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manuelroco

Il peso della solitudine e della mancanza di una famiglia

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Salve a tutti:

vi scrivo perché in questi piú che mai sono stanco di starmene solo e non mi si venga a dire che la solitudine è una condizione di liberta (quoto un forum che mi ha dato l’idea di scrivervi). Comunque, a dire il vero sono ancora più stanco di sentirmi paralizzato, incapace di reagire e d’altronde, mi dico sempre, cosa potrei fare?

Non si pensi che sia il tipo depresso da piagnistei o da cappio al collo! Assolutamente nulla di tutto questo. Al contrario sono un tipo dalle idee chiare, gioviale e cortese. Esercito un lavoro di notevole responsabilità con gli adolescenti che credo di svolgere al meglio e so pure di essere stimato.

Ma quando torno a casa, quando giungono i fine settimana o i periodi di ferie allora tutto cambia, allora è il vuoto. Allora è il chiedersi “che senso ha essere soli, per essere sempre più soli”.

Non ho mai capito perché non sia mai riuscito a crearmi una rete di amicizie. Forse perché l’amicizie sono cose da ventenni, mentre quando uno arriva ai quarantacinque come il sottoscritto, tutto cambia perché, suppongo, sarebbe ovvio avere una realtà più solida, come potrebbe essere una famiglia propria. Una famiglia che non c’è e non ci sarà mai nonostante il desiderio devastante di paternità.

Sono omosessuale e avrei tanto voluto vivere normalmente la mia affettività senza scendere a compromessi con stili di vita gaya, senza ghettizzarsi in locali e spiagge. Non sono affatto un timido e anni orsono mi ero anche impegnato nel tessere contati ma alla fine tutto è stato frustrante. Ovviamente conosco altre persone come me ma sento sempre più un abisso tra me e loro. A volte, analizzando la situazione, ho supposto di avere “la colpa” di far parte di quelle persone normali, con senso di responsabilità, dotati di un po’ di cultura, amanti di una vita discreta e come se non bastasse “sprofondati” in un mondo provinciale dove l’impressione è quella che non succeda assolutamente nulla.

D'altronde le tante vicissitudini di questi anni e che sono state proprio tante, (la fatica con gli studi ed il precariato, la sofferenza e morte del padre, il suo perpetuo disprezzo nei miei confronti fino a diseredarmi, la penose difficoltà economiche, la malattia ect ect) mi hanno riempito di tanta amarezza e di disincanto.

Per farla breve, ho alle spalle una lunga storia di fatica di ogni genere, di attese di qualcosa di bello, di desiderio di qualità nei rapporti, di fame di famiglia… e poi invece ci si ritrova qui a guardarsi la vita con le mani vuote, ad avere fame di una parola buona.

Forse questo è soltanto uno sfogo che non so dove possa portare, ma comunque grazie col cuore se qualcuno mi dedica qualche minuto nel leggere queste righe.

Manuel

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Manuel Su Forzaaa!!!

Non arrenderti, ce l'hai fatta fino ad ora superando varie difficoltà e non ti puoi arenare ora, solo per colpa della solitudine! Affrontala!!! Combattila!!!

Sii più forte di lei! Tutti soffriamo di solitudine, tutti! Ma pian piano si impara a conviverci...

Non un amico, nè compagno, nè un marito, nè un figlio possono appianare tale vuoto...

Il mondo è pieno di tante cose, animali e persone che hanno bisogno di attenzione e se, tu indirizzerai il tuo interesse verso quest'ultime, vedi, che ti sentirai meno solo! :)

Devi essere una bella persona e fidati, prima o poi alle belle persone il destino riserva sempre qualcosa di speciale! :Four Leaf Clover:

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Ciao Manuel! Sento molto vicine alla mia realtà alcune delle tue parole. Anche io sto vivendo un periodo di profonda solitudine da cui non riesco ad uscire. Sono in una comunità per disturbo Borderline di personalità ma gli altri ospiti sono troppo diversi da me, quindi con loro non c'è dialogo. Sento il bisogno invece di interagire. Comunque ho 29 anni e... piacere!

