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ziogio

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  1. "Disintossicarsi"... che parolone... non sei una tossica. Io quando mi sono iscritto a Facebook giocavo continuamente a quelle stupidate (scusa il termine), ma tu hai detto che dovevi studiare, io senza offesa a nessuno potevo permettermelo, era estate, ho smesso prima che ricominciasse la scuola. Non so tu che classe faccia nè quanti anni tu abbia, non l'hai scritto, però io ne ho 14 e penso di essere dipendente da internet, ne ho parlato con uno psicologo e ti faccio le stesse domande: "Preferisci uscire o ti piace di più rimanere a giocare su internet?", "Sottovaluti la scuola per internet?", "Ha influenze sociali?". Questo perchè la "Dipendenza da giochini di Facebook" non esiste, è una tua invenzione. Se vuoi disintossicarti vai nel pannello delle impostazioni e elimina i giochini, fine, vedrai che non ci penserai più dopo poco. Se la cosa è di più di "Giochini di Facebook" invece parlane con uno psicologo... Saluti, Giorgio
  2. Sono d'accordo, ma posso dirti che secondo me dovresti prenderla anche un po' meno sullo "scientifico"? Non so se tu sia psicologo, appassionato di psicologia o quant'altro, ma io vado a scuola e non a uno psicopedagogico, quindi non posso dare una definizione "scientifica" della situazione del bambino, però posso immedesimarmi in lui. Non mi ricordo cosa pensavo a 10 anni, ma di sicuro il vostro "richiedere" voti elevati è frustrante per lui. Il fatto che faccia sempre i compiti è positivo, e anche che studi, ma il fatto che dica che si scusa quando sbaglia significa che tanto volenteroso non è, magari parla dell'argomento svogliato, appunto, come ha detto l'utente che ho citato, per farvi un piacere e qualunque cosa fatta per piacere altrui è svolta con disattenzione e senza impegno. Non credo abbia problemi di apprendimento, almeno, stando a quel che è stato scritto, non li ha, ma non considerate il tutto come voti a scuola. Ho un bambino che abita vicino a me che sento continuamente piangere per i voti che non sono soddisfacenti per i genitori, ha più o meno l'età di vostro figlio e non lo vedo mai sorridere. Il fatto che faccia i compiti e che studi molto non aiuta ad apprendere, anzi, a mio parere è proprio il contrario; fino a pochi anni fa i miei genitori mi dicevano di studiare, che giocavo troppo e studiavo poco, in effetti studiare mi annoiava parecchio, ma come si dice se Maometto non va dalla montagna, la montagna va da Maometto. Ho chiesto di lasciarmi in pace fino alla pagella, hanno detto che se la pagella fosse stata buona avrebbero capito che sapevo cavarmela, a 10 anni forse è presto, ma provate a parlare con lui del perchè si confonde, ricordate sempre che anche se ha 10 anni non è come parlare da soli. La pagella ha soddisfatto tutti, mi hanno chiesto come io abbia fatto visto che mi vedevano studiare dieci minuti al giorno, gli ho detto che ho conosciuto i prof., che ho capito cosa volevano, e ora io a scuola vivo così, ho il 6 assicurato ovunque, anche se non studio, ma spesso prendo 7 e 8 (superiori) e non mi richiedo altri voti, prendo a volte 9, ma mi interessa di ben poche materie, i miei genitori lo vorrebbero, ma la cosa non mi interessa più di tanto, sono comunque contenti anche loro per l'8. Cioè, capite cosa intendo? Io ho risolto la cosa facendomi lasciare in pace, però avevo 12 anni. Non mi ricordo cosa pensavo a 10 anni, come ripeto, per questo consiglio di parlare con lui e aiutarlo a trovare un modo per studiare più "velocemente", perché io non ho scelto una via "corretta" per fare i compiti nè per studiare, ma non sono alle elementari e funziona, le faccio solo un ultimo esempio perché io non le do come detto definizioni ma situazioni che io ho passato quando pensavo di non memorizzare; ieri avevo altro per la testa, avevo studiato e dovevo ricordare circa quaranta pagine di storia e avevo studiato una mezz'oretta, sono andato a scuola "pronto" a prendere un quattro, abbiamo corretto le risposte e ho preso fra l'8 1/2 e il 9. Quello che cerco di dire, è che la scuola è proprio l'ultima cosa che sviluppa la memoria dell'individua, a scuola si studiano cose noiose, false, lunghe, stressanti e chi più ne ha più ne metta, come fa qualcuno a concentrarsi su qualcosa che odia? Io ho imparato l'inglese dai giochi, l'italiano scrivendo dei racconti, la matematica con dei giochini, le scienze con degli elaborati alle medie ecc... Il mio metodo di studio è basato sulla sola memorizzazione, non scrivo nulla, non sottolineo, non faccio schemi nè riassunti, ricordo e ragiono, e lo dice uno che dopo aver studiato due ore non si ricordava nulla. Concludo quindi dicendovi di fargli imparare le cose non necessariamente con la scuola, non è l'unico mezzo, può essere divertente imparare e la scuola lo rende noioso, fategli trovare un metodo di studio che gli piaccia e sottolineo che piaccia a lui, perchè per quanto possiate aiutarlo è lui che va a scuola, non voi (e questa non vuole essere una risposta arrogante). L'educazione è comunque la cosa più importante, e di quello nessuno si è lamentato, comunque il mio parere è che non abbia problemi di memorizzazione nè nient'altro, scusate la risposta in ritardo, spero sia stata utile lo stesso.
