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il principe e il mago


oscar

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Dedico questa metafora a Sirena, alla quale ho promesso di farle leggere questo racconto, o piccola fiaba, come si preferisce. Come ogni metafora, ha senso se contestualizzata rispetto a un discorso o una situazione.

Si parlava di ciò che non si capisce. Quand'è che qualcuno ci sembra un mago? Come lo potevamo sembrare noi agli occhi delle tribù primitive facendo vedere loro come "creavamo il fuoco", con un semplice accendino?

Tutto ciò che ci viene occultato serve anche per far sembrare maghi, per far apparire dotati di strapoteri, come quelli dei demiurghi, dei terapeuti, o dei santoni. Tutto ciò per gestire il potere derivante dal mistero. Ma tra maghi la faccenda cambia...

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Nel corso dei tempi i poteri e i prodigi di coloro che praticano la magia, sono attestati dalla poesia e dalla storia. La presenza di maghi, fattucchieri, stregoni, sciamani e guru ha sempre affascinato l’uomo comune ispirandogli un timore reverenziale. Questi potenti, ammantati di segretezza, presentavano una stridente contraddizione con i modi comuni di operare sul mondo reale. Le formule magiche e gli incantesimi che costoro ordinavano erano incredibilmente temuti, ma in pari tempo cercati continuamente per l’aiuto che potevano fornire. Ogni qual volta questi potenti compivano in pubblico i loro prodigi frantumavano le concezioni della realtà vigenti e si presentavano come persone in possesso di qualcosa che superava le possibilità di apprendimento. Nell’epoca moderna, il manto del mago è per lo più sulle spalle di quei dinamici professionisti della psicoterapia la cui perizia è di gran lunga superiore a quella degli altri terapeuti e il cui lavoro ci appare così sbalorditivo da suscitare in noi forte emozione, incredulità e assoluta confusione. Come il sapere di ogni mago in ogni epoca — un sapere accumulato e tramandato di generazione in generazione — perdeva o acquistava qualcosa nel passaggio, ma conservava una struttura di base, così anche la magia di questi maghi terapeutici ha una struttura.

Il principe e il mago

C’era una volta un giovane principe che credeva in tutte le cose tranne che tre. Non credeva nelle

principesse, non credeva nelle isole, non credeva in Dio. Il re suo padre gli diceva che queste cose non

esistevano. Siccome nei domini paterni non vi erano né principesse né isole né alcun segnò di Dio, il

principe credeva al padre.

Ma un bel giorno il principe lasciò il palazzo reale e giunse al paese vicino. Quivi, con sua grande

meraviglia, da ogni punto della costa vide delle isole e, su queste isole, strane e inquietanti creature cui non

si arrischiò di dare un nome. Stava cercando un battello, quando lungo la spiaggia gli si avvicinò un

uomo in abito da sera, dì gran gala.

“Sono vere isole, quelle?”, chiese il giovane principe.

“Certo, sono vere isole”, rispose l’uomo in abito da sera.

“E quelle strane e inquietanti creature?”.

“Sono tutte genuine e autentiche principesse”.

“Ma allora anche Dio deve esistere!”, gridò il principe.

“Sono io Dio”, rispose l’uomo in abito da sera con un inchino.

Il giovane principe tornò a casa al più presto.

“Eccoti dunque di ritorno”, disse il re, suo padre.

“Ho visto le isole, ho visto le principesse, ho visto Dio”, disse il principe in tono di

rimprovero.

Il re rimase impassibile.

“Non esistono né vere isole né vere principesse né un vero Dio”.

“Ma è ciò che ho visto!”.

“Dimmi com’era vestito Dio”.

“Dio era in abito da sera, di gala”.

“Portava le maniche della giacca rimboccate?”.

Il principe ricordava che erano rimboccate. Il re rise.

“È la divisa del mago. Sei stato ingannato”.

A queste parole il principe tornò nel paese vicino e si recò alla stessa spiaggia dove

s’imbatté di nuovo nell’uomo in abito da sera.

“Il re mio padre mi ha detto chi sei”, disse il principe indignato. "L’altra volta mi hai

ingannato, ma non m’ingannerai ancora. Ora so che quelle non sono vere isole né vere

principesse, perché tu sei un mago”.

