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AlessandroMartinelli

Blind, per ritornare a vedere

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“AVVENIRE” (VEDI EDITORIALE DI PAG. 2 DI OGGI DAL TITOLO “IL DONO DEL PICCOLO HEVAN INFRANGE LE NOSTRE CENSURE”, A FIRMA EVA BELLETTI) E’ D’ACCORDO RIGUARDO L’AVVENUTA PUBBLICAZIONE SUI GIORNALI DELLA FOTO DEL BIMBO DI JENNIFER, UCCISA CON LUI ANCORA IN GREMBO, DI NOVE MESI, PRONTO A NASCERE. IL CORPO DEL BIMBO, ESTRATTO CADAVERE NEL CORSO DELL’AUTOPSIA EFFETTUATA SULLA MADRE, E’ STATO VESTITO DAI NONNI I QUALI HANNO CHIESTO AL “GAZZETTINO” DI VENEZIA DI PUBBLICARE LA SUA FOTO “PERCHE’ SI CAPISSE CHE ANCHE QUESTO è UN OMICIDIO”.

RIP0ORTO QUI ARTICOLO A RIGUARDO PUBBLICATO SUL “CORRIERE DELLA SERA” DI OGGI 13 MAGGIO 2006 DAL TITOLO “JENNIFER, FOTO CHOC DEL FIGLIO MAI NATO: POLEMICHE SULLA SCELTA DEL “Gazzettino”. Il direttore: lo rifarei. Il teologo: fa pensare alla vita. Cacciari: mai così in basso”. NONOSTANTE DETTO TITOLO, A FIANCO DELLO STESSO E’ PUBBLICATA LA PRIMA PAGINA DEL “GAZZETTINO” OVE SI VEDE CHIARISSIMAMENTE LA FOTO IN QUESTIONE. FALSITA’ E IPOCRISIA, DA CRIMINALI, NON HANNO LIMITI. AVVENIRE INVECE SCEGLIERA’ UNA VIA DI MEZZO, ANCORA Più FALSA E IPOCRITA, CHE ACCONTENTA TUTTI: INFATTI, PUBBLICHERA’ LA FOTO DI UN SIGNORE CHE STA LEGGENDO IL “GAZZETTINO”, ALL’INTERNO DELLO STESSO. PERTANTO RISULTA BEN VISIBILE LA PRIMA PAGINA, E LA FOTO IN QUESTIONE.

INIZIO ARTICOLO DEL “CORRIERE”:

“Sembra che stia dormendo, davvero. Gli occhi chiusi, le guance paffute racchiuse dalla cuffia, il volto un po’ imbronciato. MA NON DORME, E’ MORTO. ANZI, NON E’ MAI NATO. Il bambino nella foto è Hevan, il figlio di Jennifer, strangolata e sepolta viva al nono mese di gravidanza – e a 16 giorni dal parto – dall’ex-amante che non voleva riconoscere la paternità: mamma e figlio sono stati sepolti insieme in un’unica bara bianca. Adesso L’IMMAGINE A COLORI DEL PICOCLO, venuto alla luce con l’autopsia, sta sulla prima pagina del “Gazzettino”, il quotidiano di Venezia. “E’ stata la famiglia a darcela e a chiederci che fosse pubblicata”, spiega il direttore del giornale, Luigi Bacialli. “Sì – conferma Tullio Zacconi, il padre di Jennifer – abbiamo voluto noi così perché si capisse che anche questo è un omicidio” (Lucio Nerio, l’assassino, è accusato di omicidio e non duplice omicidio, ndr). MA GIA’ DIVAMPA LA POLEMICA, deontologica ed etico-politica, SU DIRITTI E CONFINI DELL’INFORMAZIONE: dure critiche dagli ambienti giornalistici, anche all’interno dello stesso “Gazzettino”, MENTRE ALCUNE VOCI DEL MONDO CATTOLICO E ANTI-ABORTISTA GIUSTIFICANO LA PUBBLICAZIONE,, come sostegno del diritto alla vita. PER IL SINDACO DI VENEZIA MASSIMO CACCIARI, “SIAMO CADUTI PIU’ IN BASSO CHE MAI: non si capisce che significato possa avere il mostrare la foto di un bimbo morto, SI RISCHIA DI FINIRE CON LA PORNOGRAFIA” (poi riporterò qui lettera inviatami da cacciari alcuni anni fa, sul Blind NDR di Samarughi). Per il segretario della federazione Nazionale della stampa (F.N.S.I.), PAOLO SERVENTI LONGHI, l’immagine “ E’ UNA VERA FOLLIA GIORNALISTICA, UNA INIZIATIVA IRRESPONSABILE” (anche riguardo costui ci vediamo dopo, NDR di Samarughi). “E’ raccapricciante”, dice la deputata dei verdi Luana Zanella. MAURO PAISSAN, dell’Ufficio del Garante per la privacy, parla di “GRAVISSIMA OFFESA ALLA DIGNITA’ DELLA PERSONA” ( ce n’è anche per lui, basta aspettarela fine del presente articolo, NDR di Samarughi). E Lucio Strumento, tutore pubblico dei Minori nel Veneto: “Non mi pare che la foto sia rispettosa dei diritti di un nascituro”. Ma Carlo Casini, cattolico presidente del “Movimento per la Vita”: Se non c’è una particolare insistenza sull’orrore e sui dettagli macabri, che male c’è? La foto può confermare nella coscienza collettiva che anche quello è un essere umano”. D’accordo il teologo e moralista, padre Giovanni Mondin: “Anche un’immagine, per quanto cruda, può indurre ad una seria riflesisone sul valore della vita e sulla brutalità di un crimine orrendo”. Nello stesso mondo cattolico, il presidente della Commissione nazionale di bio-etica Francesco D’Agostino, ed Antonio De Poli, senatore Udc,dichiarano invece “profondo turbamento” e “disagio”. Mentre per Raffaele Perdizzi, presidente della Consulta etico-religiosa di AN, pubblicare la foto è stato un gesto “sacrosanto”. L’Ordine dei giornalisti del Veneto ha aperto un fascicolo preliminare sulla vicenda. All’interno del “Gazzettino”, IL COMITATO DI REDAZIONE PARLA DI “FOTO INGUARDABILE”: I GIORNALISTI SI DISSOCIANO TOTALMENTE, RACCOGLIENDO ANCHE L’INDIGNAZIONE DEI LETTORI”. Concordi i Comitati di Redazione del “Mattino” di Padova, della “Tribuna” di Treviso e della “Nuova Venezia”, giornali dello stesso gruppo editoriale. Risponde ancora Bacialli, direttore del “Gazzettino”: “No, io non sono pentito. Sono padre anch’io, ho due figli di 10 e 6 anni e rispetto tutte le critiche, ci mancherebbe. Però mi stupiscono quelle che vengono dai giornalisti. Che cosa avrei dovuto fare, davanti alla richiesta della famiglia e ad un fatto giornalisticamente così importante? Che cosa avreste fatto voi del “Corriere”? I giornali hanno pubblicato tante foto di bambini massacrati in Iraq o nella strage di Beslan in Russia: ma nessuno, Cacciari compreso, si è mai indignato o ha mai protestato. COMUNQUE, QUESTA FOTO E’ DOLCE E TOCCANTE, la considero il miglior inno alla vita rispetto a chi esercita una cultura di morte”.

FINE ARTICOLO DEL “CORRIERE”.

Superfluo dire che il caso, ed il problema, tocca molto da vicino il “Blind”. Ecco dove siamo arrivati con la scusa che dobbiamo vedere tutto, e di tutto (posizione sulla quale si attestano, accomunatissimamente, i media e gli operatori dell’informazione, in primis i direttori degli stessi, chiaramente succubi del potere mediatico e di quei pescicani di editori, ed alla loro totale dipendenza, pena il licenziamento)

VENIAMO ORA A MASSIMO CACCIARI. Gli scrissi nel 2001, sul “Blind”, lamentandomi che Giuseppe Giulietti, responsabile della comunicazione per i Democratici di sinistra, non mi aveva mai risposto, nonostante le innumerevoli lettere da me inviate allo stesso, a partire dal 1996 (innumerevoli significa una cinquantina). CACCIARI COSI’ MI RISPOSE, IN DATA 24 AGOSTO 2001, nella sua carica di Consigliere regionale della Regione Veneto

“Gentile Mario Samarughi, ho letto la Sua lettera e posso comprendere i motivi del Suo risentimento. Come Lei può facilmente immaginare, le mie competenze in materia sono davvero scarsissime, e ancor più scarsi i miei poteri di intervento. COMUNQUE, SE CAPITERA’ L’OCCASIONE DI PARLARNE CON L’ON.LE GIULIETTI, STIA CERETO NON MANCHERO’. Con i più cordiali saluti. Firmato Massimo Cacciari”.

Andiamoper gradi:

1°) Cacciari dichiara di non essere in grado di comprendere il caso relativo al “Blind”, in tal modo considerando il problema principalmente ed unicamente sotto l’aspetto tecnico, e non psicologico, sociologico e culturale, ed anche economico, come lo stesso in effetti è. Ora, un filosofo che così pensa non è degno di esser chiamato filosofo, semplicemente perché non sa pensare, oppure perché era ubriaco quando scrisse una tal cosa, e non è dato ubriacarsi a coloro che intendono pensare per il bene comune.

Inoltre, non mi sta assolutamente bene quel “Se capiterà l’occasione”: ciò significa che Cacciari considera il problema relativo al “Blind” secondario, e non primario come invece lo stesso è.

E questi dovrebbero essere comunisti, ovvero a tutela degli emarginati???

PASSIAMO ORA A PAOLO SERVENTI LONGHI, SEGRETARIO DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE STAMPA ITALIANA, COME DIRE IL CAPO DEI GIORNALISTI. Bene, gli scrissi sul “Blind” già nel 1996, varie raccomandate A/R, e poi ripetutamente in seguito, SENZA MAI RICEVERE ALVCUNA RISPOSTA DALLO STESSO.

PASSIAMO ORA A MAURO PAISSAN, GIA’ DEI VERDI (ORA NON SO PIU’ DI CHE COLORE E’, TANTO E’ DI MODA SALTARE DI PAOLO IN FRASCA), ATTUALMENTE, DA VARI ANNI, MEMBRO DELL’UFFICIO DEL GARANTE PER LA PRIVACY (QUANTE VOLTE SCRISSI A DETTO UFFICIO, NELLA PERSONA DEL PROF. STEFANO RODOTA’, DEL QUALE TRA L’ALTRO HO TRE SUE LETTERE SUL “BLIND”, LE PRIME DUE DI “NON COMPETENZA” E L’ULTIMA (DI DUE/TRE ANNI FA) POSSIBILISTA. EBBENE, INCONTRAI DIRETTAMENTE MAURO PAISSAN CIRCA CINQUE ANNI FA IN SENO AL MEETING “GLOCAL” TENUTOSI NELLA PINETA DI SAN ROSSORE, A PISA, PATROCINATO DALLA REGIONE TOSCANA. C’ER AANCHE LUI, LO FERMAI E GLI PARLAI DEL BLIND E DELL’INQUIETANTISSIMO CASO: GLI E’ ENTRATO DA UN ORECCHIO E GLI E’ USCITO DALL’ALTRO. NON RICORDO NEMMENO PIU’ COSA HA BOFONCHAIATO, MA COMUNQUE QUALCOSA DI “NON COMPETENZA”. EPPURE STAVA A QUELL’UFFICIO DEL GARANTE DELLAPRIVACY!!!

ECCO CHI SONO QUESTI SIGNORI, RAGAZZI!!! E HANNO PURE IL CORAGGIO DI INDIGNARSI DELLA FOTO DI QUEL BIMBO. COLPA LORO SE E’ SUCCESSO, SONO LORO CHE HANNO PORTATO A QUESTO!

Mario Samarughi

P.S. SARA' POI LA VOLTA DI "AVVENIRE", RIPORTERO' IL SUDDETTO ARTICOLO. BOFFO MI SA CHE STA TREMANDO!

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Fax di no. 3 fogli URGENTISSIMO

Il 13 maggio 2006

Egregio dottor :

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

questa mia è stata da me scritta al fine di essere da me postata in seno al topic “Blind,per ritornare a vedere” facente parte del Forum del sito www.psiconline.it.

Tengo comunque ad indirizzarla personalmente a Lei, visto che la stessa riguarda la posizione di “Avvenire” riguardo il caso di Jennifer, e della pubblicazione della foto del suo bambino, sul “Gazzettino” di Venezia, di ieri.

Più tempo passa e più avvengono fatti che La squalificano quale direttore di un giornale, ancor più se della C.E.I., per via del Suo comportamento nei riguardi del mio caso (tasto “Blind”).

Continui pure così, ma pensi che detto Suo comportamento porta inevitabilmente personaggi della Chiesa cattolica, ai vertici della stessa, a squalificarsi sempre di più.

Distinti saluti.

Mario Samarughi

MI RIFERISCO ALL’ARTICOLO PUBBLICATO SU “AVVENIRE” DI OGGI 13 MAGGIO 2006, PAG. 2 “EDITORIALI”, DAL TITOLO “IL DONO DEL PICCOLO HEVAN INFRANGE LE NOSTRE CENSURE”, A FIMRA EVA BELLETTI.

NON ME LA SENTO, ADESSO, DI RIPORTARLO QUI (LO FARO’ QUANTO PRIMA), MA MI URGE COMUNQUE POSTARE QUESTA MIA, A RIGUARDO, CON CUI CONTROBATTO LA POSIZIONE TENUTA DA “AVVENIRE”, FRANCAMENTE VERGOGNOSA E CHE MI STUPISCE NON POCO, ANCHE ALLA LUCE DEL CASO “BLIND”, A FAVORE DELLA DECISIONE SIA DEI NONNI DEL BIMBO, DI CHIEDERE AL “GAZZETTINO” LA PUBBLICAZIONE DELLA FOTO, CHE A FAVORE DELLA DECISIONE DEL “GAZZETTINO” DI PUBBLICARE LA STESSA.

