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AlessandroMartinelli

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    Il nostro piccolo angelo: Emanuele Nathaniel Joshua
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  1. Se vuoi ho inserito nuovi quadri nel sito

  2. ciao Ale...

    il pupino..

    sarà cresciuto,...

    cammina??

    dagli una strizzatina da parte mia...

    :-)

  3. La chiamano «colonia degli hanseniani». Il lungo viale, la fresca e ampia pineta, poi il portone del palazzo a tre piani. L’ultimo «hanseniano» è arrivato dall’Africa solo pochi giorni fa. Altri sono qui da quarant’anni e passa: la colonia degli hanseniani è un forziere di storie dimenticate. Un forziere difficile da aprire: i suoi abitanti (a volte) ci temono. È una sorta di isola, che di tanto in tanto getta un ponte con il «mondo dei sani». Se può. Se vuole. Perché il «mondo dei sani» – ci spiegano – qui è amato e temuto. Soprattutto temuto. A causa del suo giudizio. E di quella parola, che non vogliono più sentir pronunciare: lebbra. Perché? Morbo di Hansen fa meno paura. Non agli ammalati: al mondo dei sani. «C’è stato chi, in punto di morte, ha chiesto ai medici d’essere trasferito nell’ospedale vicino. Al reparto di dermatologia. Il motivo? Non voleva che i familiari, che arrivavano da un’altra regione, e non l’avevano mai conosciuto, sapessero della sua malattia. Ha voluto nasconderla fino... http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion...32443girata.asp Articolo tratto dal sito: http://www.lastampa.it Articolo tratto dal link: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion...32443girata.asp
  4. Roma, 29 apr. (Adnkronos Salute) - Un cognome che fa soffrire, perché buffo e beffeggiato dagli amici fin da bambini. E che, crescendo, può ostacolare le proprie ambizioni. Tanto che molti decidono di cambiarlo: 1.400 sono le richieste che ogni anno arrivano al ministero dell'Interno per sostituire anche solo una lettera della parola che fa arrossire, cambiandone il suono e sollevandoci dall'imbarazzo. "Ma a ogni persona che arriva a prendere provvedimenti concreti per placare il malessere, ne corrispondono tre che al contrario si chiudono in depressione. Una vera e propria depressione da cognome". Parola di Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti. "Il fenomeno - spiega l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE - è riconducibile a una grave lesione narcisistica del nostro ideale dell'io: noi tutti abbiamo vissuto un processo psicologico che ci ha portato a formare la nostra identità, ma se tale meccanismo è stato accostato per anni a un nome che mette in ridicolo, che falsifica in apparenza il modo in cui noi pensiamo di essere, il nostro valore, si possono creare due tipi di problemi. Uno intrapsichico, cioè quello che consiste nella critica che noi stessi ci facciamo, spesso considerandoci colpevoli di portare un cognome che frustra le nostre ambizioni. E uno interpersonale, l'idea cioè di essere presi in giro, svalutati dall'ambiente sociale sia stretto che allargato, e la sofferenza che ne consegue". Ma se c'è chi reagisce a tutto questo e non appena possibile rimedia... http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=1.0.2119373041 Articolo tratto dal sito: http://www.adnkronos.com Articolo tratto dal link: http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=1.0.2119373041
  5. Traumi nascosti che non è facile individuare, lacerazioni che non si rimarginano. Tra gli stranieri presenti nel nostro Paese molti sono stati vittime di violenze e di torture di cui continuano a portarsi addosso i segni, e non solo dal punto di vista fisico. E molti altri arrivano per migliorare le loro condizioni economiche e in Italia si trovano incastrati in situazioni di forte disagio e sofferenza. È di queste persone che si occupa il progetto "Ferite invisibili” della Caritas diocesana di Roma, di cui a Roma è stato presentato un primo bilancio. Si tratta di un'iniziativa nata nel 2005 per dare un supporto di tipo terapeutico e sociale agli stranieri colpiti da gravi traumi. Che non sono - come si potrebbe pensare – soltanto richiedenti asilo e rifugiati, ma anche migranti economici che per varie e diverse ragioni non riescono a sopportare la durezza dell"esperienza migratoria. Il progetto, che finora ha preso in cura circa 50 persone, si inserisce all"interno dell’area sanitaria della Caritas, dove dal 1983 a oggi hanno trovato assistenza circa 7 persone l’anno (di cui la metà nuove) per un totale di 90 mila individui. Sono 47 le persone prese in carico dal progetto "Ferite invisibili”, tra cui 34 uomini e 13 donne provenienti da 26 paesi diversi. E di questi 14 sono di... http://canali.libero.it/affaritaliani/cron...30508.html?pg=1 Articolo tratto dal sito: http://canali.libero.it Articolo tratto dal link: http://canali.libero.it/affaritaliani/cron...30508.html?pg=1
  6. Buon sabato 3 maggio a tutti! Un saluto, Alessandro Misha Martinelli.
