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Ma se soffro di disturbo ossessivo compulsivo?


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Salve a tutti.

Vorrei un vostro parere, di persone sicuramente più informate sull' argomento di me, su una mia opinione riguardo al DOC.

Ne so poco o niente, ma da quel che so... (riassunto)

Il DOC, è un disturbo di tipo cronico. Il problema può essere più o meno invalidante, in dipendenza a molti fattori quali stress, stanchezza...., ma sempre presente, influenzato da un 'cattivo' comportamento della serotonina. Naturalmente può essere trattato farmacologicamente, anafranil, benzod. varie, prozac..... ma difficilmente i farmaci risolvono il problema, nel senso che la sua remissione è dipendente dal loro uso.

Ora, il DOC, è solitamente vissuto come un disturbo egodistonico, in quanto chi ne soffre vive le proprie ossessioni e conseguenti compuls. come 'intrusive', indesiderate e 'malate'.

Accanto al DOC c'è il disturbo di personalità ossessiva. In questo caso, le stesse ossessioni e compulsioni, sono invece vissute in modo egosintonico. La persona non soffre nell' averle, sono anzi motivo di interesse. (almeno così è per me, che sono un paziente del II gruppo).

Quello che io mi e vi chiedo, vista comunque la cronicità del DOC, indipendentemente dalla presenza spontanea di personalità ossessiva, non sarebbe forse più utile, accanto ad una terapia cognitivo comportamentale, affiancare come motivata l' idealizzazione del disturbo non come 'intruso', ma come una caratteristica personale, con la quale è necessario convivere amichevolmente, e neppure necessariamente curare?

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Quello che io mi e vi chiedo, vista comunque la cronicità del DOC, indipendentemente dalla presenza spontanea di personalità ossessiva, non sarebbe forse più utile, accanto ad una terapia cognitivo comportamentale, affiancare come motivata l' idealizzazione del disturbo non come 'intruso', ma come una caratteristica personale, con la quale è necessario convivere amichevolmente, e neppure necessariamente curare?

se ti piace vivere in quel modo tutto e' possibile.

cmq se il candelabro funziona male e nn e' roba di cambiare

lampadine ....chiamerei un'eletricista.

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se ti piace vivere in quel modo tutto e' possibile.

cmq se il candelabro funziona male e nn e' roba di cambiare

lampadine ....chiamerei un'eletricista.

Il fatto è che se anche non piace, in quel modo si è costretti a vivere, tanto vale farselo piacere.

E per farlo funzionare, andrebbe cambiato il candelabro intero, ma se ci riferiamo al cervello, mi sembra complicato.

Una regolatina gliela possiamo pure dare, per un' illuminazione funzionale, ma il candelabro difettoso ce lo teniamo.

Meglio abituarcisi il prima possibile. E se la luce ogni tanto salta, pazienza.

Ma poi, il DOC... Ad esempio: la chiusura di un auto.

Chiudo l' auto.

Controllo 1 volta, è normale.

Controllo 2 volte, è abitudine.

Controllo 3 volte, sono ansioso.

Controllo 4 volte, è paranoia.

Controllo 5 volte, 6, 7, 8, 9, 100... è DOC?

Ma chi lo stabilisce?

Se io controllo 1000 volte, è perchè ho bisogno di controllare 1000 volte, e al mio bisogno mi adeguo.

Nel momento in cui non accetto il bisogno, il bisogno ha comunque la meglio, vista la cronicità del disturbo.

Meglio che mi diverto, mentre controllo.

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controllare mille volte nn e' normale........ se tutto fosse cosi' semplice......ciao

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controllare mille volte nn e' normale........ se tutto fosse cosi' semplice......ciao

Vedi che niente è 'normale' Tex.

In pratica:

io faccio pipì prima di andare a cena. Prima di uscire dal bagno mi lavo con cura le mani.

Io sono a pesca, all' ombra di un albero faccio pipì. Mi bagno pure le mani. Come niente fosse, mi rimetto seduto e accendo una sigaretta.

In entrambi casi è normale ciò che faccio.

E quindi, è normale lavarsi le mani dopo pipì, è normale non farlo.

L' aggettivo adatto, non è normale, ma funzionale.

Nel caso del DOC, il comportamento più funzionale ( e parlo per esperienza diretta), non è combattere inutilmente il disturbo, ma prenderne coscienza e in qualche modo viverlo con serenità. Perchè l' atteggiamento ossessivo, non passa. A meno che non scoli una boccetta di valium.

Già che ci sono, voglio fare una domanda.

Ma prima che la psichiatria divenisse una scienza medica, che ne so, negli anni 20.

100 persone su 10000, erano in manicomio. E quelli erano matti.

Ma 9900 erano del tutto sani.

Su 10000, oggi 100 non si curano la mente.

Secondo me, si tende a far passare le caratteristiche personali che ognuno ha, come disturbi, su cui intervenire e da curare. E il risultato è che chi ha particolarità che del tutto non sono in linea con l' idea di 'normale', tende a sentirsi malato, e si ammala di conseguenza.

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A livello di problemi mentali, cos'è veramente "malattia"? Vecchia questione della psicologia...io penso che "malattia" sia da considerare ai fini pratici tutto ciò che causa problemi seri alla persona interessata e a coloro che la circondano. In questi casi occorre un intervento. Ma attenzione: io userei il termine "malattia" nel senso di "male", vale a dire qualcosa che va contro gli interessi del "malato" e di altri, punto. Vale a dire: nessuno di noi è "normale", ma nelle nostre "anormalità" ce ne sono alcune che fanno e ci fanno del male. Ognuno di noi sente di avere delle "anormalità" da risolvere, per vivere meglio. Può anche darsi che si sbagli, ma certamente, se la mia anormalità consiste nel telefonare dieci volte al giorno a casa a mia moglie per vedere se è in compagnia di un altro uomo, qualcosina (per me e per lei) dovrò pur fare...