A TAL RIGUARDO, MI PERMETTO CONTROBATTERE CHE:

Non è stato giusto pubblicare quella foto per i seguenti motivi:

non capita mai di vedere sui giornali foto di cadaveri, fotografati all’infuori del contesto in cui è avvenuta la disgrazia. Non è mai capitato, per esempio, di vedere pubblicate sui giornali foto di soldati caduti in guerra, ripresi quali cadaveri fuori dal contesto in cui si trovavano al momento della morte. Capisco al limite se si fosse pubblicata la foto di quel bimbo, ormai morto, quando si trovava ancora nel ventre materno, la foto di una ecografia, magari non tanto chiara, accompagnata dalla didascalia che informava che quel bimbo era morto. Qui invece vi è stato, magari comprensibilmente, al fine di lenire il grande dolore da loro provato, che i nonni, nella difficoltà di accettare la cruda realtà e nella disperato tentativo di far risorgere il loro nipotino, abbiano messo in atto una “commedia” con se stessi, o meglio una vera e propria farsa, creando una operazione tipicamente di carattere artistico, alla stregua del “dada” (vedi Duchamp e la sua “Fontana”), ovvero una operazione di sublimazione del soggetto, appunto estrapolandolo dal suo contesto originario e “sbattendolo” in mostra, facendolo apparire altro da sé, nella fattispecie ancora vivo. La prima reazione di chi infatti guarda quella tremenda foto è di pensare, con enorme stupore, ad un bambino vivo, mentre invece quel bambino è morto. Il fine dell’artista, in tale operazione, è di stupire il pubblico, il fine dei nonni del bimbo è stata quella di stupire se stessi. Sicuramente quella foto rimarrà a mò di totem sulle pareti della loro casa, guai se non ci fosse, almeno per ora (con l’augurio di cuore di metterla in un cassetto, a breve, il tempo di maturare il gravissimo lutto). E’ cosa comune, nel campo dell’arte, soprattutto fotografica, mostrare oggetti ripresi completamente al di fuori del contesto in cui originariamente e naturalmente si trovavano, al fine di “falsificare” il messaggio, facendo appunto credere a qualcosa di diverso, il classico “oggetto misterioso”. Mentre invece si tratta, comunemente, dell’oggetto più comune, della realtà più vera. Quel bambino, fotografato così come è stato fatto, non può che sapere di cadavere e, trascorsi i primi momenti di stupore dovuto alla “magia” sublimatrice, quella immagine diventa semplicemente macabra, ma soprattutto di enorme cattivo gusto, come dire la malattia peggiore che possa esistere, nella società civile, a livello interiore. Ecco perché quella foto non doveva essere pubblicata. Perché pubblicandola si è sostanzialmente strumentalizzato quel povero bambino al quale, nella immensa sfortuna, gli si è tolta persino la dignità di essere umano, pur se non ancora nato, dando in pasto a milioni di estranei la sua immagine, del momento più intimo e sacro. Ora, il viso di quel bimbo appare tranquillo, quasi “normale” (vedete la mistificazione dell’operazione di sublimazione): ma non è cosa “normale” essere un cadavere. Ma mettiamo, e domando, se quel bimbo fosse morto con una smorfia di dolore che fosse rimasta impressa indelebilmente, e per sempre, sul suo viso, smorfia che ci avesse informato, senza possibilità di dubbio alcuno, che si trattava del cadavere di un bambino, pensate forse che quei nonni avrebbero ugualmente richiesto al “Gazzettino” di pubblicare una sua foto siffatta? Personalmente non credo proprio, per il semplice motivo che il soggetto, quel viso, quell’immagine, non si sarebbero prestati, “tecnicamente, materialmente, a quel gioco di “trompe l’oeil”, il quale era l’unico gioco in grado di lenire il loro dolore. Altra domanda: pensate che il “Gazzettino”, e tutti gli altri giornali arrivati come pecoroni senza scrupoli in coda, a 24 ore di distanza, (perché non è solo il “Gazzettino” ad averla pubblicata, ma subdolamente anche altri quotidiani, compreso il “Corriere della Sera”), avrebbero acconsentito a pubblicarla? La risposta, a mio modesto avviso, è sì, semplicemente per una questione di interesse, perché per loro bisogna vedere tutto (e gli fa molto comodo una tale filosofia,perché il vedere di certe cose aumenta l’adrenalina nei lettori, ed automaticamente aumenta anche la tiratura). Insomma, ieri, ed anche oggi, abbiamo assistito ad una “mostra”, ad una vera e propria “esposizione”, in senso galleristico, di un cadavere bambino, quasi si trovasse sul tavolo della Morgue. Ma si trattava solo di un bambino, come ogni altro bambino, non di un bambino speciale. E non si trattava di Che Guevara, nè del bandito Giuliano, per i quali occorreva la prova pubblica della loro morte, (tra l’altro loro non erano stati nemmeno vestiti, solo alla benemeglio). Lo sappiamo tutti che un bambino nella pancia della madre, soprattutto dopo un certo numero di mesi, è un essere umano né più né meno che ogni altro essere umano. Non c’è bisogno di fotografie di alcun genere per farcelo comprendere, o per ricordarcelo. Ritengo dunque falso il fine dichiarato dai nonni, chiaramente pensato in buona fede e causato dall’immenso dolore. Per quanto concerne il giudice che dovrà giudicare l’assassino, qui subentrano fattori di carattere freddamente giuridico, per i quali l’accusa sembrerebbe limitarsi ad un solo omicidio, quello della madre. Anche se così fosse, e non lo credo proprio, si tratterebbe solamente di un fatto formale. Al momento della sentenza, sicuramente i giudici, le giurie, terranno conto soprattutto che lì dentro, nella madre, c’era quel bimbo. E la pena sarà sicuramente adeguata all’orrore del crimine. A meno che l’assassino non possa giovarsi di avvocati di grido, ma questo è un altro discorso.

La pubblicazione di quella foto si configura quasi alla stregua della profanazione di una tomba, e comunque della profanazione dello stato conseguente alla morte, stato misterioso di fronte al quale noi dovremmo inchinarci con il massimo rispetto. Quando si incontra un funerale, al passaggio del feretro viene naturale chinare leggermente la testa, e limitarsi a lanciare un fugace sguardo, ma non oltre, per paura di violentare “l’altro mondo” e coloro che ne fanno parte. Alla stregua di come ci comportiamo quando viene alzato il calice del sangue di Gesù Cristo. Pubblicando quella foto si è portato il feretro di quel bimbo al mercato, lo si è stuprato, si è sbattuta la sua immagine, ormai simbolo del mistero, in prima pagina, od in ultima, non fa niente, fogli volanti buoni solo per quel giorno ma poi usati per mille usi diversi, i più comuni ed anche i più infimi. E colà quel viso, colà quell’immagine, bestemmia sacrosanta. Nessuno dovrebbe avere il diritto di profanare il mistero della morte, di violentare il sentimento del rispetto per l’ignoto, per il sacro. Pubblicare quella foto è stato dissacrare. La posizione di “Avvenire”, e quindi della Chiesa cattolica, non mi sorprende più di tanto: anche là, e forse ancor di più in quanto ben celato nella ben nota e massima ipocrisia, vi è la connivenza, vi sono gli interessi. Lo abbiamo visto dai silenzi, ormai da oltre sei anni, sia del direttore di “Avvenire”, Dino Boffo, che dei vertici della Chiesa, riguardo il mio caso, riguardo il tasto Blind.

Che non sia stato giusto pubblicare quella foto sta anche nel fatto che tale decisione, di pubblicarla, si presta naturalmente a nutrire dei sospetti da parte dei lettori, ed ogni qualvolta è così, la risposta, da parte dei media, se sono seri, e dei direttori dei media, se sono seri, dovrebbe categoricamente essere di no, di non pubblicarla. Dico dovrebbe, perché in pratica poi è permesso tutto, senza che nessuno possa sostanzialmente recriminare alcunchè, così come da un po’ di tempo corr eil passaparola, creato a tavolino dai media, che è giusto mostrare tutto. Ma chi l’ha detto? I signori dell’informazione? Ma sono proprio dei signori, quelli là??? Per essere dei signori occorre innazitutto essere seri. Ed a tal riguardo permettetemi di tenere i miei molti dubbi.

Mario Samarughi

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Fax di no. 2 fogli URGENTISSIMO

Il 14 maggio 2006-05-14

Egregio dottor

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

qui di seguito vi è mia mail al Forum di www.psiconline.it (topic dla titolo “Blind, per ritornare a vedere”).

Distinti saluti.

Mario Samarughi

Mia mail per Psiconline.it:

CI SIAMO! PAPA BENEDETTO XVI FA IL “BLIND”! ED OSCURA SIA GLI SPOTS TELEVISIVI TROPPO OSE’ CHE I CARTELLONI PUBBLICITARI. STA SUCCEDENDO IN POLONIA, A DUE SETTIMANE DALLA VISITA COLA’, DEL PONTEFICE. RIPORTO QUI, A RIGUARDO, ARTICOLO A PAG. 10 DEL “CORRIERE DELLA SERA” DI OGGI, DAL TITOLO “NUDI, ALCOL E LINGERIE VIETATI DALLA TV POLACCA PER LA VISITA DI RATZINGER”. SOTTOTITOLO: “GLI SPETTATORI DEVONO PREPARARSI ALLE MESSE. BANDITI ANCHE SPOT DI IGIENE INTIMA E CONDOM”.

INIZIO ARTICOLO:

“Varsavia: niente sesso, violenza, nudi su teleschermi polacchi durante la visita di Benedetto XVI. Dall’Ufficio pubblicità della televisione di Stato sono partite direttive rigorosissime: durante il soggiorno del Pontefice in Polonia dal 25 al 28 maggio saranno banditi dal video tutti gli spot su prodotti di igiene intima, biancheria, contraccettivi, birra, vodka e tutte le bevande alcoliche, esplosivi e qualunque altro articolo ritenuto lesivo della sacralità della visita. PER QUATTRO SERE I TELESPETTATORI SARANNO PRIVATI DELL’IMMAGINE di una giovane coppia che reclamizza una nota marca di televisori, intenta a fare l’amore e guardare contemporaneamente una partita di calcio. Una commissione di esperti è già al lavoro per compilare la lista degli spot da ESCLUDERE. Spiega il responsabile della pubblicità, Zbigniew Badziak: “SPARIRANNO DALLA TV VOLGARITA’, FRIVOLEZZA, EROTISMO E VIOLENZA. Vogliamo che gli spettatori che si appresteranno a seguire le messe celebrate dal Papa non si sentano in nessun modo offesi da forme e contenuti che non si addicono all’atmosfera della visita”. Restrizioni, limitazioni, raccomandazioni a usare il buon senso c’erano stati anche durante i pellegrinaggi in patria di Papa Wojtyla, MA NON AVEVANO MAI RAGGIUNTO QUESTI LIVELLI, TANT’E’ CHE TUTTI GLI SPOT PUBLBICITARI SARANNO CANCELLATI PRIMA E DOPO LE MESSE PONTIFICALI. A Varsavia, nella centralissima Piazza Pilsudski, dove il Pontefice celebrerà in latino una messa assieme a 120 vescovi, svetta da giorni una gigantesca croce di legno. Papa Ratzinger si recherà anche a Czestochowa, Cracovia, Wadowice, città natale di Giovanni Paolo II e renderà omaggio al campo di sterminio nazista di Auschwitz alle vittime dell’Olocausto. TUTTI I MANIFESTI E CARTELLONI PUBBLICITARI LUNGO IL TRAGITTO PAPALE SARANNO OSCURATI. In quei giorni nessun evento e manifestazione di massa potrà essere sponsorizzato da aziende produttrici di alcolici E SUI TRE CANALI PUBBLICI SARA’ TASSATIVAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE DI SPOT PUBBLICITARI CHE MOSTRINO “PORZIONI DI CORPI NUDI DI UOMINI E DONNE”. LA TELEVISIONE DI STATO E’ NELLA BUFERA. La scure del Governo conservatore, impegnato in una meticolosa opera di normalizzazione, si sta abbattendo su dirigenti e GIORNALISTI. NELLA “RIVOLUZIONE MORALE” avviata dai gemelli Kaczynski, ovvero la liquidazione di quindi anni di postcomunismo funestati da corruzione, sandali e degrado morale, I MEDIA OCCUPANO, INSIEME A MAGISTRATURA, INTELELTTUALI E FORZE POLITICHE, UN POSTO DI ASSOLUTO RILIEVO. Giudicato troppo indipendente e vicino all’opposizione liberale, il presidente dell’ente televisivo Jan Dvorak è stato silurato per far posto a Bronislaw Wildstein. “E’ ora di finirla di considerare l’anticomunismo e le verifiche sul passato e i legami con il regime comunista un atteggiamento radicale”, ha tuonato il presidente del Parlamento, Marek Jurek. Ma alla radiotelevisione parlano apertamente di epurazioni e non sono in pochi a temere per il posto di lavoro. Di questo passo nemmeno il portiere potrà essere sicuro di conservare il posto, ha fatto notare qualcuno al neopresidente. E lui, di rimando: “E chi ha mai detto che il portiere abbia queste garanzie?”.

FINE ARTICOLO.

C’E’ SERIAMENTE DA PENSARE CHE PAPA BENEDETTO XVI SIA A FAVORE DEL “BLIND”. INCROCIAMO LE DITA E ATTENDIAMO GLI SVILUPPI. SPERIAMO CHE SUCCEDA ANCHE QUI DA NOI, IN ITALIA. E CHE BOFFO VENGA SILURATO QUANTO PRIMA. NELL’ARTICOLO SOPRA RIPORTATO E’ SCRITTO: “PER QUATTRO SERE I TELESPETTATORI SARANNO PRIVATI DELL’IMMAGINE DI UNA GIOVANE COPPIA ecc.ecc.ecc.”. SI’, MA NON BASTA: OCCORRE CHE I TELESPETTATORI VENGANO MESSI NELLA CONDIZIONE, TECNICA, DI AUTO-PRIVARSI DELLE IMMAGINI NON GRADITE, ALTRIMENTI NON CI SAREBBE DEMOCRAZIA, SE LA “CENSURA” DEBBA VENIRE SOLO DALL’ALTO, DA EMITTENTE AD UTENTE, A SENSO UNICO. DOPO QUESTO ARTICOLO SONO MOLTO FIDUCIOSO CHE PAPA BENEDETTO XVI STIA GIA’ LAVORANDO AD ABBRACCIARE L’IDEA ED A DIVENIRE IL PADRINO DEL “BLIND” NEL MONDO INTERO.

PERCHE’ NON VI E’ DUBBIO CHE LUI HA CAPITO L’ENORMITA’ DEL PROBLEMA, A LIVELLO SIMBOLICO, E DOVE ABBIA LE SUE RADICI LA CORRUZIONE IN OCCIDENTE, NEGLI ULTIMI DECENNI. NEI MEDIA. E DOVE C’E’ CORRUZIONE C’E’ SOPRAFFAZIONE, MENZOGNA, INGIUSTIZIA.

Mario Samarughi

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Fax di no. 1 foglio URGENTISSIMO

Il 15 maggio 2006

Egregio dottor

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

qi di seguito vi è mia mail al Forum di www.psiconline.it/forum (topic dal titolo “Blind, per ritornare a vedere”).

Distinti saluti.