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Salve a tutti:

vi scrivo perché in questi piú che mai sono stanco di starmene solo e non mi si venga a dire che la solitudine è una condizione di liberta (quoto un forum che mi ha dato l’idea di scrivervi). Comunque, a dire il vero sono ancora più stanco di sentirmi paralizzato, incapace di reagire e d’altronde, mi dico sempre, cosa potrei fare?

Non si pensi che sia il tipo depresso da piagnistei o da cappio al collo! Assolutamente nulla di tutto questo. Al contrario sono un tipo dalle idee chiare, gioviale e cortese. Esercito un lavoro di notevole responsabilità con gli adolescenti che credo di svolgere al meglio e so pure di essere stimato.

Ma quando torno a casa, quando giungono i fine settimana o i periodi di ferie allora tutto cambia, allora è il vuoto. Allora è il chiedersi “che senso ha essere soli, per essere sempre più soli”.

Non ho mai capito perché non sia mai riuscito a crearmi una rete di amicizie. Forse perché l’amicizie sono cose da ventenni, mentre quando uno arriva ai quarantacinque come il sottoscritto, tutto cambia perché, suppongo, sarebbe ovvio avere una realtà più solida, come potrebbe essere una famiglia propria. Una famiglia che non c’è e non ci sarà mai nonostante il desiderio devastante di paternità.

Sono omosessuale e avrei tanto voluto vivere normalmente la mia affettività senza scendere a compromessi con stili di vita gaya, senza ghettizzarsi in locali e spiagge. Non sono affatto un timido e anni orsono mi ero anche impegnato nel tessere contati ma alla fine tutto è stato frustrante. Ovviamente conosco altre persone come me ma sento sempre più un abisso tra me e loro. A volte, analizzando la situazione, ho supposto di avere “la colpa” di far parte di quelle persone normali, con senso di responsabilità, dotati di un po’ di cultura, amanti di una vita discreta e come se non bastasse “sprofondati” in un mondo provinciale dove l’impressione è quella che non succeda assolutamente nulla.

D'altronde le tante vicissitudini di questi anni e che sono state proprio tante, (la fatica con gli studi ed il precariato, la sofferenza e morte del padre, il suo perpetuo disprezzo nei miei confronti fino a diseredarmi, la penose difficoltà economiche, la malattia ect ect) mi hanno riempito di tanta amarezza e di disincanto.

Per farla breve, ho alle spalle una lunga storia di fatica di ogni genere, di attese di qualcosa di bello, di desiderio di qualità nei rapporti, di fame di famiglia… e poi invece ci si ritrova qui a guardarsi la vita con le mani vuote, ad avere fame di una parola buona.

Forse questo è soltanto uno sfogo che non so dove possa portare, ma comunque grazie col cuore se qualcuno mi dedica qualche minuto nel leggere queste righe.

Manuel

Leggendo ho avuto l'impressione di tornare tra i banchi di scuola quando ti accorgi che il tuo compagno ti ha copiato il compito...già perché quello che hai scritto tu l'avevo scritto anche io non molto tempo fa...

Anche io non ho amici che posso considerare tali, vivo in un paese di provincia (e di provincialismi) che mi sta stretto ogni giorno di più e mi considero una persona normale senza grandi pretese.

E' buffo come ciò che ci divide dagli altri ci accomuna alle volte...e se leggi su questo forum ci sono tante storie simili...eppure questa è una ben magra consolazione.

Penso che la solitudine sia effettivamente una condizione di libertà ma nel momento stesso in cui cominciamo ad angosciarci di star soli diventa la nostra prigione.

