiti in modo ossessivo tipo lavare sempre le mani, chiudere le porte, contare i passi, ecc. ecc. e tutto questo associato a Bruxismo.

Detto questo, visto che la psicoterapeuta non mi ha dato una risposta esaustiva, sapreste dirmi se tutti questi comportamenti sono dovuti a qualche disordine specifico con analoga terapia di "riabilitazione"?

Ringrazio in anticipo chiunque leggerà questa mail.

Cordiali saluti.




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Problemi familiari: Maternità
Argomento: Le risposte dell'Esperto (27 letture)
Le risposte dell'Esperto Sara, 37 (165464)


La mia Storia: Buongiorno, sono Sara, ho 36 anni, da tre anni convivo con A. Lui ha 54 anni e due figli grandi.

Il nostro problema riguarda il fatto che lui non vuole avere altri figli, mentre io lo vorrei. E l'altro problema nasce dal fatto che lui non è stato chiaro con me fin da subito su questo.
Fin dall'inizio della nostra storia gli ho manifestato il desiderio che avrei voluto un figlio se la nostra coppia dimostrava di stare bene e noi di essere felici insieme e lui diceva che era troppo presto. Ora sono tre anni che stiamo insieme e l'ultimo anno e mezzo l'abbiamo passato litigando. Io voglio un figlio. Lui diceva di aspettare.
Abbiamo litigato poi mi sono messa tranquilla, e ho aspettato come lui voleva.
Ho aspettato un anno pazientemente e poi l'ho messo alle strette. Allora ha ammesso di non volere altri figli.
Nemmeno adottati. Allora gli ho proposto di andare da un terapeuta di coppia, volevo capire se c'era la possibilità che superasse le sue paure (dovute all'età) o se io sarei riuscita a stare con lui rinunciando a essere madre e sapendo che non era stato chiaro con me fin dall'inizio.
Mi sentivo e mi sento anche presa in giro. Lui mi ha detto che era d'accordo nell'andare dal terapeuta.
Presi appuntamento, ma non ci andammo perché nel frattempo mi disse che ci aveva ripensato, di non fargli troppa pressione e che un figlio l'avremmo fatto.
Questo è successo nel mese di maggio. In realtà sono passati 6 mesi e ancora non ci abbiamo provato.
Se tocco l'argomento mi dice che gli metto pressione, se sto zitta e buona non succede nulla.
Per me è chiaro che anche se dice che mi ha detto sì e un figlio lo faremo, non è quello che vuole.
I fatti dicono altro, dicono che lui non se la sente e ormai non mi cerca più nemmeno, tanto è spaventato.
Non so più che fare.
Se lui fosse sincero e mi dicesse che non vuole figli me ne andrei. Ma non me lo dice.
Io così sto male e glielo ho detto, lui dice sempre le stesse cose, lo faremo ma non mettermi fretta.
Vorrei fosse sincero.
Non so più come comportarmi.



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Adolescenza: Confusione
Argomento: Le risposte dell'Esperto (27 letture)
Le risposte dell'Esperto Carlotta, 19 (165375)


