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franciu

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  1. innanzitutto grazie, ti scrivero tra qualche giorno, o forse gia domani. Appena sentiro che rileggendo non sara esattamente come rileggere ora.
  2. Riguardo al diverso modo di ragionare, pensare, agire tra uomini e donne in termine di razionalita/emotivita.. lo so, sono cose che si sanno, ma chissa perche si tende a dimenticarle SEMPRE. Forse proprio perche noi donne in preda a tanta emotivita' a volte non sappiamo piu neanche le cose che sappiamo! Non basta fermarsi qualche secondo, qualche ora, qualche giorno .. a volte arrivare ad essere completamente razionali su alcune cose per noi comporta un processo e un processo di elaborazione e presa di coscienza abbastanza lungo. Ci possono volere dei mesi. Per qualcosa che un uomo invece concepisce in un nanosecondo. Che assurdita. Dico tutto cio prescindendo da possibili sensi di superiorita/inferiorita tra sessi. E' solo una mera osservazione. Io chissa perche mi son sempre circondata da amici di sesso maschile. Solo negli ultimi anni mi sono avvicinata di nuovo a relazioni forti con delle ragazze. Ma la maggior parte dei miei amici sono uomini. E forse proprio per cio che 'abbiamo' appena detto. Continuo ad essere troppo romanzata vero?
  3. Cio che sembrava il 'topic' principale all'inizio (e il problema per cui soffrivo), si e' di fatto dimostrato essere, come d'altronde pensavo gia da tempo, totalmente secondario, e semplicemente un' inevitabile conseguenza di questo fuoco che mi sta creando tanta confusione.
  4. Non ho mai visto o sentito il mio viaggiare come uno scappare da qualcosa.. non mi ha mai neanche sfiorato il pensiero, a parte adesso. Ho iniziato a viaggiare scappando, ho iniziato a viaggiare per scappare. Avevo 18 anni ed ero molto piccola e immatura, non nel senso di 'irresponsabilita'', quanto in quello di non riuscire a gestire proprio il mio interiore, e di conseguenza a vivere bene con l'esteriore. Ero timida. Ma ho sempre avuto una gran voglia di fare, di studiare, di scoprire. I miei genitori mi han fatto sempre sentire capace, sveglia. Dico sempre che me ne sono andata perche non sopportavo piu la vita in casa, era una brutta e spiacevole situazione, abbastanza comune, padre che tradisce, figlia che lo scopre, madre a letto in depressione per piu di un anno (io in realta non mi ricordo quasi un bel niente di quel periodo, ma di nessuno se devo essere sincera, rimuovo tanto, e spesso).. 'odiavo' mio padre, mi ripugnava. Dico sempre che non era tanto per quello che aveva fatto / faceva a mia madre, ma perche proprio non mi piaceva e comunque anche a me ne ha combinate due o tre proprio brutte (soprattutto legate cose comunque relative alla fin fine ai soldi, per intenderci). Ho trovato l'unica universita che non c'era nella mia citta' e me ne sono andata. Pensandoci ora, forse scappavo anche da me stessa. Ma e' strano, le volte che mi e' capitato di parlare con qualcuno di questo 'scappare da se stessi' (che non era comunuque mai riguardante me), non me lo immaginavo come lo immagino adesso, pensavo che volesse dire tutt'altra cosa, chissa in realta proprio non capivo cosa fosse, quale ne fosse il significato. Cosa vuol dire questo scappare da se stessi? Una cosa che mi rimarra' sempre impressa e che mi disse una volta mia madre e' che 'bisogna violentare il proprio carattere', bisogna violentarsi. Penso di averlo preso come comandamento nella mia vita. Ho vissuto la mia vita pensando di dover sempre cambiare le cose di me che non mi piacevano o che andavano contro a qualche mia convinzione. Non dico assolutamente vivo contro la mia natura. Ci sono un sacco di 'difetti' o cose in cui preferirei essere diversa a cui mi lascio completamente andare, che ho accettato come parte di me. Non sono mai scappata dalla mia