Intanto ben venuto sul forum :):

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Ciao Manuel! Sento molto vicine alla mia realtà alcune delle tue parole. Anche io sto vivendo un periodo di profonda solitudine da cui non riesco ad uscire. Sono in una comunità per disturbo Borderline di personalità ma gli altri ospiti sono troppo diversi da me, quindi con loro non c'è dialogo. Sento il bisogno invece di interagire. Comunque ho 29 anni e... piacere!

Benvenuta anche a te :):

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Non ho mai capito perché non sia mai riuscito a crearmi una rete di amicizie. Forse perché l’amicizie sono cose da ventenni, mentre quando uno arriva ai quarantacinque come il sottoscritto, tutto cambia perché, suppongo, sarebbe ovvio avere una realtà più solida, come potrebbe essere una famiglia propria.
Vivo il tuo stesso disagio, pur non essendo omosessuale. Non credo che le amicizie siano "cose da ventenni": ho visto molti ulta-anta frequentare amici.

Di certo non ho avuto le "sventure" che la vita t'ha riservato (tuo padre, le difficoltà di vivere liberamente la propria sessualità...), ma, facendo un bilancio generale, non so se sia stato meno "sfortunato" di te:

Non si pensi che sia il tipo depresso da piagnistei o da cappio al collo!
Lo sono stato per moltissimo tempo, a partire dall'adolescenza. Penso che le difficoltà psicologiche che ho vissuto da solo, senza alcun aiuto professionale o di altra natura, abbiano indirizzato la mia vita in una direzione priva di molte cose buone... ho perso un sacco di occasioni...

Poi l'aiuto l'ho avuto, ho capito delle cose su di me, e sono cambiato un po', ma resta il fatto che, nonostante l'impegno per fare amicizie, mi ritrovo ancora da solo (anche perchè ho deciso di troncare con delle conoscenze "trascinate" con cui non ho mai avuto "feeling").

Se ci penso, considerato che tutto sommato dovrei essere una persona normale, anche piacevole, resto interdetto, smarrito e tentato dallo scoramento.

Che dirti? Alla nostra età è oggettivamente più difficile fare amicizie. Eppure, bisogna sforzarsi. Io cerco di coltivare degli interessi, di fare cose. E, ultimamente, qualche persona nuova l'ho finalmente conosciuta.

Penso che sia importantissimo non lasciarsi andare troppo a quella che in modo più che appropriato chiami "fame" di amicizie, di attenzioni, di carezze (anche da dare, non solo da ricevere). Alcuni affermano che più fame hai e meno riuscirai ad uscire da questa dolorosa situazione; temo che sia vero: la gente, probabilmente a ragione, è attratta solo da chi sta visibilmente bene e rifugge chi mostra segni di qualsivoglia sofferenza.

Quindi, dovremmo seguire i consigli di Amelie:

Il mondo è pieno di tante cose, animali e persone che hanno bisogno di attenzione e se, tu indirizzerai il tuo interesse verso quest'ultime, vedi, che ti sentirai meno solo!

Eppure, non smetto mai di chiedermi: davvero si può essere felici da soli, senza amicizie e senza affetti?

Se non si ha una "missione" a cui dedicare la propria esistenza, se non si è un grande scienziato, un artista, una persona dotata di talento straordinario, se si è una persona "normale", davvero si può vivere felici senza l'amore per un compagno, l'amore per i figli?

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Penso che le difficoltà psicologiche che ho vissuto da solo abbiano indirizzato la mia vita in una direzione priva di molte cose buone... ho perso un sacco di occasioni...

Gineprix, se posso, cosa intendi per direzione priva di molte cose buone e, se ti va potresti descrivere, quali occasioni ritieni perse.

nonostante l'impegno per fare amicizie, mi ritrovo ancora da solo.

Se ci penso, considerato che tutto sommato dovrei essere una persona normale, anche piacevole, resto interdetto, smarrito e tentato dallo scoramento....

A parer mio, non sembra corretto parlare di amicizia ma di conoscenza o meglio ancora di propensione a socializzare.