La mia Storia: Ultimamente mi sento parecchio confusa riguardo alla realtà che mi circonda.
A volte sono davvero spaesata e non riesco a recepire subito quello che succede.
Ho sentimenti confusi, mi sento vuota come se nulla mi appartenesse più. Non riesco ad essere spensierata o allegra (sinceramente capita rare volte ed è quando andiamo alle feste e si beve) e spesso, in qualunque posto mi trovi, mi sale l'ansia.
Ho parecchia paura e sto diventando parecchio paranoica.
Mi rendo conto di essere circondata da situazioni favorevoli, sono circondata da amici magnifici e genitori amorevoli, ma purtroppo non riesco ad accettare tutto questo per poter essere felice... Ho paura di accontentarmi della vita e ho paura che il futuro non possa soddisfare le mie aspettative, aspettative che non ho più o almeno quelle che avevo non sembrano più appartenermi.
Ho appena iniziato l'università, ma questa situazione di spaesamento la sento da parecchi mesi, so che potrebbe essere paura di crescere e l'ambiente nuovo non credo mi aiuti.
Ultimamente ho anche il terrore di fidarmi della gente, ho solo un'amica a cui riesco a raccontare QUASI tutto, ma certe cose non riesco proprio a dirle.
Mi sento a disagio con il mio corpo sin dall'età di 10/11 anni (periodo in cui ero davvero ingrassata) e sto affrontando una dieta e perdere peso è forse l'unica cosa che mi soddisfa.
Faccio sport e frequento una scuola di danza da quando ero piccola e ci sono sempre andata contenta, ma ultimamente non riesco a fare neanche lo sforzo fisico che più mi piace.
Mi sento sempre stanca e ho sempre sonno e spesso la mattina preferisco rimanere sotto le coperte che uscire dalla stanza, figuriamoci se ho voglia di andare a lezione...
Vorrei solo capire se questo stato di confusione, di ansia perenne e di sentimenti confusi sia normale o meno per la mia età.
Grazie.


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Sessualità: Coming out
Argomento: Le risposte dell'Esperto (33 letture)
Le risposte dell'Esperto Nicol, 19 (....)


La mia Storia: Salve,ho un bisogno urgente d'aiuto.

Sono una ragazza di diciannove anni, frequentante l'ultimo anno al liceo.
Da poco ho fatto coming out con la mia famiglia, da allora non vivo più. Mia madre mi definisce ''una delusione'', dice che a causa mia morirà, mi ha addirittura chiesto di 'smetterla'.
Come se dovessi perdere il vizio di fumare! Ho scoperto di amare una ragazza circa un anno e poco più di tempo fa, da allora la mia vita è cambiata in meglio!
Sono felice, sono me stessa e la amo da impazzire.
Ho deciso di fare coming out per i continui sensi di colpa che mi assalivano, inoltre essendo la mia famiglia, ritenevo giusto renderli partecipi.
Ma se potessi tornare indietro non lo rifarei. Piango ogni giorno, è sempre peggio.
La mia famiglia cerca di inculcarmi dentro la testa le loro idee chiuse e superficiali!
Ma io mai per nulla al mondo rinuncerei al mio amore!
Non sono indipendente e non so che fare, mi ritrovo a passare il tempo rinchiusa in queste quattro mura della mia stanza e giorno dopo giorno cerco di sopravvivere mentre la vita mi tira sassi che non riesco più a sostenere.
Non ho la possibilità di parlare personalmente con uno psicologo, spero di ricevere presto una risposta.

Cordiali saluti.


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Crescita personale: Pensieri negativi
Argomento: Le risposte dell'Esperto (38 letture)
Le risposte dell'Esperto Ilaria, 18 (165482)


La mia Storia: Salve. Ciò che mi preoccupa sono dei pensieri che ultimamente faccio sempre più frequentemente.
Molte volte mi sento come se fossi attratta dal male, per esempio, uccidere qualcuno a me molto caro, che cosa succederebbe, come mi sentirei ecc... io so che è molto sbagliato tutto questo e ho paura che potrebbe accadere nella realtà.
Mi sento un mostro quando ci penso, anche perchè sono sempre stata educata bene dai miei genitori sotto questo punto di vista, loro sono molto fedeli, frequentano la chiesa e anche io. Oppure mi viene in mente di manipolare psicologicamente le persone, di fare qualcosa di illegale.
Ovviamente non faccio niente di tutto ciò, ma allo stesso tempo ho paura a reprimere tutto e alla fine "scoppiare".
Non ho detto a nessuno di questo, nemmeno alla mia terapeuta, e non capisco neanche perchè non riesca a parlargliene dato che sono lì proprio per dirle tutto quello che mi passa per la testa. Non capisco cosa mi succeda.
Ho paura di essere una persona cattiva e di fare cose altrettanto cattive.

