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EDITORIAL STAFF MEMBERS
Luigi Di Giuseppe
Coordinatore
Diana Baggieri
Lucia Banchelli
Laura Bongiorno
Lucia D. Bosa
Sabrina Costantini
Fabio Gherardelli
Massimo Giusti
Sara Minozzi
Sergio Puggelli
Giacomina Rienzo
Paola Taufer
Renato Vignati
Giovanna Voi


Sessualità: Omosessualità
Argomento: Le risposte dell'Esperto (18 letture)
Le risposte dell'Esperto

 

Roberto, 41


La mia Storia: La mia storia è molto contorta e vorrei sapere se è il caso di intraprendere un percorso di terapia cognitivo comportamentale o di psicodinamica.
Dall'età di 5 anni (forse 4) ho avuto i miei primi "rapporti" con coetanei maschi, era semplicemente lo strusciarsi tra corpi con o senza vestiti.
Non capivo cosa stessi facendo però lo facevo. Così è stato a tempi alterni ovviamente fino ai 7 anni. Una volta lo feci anche con una coetanea femmina e mi piacque.
Cambiando zona cambiai amici e tutto quello che era successo me lo dimenticai subito, ricordo solo che tra gli 8 e i 10 anni mentre andavo a scuola fissavo i ragazzi molto grandi ma non capivo il perchè, ero quasi imbambolato. Fino a che verso gli 11 anni iniziai con le prime masturbazioni e i primi pensieri verso i compagni di classe.
Le solite cose che si fanno da ragazzini, ricordo che mio padre aveva dei giornalini porno nascosti (etero) che guardavo con interesse morboso.
A quell'età capii che ero diverso dagli altri e mi chiusi più di quello ero, sono sempre stato timido. Lo diventai ancora di più.
Saltuariamente fino ai 18 anni mi masturbavo con mio cugino sempre con piacere ma dopo subentrava la vergogna.
Ho avuto una seconda occasione con una compagna ma è stata anch'essa un occasione solo di toccamenti. Non avevo molti amici, anzi quasi nulla, i migliori amici erano i compagni di classe dove nonostante non fossi molto ferrato per lo studio, ci andavo volentieri appunto per loro.
Con le ragazze mi trovavo molto bene ed erano loro ad avvicinarsi a me, ma le consideravo solo amiche.
Non provavo attrazione fisica come quella che provavo per i ragazzi però se vedevo una ragazza bella rimanevo a bocca aperta e non ci riuscivo a parlare.
Premesso tutto questo all'età di 21 anni finalmente ho avuto i primi rapporti completi con ragazzi gay, ho sempre avuto il ruolo di attivo. Il ruolo di passivo mi fa letteralmente schifo. Ogni volta che ho avuto e che ho un rapporto con un uomo alla fine del rapporto anche se appagante mi ritrovavo prima con un senso di colpa e negli ultimi anni con un vuoto interiore. Le donne anche belle, per quel poco che capivo se ci stessero provando con me, mi facevano paura. Si paura.
Non so di cosa, ma ho sempre pensato che la donna non deve essere violata nell'intimità perchè forse il sesso con lei l'ho sempre paragonato a quello dei video hard. Infatti nei video se vedo una donna che fa sesso mi fa star male per lei, mi da fastidio tutta questa volgarità gratuita che rappresenta, mentre per l'uomo non mi da fastidio.
Ora alla mia età guardo indistintamente uomini e donne. Se però guardando l'uomo mi scattano fantasie sessuali, nella donna invece vedo la tenerezza, la famiglia, la serenità. Se una donna come è capitato di recente mi provoca pesantemente, io divento timidissimo e scappo, fuggo, cambio discorso, mi imbarazzo troppo.
Volevo anche dire che fino a pochi anni fa frequentavo molto i locali gay ma non mi sono mai piaciuti perchè troppo improntati sul sesso facile anche al loro interno.
Certo li ho usati anche come valvola di sfogo. Storie serie con uomini? poche anzi pochissime, perchè finivano per la mia smania di avere una storia d'amore come quelle etero, cosa molto rara negli ambienti gay. Oggi ho questo dubbio, sto frequentando solo locali etero e mi sento troppo sereno e divertito tra gente etero, ho delle amicizie durature che mi sono attaccato morbosamente cosa che non succedeva tra i gay in  quanto li c'è troppa superficialità e poca durata, si parla troppo di sesso.
Mi piacerebbe provare una relazione o almeno del sesso con una donna ma ho tanta paura. Ancora una volta scappo.
Ho anche paura che se dovesse piacermi no mi perdonerei mai di aver passato 20 anni della mia vita tra gay e locali gay.
Cosa posso fare? avete suggerimenti in merito? sono bisex, etero o sono solo un gay con molti problemi? Grazie