  7. "Lei ha un tumore..." Probabilmente già aspettavi questa diagnosi: i dolori alla testa erano troppo frequenti, dimenticavi sempre più cose, sentivi che qualche cosa non andava bene. Oppure non ne avevi la benché minima idea: un giorno vivi normalmente e in quello successivo ti ritrovi a dare un senso alle parole del medico. Qui di seguito troverai qualche consiglio tratto dall'esperienza di altre persone che hanno vissuto la tua situazione. Capire la malattia Il primo passo da compiere dopo la diagnosi di un tumore cerebrale è apprendere il più possibile sulla patologia ascoltando attentamente le parole del tuo dottore: egli, infatti, è la migliore fonte di informazioni che puoi trovare. Sforzati quindi di sottoporgli tutti i tuoi dubbi. Prepara una lista di ciò che vuoi che ti spieghi inserendo in cima le cose più importanti e portala con te dal medico; cerca inoltre di scrivere le risposte alle tue domande. Durante la visita cerca di farti accompagnare da un parente o da un amico che ti possa dare supporto morale e che ti possa aiutare a ricordare ciò che ti viene detto. Alcune persone pensano che sia meglio registrare tutto quello che il medico dice; in questo caso ricoerdati sempre di chiedere il... http://www.tumoricerebrali.it/convivere.asp Articolo tratto dal sito: http://www.tumoricerebrali.it Articolo tratto dal link: http://www.tumoricerebrali.it/convivere.asp
  8. Dott. Orazio Caruso - Psicologo, Psicoterapeuta Questo intervento vuole brevemente offrire qualche spunto di riflessione sullo “stato dell’arte” della Psicologia Scolastica in Italia e stimolare un eventuale confronto. Non si vogliono qui citare orientamenti teorici, modelli interpretativi e linee guida o fare il punto sull’iter parlamentare delle proposte di legge in essere, quanto piuttosto cercare di capire concretamente cosa succede nelle nostre scuole. Da più parti e da tempo è infatti presente in Italia un dibattito sull’introduzione dello Psicologo Scolastico, che vede, a fasi alterne, legislatori, psicologi, docenti, famiglie impegnati in un confronto. La figura dello Psicologo Scolastico costituisce una realtà consolidata nella gran parte dei Paesi europei. Nel nostro Paese, al contrario, lo scenario è tutt'altro che positivo: esistono interessanti esperienze in realtà scolastiche e locali più sensibili e lungimiranti, ma nel complesso, a livello nazionale, siamo ancora alle proposte di legge, al tentativo di tappare buchi con auspici e protocolli di intesa tra Ordine degli Psicologi ed ex Provveditorati agli Studi, o ad estemporanei accordi ad personam tra dirigenti scolastici e professionisti o associazioni del territorio i cui interventi e controllo dei risultati appaiono quanto meno dubbi. Riteniamo che, nonostante gli attuali orientamenti teorici e legislativi insistano nel coinvolgimento dei più svariati soggetti territoriali per fornire risposte integrate e in rete, nella pratica quotidiana ci muoviamo spesso in un quadro di cronica latitanza istituzionale, in conseguenza del quale è reale il rischio della crescita di modalità disturbanti difficili da contenere, della loro cronicizzazione, e il favorire di fenomeni di dispersione. La via maestra e più razionale, costituita dall’utilizzo di professionisti accreditati e competenti che erogano prestazioni attraverso accordi istituzionali, appare ancora lontana, anche perchè, a parte gli auspici, uno dei problemi principali è costituito dalle sempre insufficienti dotazioni economico-finanziarie che le scuole hanno a disposizione. E così gli Istituti - soprattutto secondari - si muovono a fatica tra CIC, centri di ascolto, tutoraggi e interventi volontaristici di docenti sicuramente sensibili ma senza grosse competenze professionali. Una curiosità: non si capisce poi come mai sono spesso i docenti di Lettere e Religione quelli deputati o ai quali vengono attribuite capacità e compiti di ascolto e/o “terapeutici”. Mi sono sempre chiesto cosa abbia a che... http://www.psiconline.it/article.php?sid=7...ead&order=0
  9. Dott.ssa Forestiere Maddalena - Psicologa, psicoterapeuta. La maternità è da sempre stata considerata nell’ immaginario comune, la meta più ambita da ogni donna, tutto ciò a cui essa deve aspirare per sentirsi realizzata e appagata. La realtà, però, è ben diversa. Dire che la "Dolce attesa" sia un’esperienza estremamente profonda ed importante nella vita di una donna è abbastanza scontato, ma proprio per questo essa viene vissuta in maniera diversa, non solo da donne diverse, ma dalla stessa donna in gravidanze diverse. Da numerosi studi condotti, sappiamo che una gravidanza se vissuta bene, dedicando un pò di tempo a se stesse, in ambiente familiare sereno, incide in maniera positiva sul neonato che, dorme di più, mangia meglio, è più calmo, ha minori problemi intestinali e contrae minori infezioni e malattie. Ma cosa accade realmente nella mente di una donna che scopre di essere incinta? Proviamo adesso a fare un breve excursus considerando gli aspetti sia psicosomatici, sia prettamente emotivi che “coinvolgono” la donna nei vari mesi gestazionali. 