Grazie per l'ascolto




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Problemi familiari: Disagi bambino a scuola
Argomento: Le risposte dell'Esperto (20 letture)
Le risposte dell'Esperto Valerio, 32 (1654446 )


La mia Storia: Salve chiedo un consulto per sapere se è il caso di intraprendere un percorso con uno psicologo infantile.
Il problema è mio figlio di 8 anni, un bambino molto vivace ma dolce, e anche bugiardello.
Le maestre a scuola ci chiamano continuamente dicendo che è molto vivace, non sta attento alle lezioni disturba notevolmente le lezioni, ma d'altra parte ha un ottimo rendimento scolastico.
Dall'altra parte c' mio figlio che dice che è continuamente "deriso" dai compagni e che i compagni gli menano, gli nascondono le cose, il diario nel bagno ad esempio e le maestre dicono che non è vero.
Ho detto a mio figlio di dire alla maestra ciò che gli succede quando gli accadono queste cose ma dice che la maestra lo ignora dicendogli di andare a posto.
In ambito famigliare il bambino ha un rapporto molto "attaccato" a me e distante dalla madre dovuto ad un errore che abbiamo fatto ad educarlo e ne siamo coscienti in quanto mia moglie ha molta autorità e impone una disciplina rigorosa ma molto affettuosa ed io purtroppo vengo ormai visto come un amico il suo migliore amico come dice lui.
Mio figlio si lamenta di queste cose da più di due mesi e s fosse una bugia non credo sia così persistente.
Grazie per l'attenzione.
In attesa di una Vostra risposta.
Valerio




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Problemi di coppia: Angoscia per la fine indesiderata di una storia e senso di solitudine
Argomento: Le risposte dell'Esperto (29 letture)
Le risposte dell'Esperto Valentina, 21 (165373 )


La mia Storia: Salve, mi rincresce chiedere una consulenza per una necessità che io per prima ritengo ingenua ma non riesco ad ignorarla.
In vari momenti della giornata, in cui magari ho la testa libera da preoccupazioni il mio pensiero va al ragazzo con cui ho terminato una storia, a mio parere importante e che anche se non è mai stata definita come tale, sono sicura che lo era anche per il ragazzo stesso! È stata travolgente, emozionante ma anche molto sofferta!
Mi sono ritrovata a cercare di convincere questa persona che ciò che provavo per lui fosse uguale da parte sua, ma con scarsi risultati.
Lui si rifugiava nella sua convinzione di non volere altro che una storia fisica da me per non vedersi invadere i suoi spazi.
Siamo stati fidanzati per un mese poi interrotta è ripresa per circa 6 mesi, cominciata con la mia assoluta partecipazione per una storia fisica ma purtroppo a lungo andare, vedendo i suoi comportamenti dolci e affettuosi nei miei confronti, per me ha assunto un valore molto più importante!
Ora per mia dignità, ho deciso di terminare questa frequentazione anche se è stata una scelta fatta a malincuore.
Come ben vede so di dover desiderare il meglio per me ma nonostante tutto non riesco a voltare pagina e a dimenticarlo!
Cerco sempre compagnia per non finire nel pensiero di ciò che è stato e quando esco con altri ragazzi faccio sempre il confronto con lui (sia fisicamente che caratterialmente) e con la nostra storia ma niente sembra essere paragonabile. Nessuno sembra capirmi, le mie amiche non accettano che io pensi ancora a lui e io neanche vorrei ma è inevitabile.
Passo da un posto, una frase, un nome e lo penso.
Se lo incontrassi, il cuore scoppierebbe. Non sono stata innamorata di lui ma poco ci mancava!
Penso che sia stata la storia più bella finora per me ma neanche la migliore che potrei desiderare. Mi ritengo una persona intelligente, in fondo lui ha fatto poco per me, era molto egoista ma non riesco a voltare pagina, mi rifugio nel passato e questo mi provoca molta angoscia. Le chiedo un consiglio!
Grazie anticipatamente per la pazienza e la sua futura risposta.
Cordiali saluti