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Sessualità: Amore e relazioni
Argomento: Le risposte dell'Esperto (40 letture)
Le risposte dell'Esperto

 

Giulia, 23


La mia Storia: Buongiorno. Ho bisogno, se vi va, di un parere sincero. Sono una ragazza di 23 anni, fidanzata da diversi anni con un ragazzo che, ne sono convinta, non potrebbe essere altro che la persona giusta per me. Il problema? Il mio migliore amico, nonché amico del mio ragazzo. Abbiamo un ottimo rapporto di amicizia, siamo molto legati..
Ma lui spesso fa avances decisamente spinte.. di solito lo fa quando ho esagerato con il bere, ma tante volte anche quando sono sobria e lucida.. Non so come spiegarmelo..
E non so come spiegarmi il fatto che io stia al gioco..
Per intenderci non ho mai accettato rapporti o cose simili, ma ci flirto volentieri. Amo il mio ragazzo, ma con il mio amico farei le peggio cose..
Non so spiegarmelo, e questo mi manda in crisi.. Sto passando un periodo molto difficile nella mia vita, grossi problemi a casa di diversa natura, una situazione che va avanti ormai da anni..
Vorrei solo capire perchè sento anche io il bisogno di flirtare con lui anche se sono fidanzata felicemente, senza dubbio.

Grazie in anticipo



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Attacchi di Panico: attachi di panico
Argomento: Le risposte dell'Esperto (21 letture)
Le risposte dell'Esperto

 

Domenica, 20


La mia Storia: Salve, sono una ragazza di 20 anni, studente fuori sede a Roma. Da alcuni mesi avverto dei momenti, tipo paura improvvisa, se si può’ chiamare cosi.
Non soffro di nessuna malattia o problema. Mi capita che alcune volte quando sono tranquilla mi prendono dei momenti dove tremo tutta e mi si gela il petto, non riesco a parlare e sento come se il mio corpo necessiti di scaricare e portare tutto ciò’ fuori di me e dopo che succede, cosa che dura alcuni minuti, mi sento poi tranquilla.
Mi succede in diversi momenti della giornata, anche la mattina nel letto presto.
Premetto che non mi è mai successo e non c’è una particolare situazione che mi possa portare a tutto cioè.
Vorrei sapere se è un problema fisico o riconducibile ad un problema psicologico. Grazie mille per la disponibilità!


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Ossessioni e Fobie: Amaxofobia
Argomento: Le risposte dell'Esperto (29 letture)
Le risposte dell'Esperto

Erika, 27 (165695)


La mia Storia: buongiorno. Soffro di amaxofobia ed è un problema da cui vorrei guarire al più presto. Come potrei superarla?
Aiutatemi grazie



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Sessualità: Amore per un professore
Argomento: Le risposte dell'Esperto (46 letture)
Le risposte dell'Esperto

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Serena , 21 (165849)