natura, perche e' parte della mia natura il voler correggermi, non so bene come spiegare, e che termini usare, quello che intendo e' forse che voglio che quello che penso e quello che sento anteriormente al pensiero, vadano il piu d'accordo possibile. Questa e' una delle mie piu grandi mete. E' questo uno 'scappare'? Sono un disastroso insieme di soggettivita dialettiche che cercano di mediarsi. A livello conscio sono scappata ed ho iniziato a viaggiare perche non stavo piu bene a casa, ma li, lontano, da sola, ho inconsciamente iniziato a pensare che continuare a viaggiare sarebbe stato un bene, un bene per me, per cambiare le cose di me che non mi piacevano, perche mi facevano soffrire, per diventare indipendente e forte, per conoscermi meglio, capirmi e riuscire cosi a diventare la persona che volevo, trovare i miei ideali, le cose in cui credere e per cui combattere tutta la vita, scoprire le mie virtu e coltivarle, i miei difetti e lavorarli. E questi sono rimasti quella che tu definisci la 'meta' del mio viaggio per tutto questo tempo. Non so se questo si possa definire scappare da se stessi. Certo e' che la mia natura 'sentimentalista' quando ero piccola non mi ha di certo aiutato, credo che mi capitasse spesso di soffrire per gli amici, di sentirmi esclusa. Ma ripeto, non so per quale motivo, tendo a rimuovere molto ed ho pochi ricordi chiari degli anni passati. Forse si, tendenzialmente sarei stata una persona dipendente dagli effetti, tanto legata, troppo coinvolta, parecchio emotiva. Non sapevo controllarmi e allora ho cercato di violentarmi. In realta dico spesso che mi sono obbligata a fare cose tipo prendere e andare a studiare in un altra citta' da sola. Pero penso comunque che mi sia servito. Mi racconto delle balle? Mi racconto balle solo per non pensare che forse avrei dovuto vivere in un altro modo e lasciarmi andare a me stessa? No, non credo. Voglio vivere, voglio mettermi alla prova, voglio anche soffrire, stare male e poi avere esperienza incredibile e il cuore che mi scoppia dalle emozioni, voglio avere paura e poi voglio trionfare nel sentirmi soddisfatta. Quindi? Questi obbiettivi, la meta del 'migliorarsi', del violentare il proprio carattere e conoscersi, ha smesso di essere la reale meta del mio viaggiare gia da qualche anno. Mi sentivo sazia, non che quel cammino fosse concluso, figuriamoci, ma nel senso che avevo abbastanza elementi per continuarlo in un altro modo. Sono tornata a casa un annetto e mezzo a lavorare, ma proprio per il lavoro ho deciso di andare via di nuovo, e sono venuta a Londra, perche quello che avevo a casa non mi stimolava abbastanza, volevo di piu, ero come al solito un po ambiziosa. Devo confessare che per quanto sia determinata e impegnata in quello che faccio, non sono una persona molto intraprendente. Forse avrei potuto trovare anche a casa gli stimoli, se fossi stata quel tipo di persona in grado di crearseli, anche da sola. Io ho bisogno che tutto l'intorno sia stimolante, io ho bisogno che forze esterne mi diano l impulso, mi stimolino e mi diano quel tocco per poi trovare la mia forza e le mie motivazioni da sola. Londra e' la citta' perfetta per questo. Pero' tutto qui. Non ce' nessun altra ragione per cui io voglia stare qui. E tutto ad un tratto, come dici tu, quell'Io che ho sempre cercato di soffocare, mi sta tornando su, o sbattendo addosso, o calpestando in testa. Volevo essere la persona forte e indipendente e invece non lo sono? Ed ho cercato di ignorare la mia natura e scavalcarla per non soffrire? Perche improvvisamente mi sembra che l'unica cosa che conti nella mia vita sia stare con i miei amici? Stare a casa, tornare a casa. Io non voglio essere dipendente dagli affetti, mi piace per carita l importanza che nella mia vita hanno gli affetti, perche davvero razionalmente penso che l amore, l'amicizia e la famiglia siano le cose piu