L’uomo della spiaggia sorrise.

“Sei tu che t’inganni, ragazzo mio. Nel regno di tuo padre vi sono molte isole e molte

principesse. Ma tu sei sotto l’incantesimo di tuo padre e non le puoi vedere”.

Il principe tornò a casa pensieroso. Quando vide il padre, lo fissò negli occhi.

« Padre, è vero che tu non sei un vero re, ma solo un mago?”.

Il re sorrise e si rimboccò le maniche.

-“Sì, figlio mio, sono solo un mago”.

“Allora l’uomo della spiaggia era Dio”.

“L’uomo della spiaggia era un altro mago”.

“Devo sapere la verità, la verità dietro la magia”.

“Non vi è alcuna verità, dietro. la magia”, disse il re.

Il principe era in preda alla tristezza. Disse: “Mi ucciderò”.

Il re, per magia, fece comparire la morte. Dalla porta la morte fece cenno al principe. Il

principe rabbrividì. Ricordò le isole belle ma irreali e le belle ma irreali principesse.

“Va bene”, disse, “riesco a sopportarlo”.

“Vedi, figlio mio”, disse il re, “adesso anche tu stai diventando un mago”.

Da The magus, di John Fowles,

Dell Publishing Co., Inc., pp. 499-500

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:blink: Grazie! che belli i racconti!!

Il finale non l'ho capito però, uff :ola:

Alla fine il principe per la confusione credette che anche il padre fosse un mago??? aiutoo

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la metafora lavorerà come un baco, che scava pian pianino nelle tue convinzioni la sua tela

fin quando non avrà fatto il suo lavoro, ti sembrerà di non avere compreso tutto

Questo sarà un buon segno. La procedura è quella, ma solo se ogni tanto ci ripensi o te la rileggi, togliendola dal dimenticatoio.

Fino a quando la cosa ti sembrerà ovvia senza che tu nemmeno te ne renda conto.

Se ti fosse chiara subito sarebbe meno efficace e te la dimenticheresti

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aaah pensavo di essere io a confondermi....a volte l'ho capita a volte mi pare di no!!!

Comunque il discorso principale riguarda le convinzioni? Ciò che noi pensiamo rimane tale finche qualcuno non ci dice che non è così, dandoci un'altra visione della stessa cosa....allora il fine qual'è? Il principe alla fine si affidava solo alle parole del padree del mago/Dio, senza mai andare a verificare di persona... se non ci sono le prove evidenti di un fatto si può dire tutto e il contrario di tutto?

Ho detto delle cavolate.... <_<

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aaah pensavo di essere io a confondermi....a volte l'ho capita a volte mi pare di no!!!

Comunque il discorso principale riguarda le convinzioni? Ciò che noi pensiamo rimane tale finche qualcuno non ci dice che non è così, dandoci un'altra visione della stessa cosa....allora il fine qual'è? Il principe alla fine si affidava solo alle parole del padree del mago/Dio, senza mai andare a verificare di persona... se non ci sono le prove evidenti di un fatto si può dire tutto e il contrario di tutto?

Ho detto delle cavolate.... :34:

Le metafore devono passare non soltanto per la parte logico deduttiva cui siamo abituati a vedere le cose.

Lavorano anche su quella parte del cervello che non ha questi schemi di pensiero. Se non si capisse un accidenti di niente, allora non potrebbe poggiare su nulla, ma quella cosa che ora ti sembra prendere, capire e ora no, è esattamente il lavoro che deve fare una buona metafora con scopi di crescita o terapeutici. Altrimenti sarebbe solo una cosa didattica.

Diciamo che non va troppo spiegata... se le si vuole lasciare intatto un certo potere di cambiamento.

In questo caso possiamo parlare di illusionismo delle parole, di percezione illusoria, di magia che crediamo sia tale, ma non andiamo oltre. Facciamola lavorare...

"va bene, riesco a sopportarlo"... è una frase chiave

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Le metafore devono passare non soltanto per la parte logico deduttiva cui siamo abituati a vedere le cose.