Mario Samarughi

DA “POPOTUS” DI “AVVENIRE” DEL 13 MAGGIO 2006, RIPORTO QUI ARTICOLO DAL TITOLO “TELEVISIONE NON STOP DEDICATA AI BEBE’”:

INIZIO ARTICOLO:

“Aperta 24 ore: la nuova rete americana a pagamento interamente dedicata ai bebè non si concede pause. Giorno e notte, “BabyFirstTV”, questo il nome del canale, proporrà ai bambini TRA I SEI MESI E I TRE ANNI programmi NON STOP. Pensati e realizzati con grande cura – garantisce l’emittente – e avendo ben presente la particolare natura del pubblico di riferimento. Giovane che più giovane non si può. COME ERA PREVEDIBILE LE PROTESTE DI PEDIATRI ED EDUCATORI SONO FIOCCATE. L’ultima cosa di cui hanno bisogno i bebè – sostengono – è la televisione, per di più non stop. Ma “BabyFirstTV” è una rete a pagamento (costa 9,99 dollari al mese, poco meno di dieci Euro), BASTA NON ABBONARSI E IL GIOCO E’ FATTO. Resta da vedere se i genitori americani sapranno resistere a una baby-sitter tanto economica…”.

FINE ARTICOLO.

Commento: un giornale serio non si sarebbe limitato a dare la suddetta notizia solamente ai bambini, tramite “Popotus” ma anche e soprattutto agli adulti, tramite “Avvenire”. E molto in grande, in prima pagina. Gridando all’emergenza e perorando la causa del “Blind”. Ma “Avvenire” non è un giornale serio, e quindi riporta detta notizia un po’scherzando, come una delle tante notiziole, mettendo tra l’altro anche in forse la fondatezza della posizione dei pediatri e degli educatori. Infatti nel testo di detto articolo, a riguardo, è scritto “sostengono”, e non è nemmeno aggiunto il termine “giustamente”, come a mio avviso avrebbe dovuto essere da parte di un giornale che si vuole serio. Ma, come abbiamo detto, “Avvenire” non è serio, assolutamente no.

Mario Samarughi

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Fax di no. 2 fogli URGENTISSIMO

Il 15 maggio 2006 (terza lettera)

Egregio dottor

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi Tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

mi riferisco all’articolo su “Popotus” di “Avvenire” di oggi 15 maggio 2006, pag. 6, dal titolo “Risparmia l’energia!”, qui riportato integralmente.

INIZIO ARTICOLO:

“Un grande concorso, un bus che gira l’Italia e un sito dove informarsi. Per imparare a proteggere e difendere la natura. C’è un filo rosso che lega queste tre iniziative e ha un nome: “Kyoto anch’io – La scuola amica del clima”. Per il secondo anno consecutivo, infatti, con il sostegno di un gruppo dell’energia (Edison), Legambiente, associazione che si occupa di preservare la natura, ha organizzato una campagna di sensibilizzazione nelle scuole sui temi del risparmio energetico e dell’energia pulita. Fino al 30 maggio un autobus-laboratorio attrezzato, l’”Ecoludobus”, è in giro per l’Italia a raccontare nelle scuole l’importanza del risparmio energetico attraverso il gioco, esperimenti scientifici e mostre multimediali. Protagoniste saranno soprattutto le classi che partecipano ad un concorso sui progetti di risparmio ed efficienza energetica. Nelle scorse settimane, infatti, DODICIMILA SCUOLE hanno ricevuto l’invito per inviare le proprie IDEE. Troverete tutte le informazioni all’indirizzo www.legambiente.com

FINE ARTICOLO.

Insomma, dottor Boffo, guardi un po’ quanto è importante il tema del risparmio energetico ai giorni nostri e cosa si arriva a mobilitare, a tal fine: concorsi, bus che girano l’Italia, la scuola, l’industria energetica (la Edison), il tutto promosso da Lega Ambiente. Cercansi idee, nei cervelli di dodicimila scuole. Questa è la notizia da Lei data, nel Suo giornale, ove viene però omesso che le idee scomode utili per il risparmio energetico vengono da lei ignorate, e non portate a conoscenza dei Suoi lettori. Come per il”Blind”. Cos’è, questa, se non ipocrisia e falsità? Ma non solo da Lei, bensì da tutti i mezzi d’informazione, unitamente a tutte le istituzioni, nonché addirittura alle associazioni dei consumatori, il che è tutto dire! Si parla in questi giorni di “cupole”, esistenti in altri settori (vedi lo scandalo del calcio), io ho sempre parlato, relativamente al mio caso, di “Spectre”. Il nuovo Presidente della Repubblica ha dato grande importanza a quanto sta accadendo, riguardo il calcio. Attendiamo gli sviluppi. E’ sempre più imprevedibile, questo nostro Paese. Ah, tra l’altro dimenticavo di metterLa a conoscenza (ma credo di averlo già fatto, negli anni) che Lega Ambiente, nella persona dell’On.le Realacci, allora suo presidente, si era dichiarata, alcuni anni fa, molto interessata al “Blind” quale dispositivo utile per il risparmio energetico. Dopo di che, stranissimamente, vi è stato un voltafaccia da parte di Realacci, del tutto ingiustificato (“Non ho tempo, mi scusi”), alla stregua di innumerevoli voltafaccia avvenuti nel corso di dieci anni, dopo essersi dichiarati del tutto a favore (Le dice niente, dottor Boffo? Faccia un salto indietro, a quanto Lei scrisse il 1° aprile 1998 su “Avvenire” ed al Suo comportamento, del tutto contradditorio, dal 2000 ad oggi). Lo stesso voltafaccia di Realacci fu fatto, nello stesso tempo e per la stessa occasione, da Fulco Pratesi, già presidente del WWF ed il verde Giorgio Manconi, sempre molto attento ai problemi ecologici e dell’ambiente, anch’egli inizialmente del tutot a favore del “Blind”. Strano, vero? Chissà come mai!

Mario Samarughi

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anche nel calcio. RIPORTO QUI MIA LETTERA AL CARDINALE CAMILLO RUINI.

Fax di no. 2 fogli URGENTISSIMO

Il 16 maggio 2006

Per Sua Eminenza Cardinale Camillo Ruini

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

p.c. Egregio dottor Dino Boffo, direttore di “Avvenire”.

MITTENTE: Mario Samarughi Via Borea 41 19030 – Montemarcello (SP)

Sua Eminenza Cardinale Camillo Ruini,

mi riferisco alla Sua Prolusione da Lei pronunciata ieri 15 maggio 2006 in apertura dei lavori dell’Assemblea generale della C.E.I.-

A tal riguardo, tengo qui a riportare alcuni passaggi della stessa da me ritenuti particolarmente importanti, in connessione con la causa che vado portando avanti da dieci anni concernente il tasto “Blind”, di cui Ella è perfettamente al corrente. I passaggi sono i seguenti:

“Altre problematiche, ancora più decisive per lo sviluppo e il futuro del paese, hanno a che fare in maniera più profonda e specifica con l’indole e la qualità della persona umana, che oggi non è soltanto il primo valore ma anche, come insegna l’enciclica “Centesimus Annus (n. 32), “la principale risorsa dell’uomo” e il “fattore decisivo” dello sviluppo e della stessa produzione di beni. Assume pertanto importanza centrale l’educazione, che comprende l’istruzione intellettuale e la preparazione tecnica e operativa ma non si limita a queste, riguardando l’integralità della formazione della persona. In questo campo il nostro Paese è chiamato a intensificare il proprio impegno, che chiama in causa non solo le pubbliche autorità, la scuola e le altre “agenzie educative”, ma anzitutto le famiglie e l’intera società civile…E’ questa dunque la nostra effettiva priorità nazionale sulla quale occorre concentrare – al di là delle divisioni politiche ed ideologiche – uno sforzo comune, ciascuno secondo le responsabilità ch’egli sono proprie, da quelle delle giovani coppie e del loro più ampio contesto familiare a quelle delle pubbliche istituzioni, degli operatori economici, degli uomini di cultura e dell’informazione, dell’intera società civile e, naturalmente, della Chiesa e della sua pastorale”.

Ed infine, per quanto concerne i “principii non negoziabili” così denominati da Papa Benedetto XVI nel suo discorso del 30 marzo 2006 ai rappresentanti del Partito Popolare Europeo, “essi sono tali – continuerà Lei nella Sua Prolusione – anzitutto per la loro intrinseca valenza etica, che non è però qualcosa di astratto e aprioristico: si lega invece sia a quel grande bene sociale che è la nascita e l’educazione dei figli sia alla genuina e duratura felicità delle persone. Del resto, non dobbiamo vedere soltanto il peso negativo delle contestazioni all’ìinsegnamento sociale e morale della Chiesa: esse infatti ci offrono l’occasione di fare, per così dire, una grande e pubblica catechesi, paziente e rispettosa ma chiara, e hanno già involontariamente favorito il crescere, in strati sempre più ampi del popolo italiano, di una più precisa coscienza di alcuni valori essenziali e della necessità di sostenerli e difenderli, in vista del bene comune”.

Sua Eminenza Cardinale Ruini, dallo scandalo del calcio, di questi giorni, sta venendo fuori che la vera responsabile di quanto successo nel campo di detto sport è la televisione, con i suoi ingenti interessi pubblicitari.

In detto campo si è creata una specie di “cupola”, estremamente inquietante.

Lei, nella suddetta Sua Prolusione, pone l’accento sulla persona umana, quale primo valore in assoluto, sulla educazione in senso lato, e chiama in causa “le altre agenzie educative” (ivi compresa, dunque, la televisione), nonché il mondo dell’informazione e la Chiesa e la sua pastorale.

Ancora Lei fa rientrare tutto quanto sopra nei “principii non negoziabili”, da cui non si deroga.

Le chiedo: coma concilia, Lei, tale Sua posizione, illustrata in seno alla suddetta Sua Prolusione, con i silenzi da Lei tenuti nei miei confronti, da dieci anni a questa parte, relativamente al caso “Blind” da me portato avanti, e con la sostanziale licenza, conferita da Lei, e non solo da Lei, al direttore di “Avvenire” dottor Dino Boffo, di ignorare detto mio caso al punto da non rispondermi, da parte dello stesso, dal 2000 a tutt’oggi, ovvero da sei anni, nonostante che lo stesso dottor Boffo, dal 1996 al 2000, si fosse dichiarato totalmente a favore della mia proposta educativa, già definita dalle pagine di “Avvenire” quale “rivoluzionaria” .

Ed inoltre: come può accadere che tale mia proposta sia stata bocciata da parte di Monsignor Roberto Giannatelli, con la giustificazione che “si tratta di una strada che non è percorribile” (testualmente).

Sua Eminenza Cardinale Ruini, forse che la Chiesa accetta di buon grado inviti a non percorrere certe strade? Ed inoltre, si potrebbe conoscere il motivo per cui Don Roberto Giannatelli si è pronunciato a tal modo?

Visto quanto mi è successo, e visto lo scandalo del calcio, ove di mezzo vi è il mondo della televisione, mi auguro che la Magistratura, alla quale già mi rivolsi nel lontano dicembre 2004, faccia chiarezza sui motivi riguardanti la totale impercorribilità della strada relativa alla mia invenzione, da dieci anni, a livello kafkiano e non solo: anche sugli incredibili accomunamenti che fanno sì che nessuno è competente e che nessuno si attiva a favore di detto caso, che travalica lo specifico del “Blind” ed affonda le sue radici su di una gravissima omissione tecnica identificatesi quale enorme ingiustizia mediatica, a tutto danno dell’educazione dei giovani ed ella salute della famiglia.

Distinti saluti.

Mario Samarughi

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Fax di no. 2 fogli URGENTISSIMO

Il 17 maggio 2006

Egregio dottor

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi Tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

riporto qui articolo pubblicato su “NOI, Genitori e Figli”, mensile di “Avvenire”, del 26 marzo 2006, no. 95, dal titolo “Ti tengo il broncio”, sottotitolo: “C’è chi usa il silenzio per rispondere alle offese, chi invece per aggredire e condizionare gli altri. Ecco come difendersi dai musoni cronici”, a firma Antonella Mariani, mensile di cui Lei, dottor Boffo, è direttore responsabile. Detto numero di “NOI” mi era sfuggito e sono riuscito a procurarmelo solamente adesso.

INIZIO ARTICOLO:

“Nel 1982 i due astronauti russi Anatoli Berezovoy e Valentin Lebedev condividevano un’esperienza estrema,la permanenza in una stazione spaziale, ma si sono praticamente ignorati per più di 200 giorni. L’ex primo ministro inglese Edward Heat tenne il broncio alla lady di ferro Margareth Thatcher per ventidue anni come ritorsione perché lei lo aveva allontanato dalla guida del partito. Esempi limite. Ma il broncio è un atteggiamento fin troppo comune: i bambini fanno i musoni con i genitori se non ottengono ciò che desiderano, il marito con la moglie se lei esagera con lo shopping, la moglie con il marito se lui torna tardi dal lavoro, il nonno con la nipote se lei sfoggia il piercing, l’impiegato con il capufficio se lui nega un giorno di permesso… Il “muso” come strumento per dire qualcosa nei rapporti familiari E NON SOLO, MA ANCHE VERA E PROPRIA ARMA CONTUNDENTE: CON IL MUTISMO SI PUO’ AGGREDIRE, SI POSSONO CREARE MURI e sempre si lascia all’altro la responsabilità di riallacciare il dialogo. Ci voleva un libro per esplorare i silenzi che spesso riempiono le nostre case, per dare loro un nome, dunque una diagnosi, e azzardare poi anche una terapia. “SMETTILA DI TENERE IL BRONCIO” (Edizioni Paoline, pagg. 176, Euro 9,30) della canadese Marie-France Cyr, è un libro in cui ognuno di noi si riconosce. C’è ad esempio chi mette il broncio anziché fare una bella litigata perché ha paura di rendersi antipatico o teme di passare per aggressivo: si tratta di un silenzio che l’autrice definisce “difensivo” e dimostra una certa passività nei rapporti interpersonali e una scarsa autostima. MA LA PEGGIOR FORMA DI BRONCIO E’ QUELLA OFFENSIVA: IL MUTISMO IN QUESTO CASO DIVENTA UN’ARMA PER CONTROLLARE CHI “NON STA AL GIOCO”. FINGERE INDIFFERENZA per un marito, IGNORARE CAPARBIAMENTE un fratello, VOLTARE INTENZIONALMENTE LE SPALLE al passaggio di un collega, trapassare da parte a parte con lo sguardo un ex fidanzato, COME SE FOSSE INVISIBILE… “CONTROLLARE IL PROPRIO AMBIENTE IN MODO DA MANIPOLARE LA SITUAZIONE, E’ CIO’ CHE FA IL MUSONE AGGRESSIVO, SERVENDOSI SOPRATTUTTO DEL SILENZIO”, scrive Marie-France Cyr. E’ CHIARO COME: CHI SI RIFUGIA NEL SILENZIO, RIFIUTANDO IL CONFRONTO E OGNI TENTATIVO DI DIALOGO, HA BUON GIOCO POI, QUANDO LA FRITTATA E’ FATTA, A DIRE: “SEI TU CHE HAI LITIGATO. IO NON HO FATTO NIENTE”. IL BRONCIO, INSOMMA, PERMETTE DI DISTURBARE, DIPROVOCARE, DI RIBELLARSI E DI PUNIRE, FACENDO PERO’ FINTA DI NIENTE. DI PIU’: “LA PERSONA CHE METTE IL BRONCIO A SCOPO OFFENSIVO PRATICA UNA FORMA DI VIOLENZA PSICOLOGICA CHE NEGA LA PERSONALITA’ DELL’ALTRO. MA OLTRE A CIO’, IMPEDISCE A SE STESSA DI FARSI CAPIRE DALL’ALTRO E DI AVVICINARSI A LUI”. UNA SPIRALE DI INCOMPRENSIONE, DUNQUE, CHE NON PORTA A NULLA DI BUONO. Come difendersi , allora, dalla SFINGE CRUDELE che abbiamo al nostro fianco? Riannodare un dialogo con pazienza e dolcezza – consiglia tra le altre cose l’autrice del libro -, usare il senso dell’umorismo, cercare di indovinare la causa dle broncio. Dopo un po’ di tentativi andati a vuoto, si può informare il musone delle conseguenze che la sua ostinazione può avere nella relazione con voi. Ancora, si può lasciare che LA SFINGE faccia il suo percorso da sola e, una volta concluso, la si perdona. Con un’avvertenza. I MUSONI DELLA PEGGIOR SPECIE, I MANIPOLATORI, QUELLI CHE RISPONDONO CON LA BOCCA CUCITA A OGNI TENTATIVO DI CHIARIMENTO, CHE NON CONSENTONO ALL’ALTRO DI PROFERIR PAROLA E CONSERVANO ILLORO BRONCIO CON INFLESSIBILITA’ E RIGIDITA’, BE’, MEGLIO LASCIARLI ANDARE. ELABORARE IL LUTTO DELLA LORO PERDITA SARA’ PIACEVOLE”.