importanti.. pero, nn voglio impazzire perche il weekend che torno non riesco a uscire tutti assieme e organizzare qualcosa, perche nel mio mondo ideale tutte le persone che amo dovrebbero spendere quel tempo tutti felicemente assieme e con me, perche il mio migliore amico non ha voglia d far niente e se ne sta a casa, perche si e' fidanzato e per una volta finalmente con una ragazza sveglia interessante e che stimo ma che quasi mi fa sentire gelosa. Io non sono cosi. Io non voglio essere cosi, perche sono molto piu, perche cio in cui credo non va d'accordo con questo schifo che senso, che mi fa ribrezzo e non riesco neanche ad ammettere a me stessa a volte. Ma e' quello che sento. Finche non ci metto la testa. Ma quando ci metto la testa, non e' che comunque smetta di sentirlo. Lo sento, non mi ci riconosco, non sono d'accordo, non sono io.. ma quello che provo rimane li, e lo provo, e sto male. Quindi, sono scappata all'inizio e scappando ho iniziato a viaggiare. Ho viaggiato con tanti obiettivi e tante mete, e viaggiando forse, ma 'forse', ho cercato di scappare un po da aspetti della mia natura che non volevo o che volevo migliorare, ora non sto scappando, ma non sto neanche propriamente viaggiando. Viaggio per inerzia. Cercando di mettere nero su bianco quel che ne e' venuto fuori da questo viaggio (o da questa fuga) (e comunque e sempre con un obiettivo, uno scopo), ma trovando un enorme difficolta nel farlo.
  5. Grazie ad entrambi per la risposta! Angelo tu dici 'Leggendo non riuscivo a capire se stava scrivendo un corpo fisico o se fosse solo emozioni e sentimenti che stessero scrivendo' e hai perfettamente ragione, in quel momento, nel momento in cui scrivevo, erano puramente le mie emozioni a parlare, forse ho sbagliato, e mi sono sfogata e fatta prendere dallo sfogo e dalla liberazione piuttosto che esporre un problema in modo piu strutturato in vista dello scopo, che alla fine era quello di analizzarlo e risolverlo. Certo che sono una persona, certo che esisto come essere indipendente, eccome. La mia vita e il mio essere non si risolvono in quel gomitolo attorcigliato di sensazioni che avete letto. Quella e' solo una parte, una piccola parte, di un mondo che ho creato crescendo e diventanto la persona che sono, un mondo in cui certamente so essere razionale e in cui riesco ad affrontare con la testa i problemi. Purtroppo (ed e' evidente!) non sempre. Dipendenze. Se diceste a chiunque mia conosca che sono una persona 'dipendente' scoppierebbe a ridere senza smettere mai piu. Invece io mi rendo conto solo adesso che sono totalmente dipendente, da affetti, situazioni, legami. Pensavo di non esserlo. Perche da un lato non lo sono affatto, o forse .. mi sono sempre comportata e ho sempre vissuto come se non lo fossi, quando in realta lo ero. Ha senso?! Non so se e' qualcosa che ho ignorato o se stia maturando solo adesso. Io ho sempre vissuto in maniera indipendente, da tutto e da tutti, andando via da sola a studiare, piu volte, ho vissuto in 5 citta diverse in 12 anni, re-iniziando una nuova vita da zero tutte le volte, in posti in cui non conoscevo nessuno e questo non e' mai stato un problema anzi al contrario era qualcosa che mi stimolava, che mi eccitava e dava forza. Ora non riuscirei piu a farlo. Ad essera onesta un po mi violentavo e mi sforzavo, pero non stavo male ne soffrivo la lontananza di nessuno, non credo di essermi mai posta neanche il problema di allontanarmi dai miei amici, perche credo che non avessero per me il valore che sto attribuendo loro ora. Sono sempre stata focalizzata e concentrata sull'esperienza che stavo vivendo per trarne fuori il meglio e per sfruttarla fino al midollo. Cosa e' successo dunque? Mi reputo una persona forte e solida, nel senso che ho ben chiari adesso i miei ideali e valori, cosa e' importante per me, cosa non lo e', e chi. So chi voglio essere, so cosa