Lavorano anche su quella parte del cervello che non ha questi schemi di pensiero. Se non si capisse un accidenti di niente, allora non potrebbe poggiare su nulla, ma quella cosa che ora ti sembra prendere, capire e ora no, è esattamente il lavoro che deve fare una buona metafora con scopi di crescita o terapeutici. Altrimenti sarebbe solo una cosa didattica.

Diciamo che non va troppo spiegata... se le si vuole lasciare intatto un certo potere di cambiamento.

In questo caso possiamo parlare di illusionismo delle parole, di percezione illusoria, di magia che crediamo sia tale, ma non andiamo oltre. Facciamola lavorare...

"va bene, riesco a sopportarlo"... è una frase chiave

:34:^_^

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  • 4 years later...

Il principe e il mago

C’era una volta un giovane principe che credeva in tutte le cose tranne che tre. Non credeva nelle

principesse, non credeva nelle isole, non credeva in Dio. Il re suo padre gli diceva che queste cose non

esistevano. Siccome nei domini paterni non vi erano né principesse né isole né alcun segnò di Dio, il

principe credeva al padre.

Ma un bel giorno il principe lasciò il palazzo reale e giunse al paese vicino. Quivi, con sua grande

meraviglia, da ogni punto della costa vide delle isole e, su queste isole, strane e inquietanti creature cui non

si arrischiò di dare un nome. Stava cercando un battello, quando lungo la spiaggia gli si avvicinò un

uomo in abito da sera, dì gran gala.

“Sono vere isole, quelle?”, chiese il giovane principe.

“Certo, sono vere isole”, rispose l’uomo in abito da sera.

“E quelle strane e inquietanti creature?”.

“Sono tutte genuine e autentiche principesse”.

“Ma allora anche Dio deve esistere!”, gridò il principe.

“Sono io Dio”, rispose l’uomo in abito da sera con un inchino.

Il giovane principe tornò a casa al più presto.

“Eccoti dunque di ritorno”, disse il re, suo padre.

“Ho visto le isole, ho visto le principesse, ho visto Dio”, disse il principe in tono di

rimprovero.

Il re rimase impassibile.

“Non esistono né vere isole né vere principesse né un vero Dio”.

“Ma è ciò che ho visto!”.

“Dimmi com’era vestito Dio”.

“Dio era in abito da sera, di gala”.

“Portava le maniche della giacca rimboccate?”.

Il principe ricordava che erano rimboccate. Il re rise.

“È la divisa del mago. Sei stato ingannato”.

A queste parole il principe tornò nel paese vicino e si recò alla stessa spiaggia dove

s’imbatté di nuovo nell’uomo in abito da sera.

“Il re mio padre mi ha detto chi sei”, disse il principe indignato. "L’altra volta mi hai

ingannato, ma non m’ingannerai ancora. Ora so che quelle non sono vere isole né vere

principesse, perché tu sei un mago”.

L’uomo della spiaggia sorrise.

“Sei tu che t’inganni, ragazzo mio. Nel regno di tuo padre vi sono molte isole e molte

principesse. Ma tu sei sotto l’incantesimo di tuo padre e non le puoi vedere”.

Il principe tornò a casa pensieroso. Quando vide il padre, lo fissò negli occhi.

« Padre, è vero che tu non sei un vero re, ma solo un mago?”.

Il re sorrise e si rimboccò le maniche.

-“Sì, figlio mio, sono solo un mago”.

“Allora l’uomo della spiaggia era Dio”.

“L’uomo della spiaggia era un altro mago”.

“Devo sapere la verità, la verità dietro la magia”.

“Non vi è alcuna verità, dietro. la magia”, disse il re.

Il principe era in preda alla tristezza. Disse: “Mi ucciderò”.

Il re, per magia, fece comparire la morte. Dalla porta la morte fece cenno al principe. Il

principe rabbrividì. Ricordò le isole belle ma irreali e le belle ma irreali principesse.

“Va bene”, disse, “riesco a sopportarlo”.

“Vedi, figlio mio”, disse il re, “adesso anche tu stai diventando un mago”.

Da The magus, di John Fowles,

Dell Publishing Co., Inc., pp. 499-500

Questa storia inventata è reale.

Molto bene!

Saluti.

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