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Nymphadora

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  1. Lui: Nevica...(ndr: nella loro storia la neve aveva un significato) Lei: Già. Lui: Fa male. Lei: Lo so. Lui: Scusami. Lei: Perché? Lui: Lo sai. Lui: Quanto sei bella... Lei: Grazie :* Lui: Mi dai un bacio? Lei: Perché vorresti un bacio? Lui: Perché i tuoi baci sono l'ultima cosa vui penserò l'istante prima di morire. Lui: Sei felice tu? Lei: No. Lui: Perché? Lei: Tu sei felice? Lui: No. Ma che c'entra. Lei: E perché non sei felice? Lui: Perché vivo di ricordi. Tu? Lei: Perché ti amo tanto. Lui: Ho pianto tutta la notte di tenerezza e malinconia. Sei il mio immenso amore perduto. Lui: Io a volte lo sogno, l'amore con te. Lei: E...? Lui: E nel sogno lo facciamo e siamo felici. Lei: Domani mattina avrai già cambiato idea. Lui: Sono mesi che lo sogno. Non essere arrabbiata con me. Lei: Non sono arrabbiata, non so cosa dire... Lui: Io quando mi sveglio sono triste. Lui: Quanto vorrei baciarti.. Lei: Ma che senso avrebbe? Lui: Nessuno. Lei: Allora meglio di no. Lui: Però l'abbraccio li vorresti. Lei: E tu però ti svegli triste. Lui: Perché non ci sei.
  2. Ciao. Sbagli a continuare a dargli corda, perché dalla tua descrizione traspare molto chiaramente la possibilità che si tratti di un manipolatore affettivo. Ricordati che la sofferenza passata di una persona non legittima alla ossessione o alla persecuzione. Vorrei che questo ti fosse molto chiaro. Se per ragioni lavorative non puoi evitarlo, quantomeno dovresti avere già preso le distanze che richiede una interazione formale e non confidenziale. Tu stessa parli di denuncia, e a buona ragione visti i suoi comportamenti. Oltre a questo, per quale ragione dovresti piegarti ad avere un rapporto sessuale con chi non vuoi? Questa persona ti ama? Pensi che possa veramente per lui avere un significato sentimentale un vostro eventuale incontro? Studio Psicologia, e ti direi di no.
  3. Questi sono i messaggi che mi ha inviato recentemente: - Quanto sei bella... - Mi dai un bacio? - Se mi stringi forte, ti do un bacio. - I tuoi baci sono l'ultima cosa cui pensero prima di morire. - Non sono felice perché vivo di ricordi. - Io lo sogno, l'amore con te. Nel sogno lo facciamo e siamo felici. - Io quando mi sveglio sono triste. Perché non ci sei. ORA: come dovrei interpretare questi messaggi? Pensate che provi ancora amore per me? E soprattutto: come mi dovrei comportare visto il fatto che è impegnato e convinto di star costruendo veramente qualcosa? Specifico che ci siamo visti questa estate e abbiamo finito per baciarci per una intera mattinata e lui tremava come una foglia. Il problema è che io ho 20 anni e lui 30, attualmente vive con una donna di 36 che evidentemente sa dargli determinate comodità, ma...che senso ha?
  4. Specifico due cose: anzitutto, circa tre settimane fa ci siamo rivisti. Io avevo appena fatto gli esami del sangue e lui molto gentilmente si è presentato con una pastina alla marmellata ed un mazzetto di lavanda. Mi ha detto che mi ama alla follia e che vorrebbe fossi io la persona con cui trascorrere tutta la vita (attualmente ha da qualche mese una compagna, ma a sua detta non è felice). Insomma, ci siamo baciati per ore e lui tremava tantissimo. Diceva testuali parole: vorrei fare con te l'amore tutte le sere, con te il bagno insieme raccontandosi le storie, con te tanti bambini. Per 20 giorni si è fatto di nebbia, mi ha solo scritto: Mi manchi tanto. Ora mi ricontatta con questa stranissima conversazione.
  5. Specifico che tre settimane fa ci siamo rivisti. Alla mattina io avevo gli esami del sangue, e lui molto gentilmente si è presentato con una pastina alla marmellata ed un mazzetto di lavanda. Mi ha detto che mi ama e che vorrebbe fossi io la persona con cui trascorrere tutta la vita (attualmente ha una altra compagna). Testuali parole: vorrei fossi tu la persona con cui fare il bagno alla sera raccontandosi le storie, e fare l'amore tutti i giorni e tanti gattini. Ci siamo baciati per ore, e lui tremava tantissimo. Poi si è fatto di nebbia, per 20 giorni. E si è rifatto vivo con questo messaggio.