voglio, so come voglio vivere (piano piano cerco di capire come arrivarci, anche perche credo che di strade e percorsi ce ne siano tanti, diversi, che portino li), pero .. queste dipendenze, incertezze, confusioni.. ci sono davvero. Non ne capisco l'origine. Sinceramente a volte quando torno a casa sono ossessionata dal vedere i miei amici, cercare di vederli tutti e organizzare cose insieme. E spesso non succede, perche li ognuno ha la sua vita, e non e' che arrivo io e si ferma tutto. Mi vergogno a dirlo, perche mi reputo una persona intelligente, matura e soprattutto capace di vedere le cose dal punto di vista degli altri e comprenderle, pero io a volte ci sto male e soffro. E' ridicolo. Come se di colpo avessi bisogno di continue conferme da parte degli amici, del loro volermi bene. Ma io lo che mi vogliono bene. Quindi perche sto male? Mi dici di usare la testa, Angelo, e la razionalita' per inquadrare le cose. Lo faccio. Ed e' proprio per questo che poi sono confusa. Se non mi fermassi a pensare, starei molto meglio. Se mi metto ad analizzare invece quello che sento, per cercar di capirne le ragioni, perche voglio stare bene, perche voglio comportarmi bene, perche voglio essere migliore .. a volte non mi capisco. Da dove vengono queste insicurezze? Da dove viene questo attaccamento / dipendenza dagli affetti che prima non c'era? Prima forse non mi preoccupavo tanto del futuro, nel senso, di una vita stabile, del mettere radici, ora invece lo faccio. L'unica spiegazione che mi riesco a dare e' che, mentre io ero in giro ad arricchirmi, a vivere esperienze, a crescere e prendere tutto quello che mi capitava tra le mani, mentre io conoscevo, molti sono rimasti li, e hanno messo radici, si sono creati una vita, alcuni senza vedere mai al di la del recinto in cui sono nati, ma creandosi in quel recinto una sicurezza che evidentemente a me manca. Ma se anche questa fosse davvero la spiegazione, come la risolvo? Non riesco facilmente a rileggere quello che ho scritto facendo finta di non averlo scritto io. Lo sento troppo mio, e di quelle parole ed emozioni conosco anche l'ombra, conosco quello che ce' dietro, quindi mi risulta molto difficile. Mi sembra non solo una 'storia romanzata' (sono sempre stata cosi nello scrivere, molto drammatica) ma una storia romanzata scritta da un adolescente!! Fa male vedere cosi 'da fuori', leggendosi, come si sembra (perche lo si e') completamente persi e confusi nel momento in cui ci si lascia andare alle proprie emozioni. Mi da quasi fastidio rileggermi. Dipendenze e insicurezze. Non so cosa, ma qualcosa ha fatto si che diventassi cosi. Quel mio migliore amico che ho definito non tanto brillante forse aveva ragione e ha capito meglio di me, quando prima di allontanarsi da me m ha lasciato una lettera, dicendo che bisognava smetterla di sentirsi ignorati, attaccati, imbrogliati, non amati abbastanza, non considerati .. e che dovevo riprendere la mia vita in mano. Ma, nel momento in cui, analizzandomi, capisco infine che il problema sta li, nel fatto che in me e' nata qualche insicurezza per cui cerco continuamente conferme nelle relazioni e alla piu piccola inutile non conferma mi sento abbandonata, non voluta e perdo la testa - cosa mi rimane da fare oltre al cercare di capire da cosa provenga questa insicurezza, cosa causi questo mio reagire e appiccicarmi a cose e comportamenti che non vogliono dire niente e che .. onestamente se guardo in modo distaccato e con piu razionalita mi sembra tutto un enorme stupidaggine??? Perche e' cosi. Ma anche se razionalmente e con la testa, io le cose le vedo .. questo poi non impedisce alla parte irrazionale di me di vederle in un altro modo e a farmi reagire cosi, come una pazza immatura persa su una 'zattera in un mare in tempesta e sballottata dalle onde'. E' cosi difficile armonizzarsi e pacificarsi con il proprio Io interiore.