FINE ARTICOLO.

E’ da ridere: sembra proprio scritto per Lei, dottor Boffo, in seno ad un giornale da Lei diretto. E’ il massimo!

Sarebbe supefluo ogni commento, tranne che chiarire che la “SFINGE CRUDELE”, nel mio caso, non si è identificata solamente con Lei, ma anche con i vertici della Chiesa e del Vaticano, ai quali il sottoscritto va indirizzando per conoscenza le lettere a Lei dirette, da nove anni a questa parte, ivi compreso Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI. E se mi si dovesse rispondere che non vi era obbligo alcuno di rispondere in quanto trattatasi di lettere “per conoscenza”, e basta, e che il rapporto era tra il sottoscritto ed il dottor Boffo, ribatterei che allora, comunque, i silenzi tenuti dai vertici della Chiesa e del Vaticano si configurano quale licenza, a mò di carta bianca, conferita dagli stessi a Boffo, di comportarsi come una sfinge crudele. Né sarebbe accettabile giustificarsi, da parte degli stessi vertici, con il fatto di essere stati impossibilitati ad intervenire nei confronti di Boffo in quanto impegnati in ben altri problemi, ben più importanti. Tale giustificazione potrebbe essere valida se si fosse trattato di silenzi protrattisi per mesi, qui si tratta di silenzi durati anni, sei a tutt’oggi..

Un giorno tutte queste mie lettere faranno parte di un libro, ed allora si dovrà discutere se Gesù Cristo aveva invitato i discepoli a comportarsi come delle sfingi, tra l’altro crudeli, con i suoi seguaci, oppure se comportarsi con apertura e carità. Altro che il Codice da Vinci, allora! La Chiesa cattolica ne uscirà ben peggio.

Distinti saluti.

Mario Samarughi

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riporto qui articolo pubblicato su “NOI, Genitori e Figli”, mensile di “Avvenire”, del 26 marzo 2006, no. 95, dal titolo “Ti tengo il broncio”, sottotitolo: “C’è chi usa il silenzio per rispondere alle offese, chi invece per aggredire e condizionare gli altri. Ecco come difendersi dai musoni cronici”, a firma Antonella Mariani, mensile di cui Lei, dottor Boffo, è direttore responsabile.  Detto numero di “NOI” mi era sfuggito e sono riuscito a procurarmelo solamente adesso.

INIZIO ARTICOLO:

“Nel 1982 i due astronauti russi Anatoli Berezovoy e Valentin Lebedev condividevano un’esperienza estrema,la permanenza in una stazione spaziale, ma si sono praticamente ignorati per più di 200 giorni. L’ex primo ministro inglese Edward Heat tenne il broncio alla lady di ferro Margareth Thatcher per ventidue anni come ritorsione perché lei lo aveva allontanato dalla guida del partito. Esempi limite. Ma il broncio è un atteggiamento fin troppo comune: i bambini fanno i musoni con i genitori se non ottengono ciò che desiderano, il marito con la moglie se lei esagera con lo shopping, la moglie con il marito se lui torna tardi dal lavoro, il nonno con la nipote se lei sfoggia il piercing, l’impiegato con il capufficio se lui nega un giorno di permesso… Il “muso” come strumento per dire qualcosa nei rapporti familiari E NON SOLO, MA ANCHE VERA E PROPRIA ARMA CONTUNDENTE: CON IL MUTISMO SI PUO’ AGGREDIRE, SI POSSONO CREARE MURI e sempre si lascia all’altro la responsabilità di riallacciare il dialogo. Ci voleva un libro per esplorare i silenzi che spesso riempiono le nostre case, per dare loro un nome, dunque una diagnosi, e azzardare poi anche una terapia. “SMETTILA DI TENERE IL BRONCIO” (Edizioni Paoline, pagg. 176, Euro 9,30) della canadese Marie-France Cyr, è un libro in cui ognuno di noi si riconosce. C’è ad esempio chi mette il broncio anziché fare una bella litigata perché ha paura di rendersi antipatico o teme di passare per aggressivo: si tratta di un silenzio che l’autrice definisce “difensivo” e dimostra una certa passività nei rapporti interpersonali e una scarsa autostima. MA LA PEGGIOR FORMA DI BRONCIO E’ QUELLA OFFENSIVA: IL MUTISMO IN QUESTO CASO DIVENTA UN’ARMA PER CONTROLLARE CHI “NON STA AL GIOCO”. FINGERE INDIFFERENZA per un marito, IGNORARE CAPARBIAMENTE un fratello, VOLTARE INTENZIONALMENTE LE SPALLE al passaggio di un collega, trapassare da parte a parte con lo sguardo un ex fidanzato, COME SE FOSSE INVISIBILE… “CONTROLLARE IL PROPRIO AMBIENTE IN MODO DA MANIPOLARE LA SITUAZIONE, E’ CIO’ CHE FA IL MUSONE AGGRESSIVO, SERVENDOSI SOPRATTUTTO DEL SILENZIO”, scrive Marie-France Cyr. E’ CHIARO COME: CHI SI RIFUGIA NEL SILENZIO, RIFIUTANDO IL CONFRONTO E OGNI TENTATIVO DI DIALOGO, HA BUON GIOCO POI, QUANDO LA FRITTATA E’ FATTA, A DIRE: “SEI TU CHE HAI LITIGATO. IO NON HO FATTO NIENTE”. IL BRONCIO, INSOMMA, PERMETTE DI DISTURBARE, DIPROVOCARE, DI RIBELLARSI E DI PUNIRE, FACENDO PERO’ FINTA DI NIENTE. DI PIU’: “LA PERSONA CHE METTE IL BRONCIO A SCOPO OFFENSIVO PRATICA UNA FORMA DI VIOLENZA PSICOLOGICA CHE NEGA LA PERSONALITA’ DELL’ALTRO. MA OLTRE A CIO’, IMPEDISCE A SE STESSA DI FARSI CAPIRE DALL’ALTRO E DI AVVICINARSI A LUI”.  UNA SPIRALE DI INCOMPRENSIONE, DUNQUE, CHE NON PORTA A NULLA DI BUONO. Come difendersi , allora, dalla SFINGE CRUDELE che abbiamo al nostro fianco? Riannodare un dialogo con pazienza e dolcezza – consiglia tra le altre cose l’autrice del libro -, usare il senso dell’umorismo, cercare di indovinare la causa dle broncio. Dopo un po’ di tentativi andati a vuoto, si può informare il musone delle conseguenze che la sua ostinazione può avere nella relazione con voi. Ancora, si può lasciare che LA SFINGE faccia il suo percorso da sola e, una volta concluso, la si perdona. Con un’avvertenza. I MUSONI DELLA PEGGIOR SPECIE, I MANIPOLATORI, QUELLI CHE RISPONDONO CON LA BOCCA CUCITA A OGNI TENTATIVO DI CHIARIMENTO, CHE NON CONSENTONO ALL’ALTRO DI PROFERIR PAROLA E CONSERVANO ILLORO BRONCIO CON INFLESSIBILITA’ E RIGIDITA’, BE’, MEGLIO LASCIARLI ANDARE. ELABORARE IL LUTTO DELLA LORO PERDITA SARA’ PIACEVOLE”.

Caro Mario, spero che mi possa perdonare se Le confesso che non

leggo tutti suoi interventi, anche perchè non ne avrei fisicamente il

tempo. Per un caso fortuito, invece, m'è capitato di vedere questo

articolo da Lei riportato. E' davvero interessante, e degno di nota.

Grazie.

Stefano.

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Caro Ste, La ringrazio della Sua mail. Mi voglia scusare se le mie sono troppo lunghe ma d’altronde, visto che il mio fine è quello di smascherare un certo modo di comportarsi, da parte della Chiesa cattolica e derivati (vedi la Stampa cattolica), di carattere sostanzialmente “razzistico”, secondo me l’unico modo per arrivare acciò è quello di riportare interamente, giorno dopo giorno, gli articoli pubblicati su detta stampa cattolica (in primis “Avvenire”, che è quello più “popolare”, che viene venduto alla massa e che quindi ha le maggiori responsabilità), e di comprovare le contraddizioni tra quanto la Chiesa va predicando e come poi la stessa si comporta in pratica. Sappia, Lei e tutti i lettori di questo Forum, che uno dei simboli maggiori di tale comportamento da sfinge crudele è stato, nella fattispecie, Giorgio Rumi, personaggio tra i più importanti nell’ambito della Chiesa cattolica, storico tra i più autorevoli della storia del cattolicesimo, simbolo dell’etica cattolica. Questi due/tre anni fa veniva nominato consigliere di amministrazione della RAI. Gli scrissi a più riprese sul “Blind” e sul mio caso, inviandogli persino dei telegrammi e delle raccomandate A/R, telefonando innumerevoli volte alla sua segreteria della RAI, sempre invano. Rumi non mi ha mai risposto, come se il sottoscritto avesse la peste bubbonica. Ecco, è questo che intendo non solo denunciare, ma soprattutto combattere: questo incredibile, assurdo e vergognoso senso di superiorità che ha, come se fosse baciato da Dio, chi fa parte dell’ambito della Chiesa cattolica, e del Vaticano. Mi dispiace parlare di persona che non c’è più, e che quindi non può controbattere, ma mi sento più che in diritto di farlo essendoci documentazione comprovante quanto sopra illustrato.Capisco inoltre che ci possa essere uno, due, tre che si atteggino a mò di “sfingi”, ma se la cosa è accomunata, e se lo fanno tutti in coro (come nella fattispecie del “Blind”, perché qui si ha che una quindicina di altissimi prelati, tra i più importanti della Curia romana, tra cardinali e monsignori, stanno facendo le sfingi da almeno sei anni, anzi il novanta percento di costoro lo sta facendo da oltre dieci anni, con il benestare di due Pontefici!!!), il tutto ha un inquietantissimo sapore di “accordo intestino” tra loro, di una perfezione incredibile, ove nessuno “sgarra”, “accordo” che ritengo a livello morale ESTREMAMENTE NEGATIVO, e che ci riporta a comportamenti ben noti, ritenuti oggettivamente di stampo criminale da parte della Magistratura e cancro del tessuto sociale italiano. Per questo motivo mi sono “auto-scomunicato” dalla Chiesa cattolica, ultimamente. Per finire, assieme a Boffo ci metto anche Mario Agnes, direttore dell’ “Osservatore romano”. Quante volte gli ho scritto, sempre invano! Forse che Cristo faceva parte di una lobby, o forse che prendeva in considerazione solo “gli amici della parrocchietta”, per cui questi fanno così??? Tale comportamento è da considerarsi, a mio avviso, alla stessa identica stregua del Re Sole e della sua corte. Con la differenza che questi qua hanno pure tradito, tradito ciò che Cristo ha predicato. Ed i loro silenzi e le loro omertà facendoli tra l’altro passare per conformi a quanto da lui detto. “La Chiesa è una barca che fa acqua””, lo ha detto Papa Benedetto XVI, non io.

Mario Samarughi

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Quando il potere s'arrocca, son sempre dolori. E' un atteggiamento

abbastanza diffuso tra le varie autorità, e non solo ecclesiastiche e

non solo qui in Italia, purtroppo.

Fa bene a documentare, però effettivamente ci vuole molto tempo

per visionare tutto il materiale che propone su questo forum, e per

comprendere appieno.

Forse sbaglio, ma potrebbe rendere più efficace la sua azione di

informazione affiancando, alla documentazione completa, una sintesi

delle cose più rilevanti, con una breve cronologia dei fatti e della

materia di discussione. E' una tecnica molto usata da chi di mestiere

scrive dossiers. La sintesi dovrebbe avere la funzione di battistrada,

per poi invogliare successivi approfondimenti.

Stefano.

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Non si sbaglia per niente, Ste: purtroppo ciò che mi è sempre mancato è il dono della sintesi. Lo so che è un difetto molto grave, ma questo è. E’ da tempo che sto pensando di rimettere tutto il materiale ad un “professionista”, tipo quelli da Lei citati, che sia appassionato al caso ed accetti di scrivere assieme un libro, riassumendo le cose essenziali. Ogni consiglio, ogni proposta in merito sono benvenuti. Sono disposto a dividere il profitto economico sulla vendita del libro. Ma innanzitutto occorrerebbe trovare l’editore! C’è qualcuno???….

Mario Samarughi

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Potrebbe provare a farla Lei la sintesi, qui sul forum in un topic parallelo.

Senza pretesa di farla in un colpo solo, ma partendo da una prima versione

molto grezza e rifinendola un po' alla volta, basandosi anche sui riscontri

dei forumisti.

Stefano.

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Grazie Ste, buona idea. Se i moderatori sono d’accordo ad aprire un topic in tal senso, di “sintesi”, posso provarci. La ringrazio della Sua disponibilità interiore ad aiutarmi: l’ostacolo principale è il mio perfezionismo, e vedo che Lei lo ha capito. Mi rimetto quindi ad Alessandro ed a Vinci. Il titolo del nuovo topic potrebbe essere “Sintesi sul Blind per un libro”.

