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bresaola74

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  1. Che dire, questo sì che ha la faccia di un vero e proprio caso di mobbing.
  2. Il "mobbing" come categoria giuridica secondo me è evanescente. L'"intenzione" del datore del lavoro di allontanare la persona attraverso la pratica del "mobbing" è difficilissima da dimostrare. L'azienda, ahinoi, ha ben altri strumenti per allontanare le persone. In moltissimi casi di fatto la reale "intenzione" di allontanare il lavoratore attraverso vessazioni o demansionamento non c'è, tanto più nelle grandi aziende con diversi livelli organizzativi, dove ciascun livello ha piena autonomia nel gestire le "risorse umane" che gli sono affidate, e l'"azienda", la persona giuridica che detiene il pacchetto azionario, neanche sa che il lavoratore esiste. Non a caso spesso le cause intentate per "mobbing" vengono perse. Gli stessi avvocati dei sindacati tremano quando qualche lavoratore mostra l'intenzione di intentare causa per "mobbing". Sanno che è una causa persa. Piuttosto, conviene ed è giusto intentare una causa per "demansionamento", quando il fatto sussiste. Cioè fare causa quando le mansioni assegnate non corrispondono a quelle del livello contrattuale nel quale si è inseriti, ma sono quelle di un livello inferiore. In caso di vessazioni secondo me conviene innanzitutto farsi rispettare; poi: esporre lucidamente i fatti al proprio capo in caso di persistenti vessazioni da parte dei colleghi (è suo compito 'istituzionale' risolvere il problema), al capo del proprio capo se è il capo a vessare; e all'ufficio del personale, accompagnati dai propri rappresentanti sindacali, se il problema persiste e non si risolve. Insomma, è questione di far rispettare all'azienda e ai suoi funzionari i suoi doveri e le sue responsabilità nei confronti del lavoratore. La responsabilità dell'azienda nei cosiddetti casi di "mobbing" può stare nel non favorire condizioni di lavoro serene e di convivenza civile e il rispetto della dignità della persona in una realtà complessa com'è quella lavorativa, dove diversi fattori incidono sulle relazioni tra colleghi, con i superiori e sulle dinamiche di gruppo all'interno dell'azienda. Faccio un esempio. Stabilendo obiettivi e incentivi personali o di gruppo al raggiungimento dell'obiettivo di fatto l'azienda crea un clima di competizione o pressione spesso decisamente "insano", ma difficilmente potrà essere indicata come responsabile dei casi di "mobbing", quando si verificano in questo contesto. Come categoria psicologica quella del "mobbing" è secondo me superflua (perdonatemi). L'ennesimo neologismo per indicare qualcosa che è sempre esistito e sempre ci sarà fintanto che non si diventa pienamente consapevoli delle dinamiche di gruppo, del proprio ruolo nell'alimentarle, e degli strumenti reali ed efficaci che si hanno a disposizione per sottrarsi a questi "giochi" di cui a volte anche i "mobbizzanti" sono inconsapevoli. E' chiaro che la persona che si sente "mobbizzata" spesso è "il capro espiatorio" in una dinamica di gruppo "insana". Su di lei si concentra tutta l'aggressività generata dalla pressione implicita che una situazione lavorativa comporta (mancanza di libertà, di autonomia decisionale, misconoscimento delle proprie capacità, stipendio legato ad obiettivi, logica della competizione e del profitto, precarietà del posto di lavoro, etc. etc.). Però bisogna essere molto accorti e consapevoli nel gestire queste situazioni, evitare di colludere col gioco mettendosi nel ruolo di "vittima", farsi rispettare da colleghi e superiori (certe intemperanze sono intollerabili e vanno fatte rientrare con decisione), far valere i propri diritti previsti dal contratto e giocare il ruolo assegnato nell'organizzazione aziendale a prescindere dall'atteggiamento di colleghi e superiori, così nessuno potrà dire che non si è fatto il proprio lavoro. Per rispondere alla domanda: mi è capitato diverse volte, non tanto di essere pressata a dare le dimissioni (questo al limite era un sentimento mio, che tra me e me dicevo: "ma chi me lo fa fare di rimanere qui in queste condizioni"), semmai di essere lasciata senza lavoro, trascurata dai piani organizzativi, pressata implicitamente ed esplicitamente da colleghi (maschi) più "aggressivi" di me a mettere da parte le mie idee e proposte, indicata al capo come "persona che non sta facendo il suo lavoro", invitata a fare dagli stessi colleghi "aggressivi" cose che non mi competevano e dequalificanti, veder di fatto misconosciuto persino il piccolo ruolo tecnico assegnatomi dall'organizzazione aziendale ... non so se tutto questo possa chiamarsi "mobbing", certo il sentimento che ha accompagnato queste situazioni è stato molto penoso. Una volta che un collega si è accanito con particolare impegno nei miei confronti, e senza che il nostro comune capo di fatto facesse nulla per fermarlo, non ho dormito per due mesi. Tutte le volte che si sono verificate queste situazioni, in particolare quelle di 'pressione' a farmi da parte, la situazione si è risolta con una gran strillata che facesse valere le mie ragioni. Mi spiace dirlo, ma è così. Purtroppo alcune persone particolarmente prepotenti sono sensibili solo ad argomenti 'forti', cioè esposti con un tono di voce molto forte. Peccato, credevo di vivere in un mondo civile dove non fosse necessario arrivare a questo.
  3. Ciao, benvenuto nei forum di Psiconline®

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