L'amicizia è quel rapporto che nasce (la maggior parte delle volte) in giovane età, che accompagna la propria crescita affiancandosi ai vivi e intramontabili momenti/esperienze/situazioni/emozioni e che se è duratura continua a far parte della tua vita nel tempo come una delle colonne portanti, altrimeti si abbandona al ricordo.

Sembra più giusto parlare di conoscenza, di intrattenimento, di condivisione (molte volte momentanea)... quella che "ti serve" e "si serve" di te, di me, di noi. Pensa con quante persone sei uscito anche solo per andare al cinema, in enoteca, al centro,ecc.. in tutti questi anni...persone con cui hai trascorso ore, giorni e mesi in piacevole compagnia, quelli erano e sono i conoscenti. Molte volte è anche naturale servirsi di loro, come loro di noi. :)

Sono sempre i conoscenti che si annoiano a sentire e vedere le persone spente, stufe, noiose, lamentose; non perchè sono insensibili o egoisti, ma semplicemente perchè la natura del loro legame è strettamente legata al verbo servire e hanno bisogno di persone vivaci, allegre, solari con cui avere (giustamente) attimi di spensieratezza! Come tu stesso hai giustamente scritto: loro sono attratti solo da chi sta visibilmente bene e rifugge chi mostra segni di qualsivoglia sofferenza.

Gli amici quelli veri, invece, loro non si stancheranno mai di ascoltarti, consolarti e rincuorarti e a loro poco importa se l'attimo condiviso con te sia bello o brutto, l'importante è viverlo con te.

Non è sbagliato quando scrivi: che la tua propensione a socializzare è inveramente proporzionata a quella degli altri. Ma dovrà essere un buon motivo per rinunciarci, l'abbiamo detto prima..il mondo è pieno di persone che desiderano compagnia.

Ma è sbagliato scrivere: tutto sommato....sono una persona normale... Certo che lo sei!!! Gli anormali sono quelli che negano la natura del nostro essere ( tra cui rientra anche la solitudine), sono quelli che diventano vittime della solitudine e dell'apatia! Non le persone che vogliono vivere, in tutti i modi, affrontando l'inquitudine della solitudine.

Eppure, non smetto mai di chiedermi: davvero si può essere felici da soli, senza amicizie e senza affetti?

Se non si ha una "missione" a cui dedicare la propria esistenza, se non si è un grande scienziato, un artista, una persona dotata di talento straordinario, se si è una persona "normale", davvero si può vivere felici senza l'amore per un compagno, l'amore per i figli?

Si può vivere felici anche senza un compagno, l'amore di un figlio e senza amici.

Come si può vivere anche infelicemente con un compagno, un figlio e amici.

E tanti sono gli esempi reali. Il discorso sarebbe anche lungo...

Guarda, molte volte proiettiamo la (nostra)felicità in quello che più ci manca o desideriamo avere. Ma non sempre è cosi. Perchè poi, una volta avuto/raggiunto la "missione" come la definisci tu, ci sarà sempre accanto a noi ad accompagnarci la solitudine e l'insoddisfazione.

Purtroppo bisogna conviverci. E diffida da chi afferma il contrario! :)))

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vivo in un paese di provincia (e di provincialismi) che mi sta stretto ogni giorno di più e

m-m-ma dici R-R-R-Roma??? :o:

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Certo che puoi, Amelie, anzi, apprezzo il tuo interesse ^_^

"direzione priva di molte cose buone" = via della rinuncia

Quali occasioni ritengo perse? Storie d'amore, quelle che la quasi totalità degli adolescenti vive. Una formazione professionale completamente diversa da quella che ho faticosamente costruito e, quindi, un lavoro completamente diverso da quello che svolgo attualmente. Con tutti gli sviluppi dei casi...

Ho consapevolmente usato il termine "amicizie" nel senso di "conoscenze".