Mario Samarughi

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Fax di no. 5 f ogli URGENTISSIMO

Il 21 maggio 2006

Egregio dottor

Dino Boffo, Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

su “Avvenire” di sabato 20 maggio scorso sono pubblicati ben quattro articoli diversi che, o direttamente oppure indirettamente, riguardano il mondo dell’immagine, o in generale oppure specificatamente televisiva. Tanto per puntualizzare l’enorme importanza del tema. Vado per ordine:

1°) LETTERA del signor Alberto Carpani, di Milano, in seno alla rubrica “Forum: il direttore risponde”, dal titolo:”TV: poca cultura e solo a caro prezzo”. Il lettore si lamenterà della totale mancanza di cultura in TV (“Il piccolo schermo non è mai sazio di pubblicità…”). Boffo risponderà concordando (“personalmente, questa sorta di “oscuramento” della cultura sullo schermo non fa altro che acuire la nostalgia della TV e del servizio pubblico quali erano all’inizio..Oggi i responsabili dei palinsesti nutrono una sottile e inconfessata disillusione riguardo le possibilità educative del piccolo schermo..E’ indubbio che le considerazioni di convenienza e di fatturato abbiano prevalso su tutto…Non meravigliamoci allora dell’ignoranza che molti, e purtroppo tanti giovani, mostrano nelle cose umanistiche…SOPRATTUTTO CONSIDERANDO LA MASSIVA PERVASIVITA’ DEL MEZZO CATODICO …NON ARRENDIAMOCI:..”.

Che ipocrisia, caro dottor Boffo!

2°) ARTICOLO a tutta pag. 3 dello stesso “Avvenire” del 20 maggio scorso, dal titolo “ Giappone: i giovani non sognano più” SOTTOTITOLI: “Secolarizzazione, dittatura dell’economia, CRESCENTE INFLUENZA DELLA REALTA’ VIRTUALE. Fino al fenomeno degli “hikikomori”, un milione di ragazzi che dormono di giorno e vivono di notte: TV, Internet e shopping. Bande violente, BULLISMO, isolamento dalla società, suicidi. Nell’universo giovanile del Paese si moltiplicano i segni di rifiuto e di marginalità. Espressioni di una generazione che cerca nuovimodelli e di una fragilità che mette radici. La scuola: un mondo chiuso orfano di educazione”.

Ed ancora:

“L’urgenza del benessere materiale, incentivato dal mondo Produttivo e dalla pubblicità come unico valore, stanno riducendo “l’homo nipponicus”, ricco di valori, ad un generico “homo oeconomicus”, a un apparato produttivo e SOPRATTUTTO A SOGGETTO ED OGGETTO DI CONSUMO….LE ORIGINI DEL MALESSERE: alla radice di questa situazione sociale stanno diverse cause, alcune confrontabili con quelle di tanti Paesi del mondo sviluppato, Italia inclusa, altri più specifici: secolarizzazione, IMITAZIONE ACRITICA DEL MODELLO OCCIDENTALE nella versione americana..l’ACCETTAZIONE QUASI FIDEISTICA DELLA TECNOLOGIA..CRESCENTE INFLUENZA DELLA REALTA’ VIRTUALE NELLA VITA QUOTIDIANA….La società giapponese è vittima di un paradosso: è preoccupata del crescente numero di giovani che si isolano dal mondo, ma allo stesso tempo applaude a oggetti come la Playstation ..nella società informatica ciascuno di noi è in qualche misura un RITARDATO SOCIALE”.

Superfluo ogni commento.

3°) ARTICOLO su “Avvenire” sempre del 20 maggio scorso, a piena pagina “Agorà”, dal titolo “Prossimamente su altri schermi”, a firma Daniele Zappalà, sottotitolo:”Dalla televisione “pubblica” a un consumo di media sempre più individualista. E’ “la fine della tivù”? Risponde il sociologo Missika. Il futuro è del video “a richiesta” e delle immagini non professionali su internet. I reality? Sono l’estrema risposta delle TV alla crisi”.

Dirà Jean-Louis Missika, sociologo francese il cui ultimo saggio porta il provocatorio titolo di “La fin de la télévision”, Seuil

“Stiamo entrando in un mondo in cui ci saranno sempre più immagini e meno tele nel senso di forum sociale capace di raggruppare vaste audience con una logica di appuntamento molto forte. Penso che la televisione avrà una minore influenza sulla vita degli spettatori quando il processo già in corso completerà la sua evoluzione…scomparirà ol principale vantaggio della televisione attuale: fornire un’informazione comune a un gran numero di cittadini così da attirare la loro attenzione su temi di interesse collettivo. Sta accadendo qualcosa di simile ad un passaggio da un’arena pubblica a d un insieme eterogeneo di “spazi mediatici” privati…Il modo giovanile di consumo dei media e soprattutto della televisione è orami estremamente frammentato, rapido ed infedele.. e si prepara ad un uso massiccio del “video on demand”, la TV a richiesta”.

Quante cose sulla Televisione, e sempre niente sulla possibilità di controllare compiutamente l’immagine. Assurdo e criminale.

4°) ARTICOLO su “Avvenire” sempre del 20 maggio scorso, pag. 27, dal titolo “ Sulla linea d’ombra dell’immagine”, a firma Maurizio Cecchetti, sottotitolo: “Esce in italiano un importante studio di Marie-José Mondzain sulla valenza “politica” che lega L’ICONA alla modernità. La disputa ha anche un versante etico e filosofico espresso nell’VIII secolo da Niceforo. Dai rischi dell’idolatria biblica a quella attuale”.

LO RIPORTO QUI COMPLETAMENTE, DATA L’IMPORTANZA DELLO STESSO:

INIZIO ARTICOLO SUDDETTO:

“L’IMMAGINE PUO’ UCCIDERE. Secondo Marie-José Mondzain, che da anni studia le valenze “politiche” nell’uso delle IMMAGINI, l’11 settembre ha messo in luce quanto di distruttivo si nasconda dietro la facciata della “CIVILTA’ DELL’IMMAGINE”. Adesso , forse, ci risulta più facile comprendere quali siano i rischi che presenta una visione teocratica della vita collettiva: la situazione di alcuni Paesi del vicino Oriente, L’Iran per esempio, ci dice che i simboli, SOPRATTUTTO QUELLI VISIVI, hanno una forza che può diventare destabilizzante per la tenuta di un regime. Dunque, OGNI INSIDIA CHE VIENE DALL’IMMAGINE può produrre reazioni violente fino alle conseguenze più gravi. Dalle vignette blasfeme ai versetti satanici, dal chador alle rappresentazioni di Dio, il mondo musulmano che identifica volontà divina e volontà politica mostra di avere nelle “IMMAGINI” un nervo scoperto. Ma non si tratta di una questione soltanto islamica, DA SEMPRE LA GUERRA SULLE IMMAGINI E’ UN FRUTTO DELL’IDENTIFICAZIONE DI RELIGIONE E POTERE. In sé,l’interdetto biblico a farsi un’immagine di Dio, sottolinea il rischio di una “sostituzione” che prende la forma dell’IDOLO. E l’idolo è qualcosa che insidia e va combattuto quando mette in crisi altri poteri, magari anche terreni. Oppure va assimilato. Sarebbe forse eccessivo riconoscere all’ICONOCLASMO una funzione benefica per il cristianesimo. IL RIFIUTO DELLE IMMAGINI, come ha stabilito la lunga diatriba fra i teologi fino al II Concilio di Nicea (787) e oltre, rappresenta un attacco diretto al dogma dell’Incarnazione. Ma è l’Incarnazione che ha prodotto una svolta nella concezione dell’IMMAGINE ereditata dall’Antico Testamento facendone una delle forme più efficaci di rappresentazione e comunicazione del cristianesimo occidentale. Sotto questoprofilo, SI POTREBBE DIRE CHE FU CHIARO MOLTO PRESTO CHE L’IMMAGINE NON E’ UN FATTORE ORNAMENTALE, MA UNA COLONNA PORTANTE DI OGNI “GESTIONE” POLITICA. Se una simile constatazione può portare immediatamente a conclusioni ovvie, - lIMMAGINE diventa essenziale nel culto dopo che il cristianesimo guadagna rilievo e autorità nella storia dell’impero romano - , d’altra parte è forse meno scontato che si possa risalire fino alla disputa sull’immagine nel cristianesimo bizantino per comprendere cerete DINAMICHE “POLITICHE” CHE ANCORA OGGI REGGONO QUELLA CHE VIENE DEFINITA UNANIMAMENTE ORMAI COME “CIVILTA’ DELL’IMMAGINE”. In questo senso , l’iconoclasmom (il suo destino di etrerno perdente) in realtà diventa un terreno per verificare il potere “politico” dell’IMMAGINE E LA SUA CAPACITA’ DI DECRETARE IL SUCCESSO O LA SCONFITTA ANCHE DI UN REGIME (I TOTALITARISMI DEL NOVECENTO HANNO OPERATO UN CONTROLLO DEL SISTEMA “MEDIATICO” DELL’IMMAGINE PER ORIENTARE IL CONSENSO). Qualche anno fa Marie-José Mondzain aveva pubblicato un saggio che non è sbagliato definire decisivo per la comprensione di questa FUNZIONE “ECONOMICA” DELL’IMMAGINE. Con un po’ di ritardo rispetto all’importanza teorica di tale studio, ora esce da Jaca Book la traduzione italiana. Il titolo è forse spiazzante: “IMMAGINE, ICONA, ECONOMIA”; il sottotitolo in parte chiarisce: “Le origini bizantine dell’IMMAGINARIO CONTEMPORANEO”. La Mondzain conosce bene le fonti del dibattito all’interno de primi secoli cristiani e fino alla piena epoca bizantina. E’, insomma, ferrata sul versante teologico, ma il suo studio non ha come primo obiettivo quello di rimettere in discussione certe acquisizioni definitive del versante dogmatico. Anzi, sembra interessarsi piuttosto all’altro fronte: la debolezza, in sede storica, della linea iconoclasta (che risulta illuminante, però, per comprendere la forza del versante ICONOFILO, ED EVENTUALMENTE CERTE SUE DEFORMAZIONI). La Mondzain nota che gli iconoclasti dell’VIII secolo, quelli che per un certo periodo, con Costantino V, sembrò che AVESSERO LA MEGLIO, sotto il profilo dottrinale, in realtà, si consideravano “perfetti cristiani”, mentre la loro preoccupazione era il segno politico. A scombinare le carte venne Niceforo di Costantinopoli, figura sottovalutata per un certoperiodo negli studi che avevano come riferimento decisivela risoluzione del II Concilio di Nicea (787), dove viene sancita la LEGITTIMITA’ DEL CULTO DELLE ICONE. Niceforo nasce nel 758, sotto Costantino V, quando già la nota risoluzione di Hiereia del 754 aveva imposto LA VITTORIA DEL FRONTE ICONOCLASTA. Suo padre morì in esilio proprioper essere stato un devoto delle IMMAGINI SACRE (a dimostrazione che, sempre, LO SCONTRO SULLE IMMAGINI LASCIO’ SUL CAMPO MOLTI MORTI). Niceforo cresce con una formazione che lo avvia alla carriera amministrativa e politica, ma presto si appassiona alla teologia e intuisce ciò che sarà poi il punto fermo della sua POLEMICA SULLA NECESSITA’ DELLE IMMAGINI: NON SI PUO’ PENSARE NE’ GOVERNARE SENZA L’IMMAGINE. Tanto è determinato e passionale in questa difesa, quanto è prudente sul piano “politico”, dove invece diventa uomo di mediazione. Niceforo, in realtà, scrivendo gli “Antirretici”, logora gli assiomi di Costantino V riconducendo l’immagine a una MANIFESTAZIONE IMMANENTE FONDATA SULL’IMITAZIONE DI DIO. L’arte “imita la natura”, non vi si identifica. Ed è su questa “analogia” che fonda anche la sua riflessione SUL PROTOTIPO E L’IMMAGINE. La CONSUSTANZIALITA’ non si manifesta nella “copia materiale”, ma nella condivisione di quella economia che tiene insieme le parti e viene alla luce nell’immagine. ESSA, DUNQUE, E’ UNA SORTA DI SIGILLO SACRALE ANCHE NELL’ESERCIZIO DI UN POTERE. Il libro della Mondzain è complesso, articolato, variegato (si toccano anche le questioni della Veronica e della sindone), ma in un’ottica fondamentalmente ETICO-POLITICA. Niceforo, pur rappresentante del cristianesimo, sembra ragionare non come iconofilo, bensì come un “laico” che cerca nella realtà le ragioni “trascendenti” dell’IMMAGINE: le sue ragioni sono immanenti perché riguardano la funzione che l’IMMAGINE svolge nella dimensione per così dire “temporale” e dunque COME MEZZO DI CONVINZIONE CHE AIUTA A GOVERNARE. PER QUESTO RAPPRESENTA UNO STIMOLO ALLA RIFLESSIONE ATTUALE SULLA FUNZIONE DELL’IMMAGINE IN UNA SOCIETA’ CHE, FONDATA SUL CONSUMISMO COME MEZZO DI CONTROLLO DEGLI INDIVIDUI, FA DELL’IMMAGINE STESSA UN EFFICACE STRUMENTO DI FALSIFICAZIONE DEL RAPPORTO CON LA REALTA’. DUNQUE, UN CASO DI MANIPOLAZIONE I CUI SCOPI, TALVOLTA, SONO TUTT’ALTRO CHE TRASPARENTI”.

FINE ARTICOLO.

Il suddetto articolo non vi è dubbio che sia molto interessante. Vede, dottor Boffo, quanto profondo è il tema legato all’immagine: lo stesso abbraccia molteplici campi, fino addirittura alla teologia. Gli iconoclasti rifiutavano l’immagine, diversamente dal sottoscritto che si limita a volerla dominare a livello tecnico. Nel “Blind” non vi è assolutamente alcun rifiuto dell’immagine. Allora, Niceforo arriverà alla conclusione che “Non si può pensare né governare senza l’immagine”. D’altro canto il suddetto articolo terminerà con una violenta denuncia nei confronti dell’immagine, ai giorni nostri.

Lei comunque continua a starsene zitto sul “Blind”, pur trattando nel Suo giornale il suddetto tema,la qualcosa è estremamente contradditoria al punto da essere profondamente squalificante, per la Sua persona e per il Suo giornale, nonchè per la Chiesa cattolica e per la cultura che viene fatta dalla stessa

5°) ARTICOLO su “Avvenire” del 20 maggio scorso, pag. 17, dal titolo “Il mondo ha bisogno di concretezza”, consistente nel discorso di Papa Benedetto XVI dallo stesso pronunciato il 19 maggio scorso di fronte ai partecipanti all’incontro promosso dalla Fondazione “Centesimus Annus Pro Pontifice” sul tema “Democrazia, istituzioni e giustizia sociale”.