  6. Non riesco a capire che cosa e'. Cosa e' questo sentimento, questa relazione, e tutte le conseguenze che ne derivano nel mio vivere. Sono cosciente del fatto che non tutto abbia una definizione, che non si possa dare a tutto un nome. Anzi, sono convinta in realta' che neanche gli aggettivi abbiamo tanto senso quando si tratta di persone, e di affetti, Perche tutto e' un po tutto e nulla allo stesso tempo. Perche tutto e' sempre un po di qualche aggettivo ma un po anche del contrario. Ma nonostante la consapevolezza che ho, del non poter spiegare ne a parole ne nella mia testa quello che io e il mio migliore amico siamo, ho iniziato a soffrire, ora, a 30 anni, dopo quasi 20 di amicizia. Un amicizia che qualcuno potrebbe definire morbosa. Non io, considerato il fatto che vivo fuori dalla mia citta ormai da ann mentre lui e' comunque rimasto sempre li. Si, torno spesso, qualche giorno, qualche weekend, e si, li si che siamo morbosi, o forse mi rendo conto solo adesso che in realta ero io quella morbosa. Basavo sempre il mio poco tempo a disposizione su di lui, su quello che faceva e aveva in programma, siamo nella stessa compagnia di amici, che sono importantissimi per me, ma e' sempre lui a cui sto dietro. Certo, anche lui ha passato gli anni organizzandomi i giorni i cui tornavo a casa sempre un sacco di cose da fare. Diciamo che insomma, morbosita o no, abbiam sempre cercato di vederci il piu possibile, a casa, in altre citta, viaggi, weekend fuori, qualsiasi scusa era buona. Lui era/e' la persona piu importante della mia vita, e per lui io ero/sono lo stesso. Tutti i nostri amici, o quasi, non hanno mai creduto che non ci fosse dell'altro tra di noi. E non c'era, o almeno credo, perche ora non lo so piu. Premetto che in tutto questo io sono fidanzata da un paio di anni. Mi costa ammetterlo ma non mi viene da scrivere che questo ragazzo e' l'amore della mia vita, nonostante sempre quando sto con lui e lo guardo negli occhi, mi senta perdutamente innamorata. Ho sempre pensato che quella mancanza di totale certezza fosse causata piu che altro dal fatto che veniamo da due paesi diversi, viviamo in una citta che non e' la nostra .. in sostanza, che lui nn fa parte di quella che definirei la mia vita. Ma quale e' la mia vita? Non capisco neanche perche continuo a pensare alla mia vita come quella che e' a casa. Ma sono anni che io stessa non ne faccio parte! Tutte le volte che torno per qualche giorno poi e' un trauma riandarmene, mi sento come un albero strappato via dalle proprie radici. Forse si sentono cosi tutte le persone che lavorano all'estero o comunque fuori da casa. Ma nell ultimo anno tutto e' peggiorato. Torno a casa e non mi sento piu parte di niente. Per carita. sono piena di amici che non vedono l ora che io scenda qualche giorno e di passare tempo con me. Ma quale e' il mio posto? Vivo a Londra ormai da 5 anni, e questa non e' la mia casa. Nonostante sia diventata un po la mia seconda di casa, non per altro, ma per gli affetti che mi sono creata. Gli amici, le persone, e' su di loro che si basa il mio vivere, il mio sentire. Ultimamente penso che vorrei tornare a casa, ma non saprei bene come. E' una realta' cosi piccola, gia lavorativamente farei solo dei grandissimi passi indietro ma anche mentalmente .. per quanto ami i miei amici, non so quanto reggerei. Genova non e' un paesino di campagna, ma e' comunque una citta' chiusa, provinciale, con pochi stimoli e quasi nessuna motivazione. Come potrei tornare a vivere li? Dove troverei la mia linfa vitale? Sono mesi che mi sento angosciata per questi motivi. Credo che questo doppio vivere, un po qui e un po li sia con i piedi che con la testa abbia creato in me delle insicurezze, forse inconsce, e credo di aver iniziate a riversarle completamente sul mio migliore amico e la nostra relazione. Come se lui rappresentasse quella vita a cui guardo con tanta nostalgia, e che mi distrugge il cuore a volte per questo volerla e desiderarla cosi tanto ma in una forma che chissa non e' la sua. Forse la idealizzo. Forse