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nullafacente

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  1. Sarebbe una possibilità, ma considerandola utilizzerei tutto il mio tempo per un'attività che non mi attira più di tanto. So di "snobbare" una grande opportunità, ma se la mia idea è capire che altro posso fare della mia vita, seguendo questa strada mi precluderei alternative che potrebbero piacermi maggiormente. Sono consapevole di non poter aspettare un'illuminazione improvvisa, ma per il momento sto cercando di trovare qualcosa che migliori il mio stato mentale attuale, in modo sufficiente da considerare a mente lucida tutte le strade che posso provare a prendere ed in che modo iniziarne ciascuna. Inoltre, la facoltà che sto seguendo esorta vivamente a seguire più lezioni possibili perché molti argomenti presenti negli esami, come ho già potuto constatare, non sono chiariti nei manuali, bensì sono spiegati a lezione dal professore, quindi un eventuale privatista dovrebbe puntare sia sullo studio del manuale che su un proprio approfondimento personale per ogni materia.
  2. C'è un dettaglio importante che non mi risulta di aver riportato in precedenza. Non riesco ancora a capire di preciso che strada prendere anche perché è dai tempi del liceo che i miei genitori continuano a parlarmi del mio futuro in azienda, come se lavorare lì, per me, fosse una cosa certa e scontata. Il fatto è che io ho passato e sto passando un'adolescenza in cui li ho delusi molte volte, quindi vedo anche la decisione di trovarmi un impiego diverso come l'ennesima delusione nei loro confronti. In verità, inoltre, mi hanno concesso di iscrivermi ad università solo a patto che io dicessi a loro, il giorno stesso della richiesta, che lavoro avessi precisamente intenzione di fare, una volta finita. Non avendo idee, sul momento, ho risposto che l'IDEA SAREBBE STATA quella di lavorare nell'attività. Su due piedi, non avevo una chiara idea di come guadagnarmi da vivere per il resto della mia vita (non mi pare sia una domanda semplice), quindi sono stato praticamente costretto a dare quella risposta. Ora mi trovo in una brutta situazione anche in questo contesto scolastico: da una parte ho voglia di studiare e di approfondire la mia conoscenza nelle materie che affronto, perché mi piacciono e ciò mi motiva a partire con i giusti presupposti per passare un esame; dall'altra parte, però, so che procedere per questa direzione significherebbe tradire i miei genitori, che mi hanno permesso di iniziare gli studi, a loro parere, per un mio capriccio e perché avrei già deciso di entrare in azienda, pensiero che quindi mi demotiva nello studio e mi fa passare delle giornate a fare nulla per l'indecisione su come procedere.
  3. Se proprio devo essere sincero, vorrei fare tutto e non vorrei fare niente allo stesso tempo. Ho questo pensiero fisso perché voglio impormi una visione realistica della realtà in cui vivo: la salute e le opportunità (anche economiche) ci sono, ma il problema è la mia attuale mentalità. Non ho mai la forza necessaria per iniziare o finire come si deve una cosa. Mi girano, se penso a tutte le giornate che ho buttato a perdere tempo tra le mura di casa, tempo che molti miei coetanei hanno sfruttato fin da subito per ottimizzarlo in sport o passioni (come per esempio l'impiego da dj-produttore, che un mio amico coltiva da quando ha circa 15 anni e che, da quando ascolto musica elettronica, mi ha sempre affascinato). Sono scoraggiato per vari motivi; tra questi c'è anche la consapevolezza di non sapere da dove partire, come attività extrascolastica. Questo è uno dei motivi che mi butta più giù. Sono consapevole di avere la possibilità di provare a fare qualsiasi cosa, come molti altri della mia età e più grandi, ma non so in che modo e quando è il momento giusto per iniziare. Parlo chiaramente di tempo "soggettivo", perché so che non esiste un momento della vita esatto per iniziare a svolgere una qualsiasi attività, ma non so in che tempistica dovrei essere pronto a predisporre la mia mente per cambiare abitudini. Come ho inizialmente anticipato, la mia famiglia possiede un'attività in cui potrei muovere i primi passi (opportunità per me molto favorevole, visto l'attuale periodo economico che sta vivendo l'Italia), ma ogni anno che è passato sono sempre stato demotivato dall'avvicinarmi ad essa, perché ho sempre dovuto vivere ogni giorno vedendo i miei genitori entrare in casa mentalmente distrutti e di cattivo umore a causa della pesantezza di questo lavoro. Questo umore poi veniva spesso indirettamente riversato su di me, dato che ero l'unico "punto di sfogo in casa", una continua esperienza che poi si è rispecchiata anche e soprattutto sul rendimento scolastico, andando quindi ad unirsi un circolo vizioso di rogne che i miei genitori hanno dovuto sopportare. Tutto ciò ha affossato la mia autostima, chiaramente. Dovendo fare un quadro generale della situazione, posso constatare che sono un ragazzo benestante che non ha "voglia" di sfruttare le opportunità che gli si presentano e che, avendo la sola preoccupazione dello studio, non sono neanche in grado di preparami come tutti gli altri, tra cui anche gente che ha molte meno possibilità di me. E' un discorso ovvio, ma è un peso morale di cui adesso non posso fare a meno e che mi fa considerare me stesso una persona inutile. In fin dei conti, su di me non avrebbero risultati neanche consigli del tipo "vabbè, devi rimboccarti le maniche per andare avanti", perché, con questo stato mentale, vedo tutto in modo troppo difficile da risolvere la situazione con una semplice spinta verbale. Mi scuso per la lunghezza del messaggio, ma ho scritto in sintesi tutto ciò che è nella mia testa in questo momento nel modo più dettagliato ed esauriente che potessi. Grazie comunque per l'interessamento e per eventuali risposte.