Riporterò qui di seguito alcuni passaggi di detto discorso:

INIZIO DEI SUDDETTI PASSAGGI DEL DISCORSO DEL PAPA:

“Il convegno di studio da voi promosso su “Democrazia, istituzioni e giustizia sociale” affronta PROBLEMI DI VIVA ATTUALITA’…Occorrono in primo luogo istituzioni appropriate, credibili, autorevoli, non finalizzate a una mera gestione del potere pubblico…Altrettanto URGENTE è uno sforzo tenace, durevole e CONDIVISO, per la promozione della GIUSTIZIA SOCIALE…Non si potrà dare, peraltro, vera giustizia sociale se non in un’ottica di GENUINA SOLIDARIETA’, CHE IMPEGNI A VIVERE E AD OPERARE SEMPRE GLI UNI PER GLI ALTRI, E MAI GLI UNI CONTRO O A DANNO DEGLI ALTRI. IN CHE MODO RENDERE CONCRETO TUTTO QUESTO NEL CONTESTO MONDIALE DI OGGI E’ LA GRANDE SFIDA DEI CRISTIANI LAICI (e Lei, dottor Boffo, è un laico, e quindi è compreso anche Lei NDR). CIASCUNO DI VOI, IN QUANTO FEDELE LAICO, VIVA COME PROPRIO IL “COMPITO IMMEDIATO (Boffo, non dimentichi, il Papa dice “immediato” NDR) DI OPERARE PER UN GIUSTO ORDINE NELLA SOCIETA’, GIACCHE’ LA CARITA’ DEVE ANIMARE L’INTERA ESISTENZA DEI FEDELI LAICI E QUINDI ANCHE LA LORO ATTIVITA’ POLITICA, VISSUTA COME “CARITA’ SOCIALE” (ivi). ..TORNANDO ALLE VOSTRE RESPONSABILITA’ QUOTIDIANE, SENTITEVI SEMPRE PIU’ UNITI NEL VINCOLO DELLA COMUNIONE CATTOLICA E VIVETE CON PASSIONE GLI IMPEGNI CHE VI SIETE ASSUNTI (capito, dottor Boffo, gli “impegni” ed i “vincoli” anche da Lei assunti, che dovrebbero portarLa a cessare IMMEDIATAMENTE il silenzio sul caso relativo al “Blind” NDR).

FINE DEI SUDDETTI PASSAGGI.

E con ciò La saluto, auspicando che Ella voglia finalmente obbedire al Pontefice Massimo, Papa Benedetto XVI, dato che non ha mai obbedito, vergognosamente, al suo Predecessore, facendo invece finta di essere devotissimo allo stesso.

Mario Samarughi

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Fax di no. 2 fogli URGENTISSIMO

Il 23 maggio 2006

Egregio dottor

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

riporto qui articolo pubblicato su Avvenire di oggi 23 maggio 2006, pag. 17, dal titolo “Il Papa ai religiosi: “Povertà e amore contro l’IDOLATRIA”. Sottotitolo: “Ieri l’udienza ai Superiori generali: uno stile di vita casto è la vera risposta alla CULTURA DELL’APPARIRE”.

INIZIO ARTICOLO:

“Essere “testimoni della presenza trasfigurante di Cristo” in un mondo “sempre più disorientato e confuso”. Un mondo che, ai “colori ben netti e caratterizzanti” di quella presenza, sembra vole rsostituirre le “sfumature” di questo mondo smarrito. Un oggi, insomma, che ha bisogno dei “paradossi” della vita religiosa – castità, SOBRIETA’, povertà. I quali devono essere valorizzati a partire proprio dalla vita dei religiosi e delle religiose, perché “solo così si può seguire senza riserve Cristo crocefisso e povero”, come antidoto all’ “insidia della mediocrità, dell’imborghesimento e della MENTALITA’ CONSUMISTICA”, che oggi ANCHE la vita religiosa, talora, sperimenta essendo “LA CULTURA SECOLARIZZATA PENETRATA NELLA MENTE E NEL CUORE DI NON POCHI CONSACRATI”. Così ieri mattina Benedetto XVI si è rivolto ai superiori e alle superiori generali degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, ricevuti in udienza insieme ai responsabili del competente dicastero vaticano. La via consacrata, ha dunqu detto il Papa dopo aver sottolineato le difficoltà che comporta il “servizio d’autorità” a cui sono chiamati e i superiori e le superiori, “negli ultimi anni è stata ricompressa con spiritopiù evangelico, più ecclesiale e più apostolico”. Con ciò, tuttavia, NON POSSIAMO IGNORARE CHE ALCUNE SCELTE CONCRETE NON HANNO OFFERTO AL MONDO IL VOLTO AUTENTICO E VIVIFICANTE DI CRISTO. DI FATTO – HA OSSERVATO IL PONTEFICE, LA CULTURA SECOLARIZZATA E’ PENETRATA NELLA MENTE E NEL CUORE DI NON POCHI CONSACRATI, CHE LA INTENDONO COME UNA FORMA DI ACCESSO ALLA MODERNITA’ E UNA MODALITA’ DI APPROCCIO AL MONDO CONTEMPORANEO. La conseguenza è che accanto a un indubbio slancio generoso, capace di TESTIMONIANZA e di donazione totale, LA VITA CONSACRATA CONOSCE OGGI L’INSIDIA DELLA MEDIOCRITA’, DELL’IMBORGHESIMENTO E DELLA MENTALITA’ CONSUMISTICA”. Di qui il richiamo di Papa Ratzinger alle “due vie” indicate dal Vangelo, quella ““stretta” che conduce alla vita”, e quella “”larga”, che conduce alla perdizione”. COSI’, ha aggiunto, “LA VERA ALTERNATIVA E’, E SARA’ SEMPRE, L’ACCETTAZIONE DEL DIO VIVENTE ATTRAVERSO IL SERVIZIO OBBEDIENTE PER FEDE, O IL RIFIUTO DI LUI”, e “UNA CONDIZIONE PREVIA ALLA SEQUELA DI CRISTO, QUINDI, E’ LA RINUNCIA, IL DISTACCO DA TUTTO CIO’ CHE NON E’ LUI. IL SIGNORE VUOLE UOMINI E DONNE LIBERI, NON VINCOLATI, CAPACI DI ABBANDONARE TUTTO PER SEGUIRLO E TROVARE SOLO IN LUI IL PROPRIO TUTTO. C’E’ BISOGNO DI SCELTE CORAGGIOSE, A LIVELLO PERSONALE E COMUNITARIO, che imprimano una nuova disciplina alla vita delle persone consacrate e le portino a riscoprire la dimensione totalizzante della “sequela Christi”. Per questo fine, ossia “per appartenere totalmente al Signore”,le persone consacrate “abbacciano uno stile di vita casto. La verginità consacrata – ha osservato Benedetto XVI – non si può iscrivere nel quadro della logica di questo mondo; è il più “irragionevole” dei paradossi cristiani e non a tutti è dato di comprenderla e viverla. Vivere una vita casta – ha aggiunto – vuol dire anche RINUNCIARE AL BISOGNO DI APPARIRE, ASSUMERE UNO STILE DI VITA SOBRIO E DIMESSO”, e i religiosi e le religiose “sono chiamati a dimostrarlo anche nella scelta dell’abito, un abito semplice che sia segno della povertà vissuta in unione a colui che da ricco che era si è fatto povero”. Così “e solo così” – ha insistito Papa Ratzinger – si può seguire senza riserve Cristo crocefisso e povero, immergendosi nel suo mistero e facendo proprie le sue scelte di umiltà, di povertà e di mitezza”. PER QUESTO ALLORA, “IN UN MONDO SEMPRE PIU’ DISORIENTATO E CONFUSO”, SEGNATO DA “MOLTEPLICI INSIDIE”, ha concluso il Papa, LE PERSONE CONSACRATE SONO CHIAMATE A “GUARDARE QUESTO NOSTRO TEMPO CON LO SGUARDO DELLA FEDE”, PER FUGGIRE DAI “CONDIZIONAMENTI DELLA MENTALITA’ IMMANENTISTICA E TECNOCRATICA” E RENDERE GLI UOMINI “LIBERI DI FRONTE ALLA SEDUZIONE DEI FALSI IDOLI DA CUI IL MONDO E’ ABBAGLIATO”.

FINE ARTICOLO.

Orbene, dottor Boffo, Lei non è un religioso consacrato ma, ciò nonostante, l’invito, quasi l’ordine, di Papa Benedetto XVI è rivolto anche a Lei. Ed il Papa parla molto ma molto chiaro,nel suo passaggio finale sopra sottolineato ed evidenziato in grassetto, come d’altronde lo stesso merita: il Papa parla di “condizionamenti causati dalla tecnocrazia, parla di “falsi idoli”, parla di “abbagliamento” da detti idoli, parla di LIBERTA’ dagli stessi.

Più chiaro di così non si può: da come Benedetto XVI si è espresso in questo suo discorso, non può che scaturire quanto Egli sia a favore dell’oscuramento degli idoli, e quindi indirettamente a totale favore anche del “Blind”.

Sempre più alle corde, dottor Boffo! Figurarsi poi quando verrà fuori il gemellaggio tra la cupola del calcio e quella dei media. Ed i tempi non sono lunghi.

Mario Samarughi

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Per i moderatori Alessandro e Vinci: il 21 maggio scrivevo:

”Grazie Ste, buona idea. Se i moderatori sono d’accordo ad aprire un topic in tal senso, di “sintesi”, posso provarci. La ringrazio della Sua disponibilità interiore ad aiutarmi: l’ostacolo principale è il mio perfezionismo, e vedo che Lei lo ha capito. Mi rimetto quindi ad Alessandro ed a Vinci. Il titolo del nuovo topic potrebbe essere “Sintesi sul Blind per un libro”.

Diversamente da quanto richiesto nella mia suddetta, di un topic di “Sintesi” sul Blind, dopo aver riflettuto a riguardo ho deciso di soprassedere perché francamente non me la sento di ricominciare da capo.

Sto seriamente interessandomi a scrivere un libro, con la collaborazione di un mio amico scrittore, e ritengo che sia giusto farlo privatamente.

Continuerò quindi a postare le mie lunghe mails, rischiando che non le legga nessuno (ma la realtà dice il contrario, in questo Forum, siamo arrivati ad oltre le 7500 letture, tra questo topic e quello originario). Ogni mia mail si riferisce ad un comportamento della stampa cattolica e dei vertici della Chiesa e del Vaticano, e ritengo essenziale documentarli compiutamente, giorno dopo giorno, al fine di riuscire nel mio fine, ovvero di provare la grave disumanità e connivenza con il maligno. La mole è paragonabile al caso Mitrokin! Mi dispiace, Steno: l’unica salvezza sarà un libro. E su quello mi sento, sì, di ricominciare. Se e quando sarà da me scritto, ve lo dirò per primi.

Mario Samarughi

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Fax di no. 1 foglio URGENTISSIMO

Il 24 maggio 2006

Egregio dottor

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

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Egregio dottor Boffo,

riporto qui il “Mattutino” di oggi 24 maggio 2006 dal titolo “APPARENZE e non apparizioni”.

INIZIO “MATTUTINO”:

“”Mi sembra che quello di oggi non possa dirsi tanto tempo di fede, quanto tempo di fattucchiere, non tanto tempo di fiducia, quanto tempo di paura. Tutti alla ricerca di segni, per trovare rifugi, ripari contro l’incubo di OSCURE MINACCE; sono tempi di grande spettacolo, di grandi parate, MA DI POCHE VERITA’, TEMPO DI APPARENZE più che di apparizioni”. Era la Quaresima del 1987 e Padre David M. Turoldo saliva il colle della basilica di Monte Berico a Vicenza, invitato dai suoi confratelli Servi di Maria a tenervi una serie di omelie. Eccole ora nel volume “Cammino verso la fede” (San Paolo Edizioni), raccolte dalla registrazione. Ho scelto questo brano desunto dalla prima di quelle omelie. Sono parole che ben si adattano anche ai nostri giorni, fatti più di banalità che di fede autentica, di paure che di speranza, di luoghi comuni CHE DI VERITA’, di spettacolo più che di sostanza. In particolare, vorrei sottolineare l’ultima contrapposizione, quella tra “APPARENZE”e “APPARIZIONI”. Il secondo termine è da assumere nel suo sensopiù teologicoe profondo, quello legato agli incontri pasquali del Cristo risorto con i discepoli. Non è quindi una scena che ha come scopo lo straordinario, il prodigioso, il fenomenale, quanto piuttosto lo svelamento profondo di un mistero. ECCO, NEI NOSTRI TEMPI TELEVISIVI L’”APPARIRE” E’ SOPRATTUTTO IL MOSTRARSI PER IMPRESSIONARE, PER INGANNARE, PER SBALORDIRE. E SI SA CHE TUTTO QUESTO E’ FINZIONE, E’ – COME SI SUOL DIRE – “REALTA’ TAROCCATA”., PARVENZA ED ESTERIORITA’, “APPARENZA”, APPUNTO. Il vero rivelarsi di Dio e l’autentica testimonianza del cristiano sono, invece, un’epifania nella quale si indica un messaggio di vita, SI SVELA UNA VERITA’, SI ILLUSTRA UNA STRADA DA SEGUIRE NEL RIGORE E NELLA SERIETA’ PERSONALE”.

Capito, dottor Boffo? Il “rigore” è quello del “Blind”, che è contro l’”apparenza”. La serietà sarebbe quella di “svelare la verità”, ovvero quella del “Blind”, ma non è da Lei, evidentemente. La “testimonianza che Lei dà, quale cristiano, è falsa.

Ogni giorno la televisione viene tirata in ballo, come concausa principale delle disgrazie umane. Ogni giorno Lei nasconde l’antidoto tecnico, contro tali disgrazie. La “strada da seguire”, da Lei indicata, è dunque quella della finzione, della “realtà taroccata”.

Mario Samarughi

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Fax di no. 2 fogli URGENTISSIMO

Il 25 maggio 2006

Egregio dottor

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

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Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

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Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

riporto qui il “Mattutino” di Monsignor Ravasi, pubblicato su “Avvenire” di oggi 25 maggio 2006, dal titolo “La legge di Newton”.