1° e 2° mese: in questi primi mesi, le modifiche maggiori in una donna avvengono a livello emotivo. Essa tende quasi ad un ritiro “emozionale” non definibile però autistico, ma prevalentemente “fusionale” con le proprie fantasie. Si verifica una sorta di allontanamento e una tendenza a sopire le proprie amozioni. Sul piano psicosomatico si verifica una notevole ipersonnia e una spiccata apatia verso attività che prima suscitavano interesse. 3° mese: questo viene, in gergo psicologico, diviso in due fasi. Quella del “corpo silente” , e quella della “placentazione”. Fase del “corpo silente”. Come a livello psicosomatico iniziano ad essere presenti i primi disturbi, quali vomiti, nausea e attrazione /repulsione verso il cibo, così a livello psicologico si manifestano i primi conflitti. A livello inconscio, infatti, c’è la formazione di un conflitto di colpa , che nasce dalla paura di prendere il posto della madre e di non essere più considerata figlia. Fase della “Placentazione”. Questa fase è importante principalmente per gli aspetti psicologi ad essa correlata. Infatti la donna inizia a mostrare le sue rotondità e il bambino non è più considerato come un tutt’uno, come un geloso segreto da custodire o condividere, ma inizia ad essere qualcosa di “altro”, qualcosa che, lentamente, si sta formando. Nella donna, spesso , questa fase genera un forte senso di vergogna. Dal 5° mese al 7° : PRIMI MOVIMENTI FETALI. Generalmente avvertire dentro di sé i primi movimenti del bambino dà il via, sul piano psicosomatico, ad una forte insonnia e a voglie definibili quasi come maniacali ma, in realtà è sul piano emotivo che avvengono i maggiori turbamenti. Si verifica, infatti, la sensazione di forte ansia, dovuta alla presenza , concreta, di una parte di sé estranea ma comunque dentro di sé. Iniziano a sorgere le prime preoccupazioni sulla salute del feto, sulla... http://www.psiconline.it/article.php?sid=7...ead&order=0
  10. Il nostro cervello e la nostra mente sono plasmati continuamente dalle interazioni quotidiane, ancor di più dalle relazioni che producono apprendimenti significativi. Se il processo di comunicazione è descrivibile in chiave psicologica e umanistica, altrettanto importante appare la dimensione biologica. Abbiamo bisogno di vedere per credere, e le implicazioni biologiche di una relazione affettiva con una funzione stabilizzante sul tono dell’umore o di regolazione emotiva, come può realizzarsi in una psicoterapia, a livello di circuiti e centri cerebrali, cominciano ad essere svelate e confermate dalle immagini ottenute con le nuove tecniche di visualizzazione cerebrale. E’ possibile dunque studiare la biologia della relazione e della psicoterapia, superando la visione storicamente dicotomica del rapporto mente-corpo e mente-cervello? “Molti sono rimasti sorpresi e colpiti a riguardo - afferma Massimo Biondi... http://www.psiconline.it/article.php?sid=7...ead&order=0
  11. Arteterapia e l'espressione di noi stessi, per un benessere psicofisico. Chi ha preso parte a questa terapia?
  12. Auguri a tutti i lavoratori per questo giorno tanto speciale. Alessandro Martinelli.
  13. Buone notizie per gli italiani e, soprattutto, buone notizie per chi ha creduto nella ricerca scientifica: di tumore in Italia si muore sempre meno, anche se i casi sono, in numero assoluto, in aumento, anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Lo dice una recente pubblicazione che raggruppa i dati di sopravvivenza dopo una diagnosi di cancro raccolti dall’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM). “Dalla metà degli anni Ottanta a oggi le curve di sopravvivenza per quasi tutti i tipi di tumore non fanno altro che salire” spiega Stefano Rosso, epidemiologo del Centro di prevenzione oncologica di Torino e curatore della pubblicazione. “Questo significa che chi si... http://www.airc.it/diagnosi-del-tumore/epi...assi-avanti.asp Articolo tratto dal sito: http://www.airc.it Articolo tratto dal link: http://www.airc.it/diagnosi-del-tumore/epi...assi-avanti.asp
  14. Un prezioso sostegno La maggior parte delle persone diventa ansiosa al solo sentir nominare la parola cancro: un effetto che ha ricadute importanti anche sulla prevenzione della malattia se è vero ciò che segnalano gli studi in materia, ovvero che una delle ragioni per cui molti evitano di sottoporsi ai controlli consigliati, o fanno orecchie da mercante alla comparsa dei primi sintomi, è proprio la paura di scoprirsi malati. Un atteggiamento che spesso è foriero di guai e che oggi può essere superato con l’aiuto di uno psicologo specializzato. La maggior parte dei centri oncologici è infatti dotata di un servizio di psiconcologia, che fornisce assistenza alle persone che sentono di averne bisogno attraverso una serie di colloqui, individuali o di gruppo, che hanno lo scopo di alleviare la sofferenza emotiva del paziente e dei suoi familiari. La psiconcologia si occupa anche di assistere... http://www.airc.it/cura-del-tumore/la-psiconcologia.asp Articolo tratto dal sito: http://www.airc.it Articolo tratto dal link: http://www.airc.it/cura-del-tumore/la-psiconcologia.asp
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