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AlessandroMartinelli

Per una nuova educazione.

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“A chi vuol porsi come educatore o genitore preparato, non deve mancare la coscienza e l’impegno riguardo alla responsabilità del proprio ruolo di adulto e la consapevolezza di essere un modello di riferimento per i bambini”. - Intervista con Alessandro Costantini (a cura di Cristina Almeida)

Quando l'argomento è l'aggressività tra i giovani, Alessandro Costantini, pedagogista, psicologo e psicoterapeuta ha delle storie da raccontare. Con una formazione filosofico umanista ha subito concluso che è necessario un equilibrio tra la disciplina imposta ai giovani e l'affettività considerata da lui come un punto forte per i nuovi nuclei famigliari. Vivendo nella città di Ferrara ha avuto l'opportunità di lavorare con tossici dipendenti e in carcere. Svolge la sua attività nelle scuole nel settore dell'educazione. E' formatore sui temi della comunicazione e del bullismo. Terapeuta individuale e di coppia e autore della prima edizione del libro “tra regole e carezze” (Carocci,2002) ed ora pubblicato col titolo “Bullismo Stop” (Italianova, 2007) in edizione rivista ed aggiornata. Ha partecipato nel 2006 al più grande convegno Latino Americano sull'educazione (SABER) di San Paolo (Brasile) dove ha tenuto alcune conferenze presso i più prestigiosi College. Suo un importante libro sull'amore di coppia: Il filo rosso dell'amore (Erickson, 2006). Costantini ci ha concesso questa intervista via e-mail.

Quali sono stati i motivi per studiare i comportamenti aggressivi dei giovani?

In Europa è aumentato il livello di aggressività giovanile e ciò preoccupa molto non tanto o non solo per le azioni di delinquenza o di devianza dei giovani, già presenti come fenomeni, quanto perché si registrano numerose forme di aggressività e prepotenze fin dalle scuole dell’infanzia e dalle scuole primarie, che vengono definite come bullismo. Tali fenomeni in continua crescita, fino a un decennio fa meno evidenti, creano allarme sia nel corpo insegnanti che nelle famiglie e non sanno bene come arginare tali comportamenti. Studiare le cause della maggior aggressività dei giovani può aiutare ad individuare i comportamenti sociali ed educativi più utili da promuovere (tra i primi, fine anni 80 e anni 90, Dan Olweus in Svezia e P.K. Smith in Gran Bretagna, successivamente in Italia Ada Fonzi).

Ci sono tante differenze tra la realtà del Brasile e quella italiana e per questo il bullismo può essere vissuto in maniera diversa anche se spesso è crudele ovunque. Uno può essere rifiutato in un gruppo solo perché non ha un IPod o perché non può comprare dei pantaloni griffati. Come è possibile aiutare questi ragazzi meno fortunati?

Ogni fenomeno sociale può avere cause generali e cause specifiche. Tra quelle generali credo abbia una certa importanza l’influenza che la moda e la società del benessere ha sulla personalità in costruzione di ogni giovane. Il consumismo fa certamente leva sul potenziale che ha il giovane in quanto acquirente

influenzabile. Questo dato credo sia comune a qualsiasi società moderna o in via di sviluppo e può creare tra le giovanissime generazioni una corsa all’oggetto più di moda (telefonino, playstation, riproduttori musicali ecc.) e azioni da parte di alcuni per impossessarsene anche illegalmente. Il fatto grave è che la società sembra non volersi occupare di quanto sia diseducativo tutto ciò, si dice che il sistema economico deve fare il suo cammino, ma non vengono predisposte forme di tutela per i giovanissimi che finiscono per identificarsi in un apparire piuttosto che in un essere.

Probabilmente in Brasile, dove le disuguaglianze socio-economiche interne sono molto più marcate, queste contraddizioni possono generare conflitti più...

http://www.psiconline.it/article.php?sid=6311

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