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paolas71

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  1. paolas71

    Psicologo del lavoro

    che peccato! tra l'altro per l'epoca che stiamo vivendo sarebbero davvero molto utili... e ne sono alla ricerca pure io...
  2. Anch'io vedo , come voi, che il topic sia stato inserito da discrepanza e vorrei dirle questo: il tuo intervento non c'è ( non so se per via di un errore tecnico o volutamente non sia stato correttamente inserito)ma le quattro parole che hai inserito possoni significare molto. Se hai bisogno di un sostegno, o necessità di confrontarti sappi che più o meno alla tua età ho vissuto la tua esperienza. Scrivi di "casini" ma non spaventarti perchè ricordati che non sei sola e con i contatti giusti puoi venirne fuori serenamente.. Stai tranquilla che tutto si sistema e tienici aggiornati.. un abbraccio
  3. Bello questo topic! Mi sento , direi , quasi convolta: non so se si tratta di psicoterapia, di età, di epoca in cui si vive attualmente..ma mi succede la stessa cosa. Latin, non ti sto a scrivere la mia vita xk non basterebbe una pagina e non sarebbe nemmemo il caso, ma ti posso dire che anch'io sono arrivata a 36 anni a pensare che per quanto io possa avere i valori più fondati, l'impegno più intenso,la voglia di rimettermi nuovamente in gioco ... succede che da quando ho divorziato mi ritrovo ogni due anni a cambiare "partner"..cosa ne deduco?che alla fine il destino vuole che non sia portata per la vita di coppia per una serie di cose, sarò troppo esigente, psicologicamente troppo dinamica ( ma non fisicamente) e quando mi innamoro desidero ardentemente e con tutta me stessa che sia la volta giusta!.. e poi nonostante sia innamorata non funziona... e si ricomincia di nuovo..
  4. Ciao a tutti, una mia collega a maggio di quest'anno ha perso la mamma che aveva 64 anni a causa di una serie di complicanze di salute. Sonia ha 40 anni , è sposata, ha un filgio di 5 anni ( concepito con l'inseminazione), ha un fratello di 38 annni convivente (separato) e il padre che vive da solo ora. Io sono la sua responsabile e mi dispiace da matti vederla apatica sul lavoro. Commette spesso degli errori lavorativi e quando la " riprendo " ( in modo soft lo garantisco!!!) mi accorgo che la sua mente è altrove, rimane inattiva , la sua voce è "addormentata" e risponde con un "sì, va bene". La mia prima reazione è quella di spronarla, se potessi la prenderei anche violentemente e dirle "Sonia, devi vivere!hai un figlio!reagisci!"ma al tempo stesso mi freno dicendomi che sono purtroppo eventi che toccheranno a tutti e non mi sento in grado di ( e non voglio) giudicarla. Quando sua madre stava per morire le ho dato dutta la flessibilità possibile lavorativa, uscite, entrate , permessi ( anche non dichiarati al titolare per evitare discussioni..), disponibilità a sostituirla e a coprirla nelle sue mansioni. Ora dopo quattro mesi sono un pò demotivata a continuare a parlare con lei, le ho suggerito un supporto psicologico, di tenersi attiva ed impegnata con il figlio che inizia la scuola, di reagire xk la vita è una sola , che la depressione deve comandarla e non essere comandata ecc ecc. Lei riconosce di essere depressa e il risultato è stato che : si prende una settimana di ferie per seguire il bambino a scuola ma il pomeriggio è a casa da sola tra i suoi "pensieri". Vorrei spronarla e provocarla con la scusa del gioco di squadra lavorativo al fine di renderle anche il posto di lavoro come una "medicina" che possa aiutarla, ma mi rendo conto che Sonia non dà segni di reazione! Qualcuno ha vissuto un' esperienza similare? e come ne è venuto fuori? Grazie x l'attenzione!
  5. sì. effettivamente la "mamma" di questo genere è quella del 90% della popolazione... è normalissimo! Ricordiamoci che: - non si nasce "mamma imparati" e che se solo ci mettiamo nei suoi panni possiamo osservare delle vedute che dall'altra parte non si possono notare; - di mamma ne esiste una sola.... E' un bene che ti sia accorta della necessità di indipendenza , questo è un ottimo inizio!!!! Pensa a chi subisce continuando a far il mammone e non riesce a diventare protagonista della propria vita!(che tristezza!) Credo che una volta tagliato il cordone ombelicale la tua mamma diventerà la tua miglior amica.... ma non essere troppo severa con lei perchè un giorno sarai anche tu genitore.....
  6. sono dell'opinione che di fronte a queste realtà, purtroppo troppo diffuse, bisogna fermarsi e domandarsi " perchè mi succede questo?". Se sappiamo rispondere profondamente e ascoltiamo attentamente le parole che escono dal ns cuore, troviamo i veri motivi per i quali siamo situati in questa sofferenza. Ti abbraccio forte.. e abbi fiducia in te stessa!!!
  7. Ecco, dopo una discussione molto accesa il mio ragazzo mi ha detto che si iscriverà nuovamente a scula guida facendo pratica. Io non so come andrà a finire.. sicuramente non gli farò pressioni perchè lui si sentirà sotto esame.. ma non vorrei essere nemmeno trasparente per potergli trasmettere almeno che se sorpasserà questa paura troverà il vantaggio di divenire più sicuro si sè..
  8. paolas71