  6. Il mio ex, che lasciai io, qualche mattina fa mi ha svegliato con un sms in cui mi chiedeva, testuali parole, se in quella giornata avessi tempo per dargli un abbraccio. Io non ho risposto immediatamente anche per via del fatto che ancora dormivo, tuttavia dopo un'ora e mezza circa dal primo messaggio mi scrive più o meno la stessa cosa anche su Whatsapp, con tono di chi sia estremamente impaziente: 'Insomma. Hai un po' di tempo oggi?'. Specifico che Whatsapp prima lui neppure l'aveva, quindi ho supposto se lo sia installato appositamente per scrivermi la seconda volta. Di qui in poi la conversazione è stata la seguente. Io: Oggi non posso...scusa. Lui: Scusa tu. Io: Ti voglio tanto bene. Lui: Anche io. Ma cosa siamo? Ho deciso di lasciare in sospeso qui la conversazione, perché lui è impegnato e a me non va di mischiarmi in una situazione del genere. Ma voi come interpretereste il suo atteggiamento?
  7. - Mi dice che mi vuole bene o tanto bene (talvolta specificando come ad una sorella). - Mi dice che ha sognato di fare l'amore con me e che ero dolcissima. - Mi dice che sono bellissima. - Per il mio onomastico ha scritto una poesia sul suo blog, senza farmela recapitare. L'ho scoperta per caso. - Ci incontriamo di persona e mi dice che per amore sta aiutando la sua attuale ragazza a ristrutturare casa. - Tuttavia, mi chiede: andiamo in un posto dove posso abbracciarti di nuovo, ti prego. Hai sempre lo stesso profumo... E mi accarezza i capelli, le guance, le labbra, arrivando a toccarmi con i polpastrelli i denti incisivi. - Mi cerca puntualmente per chiedermi come sto, se sono felice. COSA DIAMINE DOVREI PENSARE? Io lo amo ancora (e lo lasciai io) ma per rispetto nei confronti di questa persona non lo cerco mai. Ma a cercarmi è lui con regolarità!
  8. Non proprio ex. Abbiamo avuto una brevissima storia di qualche bacio e nulla di più, ma ciò non toglie che lo abbia amato per sei anni e forse ancora lo ami di un amore che non ho ancora ritrovato in nessun'altro benché in questo tempo abbia avuto altre storie. La nostra relazione è terminata a causa del suo profondo disagio mentale, che lo portava a minacciare di suicidarsi ogni tre per due pur di mantenermi stretta nella sua morsa, ed anche quando nessun pericolo di rottura pareva minacciare niente - vi ripeto, la nostra frequentazione ufficializzata è durata poco più di un mese. A seguito di queste continue ansie, sono sprofondata io stessa in una profonda depressione, disagio che mi ha spinto a confrontarmi con una psicoterapeuta, la quale, ascoltata la storia per intero, ha decretato si trattasse di una persona intimamente malata, incapace di vivere accanto a chicchessia e recuperabile soltanto per mezzo di un mirato lavoro psichiatrico: probabilmente, narcisista perverso. Da un anno e mezzo, quasi, non ci sentivamo, quando mi ha ricontattata. Le nostre conversazioni, per ora, si sono limitate a una manciata di battute a testa, e credo di aver trovato una persona molto differente da quella che avevo salutato. Niente più io qui ed io là, ma solo come stai tu, cosa fai tu, sei innamorata tu. So che ha seguito una terapia, e mi chiedo cosa possa celare il suo comportamento. All'epoca della sua follia, l'estate di due anni fa, lui lasciò effettivamente una storia di cinque anni per me, ed era pronto a giurare di voler passare la vita insieme a me, avere dei bambini che avessero i miei occhi verdi ed i suoi ricci neri. Mi scrive, ora, che il sentimento passato è guarito e spento. Tuttavia, paradossalmente, questa mattina mi invia il messaggio che ho scelto come titolo, specificando che in quel sogno io 'Ero dolcissima', e già più volte mi ha chiesto se un giorno potrà riabbracciarmi. Riferendosi alla mia immagine del profilo di Whatsapp, mi ha scritto 'Che bel collo', 'Sei bellissima'. Vorrei solo sapere: quanto secondo voi c'è e ci fa? So per certo che per molti mesi ha scritto di me sul suo blog, e in occasione del mio onomastico, data che io stessa ignoravo, qualche settimana fa ha persino pubblicato una poesia. Secondo voi, quali sentimenti lo guidano?