Gli amici quelli veri, invece, loro non si stancheranno mai di ascoltarti, consolarti e rincuorarti e a loro poco importa se l'attimo condiviso con te sia bello o brutto, l'importante è viverlo con te.
Allora nella mia vita non ho mai avuto un vero amico (sebbene talvolta l'abbia creduto e sebbene alcune persone m'abbiano ritenuto tale e, quindi, presumibilmente, avrebbero dovuto comportarsi in quel modo) :(:

Con un compagno di liceo ho trascorso tantissimo tempo... mi ci ero legato tantissimo... Poi, quando intravide il "lato oscuro" della mia personalità, preferì tenersi a distanza di sicurezza (in buona fede, mi disse che temeva le influenze che potevo avere su di lui). Da quando si fidanzò seriamente, quasi sparì.

Tempo fa seppi che stava male ed era ricoverato in ospedale. Andai a trovarlo l'indomani, da solo. Fui il primo, se non l'unico, "amico" di liceo a farlo.

Viviamo in due città diverse, a circa 200 Km di distanza. E' sposato e ha due bellissime bambine. Qualche anno ci sentiamo per gli auguri di Natale e fine anno...

è sbagliato scrivere: tutto sommato....sono una persona normale
L'ho scritto quasi autoironicamente: sono convinto di essere una persona normale, solo un po'... pesante :Thinking:
Si può vivere felici anche senza un compagno, l'amore di un figlio e senza amici.

Come si può vivere anche infelicemente con un compagno, un figlio e amici (...) Guarda, molte volte proiettiamo la (nostra)felicità in quello che più ci manca o desideriamo avere.

Razionalmente, lo capisco. Però, non sono ancora riuscito a convincermene.

Mi sa che prima o poi, volente o nolente, ci riuscirò.

:65: per ciò che hai scritto :D:

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m-m-ma dici R-R-R-Roma??? :o:

No, non vivo a Roma, a circa 40 km di distanza...comunque è vero leggendo la località nel mio profilo sembra ridicolo quello che ho scritto :Just Kidding:

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No, non vivo a Roma, a circa 40 km di distanza...comunque è vero leggendo la località nel mio profilo sembra ridicolo quello che ho scritto :Just Kidding:

beh 40 km non mi sembrano neanche tanti via; se quando senti che ti sta stretto il posto dove vivi ti vai a fare un giretto nella Città Eterna, magari oltre a respirare un pò di aria nuova (e sporca) riesci anche a ridimensionare i tuoi spazi secondo le tue misure, tanto Roma non pone limiti in tal senso ^_^

se invece questa è una cosa che già fai ma non produce alcun effetto, potresti cmq provare a farla in modo diverso :;):

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beh 40 km non mi sembrano neanche tanti via; se quando senti che ti sta stretto il posto dove vivi ti vai a fare un giretto nella Città Eterna, magari oltre a respirare un pò di aria nuova (e sporca) riesci anche a ridimensionare i tuoi spazi secondo le tue misure, tanto Roma non pone limiti in tal senso ^_^

se invece questa è una cosa che già fai ma non produce alcun effetto, potresti cmq provare a farla in modo diverso :;):

Ogni tanto lo faccio ma spesso mi manca il tempo...sia per motivi lavorativi che familiari sono un po' inchiodata al paesello...

E tu che c'hai il dono dell'ubiquità che stai in tre posti diversi? :Just Kidding:

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Salve a tutti,

grazie per le vostre opinioni anche se confesso mi sono abbastanza perso nel cercare di seguire la logica dei vostri interventi.

Comunque provo ad esprimere alcune riflessioni. Parlare di rimpianto per le occasioni perdute, mi sembra tanto una affermazione fuordeviante frutto di attese e proiezioni personali quasi sempre forgiate dall’immaginario collettivo, e non certo testimonianza di una coerente adesione alla propria realtà psico-affettiva. Forse in queste mie parole vi è un principio di fatalismo oppure una forte carica di sopportazione, ma sono certo che vi è anche una riflessione sulla maturazione personale la quale implica il progressivo riconoscimento della propria natura e della sua unicità. Forse una delle grandi fatiche nella maturazione consiste nella difficoltà di liberarsi dalle schematizzazioni culturali che ingabbiano gli aneliti più profondi in formule risolutive preconfezionate.

