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  1. Mi chiedevo se è normale non aver avuto un'amica del cuore. Mi spiego meglio: Mi definisco una ragazza estroversa, forte. Eppure da quando sono piccola ho avuto un'amichetta del cuore all'asilo che poi è andata dissolvendosi (percorsi e scuole diverse, e qualche delusione) e poi basta; dalle elementari in poi ho avuto al massimo una singola persona accanto, che vedevo tutti i giorni, e con cui avevo la tendenza di vivere in simbiosi. Se la cosa non era ricambiata soffrivo moltissimo, come quasi un rapporto di coppia portato all'esasperazione. C'è da dire che mio padre è sempre stato assente e più o meno da quando ho 4/5 anni (quando è nato mio fratello) mia madre ha smesso di abbracciarmi o dimostrarmi alcunché di affettuoso. Avevo problemi di violenza domestica in famiglia (riguardava i miei genitori). Con gli altri compagni di classe avevo un rapporto sempre distaccato, non so per quale motivo. Con alcuni avevo una specie di rigetto spontaneo, con altri legavo ma in modo eccessivo, al punto che se non ricevevo la telefonata quotidiana non sapevo che fare della mia giornata. E a un certo punto mi sono resa conto di essere davvero tanto sola. L'apice è giunto quando alle medie ho iniziato pallavolo ed ero davvero appassionata, tanto che l'allenatore mi ha spostato nelle squadre più grandi (under 16). Mi sentivo però fortemente inadeguata a livello sociale (un ambito che mi è sempre stato caro: mi dicevo che loro erano più grandi e non avrei potuto mai essere davvero una loro amica), e un giorno durante l'allenamento non ho capito un esercizio e ho pianto, suscitando l'apprensione di tutte. Nonostante questo fosse un errore umano e perfettamente normale, mi sono talmente vergognata che ho deciso di non tornare più in palestra. Dopo aver realizzato l'opportunità persa e lo spreco di potenzialità che mi ero inflitta, ho fatto un lungo lavoro su me stessa, ma c'è sempre qualcosa che non torna. Con le amicizie ho provato di tutto, quasi come fossero esperimenti (facevo attenzione alle cause e conseguenze delle azioni, ma chiaramente ero anche davvero tanto affezionata): le amicizie maschili sono sempre finite con l'interesse di lui nei miei confronti, io ci cascavo, ci finivo pure a letto e me ne vergognavo, e in ogni caso loro sparivano. I pensieri erano del tipo "sono davvero solo un pezzo di carne?". Le amicizie femminili non sono andate diversamente perché ho scoperto con l'adolescenza che ero attratta anche dalle ragazze, quindi finivo per innamorarmene e anche se me lo tenevo per me, l'amicizia inevitabilmente non era più piacevole, pura e semplice. Non ho avuto problemi nel trovare partner, ne ho avuti molti/e e ho sempre frequentato le loro amicizie, che poi ho inevitabilmente perso quando le relazioni sono terminate - rimanendoci sempre molto male. I pensieri erano del tipo "sono davvero soltanto la ragazza di...., dopo tutte le uscite e le risate e le avventure, resto sempre una esterna?", "non hanno trovato nulla di interessante in me?". Sono sempre rimasta una "nomade sociale" fin quando non ho conosciuto una ragazza all'università con cui ho legato molto, e da cui non sono attratta sentimentalmente né sessualmente. Ma prende sistematicamente le distanze, un po' perché è anaffettiva, un po' per motivi che in effetti mi dice schiettamente, per cui abbiamo trovato la nostra dimensione: io chiedo scusa o faccio valere le mie opinioni, stessa cosa fa lei, e ci vogliamo bene a prescindere. Però non mi sento lo stesso al sicuro. Non la stimo. Come dire, so che non c'è quando ho davvero bisogno di lei. Ascoltando opinioni e storie di persone vicino a me, una volta mi è capitato di sentire "con la mia migliore amica è così, sappiamo entrambe che qualsiasi percorso prenderemo, noi finiremo da vecchie sedute a un tavolo insieme a giocare a carte". Ecco, io non ho un'amicizia così, e non ne ho in generale neanche di particolarmente durature o significative: quando sono in giro, in un posto bello che vorrei condividere, non c'è l'amica a cui penso e dico: wow, mi manchi. Attualmente non mi sento "la compagnia preferita" di nessuno. Ma la cosa che mi fa paura è che sento di averne bisogno, nonostante non abbia problemi a passare del tempo da sola. Ho letto che un problema diventa tale quando potrebbe influenzare la nostra vita quotidiana: Adesso sono reduce di un trasferimento in una nuova città (periferia), e instaurare nuove amicizie mi è davvero molto difficile nonostante i miei continui tentativi di parlare con qualcuno, anche a caso. Non vanno mai oltre quella domanda che ho posto o quell'osservazione che ho fatto. Sono domande che mi sono posta solo io? Sono dubbi inutili, paranoie, c'è qualcosa che posso fare? Ogni consiglio è ben accetto.
  2. Buonasera a tutti, mi sono appena iscritta a questo forum sostanzialmente in cerca di conversazioni sulle materie umanistiche e in merito ad una domanda; Qualcuno saprebbe dirmi di più sulla psicocibernetica e sulla gestione degli obiettivi? A me sembra molto simile al "Life coaching" che, a livello "percettivo" trovo degradante. L'evoluzione ci ha dotato di area logica e ragionamento. La trasvalutazione dei valori e di gran parte della thik description, non dovrebbe essere una delle tante "tappe" della vita di un umano (Senziente) ? Spero di leggere qualche opinione interessante che riesca a snodarmi da questo ragionamento morto. Forse dovrei usare la teoria dei sei cappelli pensanti. Un saluto ^-^

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