  4. Sono passati già alcuni mesi dall'ultima volta che ho scritto, ma la situazione non sembra cambiare. Ormai sono stato compatito da troppe persone per la mia scarsa produttività, cosa che mi ha stancato da troppo tempo. Ho avuto più volte la dimostrazione che i miei genitori mi considerino meno intelligente degli altri in tutti questi anni. Il mio problema più grande, a questo punto, è palesemente un'autostima a livelli pressoché negativi. Da fuori non può sembrare un problema rilevante dato che chiunque ha avuto ramanzine da parte dei propri genitori, ma penso che il mio caso sia un po' diverso. E' praticamente da quando ho iniziato la scuola in generale che vengo trattato con aiuti vari e con insulti non costruttivi sul mio rendimento. All'inizio non davo neanche corda a queste cose perché ero piccolo, ma ora mi accorgo che molto probabilmente il mio carattere depresso sia derivante da queste esperienze. Non ho mai ricevuto consigli costruttivi da nessuna delle persone a me più vicine, a parte i soliti scontati sulla scuola. Non ho mai affrontato con i miei genitori discorsi seri sulla mia vita o sulle mie emozioni. In tutti questi anni di vita, la mia unica preoccupazione per loro era la scuola. Non ho mai visto più di tanti interessamenti da parte loro su quello che provavo dentro, ma sempre e solo discorsi sullo studio. E' probabilmente anche per questo che sono apatico e timido. Non sono mai andato oltre lo studio nei discorsi tenuti in casa, quindi non sono ancora oggi pronto ad affrontare il mondo esterno da solo. Sapendo che la considerazione dei miei genitori di me sia che sono una macchina che ha solo l'impegno di studiare e che non ce la fa neanche a fare quello, come se avessi dei problemi mentali, è difficile appassionarsi a qualcosa (qualunque essa sia, una materia scolastica o un' attrazione esterna alla scuola). E' molto dura per me di conseguenza impegnarmi a fare qualsiasi cosa, persino quella che sembra più semplice possibile. Con questa prospettiva, non saprei veramente cosa fare. Per quanto surreale, mi sento quasi estraneo a questa vita, come se la dovesse vivere qualcun altro al posto mio, perché finora non ho mai visto nessuno che si interessasse veramente a me, in maniera tale da voler sapere veramente cosa mi piace/mi piacerebbe fare. Ho considerato molto i vostri consigli, per cui vi ringrazio, ma credo che nessuna esperienza particolare potrebbe farmi cambiare umore o mentalità. Non ho ricontrollato grammatica ecc., perché ho cercato di sfogarmi sul momento in queste righe, quindi mi scuso in anticipo in caso di errori e vi ringrazio dell'attenzione.
  5. Vi ringrazio per i consigli. Rispondendo a Luca, dico che per quanto riguarda l'idea di società, uomo ecc. non ho un'idea tanto chiara. In generale, non mi interessa informarmi. Non leggo il giornale e non mi interessano le notizie del mondo, a meno che non ne venga a sapere qualcosa perché ne parlano tutti. Non mi ricordo molto bene come mi vedessi da piccolo a questa età, probabilmente perché anche a quell'età non sapevo che idea farmi. In quel periodo prendevo ovviamente spunto da mio fratello più grande, perché essendo più maturo poteva darmi delle dritte, anche e soprattutto involontarie, visto che l'avrei di conseguenza imitato. L'idea di vita futura che mi sono fatto è abbastanza ottimistica, ma allo stesso tempo utopistica perché per concretizzarla servono sforzi da parte mia. Avrei dei progetti futuri che richiedono sforzi da parte mia, ma mi rattrista ogni volta che ci penso perché non ho voglia di fare. Credo che la soluzione di allontanarmi da casa non faccia per me, perché qualche anno fa ho affrontato un'esperienza simile all'estero per un mese. Un amico di mio padre mi ha dato la possibilità di lavorare come operatore in compagnia di un altro ragazzo che già lavorava là. Non sono riuscito a socializzare sufficientemente per conoscere gente o uscire in compagnia. Ho passato molte sere a passeggiare da solo per la città o in camera, quindi penso che un'esperienza del genere abbia bisogno di una preparazione psicologica precedente, per una mentalità come la mia.