Tuttavia, anche se dietro la parola “occasioni perdute” si cela uno schema che non approvo, vi leggo una chiave di lettura delle nostre dinamiche interiori, ossia la nostra tensione verso l’altro. Non so dove l’ho letto ma condivido in pieno questa definizione sulla persona umana: “Il massimo della solitudine ed il massimo di bisogno di relazione”.

Si può vivere felici anche senza un compagno, l'amore di un figlio e senza amici.

Come si può vivere anche infelicemente con un compagno, un figlio e amici.

Formulato così sembrerebbe impeccabile, ma non è la modalità sociale con cui si realizzano le nostre necessità affettive che compiono la felicità, bensì lo spirito che le animano, ovvero la condivisione. Concordo che non è certo una moglie, un figlio o un compagno ecc. a produrre di per sé la felicità, ma la possibilità di condivisione con l’Altro ciò che da compiutezza alla vita e di conseguenza generare felicità.

Ovviamente, il discorso sarebbe estremamente più complesso ed implicherebbe concetti come progettualità, stabilità, oblatività, ma non mi interessa stracaricare la riflessione, quanto ridurla ai minimi termini

Non credo sia corretto parlare di “occasioni perdute”, bensì di “condivisioni frustrate”

Se si dovesse aprire una riflessione sul valore alienante della solitudine, penso dovrebbe orientarsi sul capire la natura di questa difficoltà condivisionale.

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Ogni tanto lo faccio ma spesso mi manca il tempo...sia per motivi lavorativi che familiari sono un po' inchiodata al paesello...

E tu che c'hai il dono dell'ubiquità che stai in tre posti diversi? :Just Kidding:

:Shame On You:

il tempo è l'unica cosa della cui mancanza non si può incolpare Berlusconi (o la crisi, adesso tira questa qua), in quanto ce lo hanno tutti, e cosa ancor piu sorprendente, ce lo hanno tutti in egual misura!

se hai voglia, intanto, potresti fare due "calendari", in uno ci metti come impieghi il tuo tempo in una giornata (con gli orari), in quell'altro ci metti invece come lo vorresti impiegare (sempre con gli orari), poi se vuoi, posti qua quest'ultimo (quell'altro te lo tieni per questioni di privacy)...

cmq io sto in 3 posti diversi perchè pendolo, o mejo, pendolavo :p:

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:Shame On You:

il tempo è l'unica cosa della cui mancanza non si può incolpare Berlusconi (o la crisi, adesso tira questa qua), in quanto ce lo hanno tutti, e cosa ancor piu sorprendente, ce lo hanno tutti in egual misura!

Già la crisi non la si può certo incolpare, semmai ha reso molta gente in grado di avere tanto più tempo libero a disposizione... <_<

Ora provo ad esprimermi meglio...delle mie 24 ore quelle dedicare a fare ciò che voglio sono molte dimeno rispetto a quelle dedicate a fare ciò che debbo :;):

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L'ultimo post di manuelroco m'ha fatto riflettere e riconsiderare alcune mie osservazioni.

Anzitutto, vorrei fare un chiarimento su ciò che intendevo con "occasioni perdute".

In generale, mi riferivo a scelte non compiute che, se compiute, avrebbero probabilmente prodotto effetti presumibilmente (per me) benefici per il sottoscritto, non necessariamente sulla base di "schematizzazioni culturali che ingabbiano gli aneliti più profondi in formule risolutive preconfezionate".