    non scandire bene le parole

    Sto facendo particolare caso che spesso mi succede di esprimere verbalmente parole nelle quali "mi mangio" le parole. Nello specifico noto che chi ascolta la mia frase poi mi dice "eh"? così mi accorgo che sono io a non aver scandito bene per esteso la parola che volevo pronunciare non permettendo la comprensione del mio discorso. Mi arrabbio con me stessa così faccio un respiro profondo, mi impongo di parlare al rallentatore ma l'indomani mi accade nuovamente ( per non parlare di quando inverto un vocabolo con un altro ,oppure mi vengono vuoti di memoria xk non riesco a rammentare quella determinata parola o quando parlo velocemente). Vi è mai capitato? Ha una spiegazione/origine/causa questo "difetto" di comunicazione? Noto anche che questo modo di esprimersi ce l'ha anche mio padre, è una cosa quindi ereditata??????? Spero di no, anche perchè mi succede a periodi alterni. Ringrazio e saluto p.s. ... forse si tratta solo di collegare la lingua al cervello.. e il collegamento è diventato debole....
  9. paolas71

    eccomi

    ci provo! giuro che ci provo!!!!
  10. paolas71

    LE COSE BELLE DELLA VITA

    .. .. leggere voi...
  11. Probabilmente hai ragione:far nascere una necessità internamente non è mai come quella indotta esternamente. Si possono inventare i più svariati modi, metodi, pensieri e riflessioni ma se l'interessato non conosce il sentimento di necessità interiore, quelle esteriori diventano optional. A questo punto mi rendo conto che lui vivendo nel mondo "protection family" difficilmente ne verrà fuori da questo ostacolo. Esiste secondo voi, o sull'esperienza di qualcuno, che io possa divenire la causa che induca a risolvere il suo ostacolo?.. e come? ..non voglio mollare..
  12. paolas71

    eccomi

    Ciao sono paola, son qui non x capire me.. ma chi mi circonda.. così posso ritrovare me stessa...
  13. Ho preferito aprire questo topic in tale sezione perchè sono convinta che il blocco arrivi dai genitori. Il mio ragazzo ha 35 anni, è figlio unico e a 19 anni ha fatto un incidente stradale. Aveva appena preso la patente, con lui in macchina c'erano 3 amici e nonostante la macchina fosse distrutta se la sono cavata tutti con qualche punto, gesso e fisioterapia. Da allora ha deciso di non guidare mai più. I genitori presero atto e lo assecondarono ( che bravi eh?!?!?). Da due anni stiamo insieme ed ora sto tampinando su questo tasto poichè sono dell'opinione che se supera questo ostacolo il mio ragazzo diventerà più sicuro di se stesso e un insieme di fattori lo renderebbero "più grande". Ho parlato con i genitori, visto che è figlio unico e sono abituati a risolvere ogni problema del loro figlio, per esporre le mie intenzioni al fine di metterlo alla guida ank xk di sostegno psicologico non ne vuole sentir parlare: regalargli un pacchetto di scuola guida pratica x compleanno. Ho esposto ai genitori il mio punto di vista e il PADRE mi ha detto che si è già mosso lui prenotando il pacchetto; mi dice inoltre "non è la fine del mondo cmq!!! ci sono persone che hanno fatto incidenti e vivono la vita normalmente ank senza guidando!", la mia risposta fu : preferisco guardare persone che hanno avuto l'esperienza di suo figlio ma che poi alla guida della macchina ce l'hanno fatta!. Il senso è che puntulamenete i genitori, ma sopratutto il padre, si sono messi davanti al problema del proprio figlio risolvendoglielo ( prenotando le guide)senza dare a lui il senso del sacrificio e dell'importanza ( gliela pagano loro e invece avrei dovuto alla fine farlo io!). Con il mio ragazzo questo argomento è l'unico muro che ci rende difficile il dialogo e di quanto sopra descritto lui non è ancora al corrente. Sicuramente lo metterò di fronte al fatto compiuto perchè ho tutta l'intenzione di venirne fuori ma... possibile mai che un padre così protettivo abbia tarpato così le ali all'unico figlio che ha? E di fronte ai problemi più grandi della vita come farà questo padre a risolverglieli? Per risolvere questo problema della guida secondo voi quale sarebbe la soluzione migliore visto che alla fine dietro a tutto c' è il padre? Grazie mille per la cortese attenzione.
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