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Problemi familiari: Stato emotivo del disabile
Argomento: Le risposte dell'Esperto (31 letture)
Le risposte dell'Esperto Zoryna, 22 (165319 )


La mia Storia: Salve...ho una fratello di 16 anni, purtroppo disabile...ma con tante possibilità di guarire, che dipendono solo dalla sua volontà(a 14 ha avuto l'emorragia celebrale, ha subito diverse operazioni, con delle conseguenze abbastanza notevoli sul suo corpo(malfunzionamento della gamba e del braccio sinistro).
Sono passati 2 anni da quando è successo...lui ha ripreso di andare a scuola(con l'insegnante di sostegno),stiamo cercando di portarlo in varie cliniche riabilitative x metterlo a camminare. Perché la possibilità c’è.
Ora, questa è la parte riguardante il suo stato fisico (per dare un idea di cosa si tratta), per quanto riguarda il suo stato emotivo e psichico, fino ad ora ho sempre cercato di comportarmi con lui come se non fosse successo nulla nella sua vita, per non darli la possibilità di accettare le sue condizioni fisiche.
Lui parla tranquillamente, ragiona, riesce a studiare e fare qualche esercizio, socializza con i compagni, l'unica cosa che non va, sono i vuoti di memoria contemporanea, cioè mi spiego, se non si concentra su quello che fa non se lo ricorda, o meglio si secca a ricordarlo e ti dà la tipica risposta “non lo so” o "non me po’ ricordo”, stiamo cercando di farli ricordare tutto, e sembra che migliora.
Per quanto riguarda il suo stato emotivo: la maggior parte delle giornate è molto tranquillo, felice, guarda la tv, gioca alla Play Station (con una mano, non chiedetemi come lo fa, perché non riesco proprio a capire), lo usciamo sempre a fare le passeggiate, a mangiare fuori, insomma ha la vita abbastanza movimentata x appunto non farli venire la depressione.
Ma ci sono certe giornate che è un inferno, sia per noi, per tutte le persone che lo circondano, può mandare in "quel paese" chiunque solo perché qualcosa non è stato fatto cosi come vuole lui, ha minacciato molte volte noi, perché magari non voleva fare la fisioterapia, o perché lo rimproveriamo per i comportamenti inappropriati a scuola, e lì non vede niente e nessuno, comincia a buttare tutto per terra con la rabbia e insultare tutti in modo pesante, minacciare, cercare i coltello o altri oggetti che possono far male,
ED ORA LA DOMANDA: noi che siamo famigliari, come dovremmo comportarci in queste situazioni, perché  purtroppo diventa ingestibile, Ignorare ?
non si può perché di danni ne ha fatti già molti. Cercare di farlo ragionare? Non si può, perché in quel momento non capisce nulla.
Reagire? lo abbiamo fatto anche questo, ma ha comportato solo lo scandalo maggiore, e poi quando è arrabbiato può far scaturire un’altra emorragia, in quanto è teso e nervoso, e nessuno lo vorrebbe.
P.S anche se io e mia madre cerchiamo di essere razionali con lui, mio padre purtroppo fa tutto il contrario e non collabora per niente, dicendoci solo di lasciarlo stare ecc.
UN ALTRA DOMANDA: come faccio a fargli capire a mio padre che solo collaborando potremmo ottenere un risultato...un risultato positivo, per mio fratello e per tutta la mia famiglia.
Grazie per la risposta in anticipo...




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Problemi di coppia: Coppia
Argomento: Le risposte dell'Esperto (35 letture)
Le risposte dell'Esperto Ettore, 39 (165494 )


La mia Storia: Salve, ho sposato mia moglie dopo circa dieci anni di fidanzamento in cui tutto è andato per il meglio, anzi, interiormente ho sempre creduto fosse lei, l'unica donna della mia vita.