In particolare, per fare un esempio ed essere più chiaro, se dopo il liceo mi fossi iscritto a psicologia, com'era mio desiderio, anzichè ad informatica, come ho fatto, oggi potrei essere uno psicologo soddisfatto del proprio lavoro, mentre sono un impegato che fa un lavoro che gli è generalmente sgradito. Il punto è che allora la facoltà più vicina era a Roma e per i miei genitori quella scelta presentava due inconvenienti: il pupo di mamma a soli 18 anni avrebbe dovuto andare a vivere da solo a 200 Km di distanza; una laurea in psicologia avrebbe offerto pochi sbocchi occupazionali. Così, essendo io a quei tempi insicuro ed immaturo, mi lasciai persuadere dai miei.

Altro esempio: se non avessi avuto la miriade di condizionamenti mentali depotenzianti sulla mia persona ("sono brutto" in primis), avrei potuto farmi avanti con un numero considerevole di donne ed oggi potrei condividere le cose della vita con una donna che amo, il che, sempre prescindendo da ciò che "detta" la cultura dominante contemporanea, a mio parere costituisce una condizione che con ottima probabilità concorre alla determinazione di uno stato di benessere.

In sintesi, è indubbio che molti dei miei aneliti siano viziati dai condizionamenti ambientali che ho subito, ma un minimo di autonomia ritengo di averla preservata!

Si può vivere felici anche senza un compagno, l'amore di un figlio e senza amici.

Posto che "amici" significhi tesori, nel senso che Amelie spiega più in alto, chiedo: se alla frase aggiungo la parola "conoscenti" vale ancora? Cioè:

Si può vivere felici anche senza un compagno, l'amore di un figlio, senza amici e senza conoscenti?

Chiedo questo perchè oramai da lungo tempo non solo non ho amici (alla luce delle ultime riflessioni penso di non averne mai avuti), ma frequento molto di rado un numero veramente esiguo di conoscenti.

Considerato che questa mia condizione mi porta a trascorrere pomeriggi/serate/we a casa in completa solitudine, il che per me è fonte di grave alienazione, personalmente alla domanda risponderei "no".

D'altra parte, condivido ciò che scrive manuelroco:

[è] la possibilità di condivisione con l’Altro ciò che da compiutezza alla vita e di conseguenza genera(re) felicità

In altri termini, se è vero che l'uomo è un animale sociale, cioè ha bisogno per sua natura di scambi con i suoi simili, la mia condizione è realmente problematica.

Inoltre, temo di dover riconsiderare la mia posizione rispetto alla frase di Amelie:

è sbagliato scrivere: tutto sommato....sono una persona normale... Certo che lo sei!!!

Se è vero che la mia condizione (quasi totale assenza di conoscenti con cui trascorrere il tempo libero) è ben poco diffusa — come mi sembra che sia — allora non posso definirmi normale, proprio per definizione: sono ben fuori dalla norma.

Sia chiaro che il considerarmi anormale in tal senso non mi procura autodisistima, ma solo confusione e senso di impotenza, dato che non riesco ad individuare le cause di questa mia anormalità e, al tempo stesso, percepisco che in me qualcosa che non va c'è.

Se penso a quanto appreso con la terapia, la risposta potrebbe essere: in te ciò che non va è "semplicemente" il fatto che non ti accetti pienamente. Ecco quella che potrebbe essere "la natura di questa [mia] difficoltà condivisionale". Punto critico...

Voi avete difficoltà condivisionali?

Chi le ha, ne ha individuato le cause?

Ha saputo in qualche modo rimuoverle? Come?

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In particolare, per fare un esempio ed essere più chiaro, se dopo il liceo mi fossi iscritto a psicologia, com'era mio desiderio, anzichè ad informatica, come ho fatto, oggi potrei essere uno psicologo soddisfatto del proprio lavoro, mentre sono un impegato che fa un lavoro che gli è generalmente sgradito.

beh, intanto per questo, sei ancora in tempo, ti pare? se cè una cosa bella dell'Università (italiana e non), è proprio quella di poterla intraprendere a qualunque età ed in qualunque momento :ola (4):

Voi avete difficoltà condivisionali?

Chi le ha, ne ha individuato le cause?