ho idealizzato lui. A gennaio gli ho regalato per il compleanno un weekend fuori, io e lui come al solito. A tavola mi ha detto 'Ti amo'. Mi ha sempre detto ti amo, ma quella volta era diverso. O l'ho sentito io diverso. Fatto sta che tra il troppo vino e il gomitolo irrisolvibile di emozioni che ho dentro, dopo qualche ora ho provato a baciarlo, lui mi ha rifiutato, si e' arrabbiato, mi ha insultato, dicendo che ero fidanzata e non posso comportarmi cosi/ A quanto pare gli ho detto 'Ma sei tu quello che vogliooo' (a quanto pare, perche io non me lo ricordo). Cosa e' successo? Non lo so ancora adesso. Dopo quell episodio il nostro rapporto non si e' assolutamente incrinato, ma .. non parlando ne risolvendo bene la questione, si e' un po rallentato. E io ne ho sofferto tantissimo. lo sentivo lontano e piu lo sentivo lontano e piu stavo male e lui si allontanava. Pensavo che mi evitasse quando tornavo a casa, ho iniziato a diventare ossessionata. Malata. Una pazza. Anche se lui in compagnia si comportava come al solito, abbiam continuato a fare weekend con altre persone, uscite a casa quando tornavo (ma mai da soli) lo vedevo che esteriormente non era cambiato niente, ma dentro, dentro c'era qualcosa che mi divorava. Quando poi ne abbiam parlato (piu d 5 mesi dopo) lui m ha detto che nn era vero, che non era cambiato niente, che non mi evitava. Ma non so cosa pensare. L'esplosione della mia ossessione e' scattata il giorno del mio trentesimo compleanno. Lui e una mia amica si sono conosciuti e si sono piaciuti. Me lo sentivo, me lo sentivo dentro e quando sono rientrata a Londra qualche giorno dopo, sono impazzita. Lei e' mia amica da poco tempo, non sa tante cose, non le avevo mai parlato di lui e di quello che e' per me. Ho dovuto raccontarle tutto, perche continuava a chiamarmi per dirmi quanto era felice di aver conosciuto lui e di uscirci e io dentro mi sentivo morire. Con lui ho perso la testa, chiamate da isterica, messaggi minatori, una disperata insomma. Sapete quando si perde completamente la testa?? Ho passato 3 settimane a piangere, a urlare, a sentirmi persa. Senza neanche capire bene perche. E tutt'ora non lo capisco. Ora stanno insieme. Io sono contenta per loro da un lato, ma dall'altro non riesco a vederli. Lui si e' allontanato da me perche probabilmente non sopportava piu le mie uscite di senno, perche probabilmente per una volta che e' sereno e ha trovato una ragazza che gli piace non ha voglia di rotture di xxxxxxx. E quindi mi ha semplicemente, momentaneamente, cancellato dalla sua vita. Ma cosa e' questo rapporto che mi fa cosi male? Perche questa persona e' il centro del mio mondo? Quando sono con lui non me ne frega nulla del resto, mi sento in pace con me stessa e con il mondo, mi sento realizzata, mi sento come vorrei sentirmi sempre. Ovunque, dovunque, se sono con lui io sono felice e piena. Ma, se penso razionalmente, intanto esteicamente non mi piace, ma soprattutto, mentalmente, di testa, non e' un ragazzo che mi suscita un incredibile interesse, di quelli che quasi guardi un po dal basso in alto, di quelli da cui impari qualcosa sempre, di quelli con molti interessi e passioni e con sempre pensieri brillanti per il cervello. Non sto dicendo che sia stupido ahah per carita! Pero, razionalmente, non so come potrebbe mai farmi felice. Pero', tante', se mi chiedesse di scappare da tutto, e andare chissa dove, io con lui andrei ovunque. E' un po come se mi completasse, come se la mia anima vicina alla sua formassero un qualcosa di unico. La serenita, la pace. Non riesco a capire cosa sia tutto questo. Non riesco a capire perche in questi ultimi mesi ho perso la testa cosi tanto, al punto da allontanarlo da me. Purtroppo, non potevo fare altrimenti. Ma ho bisogno di aiuto, per chiarirmi. Perche non sto capendo nulla. E intanto lui non ce', ed e' con lei, e io sono qui, lontana, impotente. E so che in questo momento bisogna stare cosi. Perche neanche io posso stare vicino a lui adesso.
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