  3. Sinceramente non vedo il senso della domanda... cioè, qual è la domanda? Cosa vuoi che ti dica? Se ti da molto fastidio semplicemente stai attento quando parli a non saltellare e con il tempo vedrai che ti abituerai a non farlo, però non trovo sia una cosa assurdamente "fastidiosa" o altro, cioè, se ti viene naturale e non riesci a smettere non so cos'altro dirti se non di fregartene, però sicuramente non è la risposta giusta. Scusami della risposta corta, ma davvero, non so perchè hai fatto la domanda... non l'hai scritto... Giorgio
  4. Salve, Mi chiamo Giorgio, non vi scrivo quanti anni ho perché altrimenti non leggereste neanche il perché della domanda e sono di Torino... Ho tre fratelli, uno di 20 anni, l'altro di 30 e l'altro ancora di 36 (sposato); l'ultimo di questi, il più grande, ha due figli (piccoli, uno di 3 anni e l'altra di quattro mesi). Ho parlato con una psicologa online e oggi stesso con uno psicologo in un consultorio, tornerò ovviamente, in un'ora nessuno può riuscire ad aiutarti, ma avrei una domanda, la verità è sempre la scelta migliore? Tanti miei compagni (coloro che sapevano che oggi sarei andato dallo psicologo) mi hanno consigliato di dirgli ogni cosa, usando come scusa che lui avesse il segreto professionale e fosse tenuto a mantenerlo ecc... ho scritto loro che non gli avrei mentito a meno che non ne fossi stato costretto, ovviamente non l'ho fatto. Il prossimo appuntamento è molto avanti (il 24 gennaio) e praticamente oggi non gli ho detto nulla, ma mi chiedo, devo davvero farlo? Lui stesso mi ha chiesto se ritenessi il non parlare di nulla con la mia famiglia una cosa negativa, risposi "Prima di dirlo a mio fratello la ritenevo una cosa negativa, ora capisco che non lo era tanto", perché effettivamente tutto andava meglio quando vivevo nella più totale finzione. Vale quindi davvero la pena parlare di tutto con lo psicologo, o in generale con qualcuno? Secondo me no, e probabilmente nessuno sa dare una spiegazione al perché la risposta dovrebbe essere sì... quando mio fratello dice a suo figlio che non deve dire bugie (quando lo fa) e io chiedo "Perché dovrebbe smettere?" risponde che la verità trionfa sempre e che anche se alcune volte è difficile da accettare è meglio della finzione, ma a mio parere non è vero. Parecchie persone mi parlano affermando che secondo loro dovrei cambiare scuola perché mi vedono come psicologo, ma questo perché io ragiono in maniera diversa dall'opinione comune, se una persona vuole mentire lo fa, non è che se glielo impedisci magicamente si pente e la smette. Io fino a un anno fa non solo mentivo, avevo creato un personaggio, e volevo ricostruirlo. Per personaggio intendo un'identità alternativa a quella reale su qualunque cosa, e dopo un anno mi ero quasi abituato a pensare che quella fosse la realtà, lo speravo, ma non è così, a settembre ho conosciuto una persona che mi ha fatto capire quanto io stessi sbagliando, ma non l'ha fatto dicendomi che è sbagliato mentire; mi ha semplicemente detto che così nessuno poteva aiutarmi, perché nessuno mi conosceva. Ho scritto un tema, era sull'amicizia, parecchie persone l'hanno letto e la mia prof. probabilmente gli ha dato un'occhiata e ne abbiamo parlato anche prima che lo leggesse, tutti hanno affermato "sembra una richiesta d'aiuto, anche se è molto bello...", ho risposto che non lo era, ma in realtà, ora che ci penso davvero, quel tema è esattamente un "faccia qualcosa", ma un professore non può fare assolutamente niente. Ci sono almeno quattro motivi per cui sono andato dallo psicologo oggi e ho parlato con lui solo di uno di essi, tra l'altro con superficialità, perché gli altri sarebbero stati su un filo, fra verità e menzogna. Non potevo dire allo psicologo quello che volevo, perché io non credo nel segreto professionale, quindi dovevo stare attento a ogni parola che dicevo, ha fatto molte domande, giustamente, e gli ho risposto in modo superficiale ma veritiero, gli ho parlato di "Dipendenza da internet", che è la cosa che sinceramente mi preoccupa meno. La psicologa online mi ha detto che dovrei smettere di affrontare tutto da solo, di affidarmi agli amici qualche volta, e ho dato una risposta che non pensavo avrei mai dato... "Non so se ho degli amici". Un'ultima cosa poi smetto di annoiarvi, io chatto molto e diciamo che c'è una cosa che non dico a chiunque, ma succede spesso online, e una persona mi ha chiesto "Ma perché l'hai detto a così tante persone? che motivo c'era?", "Non lo so, sinceramente sto aspettando qualcuno che la prenda male, perché io voglio credere che è una cosa negativa, e se tutti la prendete bene come faccio?". Spero qualcuno abbia voglia di rispondere e dare un suo parere, Grazie, Giorgio
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