  9. Ho avuto una storia brevissima con un uomo la cui depressione ha ridotto sul lastrico la mia salute mentale - mi sono ammalata a mia volta della medesima patologia ed ho sviluppato fobie su fobie -e la mia salute fisica - dimagrimento, caduta capelli, mestruo irregolarissimo. Lui mi sottoponeva a ricatti d'ogni sorta, ricatti che talora mi prefiguravano un suo atto autopunitivo (quasi sempre il suicidio, poche volte autolesionismo) o, poi, le conseguenze che questo avrebbe scatenato (sensi di colpa fortissimi in me, etc.). Diceva frasi come: - Se mi trovano morto e' solo colpa tua. - Brinda pure col mio sangue Mi disse che sveva raccolto foglie d'oleandro sulla strada di casa, e dopo averci scritto sopra il mio nome che se le stava mangiando. Mi chiamò al telefono mentre era in preda ad attacchi di vomito (per morire ne serve davvero tanto, seppi dopo). Una volta mi scrisse che si stava mettendo le scarpe, sottintendendo il già per me famoso suo intento di buttarsi poi dal ponte. L'acme lo raggiunse quando mi disse che aveva comprato una corda in ferramenta a 3 euro per impiccarsi. Mi chiamò dicendo che se la stava stringendo al collo, chiamando la sensazione 'il dolce capogiro'. Io corsi per evitare il peggio a casa sua, e siccome l'alternativa era o stare con lui (ma a quel punto lungi da me un simile pensiero) o che lui si ammazzasse (ed io piangevo perché lo amavo, e lui lo sapeva), mi disse che la soluzione sarebbe stata ammazzarci insieme e mi porse la corda. So che può sembrare da pazzi, ma io lo amo da morire. Lo amo da 6 anni. Ho cercato di ricominciare...ma la verità e' che piu' il tempo passa più lui si rifara' una vita immagino...ormai e' un anno che non abbiamo contatti. Mi manca da impazzire. Quando mi diceva che avrebbe voluto dei bambini con i miei occhi ed i suoi ricci io ero la donna più felice del mondo. Il punto.e' che io l'ho sempre amato, lo amavo gia da 5 anni quando questo e' successo e mi e' impossibile smettere.
  10. Quella che sto per raccontare è una storia che inizia ai tempi in cui, da dietro il mio banco di seconda media, arrossivo di niente, e, pure, dall'altra parte della cattedra una persona mi voleva bene sorridendo. Era giovanissimo, parecchio impacciato con noi e per nulla avvezzo ancora al mestiere, ma a me, cui a quel tempo nel sangue scorrevano a fiumi le parole d'incanto dei libri che non avrei più smesso di divorare, la maniera cauta, soppesata, timida con cui, subito di reazione ad un sentore di imbarazzo, soffiva come un gatto, scoccò la prima, purissima, ineluttabile freccia nel cuore. Fu in un qualche gelido giorno del febbraio 2008 che una bambina di soli dodici anni dalla testa fra nuvole cariche di pioggia iniziò a fantasticare su come sarebbe stata la propria vita assieme a quel suo insegnante che, per prima cosa, forse sull'onda di qualche soffiata di altri insegnanti, aveva chiesto: «Chi è Serena?». Ah, sei tu, vieni qui, correggiamo la verifica di grammatica insieme, ti va? Mi innamorai come mai più, e piansi moltissimo quando l'ultima settimana di giugno, precario, lo salutammo. L'anno successivo apparve fra i corridoi dopo che avevo appena consegnato il mio tema d'esame, ed ebbi un tuffo al cuore. Ma la mia vita stava sbocciando, crescevo e con questo credetti di innamorarmi tante volte ancora. D'altro canto lui era impegnato in una relazione seria, e per parecchio tempo non pensai più a lui, pur continuando a nutrire una devozione cristallina al mio affetto. Da pochi giorni dopo quel nostro fugace incrocio per i corridoi, in cui a me mancò l'aria per spiccicare anche solo una parola, iniziammo per caso a sentirci su Facebook: e furono chiacchiere per anni interi, e a volte silenzi per mesi, ma eravamo sempre lì. Io iniziai a confidarmi, la mia situazione famigliare si era scompaginata e le delusioni amorose mi avevano lasciato un sapore di sangue in bocca che solo un amico, quale lui diventò, potrebbe mai edulcorare davvero. Fino ad un anno e mezzo fa: è una sera di dicembre, quando, di punto in bianco, muta completamente i toni sino a giungere all'offesa personale, immotivatamente, e mi elimina dagli amici. Io risposi di rimando, scioccata, che quel suo comportamento mi feriva profondamente e che avrei gradito per lo meno una argomentazione valida, giacchè, lo sapevo bene, non ve n'era neanche l'ombra di una. Iniziò quindi a dirmi che quello che aveva appena fatto sarebbe stato imperdonabile a venire, che era imperdonabile il modo in cui mi aveva trattata, e, costretto ad una motivazione, mi confessò che l'improvviso sbalzo d'umore era stato innescato dall'astinenza da medicinali