La mia Storia: Salve, mi scuso in anticipo per la prolissità del mio messaggio, ma recentemente ho messo giù qualche pensiero che penso possa essere più esplicito di qualsiasi altra mia parola. Spero di aver messo l'argomento giusto!
"Non riuscivo a capire che cosa mi stesse succedendo, improvvisamente era come se la mia anima fosse cambiata, se i miei valori, i miei principi non contassero più.
Che cosa mi attraeva di lui?
La sua cultura, la sua giacca che gli calzava a pennello, la sua altezza, il suo sguardo, il suo sorriso ammiccate e il suo modo di sedersi sulla sedia. Teneva gli oggetti con la punta delle dita, non lo stringeva, era come se ne avesse cura.
Toccava alcune corde del mio io, anche solo con un piccolo gesto involontario o con un improvviso schiarimento di voce. Lui sapeva di essere apprezzato dai più. Questi erano i pensieri che mi colpivano nei miei momenti più confusi, ma quando sopraggiungeva la razionalità, pensavo: "Perché avrebbe dovuto guardarti? Eri solo una studentessa."
Ed era così, eppure era come se non volessi rendermene conto.
Era come se improvvisamente mi scordassi che io avevo appena ventun anni e che lui chissà quanti! Eppure lo odiavo. Odiavo il fatto che quando mi spingevo ad andargli a chiedere dei chiarimenti, lui mi sorridesse con dolcezza, guardandomi dall'alto al basso.
Ed era proprio quando mi ponevo di fronte a lui che riuscivo a toccare la differenza e allora mi spaventavo di me stessa, mi spaventavo del fatto che in realtà non era la voglia di conoscere che mi spingeva ad andare da lui, ma la necessità che lui fosse conscio del fatto che esistevo anche io e che per un attimo, uno soltanto, potesse rivolgere la sua attenzione a me.
Ogni sua parola, ogni suo gesto creava attorno a lui un'aurea di mistero che mi faceva sentire piccola. Tutto mi stava sfuggendo di mano.
Ma poi? Cosa speravo di ottenere. Nulla, io non volevo nulla per davvero. Non volevo che lui avesse un benché minimo interesse nei miei confronti, ne sarei SCAPPATA nel caso. Volevo solo...ma che ne so che cosa volevo.
Non mi sarei mai permessa, né ci sarei riuscita, di assumere atteggiamenti ambigui con lui.
La mia famiglia..Che cosa avrebbe pensato se avessero saputo solo un decimo dei miei pensieri? E lui, il mio ragazzo, che cosa mi avrebbe detto? Mi avrebbe lasciata, è evidente.
Ed io con lui inventavo storie del tipo che il prof con me era particolarmente gentile ecc.. (Cosa mai accaduta ovviamente, a malapena sapeva il mio nome probabilmente).
Forse perché non volevo passare dalla parte del torto, forse perché volevo crearmi dei ricordi inesistenti e che quindi raccontandoli mi sarei creata una realtà tutta mia.
Eppure non volevo che accadesse nulla.
Forse quello che più mi attraeva era la situazione di stallo e non l'evento in sé. Ma situazione di stallo per chi? Per me ovviamente, non di certo per lui.
Volevo solo mantenere nella mia testa quella situazione di stallo, ma non perché volessi poi sbilanciarmi, ma perché stavo bene.
Stavo bene quando provavo quelle sensazioni."
Ecco quello che ho scritto. Sono sinceramente turbata da queste sensazioni, perché sento che non voglio fare nulla, che non farei mai nulla e che nemmeno lui farebbe nulla, ovviamente.
Ciò che temo è che improvvisamente il mio lato razionale cedi e che mi faccia fare gesti che poi mi porterebbero a perdere persone che AMO per davvero e che so che mi amano a loro volta.
Il mio ragazzo per esempio: Io lo definisco "un dono", nella mia vita.
Che cosa devo fare? Sento che sto bene quando parlo con lui, anche solo della materia in sé, ma allo stesso tempo in colpa.
Soprattutto mi sento ridicola perché lui è integerrimo e GIUSTAMENTE e per fortuna, mi vede solo come una studentessa (oltre che una bambina).
Ho provato a trattenere i miei pensieri e a non andare a fare stupide domande sulla lezione a lui, ma non ci riesco...crede che io mi debba trattenere? Non voglio perdere tutto quello che ho di bello nella mia vita per una stupida "attrazione", "amore Platonico"? Non so nemmeno come chiamarlo...
Mi scuso nuovamente per la prolissità del messaggio, spero tanto di poter ricevere presto una risposta, intanto la ringrazio immensamente.