  6. Ho deciso di intraprendere economia più che altro per una questione di utilità. L'ho scelta, nonostante il parziale interesse che ho avuto all'inizio, perché è comunque un indirizzo non troppo difficile (da quello che mi hanno detto professori ed amici) e che potrebbe tornarmi utile in cose di tutti i giorni, una volta appresi gli insegnamenti. Non sono figlio unico, ho un fratello maggiore che vedo molto più attivo e volenteroso di me. Sono stato fidanzato anni fa e per pochissimo tempo con una ragazza. Qui aprirei una parentesi. In questi anni, con questa situazione, non mi sono mai sentito neanche molto attivo dal punto di vista sociale, soprattutto con le ragazze. Non so perché, ma non mi è mai venuta l'iniziativa di "provarci" con qualcuna che mi piacesse, perché semplicemente, oltre alla timidezza che ho maturato negli anni, ho sempre visto tutto ciò come un ulteriore impegno, sommato al fatto che non ho mai avuto voglia di affrontare rifiuti o situazioni simili. Ho sempre lasciato stare, e non riesco a spiegare ancora nemmeno a me stesso se questo sia per paura o per comodità. Per quanto riguarda i miei, credo che abbiano un'idea abbastanza negativa di me, perché mi ripetono in continuazione che sono un lavativo e che non sono in grado di fare nulla. Mi trattano inoltre come un bambino da sempre, cosa che a volte mi dà abbastanza fastidio perché non mi danno modo di spiegarmi e di parlare seriamente con loro, tanto è che per la maggior parte del tempo che sono in casa non parlo. Un giorno ho provato a chiedere loro il perché di questo loro rapportarsi nei miei confronti, ricevendo come risposta che il loro trattarmi da bambino deriva dal fatto che io stesso sono mentalmente infantile e per il poco che faccio. Di amici non ne ho moltissimi. Ho abbastanza conoscenti, ma solo perché ci sono dovuto forzatamente convivere in ambito scolastico. Il gruppo principale di amici che ho è un derivato dalle amicizie che ho stretto tra i banchi di elementari e medie, quindi alla fine sono quelli da sempre. Non ho mai avuto l'iniziativa di andare a conoscere una nuova persona, a meno che questa non mi venisse presentata da miei amici.
  7. Ciao a tutti. Scrivo perché ho 20 anni e non sono in grado di fare nulla. Il fatto è che qualsiasi cosa che richieda un minimo impegno, come una semplice commissione fuori da casa, mi è di peso. Mi sento come impotente di risolvere questa situazione perché ho condotto una vita intera a forza di spinte da parte dei miei genitori e talvolta di miei amici che mi hanno aiutato, soprattutto in ambito scolastico. Attualmente frequento l'università e dovrei tenere un esame a breve, a gennaio. Sono messo malissimo perché in questi 3-4 mesi di scuola non ho mai trovato la voglia di fare nulla. In realtà, però, non dovrei avere questi problemi, perché sono benestante ed ho sempre avuto tutto, anche senza che io lo richiedessi, quindi mi sento anche uno schifo nei confronti di coloro che hanno molte meno possibilità di me, ma che però hanno la carica e la spinta giusta per ottenere successi nella vita scolastica e sociale. Questa mia condizione credo dipenda anche dal comportamento che ho maturato nel tempo. Sono molto timido, quindi quando mi trovo fuori di casa mi limito solo a frequentare una cerchia abbastanza ristretta di amici, senza conoscere tante altre persone al di fuori della mia compagnia, se non di vista. Sono disperato perché, di questo passo, non sarò in grado di condurre una vita attiva, dato che non riesco a mettermi in contatto con il mondo esterno, a meno che io non sia forzato da qualcuno e perché non ho mai voglia di fare nulla. Avrei un'azienda di famiglia, ma non mi ha mai interessato imparare le basi del mestiere, cosa molto grave che avrei dovuto iniziare a fare ormai da anni. La verità è che non so ancora che fare della mia vita, in quanto non so neanche come vivere in queste condizioni emotive. Anche l'università, veramente, non è stata una mia scelta attiva volontaria. E' stata più una scusa per prendere tempo e decidere cosa fare della mia vita. Non prendo in considerazione delle sedute dallo psicologo sia per il costo sia perché i miei genitori non sarebbero d'accordo e mi riderebbero in faccia; non prendo neanche in considerazione il fatto di parlare di tutto questo con i miei, perché ad ogni mio minimo errore sono sempre stati pronti a criticarmi ed insultarmi per giorni, senza darmi tregua. Forse è anche per questo atteggiamento che ho perso la voglia di imoegnarmi in qualsiasi cosa, o meglio sono cresciuto senza volermi mai impegnare. Sono disperato e non saprei a chi altro affidarmi.
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