antidepressivi. Venni così a sapere della sua depressione («Sono uno schifoso depresso con i medicinali sul comodino, ora lo sai»), ed il tutto si concluse con una commozione da parte mia ed un augurio di buonanotte. Il giorno seguente, domenica, ricevetti, mentre mi stavo preparando per una verifica di filosofia, un messaggio con cui mi chiedeva se per caso potessi, quel giorno, andare in stazione verso le quattro. Chiesi perchè. Mi rispose che quello che aveva fatto il giorno prima era imperdonabile, e che prima di andarsene per sempre avrebbe voluto rivedere i miei occhi almeno un'ultima volta. Io, presa dal panico, non potendo lasciare mio fratello minore solo in casa, mi gettai fuori casa e lo attesi all'atrio piangendo, disperata, sola. Aveva smesso di rispondermi e pensavo al peggio, tremavo, stavo quasi andandomene, quando improvvisamente mi girai e lo scorsi sulla porta. Trascorremmo il pomeriggio a chiacchierare, tentai come potei di convincerlo a non uccidersi, quella è la prima reazione che ha chi riceve un annuncio di suicidio, immagino. Io gli volevo tanto bene, anche se secondo lui «Non si vive per fare un piacere a chi ti ama». Lo abbracciai, mi abbracciò, piangeva. Non so come, non lo so, ma arrivammo a baciarci, e mi cullò tanto prima, mi disse parole dolcissime che ora non ricordo più, come tanti dettagli di questa tragica storia. Da quel giorno diventai la sua amante, anche se non mi definì mai in questi termini: diceva di essere confuso, di provare per me una passione mai sentita, di avere paura, di essere terrorizzato, di essere comunque legato profondamente a lei, di non sapere cosa fare. Dopo le vacanze di Natale, tempo di neanche un mese, mi liquidò dicendo di avere sbagliato tutto. Non ci siamo più sentiti fino a maggio, pochi giorni dopo il terremoto, infatti, gli scrissi per sapere se stesse bene. E ricominciammo a sentirci. Nel mentre, convintami ormai di essere non solo stata presa in giro ma essermi a mia volta presa in giro dell'impossibile, avevo stretto da poco una relazione con un mio coetaneo. Tranquilla sul fatto che la cosa non lo avrebbe disturbato, glielo riferii, aspettandomi una sua risposta positiva, un incoraggiamento. Al contrario, si scatenò l'inferno, inferno che io non compresi, contro cui mi scagliai maledicendolo: quale diritto mai aveva più di rivendicare una mia fedeltà? Il due giugno mi scrisse per dirmi che mi aveva sempre amata, in tutto questo tempo, che non aveva mai smesso di pensarmi, che di notte si girava dalla parte opposta alla sua compagna e pensava a me, che mi avrebbe voluta felice. Io piombo nella confusione più totale: una settimana dopo circa, ci rivediamo di persona, per chiarire, non sapremmo dire, nè io nè lui, precisamente che cosa. Decido di mollare, di chiudere i rapporti, lui da una parte ed io dall'altra. Ricevo un messaggio: «Ho sperato fino all'ultimo che tornassi indietro a baciarmi». Risposta: «Anche io». E torniamo indietro, e torniamo a baciarci, e torniamo alla giostra. Ma io sono impegnata, mi sento in colpa doppiamente, non so cosa realmente voglio, e lui è puramente felice con me, lo vedo, ogni traccia di depressione è scomparsa. Il quindici giugno lascia la fidanzata. Cosa che, forse a ragione, credeva sottintendesse per scontato che ci saremmo messi insieme io e lui. Ma io sono spaventata, lo illudo per ben due volte, confusa dall'essere traditrice e soffocata dalle sue continue minacce si suicidio, che si trasformavano in ricatti quando mi vedeva traballare. E' arrivato a dirmi di aver raccolto dell'oleandro e di starselo mangiando, mi ha chiamato fingendo probabilmente dei capogiri a causa del veleno. Un giorno mi disse d'essersi comprato una corda, e mi costrinse, dall'orlo dello svenimento in cui causa mestruazioni ad agosto ero, a correre sotto il sole rovente per fermarlo. Nonostante questo, a me manca tantissimo. Sono sempre triste, è una ferita che non posso sanare. Per il mio diciottesimo compleanno, tre mesi fa, mi ha scritto che mi ama ancora, che mi amerà sempre. Mi ha scritto poesie. E io lo so che mi ama come forse nessun altro mi amerà mai più. Mi manca tantissimo. Da qualche giorno mi è stata diagnosticata una depressione. Ma non posso cercarlo, per tutta una serie di ragione la cui principale è che se qualcuno ti ama non potrà mai più esserti amico. Lui era il mio amico. Il mio amicone. Era tanto bello quando mi lasciava parlare per mezz'ora, tutta convinta, e poi con una frase sentenziosa mi smontava ridendo, e poi mi abbracciava forte. Era tanto bello quando ridevamo. Io non so come sopravvivere.
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