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Sessualità: sessuologia-orgasmo maschile
Argomento: Le risposte dell'Esperto (36 letture)
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Paola , 44 (165869)


La mia Storia: Buongiorno dottori, vorrei se possibile, un chiarimento riguardo l'orgasmo maschile.
Sono sposata da 12 anni ed ho sempre avuto una buona intesa sessuale con mio marito, molto gratificante per entrambi.
Da un po' di tempo però (circa un anno) ho notato che mio marito fatica a raggiungere l'orgasmo, questa situazione è via via "peggiorata" fino ad una media di circa 1 eiaculazione ogni 3 rapporti.
I primi tempi in cui ho notato questa difficoltà lo aiutavo oralmente (cosa a lui sempre molto gradita), fino ad arrivare a pensare che prediligesse questo tipo di eiaculazione.
Ora però anche questa stimolazione non sempre funziona e inizio a chiedermi cosa ci sia che non va.
Trovo un po' frustrante non vederlo avere un orgasmo e quando capita è spossato e particolarmente stanco perché effettivamente il rapporto è durato molto.
Premetto che i nostri rapporti non sono cambiati, e che continuiamo a desiderarci ancora molto.
Lui non parla volentierireplica miu miu clutch bags miu miu replica bags iwc replica tag heuer replica di questo argomento, e quando gli chiedo qualcosa al riguardo risponde "meglio cosi che il contrario". Io però non sono persuasa..
Potete aiutarmi a capire cosa gli succede? Potrebbe essere un problema fisico o psicologico?

Grazie per l'ascolto



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Per saperne di più: Pseudociesi
Argomento: Le risposte dell'Esperto (30 letture)
Le risposte dell'Esperto

 

Ermete , 46 (165668)


La mia Storia: Buongiorno, il mio quesito è di carattere generale: vivo una storia non regolare (al momento) con una ragazza di 34 anni, io ne ho 46 e sono sposato.
La storia è seria, e penso di scegliere lei. In ogni caso crea ansie, specie a lei.
So, per sicuro, che lei ha un fortissimo desiderio di maternità.
Già tre volte è accaduto che si sentisse i sintomi tipici della gravidanza, spotting, tensione al seno, nausee, mal di testa, di schiena e financo un leggero aumento del peso (temporaneo), nonostante faccia una dieta (dukan) con ottimi risultati.
Gravidanza che era oggettivamente impossibile, poiché prende la pillola e perché io ho oligozoospermia dovuta a seminoma.
L'ultima volta, pochi giorni fa, addirittura ha avito perdite a metà ciclo, e assenza di esso nel periodo di sospensione della pillola, tanto che abbiamo fatto le beta.
Alla negatività di esse, ho capito appieno la forza del suo desiderio e che era DAVVERO CONVINTA di essere incinta, per cui ho un deciso sospetto che vada soggetta a fenomeni di pseudociesi. So che ricerca online SPESSO tutti i casi di sintomatologia come la sua.
La mia domanda è se posso, DELICATAMENTE, dirle che anche io ho cercato i sintomi, trovando la "pseudociesi" e parlargliene, in modo da farle prendere coscienza che esiste, almeno a livello teorico questa possibilità.
Ovviamente siamo seguiti da una ginecologa, può essere il caso che sia lei ad introdurre l'argomento?
Io credo che la presa di coscienza possa aiutarla.
Mi date un parere?
Grazie, saluti.


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Ansia: Ansia e depressione
Argomento: Le risposte dell'Esperto (44 letture)
Le risposte dell'Esperto

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Federica, 33 (165645)


La mia Storia: Salve, sono una ragazza di 33 anni e da ottobre che non riesco più a riprendermi.
Tutto è nato con attacchi di panico che sono sorti nel bel mezzo di viale indipedenza a Bologna.
Purtroppo in quei giorni non mi sono goduta il viaggio. Io vivo in un paesino della Calabria e forse ritrovarmi in mezzo a tanta gente mi ha provocato l'attacco di panico.
Ogni giorno avevo sintomi come peso alla testa, nausea e chiusura nei confronti del mondo.
Ritornata in Calabria ho fatto una serie di analisi per vedere se era qualche patologia latente che mi portava tutti questi sintomi.
Le analisi del sangue hanno riscontrato solo un colesterolo altissimo e questo mi ha buttato ancora più giù perché sono costretta ad assumere una pillola a vita.
Ora è che come se fossi malata e ho paura di morire. Ogni giorno misuro almeno 4/5 volte la pressione del sangue e non esco più.
Quando esco mi sento male, non ho proprio la voglia e mi sento apatica. Non mi va di curarmi, eppure prima ero fanatica.
Ogni giorno lo trascorro con questi assurdi sintomi, peso sulla testa, sonnolenza (anche se dormo 8 e più ore al giorno), problemi intestinali, nausea e inappetenza.
Non sento più lo stimolo della fame. E se mangio qualcosa mi viene da vomitare. Quasi tutti i giorni è così.
Sono disoccupata, esco da una storia sentimentale pesante e non ho più progetti perché tanto so che non vanno a buon fine.
I vari dottori mi hanno detto che è Ansia.
Possibile che l'ansia porti tutti questi sintomi fisici? Mi è stato prescritto xnax, da prendere una settimana ma ho terribilmente paura e la scatola è ancora li sul comodino.
Non ho mai reagito così ai problemi, sono stata sempre una ragazza compativa, vivace, allegra. Ora non sono più io. Vorrei un aiuto.
Purtroppo non ho soldi per la psicoterapia e il consultorio del mio paese è inaffidabile, solo perdita di tempo.
La ringrazio per l'attenzione
Federica