Immediatamente prima del matrimonio mia moglie ha perso il lavoro e tuttavia abbiamo deciso di andare avanti tranquillamente nella prospettiva di riuscire, comunque, a risolvere il tutto.

Dopo il matrimonio in effetti lei ha trovato prima una occupazione provvisoria e part time che ci consentiva comunque, anche grazie ad un gruzzoletto a disposizione, di stare sereni.

Successivamente ha cambiato lavoro ed ha, nel primo anno, ottenuto anche buoni risultati. Io seppure con difficoltà, riuscivo sempre a raggranellare una cifra che in realtà con il tempo si è anche incrementata ma non mi consente neppure oggi, di sostenere le spese di entrambi.
Lei dopo il primo anno ha dovuto rinnovare il contratto a condizioni sempre più svantaggiose così, anzi, a condizioni ancora peggiori, in un successivo secondo rinnovo (terzo anno).

Contestualmente per più di due anni, immediatamente dopo il matrimonio, abbiamo sofferto di una specie di astinenza sessuale i cui motivi sono credo, apparentemente banali o comunque, nel lungo tempo sono apparsi (ci siamo detti questa cosa solo oggi) una scusa per non avere rapporti.

A distanza di due anni e mezzo, dopo che da un paio di mesi avevo conosciuto una persona che ho trovato subito attraente (spaventato da questa situazione che non pensavo di poter provare) ho trovato il coraggio (in realtà avevo bevuto) di parlare con mia moglie per dirle che la situazione mi stava precipitando addosso e non sopportavo più quella situazione di astinenza sessuale (dentro di me ho pensato che così proseguendo avrei cercato di tradirla).

A quel punto abbiamo ripreso con una certa frequenza ad avere rapporti, ma contestualmente cresceva in me anche l'interesse per questa persona e una specie di visione negativa della nostra situazione di coppia, anche per via delle difficoltà economiche.

Sporadicamente ho chiesto a mia moglie di lasciare un lavoro che ci metteva in stato passivo ed io, per diverso tempo, ho dovuto far fronte quasi da solo a diverse emergenze economiche.

Mi sono quindi avvicinato a quest'altra donna, anche lei con una relazione che però afferma essere solida dal punto di vista sentimentale, e contestualmente mi sono ritrovato a chiedere e a rappresentare a mia moglie le mie perplessità per il nostro futuro di coppia in prospettiva, che, a mio avviso, non ci avevano consentito di crescere.

Ho, in una occasione in particolare, chiesto con forza e rabbia a mia moglie di lasciare quel lavoro che era solo fonte di danno economico per entrambi.

Sono stato rassicurato sul fatto che avrebbe lasciato il lavoro, ma sempre contestualmente ho legato sempre più con l'altra persona fino al punto di baciarla in alcune occasioni, senza però mai andare oltre per via della consapevolezza e forza da parte sua delle implicazioni che vi sarebbero state.

Questa situazione è comunque stata scoperta da mia moglie che dopo avere minacciato di lasciarmi nella stessa giornata, mi ha proposto di affrontare un percorso terapeutico di coppia.

Contestualmente mia moglie ha lasciato il suo lavoro e la cosa mi ha provocato anche un certo tipo di piacere perché a prescindere da me, la cosa l'avrebbe rovinata.

Sono disposto ad affrontare una terapia di coppia, ma ho poca fiducia e non posso non pensare che la mia "debolezza" potrebbe portarmi di nuovo verso quest'altra persona.

Non ho poi, ancora, superato la visione pessimistica della cosa, con riguardo al rapporto con mia moglie, mi spaventa anche l'idea di costruire una famiglia se io, per primo, sono stato così debole.
Non so come interpretare questo senso di sfiducia nella soluzione della crisi.
Posso pensare che sia eventualmente solo una cosa momentanea, forse anche dipesa da un senso di colpa o altro.

Grazie

Ettore



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