INIZIO “MATTUTINO”:

“”Si può notare in modo costante che gli uomini, QUANDO INIZIANO A DECADERE, sembrano obbedire alla legge di Newton: PRECIPITANO VERSO L’ABIEZIONE CON RAPIDITA’ CRESCENTE”. Importante poeta tedesco dell’800, Heinrich Heine (1797-1856) ha composto anche molti saggi e scritti vari tra i quali un testo intitolato “IDEE. IL LIBRO LEGRAND”. E’ alle sue pagine che oggi ho attinto per proporre questa considerazione CHE VALE SIA PER I SINGOLI che per le nazioni. Se si bada, infatti, alla storia, si scopre quanto sia stata PRECIPITE LA CADUTA di popoli gloriosi in passato, ma soprattutto si vede quanto questa “legge di Newton” dell’esistenza sia stata vera per molti “GRANDI”. Grida, ad esempio, il profeta Isaia: “E’ caduta, è caduta Babilonia! Tutte le statue dei suoi dèi sono in frantumi per terra!” (21,9; si leggano anche i capitoli 18-19 dell’”Apocalisse” dedicati al crollo clamoroso di Babilonia imperiale romana). MA APPLICHIAMO IL DISCORSO A NOI, PERSONE COMUNI (E Lei, dottor Boffo, è una “persona comune” NDR). Heine identifica con l’immagine della legge di gravità una costante dell’anima. QUANDO SI COMINCIA A CEDERE, SIA PURE LIEVEMENTE, RICORRENDO A UNA SCUSANTE, NON E’ CHE CI SI FERMI LI’. IN REALTA’ SI APRE UN VARCO CHE LENTAMENTE SI ALLARGA E, SENZA ACCORGERCENE, ARRIVIAMO AL PUNTO DI NON RITORNO, DOVE LA CADUTA E’ VERTICALE E CATASTROFICA. Il libro biblico parla di “SENTIERI TORTUOSI E OBLIQUI” CHE POI, PERO’, SFOCIANO “VERSO LA MORTE E IL REGNO DELLE OMBRE DA CUI NON SI FA RITORNO” (2,15.18-19). CERTO,. E’ POSSIBILE CON GRANDI SFORZI, IMPLORANDO LA MANO POTENTE DI DIO, RISOLLEVARSI. MA SPESSO, CADUTI IN BASSO, CI SI RASSEGNA, SGUAZZANDO IN QUELLA PALUDE (accidenti, guardi un po’ che razza di condanna, da parte di Ravasi, e quindi da parte dei vertici della Chiesa e del Vaticano, dottor Boffo! NDR). E’ PER QUESTO CHE E’ DECISIVO SORVEGLIARE SEMPRE LA COSCIENZA E L’AZIONE e impegnarsi nel controllo di sé e delle reazioni e pulsioni”.

FINE “MATTUTINO”.

Continuo a credere che i “Mattutini” di Ravasi vogliano essere dei messaggi ben precisi, indirizzati alla Sua persona, dottor Boffo. Lei improvvisamente e del tutto ingiustificatamente cessò, nel 2000, di parlare della mia cosa. Molto probabilmente dall’alto Le fu chiesto il motivo, di tanta inversione di rotta (ricordiamo ancora una volta che Lei si era dichiarato totalmente a favore, del “Blind”) e Lei ricorse allora ad una SCUSANTE (vedi Ravasi), che chiaramente non ha retto, grazie alla mia tenacia. E continuò, fino ad ora, fino ad un punto di non ritorno. La Sua credibilità, dottor Boffo, è ormai pressocchè nulla, si trova in caduta libera. Ed il tonfo finale Le è dato dall’articolo pubblicato sempre su “Avvenire” di oggi, pag. 35, dal titolo “Telecomando bloccato: viva la pubblicità”, a firma Tommaso Gomez.

In pratica, in detto articolo si informa di questo: premesso che esiste un tasto sul telecomando, chiamato “”Fast Forward” la cui funzione è quella di “saltare” l’arco pubblicitario che si trova in seno al programma televisivo che si sta guardando, la notizia consiste nel fatto che la Philips ha inventato un congegno contro tale libertà, per il quale diventa impossibile “saltare” l’arco pubblicitario, e ciò nel caso in cui questo sia già iniziato. Insomma, se il primo spot è già in onda, l’utente può spingere quel tasto quanto gli pare senza però nulla ottenere: la pubblicità continuerà ad apparire sullo schermo televisivo. Insomma, FORZATI A GUARDARE, proprio quello per cui è stato da me realizzato il “Blind”.

Caro Dottor Boffo, la Philips non si sarebbe sognata di intraprendere la realizzazione di detto congegno di cui sopra (denominato “Mhp” ovvero “Multimedia Home Platform”) nel caso in cui fosse esistito il tasto “Blind”, e ciò perché il fine perseguito dalla Philips sarebbe risultato del tutto neutralizzato dal suddetto mio tasto. GUARDI UN PO’ LA GRAVITA’ DEL SUO COMPORTAMENTO! Il Suo comportamento nei confronti del “Blind” ha percorso “sentieri tortuosi e obliqui che poi però sfociano verso la morte e il regno delle ombre da cui non si fa ritorno” (vedi Ravasi di cui sopra). Giunto a questo punto, Lei non si risolleverà più, anche implorando la mano potente di Dio. Troppo grossa è la Sua colpa, troppo evidente la Sua falsità e le Sue connivenze con chi vuole condizionarci e schiavizzarci.

Mario Samarughi

ALLEGATO: articolo dal titolo “Telecomando bloccato: viva la pubblicità”, su “Avvenire” di oggi, pag. 35.

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Sono certo che un giorno questo mio “diario” sarà considerato un “documento da parte della Magistratura. Per questo tengo a far presente quanto segue: siamo nel pieno dello scandalo del calcio, in cui ci si pone l’interrogativo se si tratta di uno scandalo di carattere “individuale” 8VEDI Moggi e compagnia bella), oppure di una “cupola”, ovvero di una organizzazione vera e propria in cui tutti sono tacitamente d’accordo a tenere certi comportamenti, con a capo la assoluta omertà di tutti. Orbene, relativamente al caso del “Blind” tengo ad informare che già nel 1997 il sottoscritto denunciava pubblicamente l’esistenza di un complotto, insomma di un accordo intestino al fine di boicottare ed affossare l’idea. Ricordo una serata del luglio 1997 organizzata dal Censis sul problema della “TV violenta”, in cui ospite d’onore era lo psicologo Francesco Tonucci, quale presidente del “Comitato TV-Minori” della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In detta occasione feci il mio intervento pubblico nel senso sopra illustrato. C’era colà, tra gli altri, il giornalista massmediologo Franco Carlini, attualmente penna del Corriere della Sera, il quale mi prese per visionario, per la mia denuncia della esistenza di una “spectre” riguardo la TV, ed inoltre mi disse che, pur se l’idea era interessante e meritoria, lui non ne avrebbe scritto (scriveva pe ril Manifesto) perché io avevo portato il caso in politica (esisteva infatti un disegno di legge sul Blind, presentato dai verdi al Senato). Che tutto ciò rimanga qui a documentazione del caso in questione. Ribadisco la mia teoria: per me esiste un vero e proprio “complotto” contro il “Blind”, messo in atto dal mondo della pubblicità e delle emittenti televisive, e quindi da tutti coloro che si trovano dipendenti e schiavi di detti mondi.

Mario Samarughi

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Fax di no. 2 fogli URGENTISSIMO

Il 26 maggio 2006

Egregio dottor

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

riporto qui il “Mattutino” di Monsignor Ravasi, di oggi 26 maggio 2006, dal titolo “Sala d’attesa”.

INIZIO “MATTUTINO”:

“”Se si vuol costruire la casa della felicità, ci si ricordi che la stanza più grande dev’essere la sala d’attesa”. Ci sono frasi che ti vengono incontro in modo casuale. I lettori della mia età hanno sicuramente avuto,come me, tra i libri della loro adolescenza, il patetico “Pel di carota”, che il romanziere francese Jules Renard pubblicò nel 1894, con l’amara storia del piccolo Lepic, NON AMATO DA NESSUNO IN FAMIGLIA, SPINTO FINO AL SUICIDIO, per fortuna evitato in extremis. Ebbene, in una libreria specializzata in testi francesi mi viene tra le mani un tomo ove, accanto al romanzo, c’è pure il “Diario” di Renard: sfoglio con nostalgia quelle pagine e in finale trovo la nota sopra citata, a metà strada tra il realismo ed il pessimismo. E’ comunque certo che, se mai abiteremo nella casa della felicità, per occuparla avremo dovuto sostare a lungo nella sala d’attesa. Chi viaggia molto con treni ed aerei sa quanto siano snervanti le soste in quelle sale che spesso rivelano – soprattutto nelle stazioni ferroviarie – uno strano campionario di umanità. Ci si adatta a fatica all’attesa perché è proprio dell’uomo, soprattutto di quello moderno, volere tutto e subito. Così, si smania, ci si agita, si recrimina, ma non c’è niente da fare, la felicità non arriva, anzi, sembra essere un treno non solo in ritardo ma persino soppresso. E’ per questo che, in quell’attesa, la virtù più delicata ma anche la più necessaria è quella della speranza. Il poeta francese Charles Péguy, che ad essa ha dedicato un poemetto, scriveva: “E’, sperare, la cosa difficile – a voce bassa e vergognosamente. E la cosa facile è disperare, ed è la grande tentazione”. In quella sala d’attesa, OVE FORSE SIAMO DA ANNI, non lasciamoci catturare dalla sfiducia: UN GIORNO ANCHE PER NOI VERRA’ IL TRENO DELLA FELICITA’”.

FINE “MATTUTINO”.

Mi auguro che sia così: io non è da alcuni anni che sto attendendo, bensì da undici anni (esattamente da ottobre 1995, faccia Lei il calcolo). Il fatto comunque che Monsignor Ravasi dia per certo l’arrivo della felicità, mi apre il cuore, considerando che nei suoi pensieri vi è il sottoscritto. Per me felicità si identifica con il riconoscimento pubblico della esistenza di una gravissima omissione tecnica, da essere assolutamente ed immediatamente riparata. Lei sa perfettamente quale. Ed è per quella che io mi batto, da undici anni, “non amato da nessuno in famiglia, spinto fino al suicidio”.

Mario Samarughi

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Caro Mario, forse sono un po' fuori tema ma immagino che

Lei sia molto più competente su di me sull'argomento TV, e

allora ne approfitto per farle una domanda: sta seguendo la

vicenda della riforma dell'Auditel? Cosa ne pensa?

La ringrazio molto

Stefano

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Il Blind potrebbe essere un nuovo sistema, basato su ciò che non è gradito, ma la Gisotti, e tutti assieme a lei, mi ignorano da dieci anni. Andrebbero indagati i motivi di così tanto accomunamento nell'ignorarmi, persino da parte di coloro che di una onesta comunicazione televisiva, "democratica", che rispecchi i gusti veri della gente, hanno fatto lo scopo essenziale della loro vita. Caro Ste, è provato che l’Auditel, così come finora, non rispecchia assolutamente la realtà. Lo ha provato Roberta Risotti, con un suo libro di due/tre anni fa, che ha fatto scalpore per la testimonianza di più d’un prescelto a dichiarare le sue preferenze. Praticamente è stato detto che era tutto falso e pilotato. La Gisotti è capo redattrice di Radio Vaticana, e la conosco e mi conosce da dieci anni, ma non ha mai mosso un dito riguardo il “Blind”. Questo è molto strano, in quanto il “Blind” porterebbe dritti dritti ad un sistema basato sulla qualità (“Qualitel”). La Gisotti è molto vicina a Giulietto Chiesa, capo di “Megachip, democrazia nella comunicazione”. Se la Gisotti mi ha completamente ignorato, da dieci anni, Giulietto Chiesa prima mi ha portato sul palmo della mano, dichiarandosi totalmente a favore del Blind, poi improvvisamente mi ha escluso dalla sua associazione internet (www.megachip. (non ricordo se .it oppure se punto org o altro) con la scusa che facevo “spamming”. Secondo Lei, sto facendo spamming in questo Forum? Tra l’altro, Chiesa è un comunista di quelli schietti, per cui dovrebbe essere più che interessato a mandare avanti l’idea di un blind. Ed invece l’ha rigettata, ormai da alcuni anni, dopo averla esaltata persino al Forum Sociale Europeo di Firenze, di alcuni anni fa. Quindi, la Gisotti è ormai molto nota nell’ambito della comunicazione televisiva, il sottoscritto è rimasto al palo. Ripeto la mia convinzione: c’è una cupola, qualsiasi modifica che potrà essere fatta sarà comunque manovrata al fine di non cambiare assolutamente niente. Estremamente strani sono questi voltafaccia improvvisi da personaggi al di fuori di ogni sospetto: ormai ne ho contati a bizzeffe, direi che quasi tutti l’hanno fatto nei miei confronti. Voltafaccia, come può vedere, fatti anche nell'ambito della Chiesa e del Vaticano (Radio Vaticana!).

Mario Samarughi

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No, lei non sta facendo spamming, lo spamming è un'altra cosa.

Lei scrive molto, è vero, ma in modo ordinato e rispettosamente.

Chiede anche il permesso prima di aprire nuovi topic!

Lei mi da la sensazione di un valido combattente di una guerra

giusta e molto vasta - quella contro l'uso distorto e nefasto dei

mass-media - che per difendere uno dei tanti fronti è rimasto isolato

dal resto delle truppe. Non dev'essere una situazione facile, rimanere

isolati in guerra.

Stefano.

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Fax di no. 4 fogli URGENTISSIMO

Il 28 maggio 2006

Egregio dottor

Dino Boffo

Direttore di “Avvenire”

Fax: 02.678.0502

p.c. Sua santità Papa Benedetto XVI

p.c. Per i seguenti Cardinali:

Loro Eminenze cardinali Angelo Sodano, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re,

Raffaele Martino, Paul Poupard, Dionigi Tettamanzi, Angelo Scola, Ersilio Tonini,

Ennio Antonelli; Caffarra.

p.c. Per i seguenti Monsignori:

Loro Eccellenze Monsignori John P. Foley, Claudio Giuliodori, Gianfranco Ravasi, Francesco Cacucci, Angelo Comastri.

Egregio dottor Boffo,

non passa giorno che su “Avvenire” non si parli di televisione violenta, anche specificatamente per il genere di immagini trasmesse, che non si parli di convegni, dibattiti ed iniziative a riguardo promossi dalle varie associazioni cattoliche, che non si parli dei pressanti inviti del Papa ad attivarsi ,da parte dei media cattolici, al fine di un uso critico del mezzo, che non si parli di qualche minorenne bullo o folle, che aggredisce financo ad uccidere (e ciò grazie alla pseudocultura mediatica). Ciò nonostante, non passa giorno che Lei non continui ad ignorare il mio caso, la mia denuncia, la mia scoperta, la mia invenzione.