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Anoressia e Bulimia: Disturbi alimentari
Argomento: Le risposte dell'Esperto (34 letture)
Le risposte dell'Esperto

Jessica, 20 (165763)


La mia Storia: Buongiorno, premetto di aver avuto sempre un brutto rapporto col cibo e di essermi sempre sentita a disagio nel mio corpo.
Due anni fa ho intrapreso un percorso con una psicologa perché sono caduta in una brutta depressione ma non le ho mai espresso questa mia problematica alimentare e così ricercavo insieme a lei le cause altrove. L'anno scorso poi, in seguito a diverse delusioni, ho smesso di mangiare e sono dimagrita in poco tempo più o meno dieci kg.
La gente mi fermava per strada chiedendomi quanto ero dimagrita, perché, e se stavo bene (e mi sentivo fiera di questo) ma niente io continuavo a vedermi grassa, mi concentravo sulla parti del corpo in cui ero più "formosa" non accorgendomi che stavo diventando scheletrica e quando mangiavo un po' di più mi inducevo il vomito per espellere lo schifo che sentivo di ingurgitare.
Poi non so perché ma ho cominciato ad avere episodi di abbuffate inizialmente sporadici poi sempre più frequenti ed ora mi trovo ad aver ripreso i kg persi più gli interessi e ad essere assillata dal pensiero del cibo dal mattino alla sera.
Ora vado in palestra e ogni mattina mi propongo che sia quella giusta per ricominciare, per cambiare, per tornare come prima... (Si, mi rendo conto che è sbagliato ma riguardando le foto di quand'ero magra mi piacevo, mi piacevano le ossa che uscivano, la faccia scavata e invece ora non vedo che grasso e grasso e mi sento uno schifo, mi sento a disagio.) e nonostante ciò non riesco a smettere di mangiare e di ritrovarmi tra il frigo e la dispensa ad ingurgitare enormi quantità di cibo, a volte vomito, a volte non ho la forza neanche di fare quello.
Mi odio, mi odio, perché sono una delusione per me stessa.
Vi chiedo aiuto, non ne posso più voglio che tutto questo finisca.
Grazie mille per l'attenzione.
Jessica



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Crescita personale: Incapacità di capire cosa mi succeda
Argomento: Le risposte dell'Esperto (55 letture)
Le risposte dell'Esperto

Lorenzo, 24 (165688)


La mia Storia: Buongiorno,
Che disturbo o nome dareste al fatto che, più o meno spesso, metto in dubbio le mie conoscenze in ambito professionale (sapendo che conosco perfettamente la risposta a una domanda) e quando tento di ignorare questi "dubbi”, sentirmi una sensazione come di ansia o di fastidio interiore?
Aggiungo pure che, quando parlo, mi viene il dubbio se ho ripetuto una parola 2 o 3 volte (e quale parola ho detto) o magari la dico nella testa e mi domando: "l'ho detta davvero?" e mi rispondo: "si" ma allo stesso tempo dubito di averlo fatto o più generalmente ho paura di dire la cosa sbagliata se dico: "si"?
Potreste aiutarmi a capire meglio (chi se ne intende di questo? Non credo sia disturbo ossessivo compulsivo.
Grazie mille in anticipo
Cordiali saluti
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