Ha saputo in qualche modo rimuoverle? Come?

scusa ma che ci devi fare con le cause? poi non pensi che trovarle, o pensare di averle trovate, invece che sistemare le cose, le possa peggiorare?

tipo quella tua di sopra: non ho nessuno perchè sono brutto > e se sono brutto non mi vuole nessuno > e se non mi vuole nessuno è perchè sono brutto > ecc. :Confused:

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@ Gineprix

Ho passato tanto tempo a riflettere su come potrei stare ora se avessi fatto scelte diverse in passato e alla fine sono giunta ad una conclusione: se ho fatto determinate cose in un determinato momento è perché quelle erano le uniche cose che in quel momento potevo fare.

Forse la mia è solo una conclusione di comodo, forse voglio mettermi la coscienza in pace o forse davvero in base al susseguirsi degli eventi, alle mie capacità e possibilità di allora ho intrapreso l'unica strada percorribile.

Tu stesso hai spiegato perché non ti sei potuto iscrivere alla facoltà che ti piaceva, ora sei cresciuto, hai acquisito esperienza di vita e maggiore capacità di importi ma all'epoca dei fatti non era così, hai scelto di assecondare la tua famiglia che presumo ti mantenesse economicamente. Quali mezzi avresti potuto avere per mantenerti da solo? Saresti riuscito senza aiuto a proseguire gli studi?

Con il senno di poi le cose sono sempre più facili ma se abbiamo fatto una cosa, certo possiamo aver sbagliato, un minimo di motivazione comunque c'era. :):

Riguardo all'avere un compagno/a e all'avere una famiglia nemmeno questo è certo che porti ad uno stato di benessere, anzi dando uno sguardo alla pagina della cronaca dei quotidiani sembrerebbe che tante persone giungono prematuramente alla fine della vita proprio per mano dei loro compagni/familiari <_<

Rispondendo infine alla domanda cardine di questo topic

Si può vivere felici anche senza un compagno, l'amore di un figlio, senza amici e senza conoscenti?

credo che si viva felici quando la nostra condizione scaturisce da una libera scelta e non da imposizioni esterne o interne che siano.

E' felice pur essendo immerso nella solitudine il santone della montagna perché ha scelto lui la sua condizione.

Lascia da parte il concetto di normalità, soprattutto nei rapporti umani non credo esista nessun metro per stabilire cosa è normale e cosa non lo è.

Può essere normale vivere con 10 mogli come può esserlo vivere in un convento di clausura.

Cerca, per quanto possibile, di capire cosa ti farebbe felice e, sempre per quanto possibile, cerca di avvicinarti a ciò. :):

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@ Lis

se ho fatto determinate cose in un determinato momento è perché quelle erano le uniche cose che in quel momento potevo fare
E' indubbio. Scegliamo sempre secondo le nostre possibilità, e in genere la scelta che compiamo ci porta un beneficio secondario.
tante persone giungono prematuramente alla fine della vita proprio per mano dei loro compagni/familiari
Voglio sperare che siano una % trascurabile! :Just Kidding:

@Egocentrum

beh, intanto per questo, sei ancora in tempo, ti pare? se cè una cosa bella dell'Università (italiana e non), è proprio quella di poterla intraprendere a qualunque età ed in qualunque momento
No, non mi pare. Per due motivi: primo, non ho più voglia/forza di/per studiare; secondo, chi assumerebbe un laureatosi a 49 anni?
scusa ma che ci devi fare con le cause?
Se trovo la causa di un comportamento deleterio, posso tentare di rimuoverla. Almeno so in che direzione muovermi per migliorare la situazione.
non ho nessuno perchè sono brutto > e se sono brutto non mi vuole nessuno > e se non mi vuole nessuno è perchè sono brutto
Le 3 riformulazioni hanno identico significato. Se volevi evidenziare una sorta di ciclo vizioso che si autoalimenta, non t'ho capito; se volevi esprimere altro, non t'ho capito.

Baci a tutti :Party:

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