Vado per gradi. Inizierò con la lettera del signor Piergiovanni S., pubblicata su Avvenire di ieri 27 maggio 2006, pag. 31, in seno al “Forum: il direttore risponde” ed alla Sua risposta allo stesso, il tutto da Lei titolato “Immagini scioccanti: gioco sporco in TV”. Si tratta della ennesima lettera di protesta nei confronti del cinismo con il quale gli operatori dell’informazione televisiva propinano le immagini, nella più assoluta mancanza di sensibilità e nel più totale disprezzo della dignità dell’utente. Riporto qui di seguito alcune domande che il signor Piergiovanni S. si pone: “Veramente hanno una così bassa considerazione di me da pensare che io possa “consumare” anche questo spettacolo? Mi sembra che ci sia qualcosa di perverso. Il mio disagio è ragionevole, o no? Sono fuori luogo? Sono un sempliciotto? E’ davvero così l’informazione dei nostri giorni? E’ l’informazione che ci meritiamo? DEVE ESSERE PER FORZA COSI’?”.

Riporto ora qui alcuni passaggi della Sua risposta, dottor Boffo:

INIZIO DI ALCUNI PASSAGGI DELLA SUA RISPOSTA, DOTTOR BOFFO:

“Il Suo disagio, caro Piergiovanni, è assolutamente salutare..il nodo allo stomaco da Lei provato l’avvertiva che qualcosa di serio stava avvenendo, che in Lei veniva violato qualcosa d’importante…Il sistema difensivo del Suo “organismo interiore” è ancora integro, pronto e reattivo. Mi trovo quindi pienamente al Suo fianco nella domanda su quanto l’umanità sia ancora un criterio orientativo basilare per chi fa informazione. ..Ricordo che la “Carta di Treviso” – il documento del 1990 con cui i giornalisti italiani si sono impegnati a difendere i bambini nell’informazione – auspica “che sia tutelata la specificità del minore come persona in divenire, prevalendo, su tutto, il suo interesse ad un regolare processo di maturazione CHE POTREBBE ESSERE PROFONDAMENTE DISTURBATO O DEVIATO DA SPETTACOLARIZZAZIONI del suo caso di vita, da clamorosi protagonismi o da fittizie identificazioni”. ..Mi pare che il gustoper le sequenze scioccanti, da “Real TV”, ghiotte per chi è alla ricerca di facile audience,e di sensazioni forti, dovrebbero essere gestite con grandissima cautela, facendosi guidare da quel metro interiore che tanto bene traspare dalle sue parole. E NON MI RASSEGNO A VEDERE GIUDICATA INGENUITA’ QUESTA ASPETTATIVA CHE, VICEVERSA, DOVREBBE ESSERE ELEMENTO INTRINSECO ALLA NOSTRA PROFESISONALITA’”.

FINE DI ALCUNI PASSAGGI DELLA SUA RISPOSTA, DOTTOR BOFFO.

Cosa dirLe se non che personaggio più falso, ipocrita e contradditorio di Lei non l’ho mai conosciuto, in vita mia, finora. E che a questo punto La compatisco. Non è nemmeno il caso di continuare ad indignarsi, infatti. Lei continua a fare lo gnorri, non può pertanto che essere compatito per la Sua profonda slealtà e codardia. E’ questa la Chiesa, chiedo ai vertici della stessa, che mi leggono per conoscenza?

Passo adesso ad Avvenire di oggi 28 maggio 2006, giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la 40° GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI, ed all’articolo a riguardo pubblicato a pag. 25 dal titolo “”Mass-media veri per creare unità”: oggi è la Giornata delle comunicazioni” a firma Giorgio Bernardelli. Sottotitoli: “L’invito del Papa: “Quanti operano in questo ambito SI ADOPERINO per diffondere quello che è il senso e il fondamento ultimo dell’esistenza umana, personale e sociale”. Iniziative in tutta Italia scandite dal messaggio di Benedetto XVI con al centro l’immagine della “rete di comunione e cooperazione” tra le persone e tra i popoli”.

INIZIO ARTICOLO SUDDETTO:

“ STRUMENTI per aiutare le persone a vivere unite, in un mondo come quello d’oggi così segnato dalle divisioni. Nella consapevolezza, però, che questo è possibile davvero solo quando i mass-media non sfuggono alla domanda sul “senso e il fondamento ultimo dell’esistenza umana, personale esociale”. E’ con questo sguardo che oggi la Chiesa italiana celebra la 40° Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali. Un appuntamento che, dall’anno scorso, anche nelle nostre diocesi, si celebra nella solennità dell’Ascensione. E quindi oggi nelle parrocchie italiane siparletrà DELL’IMPEGNO DEI CATTOLICI NEL MONDO DELLA COMUNICAZIONE. A scandire la riflessione sarà soprattutto il messaggio di Benedetto XVI per questa Giornata, diffuso il 24 gennaio scorso, che porta il titolo “I media: rete di comunicazione, comunione e cooperazione”.E’ UN INVITO AD UN ESAME DI COSCIENZA SULL’USO CHE LA SOCIETA’ DI OGGI FA DI QUESTI STRUMENTI. “Ogni giorno – scrive il Papa – verifichiamo che l’immediatezza della comunicazione non necessariamente si traduce nella costruzione di COLLABORAZIONE E COMUNIONE all’interno della società”. Una sconfitta di cui Benedetto XVI va a cercare le radici. “LA COMUNICAZIONE AUTENTICA – spiega – ESIGE CORAGGIO E RISOLUTEZZA. ESIGE LA DETERMINAZIONE DI QUANTI OPERANO NEI MEDIA per non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione E PER NON ADEGUARSI A VERITA’ PARZIALI O PROVVISORIE. ESIGE PIUTTOSTO LA RICERCA E LA DIFFUSIONE DI QUELLO CHE E’ IL SENSO E IL FONDAMENTO ULTIMO DELL’ESISTENZA UMANA, PERSONALE E SOCIALE”. Un compito oggi spesso disatteso. “I mezzi della comunicazione sociale sono una grande tavola rotonda per il dialogo dell’umanità – continua il Papa - MA ALCUNE TENDENZE AL LORO INTERNO POSSONO GENERARE UNA MONOCULTURA CHE OFFUSCA IL GENIO CREATIVO ( ripeto: CHE OFFUSCA IL GENIO CREATIVO ndr), RIDIMENSIONA LA SOTTIGLIEZZA DEL PENSIERO COMPLESSO E SVALUTA LA PECULIARITA’ DELLE PRATICHE CULTURALI E L’INDIVIDUALITA’ DEL CREDO RELIGIOSO. QUESTE DEGENERAZIONI SI VERIFICANO QUANDO L’INDUSTRIA DEI MEDIA DIVENTA FINE A SE STESSA, RIVOLTA UNICAMENTE AL GUADAGNO, PERDENDO DI VISTA IL SENSO DI RESPONSABILITA’ NEL SERVIZIO AL BENE COMUNE”. Il messaggio cita un esempio molto concreto al riguardo: “ La necessità – dirà ancora il Papa – di sostenere e incoraggiare la vita matrimoniale e familiare è di particolare importanza, proprio perché si fa riferimento al fondamento di ogni cultura e società. Il nostro cuore non soffre soprattutto quando i giovani vengono soggiogati da espressioni di amore degradanti o false, che ridicolizzano la dignità donata da Dio a ogni persona umana e minacciano gli interessi della famiglia?”. Di qui, IN PROFONDA CONTINUITA’ col magistero sui media di GIOVANNI PAOLO II, l’indicazione ai cristiani di TRE AMBITI D’IMPEGNO. INNANZI TUTTO “LA FORMAZIONE AD UN USO RESPONSABILE E CRITICO DEI MEDIA” per servirsene “ IN MANIERA INTELLIGENTE E APPROPRIATA” ( ndr “ UN USO CRITICO”, capito, dottor Boffo? Quante volte occorre dirglielo??? Già Papa Giovanni Paolo II lo disse, più e più volte, e Lei sempre silenzio NDR). Poi l’insistenza sulla comunicazione come “BENE DESTINATO A TUTTE LE GENTI”, con tutto ciò che questo comporta in termini di “uso delle risorse pubbliche” e “RICORSO A NORME DI REGOLAMENTAZIONE”. Infine l’invito ai media a “SERVIRSI DELLE GRANDI OPPORTUNITA’ CHE DERIVANO LORO DALLA PROMOZIONE DEL DIALOGO ( ndr “DIALOGO”, CAPITO, DOTTOR Boffo? NDR), dallo scambio di cultura, dall’espressione di solidarietà e dai vincoli di pace”. “SONO CERTO – è la conclusione del Papa – che SERI SFORZI per promuovere questi tre punti aiuteranno i media a svilupparsi come RETE DI COMUNICAZIONE, COMUNIONE E COOPERAZIONE, AIUTANDO UOMINI, DONNE E BAMBINI A DIVENTARE PIU’ CONSAPEVOLI DELLA DIGNITA’ DELLA PERSONA UMANA (ndr “PIU’ CONSAPEVOLI”, CAPITO, DOTTOR Boffo? NDR), PIU’ RESPONSABILI E PIU’ APERTI AGLI ALTRI, SOPRATTUTTO AI MEMBRI DELLA SOCIETA’ PIU’ BISOGNOSI E PIU’ DEBOLI”.

FINE ARTICOLO.

Dottor Boffo, Lei è chiamato espressamente dal Papa a compiere “SERI SFORZI”, visto che finora gli sforzi da Lei compiuti non sono stati seri, in questo campo. E allora, sarà costretto a denunciare il caso relativo al “Blind”. Faccia Lei. Credo che anche la pazienza del Papa abbia un limite, e da come si è espresso nella fattispecie sembra che il limite sia stato già ampiamente superato. Faccia Lei.

Come “spalla” al suddetto articolo ve ne è uno dal titolo “Trento, mai più “telecomandati””, a firma Diego Andreatta, sottotitolo: “In famiglia: un sussidio rivolto a genitori e figli per IMPARARE AD USARE CRITICAMENTE LA TIVU’. Attività pratiche per educarsi con il gioco”.

Si tratta di una iniziativa condotta da “A.I.A.R.T.”, (“Associazione Italiana Ascoltatori Radio Televisivi”), l’associazione cattolica più importante in assoluto nell’ambito specifico dei media e del problema “TV-Minori”, addirittura premiata da Papa Giovanni Paolo II poco prima della sua morte. La suddetta iniziativa – scriverà “Avvenire” – “si chiama “RiAccendiamo la TV” e contiene accattivanti inviti a “ cavalcare le onde televisive ed esplorare il territorio che sta al di là della superficie piatta dello schermo” (testualmente). Così continuerà “Avvenire”: “Non l’ennesimo manualetto, ma una coinvolgente impresa di famiglia per SMONTARE CRITICAMENTE LA SCATOLA MAGICA e attivare grandi e piccoli in attività manuali e ricreativo-formative”. Ed ancora: “..Guardare la tivù con OCCHI NUOVI…Abbiamo offerto degli strumenti che possano essere utilizzati da tutta la famiglia a diversi livelli- spiega la coordinatrice dell’Aiart Cecilia Salizzoni, presidente trentina di detta associazione…i fratelli più grandi, che padroneggiano i mezzi tecnici, potranno fare la “loro” televisione con i genitori. Una formula già apprezzata con la precedente cartella dal titolo “Spegni la TV, accendi la famiglia” perché non solo stimola alternative alla videodipendenza, ma offre anche – in modo giocoso – SPUNTI DI ANALISI TEORICA SULLO SPECIFICO DEL LINGUAGGIO TELEVISIVO”.

Orbene, riguardo la “A.I.A.R.T.” ho da dire quanto segue: la informai del “Blind” già dieci anni fa, nella persona dell’allora presidente della stessa Avv.to Enea Piccinelli, già deputato al Parlamento italiano. Nel 1996 questi scrisse alla redazione di “Avvenire” dichiarandosi, quale associazione, a favore del “Blind”, invitando detto quotidiano a volerne parlare sulle sue pagine. Alcuni anni dopo l’Avv.to Piccinelli diventò presidente del “CO.PER.COM.” (“Coordinamento per le Comunicazioni”), associazione cattolica principe nell’ambito dei media alla quale facevano capo tutte le altre associazioni cattoliche. Presidente della A.I.A.R.T. fu fatta la On..le Maria Pia Garavaglia (già ministro della Sanità e poi presidente della Croce Rossa italiana). La Garavaglia conosce il caso del “Blind” da dieci anni, ma non ha mai fatto nulla a riguardo, pur se più volte si è dichiarata a favore. Piccinelli ugualmente non ha mai fatto niente, anzi ha praticamente tradito il sottoscritto quando, alcuni anni fa, invitò le varie associazioni cattoliche sulla comunicazione a votare contro detto dispositivo, in seno ad un sondaggio on line effettuato dalla Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Come scusante, Piccinelli mi disse: “Ma tanto, Samarughi, basta cercare e facilmente troverà una piccola azienda elettronica pronta a realizzare la Sua invenzione”. Sì, col cavolo! Una volta andata via la Garavaglia (venne fatta presidente della Croce Rossa), al suo posto quale presidente dell’A.I.A.R.T. fu fatto Luca Borgomeo, uomo cattolico, il quale ebbe il coraggio di dire che l’A.I.A.R.T. non poteva interessarsi al “Blind” ed al caso in generale in quanto lo statuto di detta associazione non lo consentiva (!!!). Ma vedo che non fanno alcun risparmio di termini quali l’ “USO CRITICO DEL MEZZO TELEVISIVO”.

Mi auguro che un giorno si indagherà, da parte di chi di competenza, su tutte queste incredibili contraddizioni. Guarda caso, nello “smontaggio della scatola magica”, promosso dall’A.I.A.R.T. a fine educativo e formativo, l’unica funzione che sfugge agli “smontatori” è propria quella espletata dal “Blind”!!! Che poi è in assoluto la più prioritaria e la più elementare. Come mai che sfugge a tutti, dottor Boffo?

Per ora mi fermo qui. Ma per finire vorrei solo accennare a quel minore di sedici anni, tedesco, che in mezzo ad una folla di gente si è messo a pugnalarla alla schiena, ferendo ben 28 persone, “a casaccio” (vedi “Avvenire” di oggi pag. 14, “Berlino, giovane accoltella 28 persone”). Riporto qui l’ultimo passaggio:

INIZIO ULTIMO PASSAGGIO:

“Il tragico fatto ha colpito l’intera Germania che non può restare indifferente di fronte ad un’escalation di violenza giovanile CHE SEMBRA NON AVERE FINE. Ogni settimana i mezzi d’informazione raccontano fatti di cronaca nera che vedono MINORENNI PROTAGONISTI, come pochi giorni fa quando un quattordicenne a Chemitz, cittadina dell’Est della Germania, ha picchiato FINO AD UCCIDERLA, una coetanea”.

Questi crimini riportano a quello commesso ad Erfurt, alcuni anni orsono. Concausa principale di tali efferati delitti giovanili è stata individuata concordemente, dagli studiosi, nella cosiddetta “TV violenta”, in particolar modo per le immagini trasmesse.

Guardi un po’, dottor Boffo, che fardello Lei si porta dietro, nella Sua più che anestetizzata coscienza.

Mario Samarughi

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