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Nel caso del DOC, il comportamento più funzionale ( e parlo per esperienza diretta), non è combattere inutilmente il disturbo, ma prenderne coscienza e in qualche modo viverlo con serenità. Perchè l' atteggiamento ossessivo, non passa.

questo e' il problema .

io per esperienza cercavo di sbarazzarmi ascoltando opera,

nello stesso tempo ascoltavo la tv e la radio ma nn c'era nienta da fare

il pensiero ossessivo giornaliero era sempre li ,cambiava soggetto

ma era sempre presente. :starwars:

Già che ci sono, voglio fare una domanda.

Ma prima che la psichiatria divenisse una scienza medica, che ne so, negli anni 20.

100 persone su 10000, erano in manicomio. E quelli erano matti.

Ma 9900 erano del tutto sani.

Su 10000, oggi 100 non si curano la mente.

Secondo me, si tende a far passare le caratteristiche personali che ognuno ha, come disturbi, su cui intervenire e da curare. E il risultato è che chi ha particolarità che del tutto non sono in linea con l' idea di 'normale', tende a sentirsi malato, e si ammala di conseguenza.

io parlo di patologie mentali che paralizzano la tua vita e diventi un prigioniero nella tua stessa casa.

i numeri che citi al di sopra sono solo dei paragoni eppoi la societa' cambia come cambiano le malattie

ed il modo di curarle. ai miei tempi c'erano tantissimi matti che dovevano stare all'altra parte del

muro ,eraano sani ...io credo di no!! oggi la vita e' piu' frenetica ,c'e' piu' stress , i geni si mutano molto

piu' facilmente e cosi via.

se si tende a sentirsi malato eppoi si ammala di consequenza

vuol dire che il cervello ha molti poteri...son daccordo sino ad un certo punto.

pero' se io voglio avere le corna come il diavolo e ci penso constantemente

e diventa un pensiero ossessivo, credi che mi cresceranno le corna?

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A livello di problemi mentali, cos'è veramente "malattia"? Vecchia questione della psicologia...io penso che "malattia" sia da considerare ai fini pratici tutto ciò che causa problemi seri alla persona interessata e a coloro che la circondano. In questi casi occorre un intervento. Ma attenzione: io userei il termine "malattia" nel senso di "male", vale a dire qualcosa che va contro gli interessi del "malato" e di altri, punto. Vale a dire: nessuno di noi è "normale", ma nelle nostre "anormalità" ce ne sono alcune che fanno e ci fanno del male. Ognuno di noi sente di avere delle "anormalità" da risolvere, per vivere meglio. Può anche darsi che si sbagli, ma certamente, se la mia anormalità consiste nel telefonare dieci volte al giorno a casa a mia moglie per vedere se è in compagnia di un altro uomo, qualcosina (per me e per lei) dovrò pur fare...

Il telefonare ogni minuto a mia moglie, non è una malattia. E' un comportamento sconveniente. E ancora più sconvenienti possono essere ad esempio l' autolesionismo o l' aggressività. A comportamenti sconvenienti, si possono associare, nella maggior parte dei casi, disturbi quali ansia, fobie, ossessioni... E spesso si può rimediare ad essi con i farmaci indicati. E interviene la psichiatria.

Ma qual' è il limite tra comportamento sconveniente accettabile, e da curare.

Il limite, lo definisce la società che ci circonda. (parlo delle condizioni dubbie, ovvio che se faccio una strage, meglio mi riempiano di roipnol)

La società, è in una fase di evoluzione così veloce, ma altrettanto instabile, che è impossibile tracciare un' idea di normalità, perchè domani non è più buona.

Oggi è normale fare bonifici online, ieri era normale pagare in contanti.

E il fatto, è che chi cerca di adeguarsi, può essere, in fondo, nient' altro che una vittima. Perchè fa sue, cose, ideali, che per niente gli appartengono.

Ed è facile sentirsi malati, quando non si ha un' identità.

Se io credo di dover essere quel che tu sei, ma poi non ci riesco, ho fallito. E soffro. Probabilmente, se io avessi voluto essere quel che sono, ci sarei riuscito, e sarei sereno.

La tendenza, secondo me, va verso la svalutazione del reale, e l' esaltazione di ideali, principi, verità, che sono così di tutti, che non sono di nessuno.

Così come, tutti si guardano intorno, ma sempre in meno si guardano dentro. E l' identità delle persone, è sempre più vanescente, alla ricerca continua di valori facili, ma falsi, pericolosamente alla portata di tutti, ma che nessuno, o quasi, mette a confronto con se stesso.

E ci sarebbe molto altro da dire...

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Purtroppo è proprio il sentirsi un'identità che ci fa male. Chi sente di non averla, sta male perché ha l'identità di quello che non si sente di avere un'identità, facendosene un complesso di fronte agli altri. E' anche questa un'identità, per quanto in negativo. Le identità, gli "io" provocano sofferenza. Nessuna identità=armonia ed equilibrio.

In quanto all'esempio che facevo del telefonare di continuo alla moglie, penso sia una malattia non nel senso che la gente comune dà alla parola, ma "malattia" semplicemente come "atteggiamento negativo" verso se stessi e gli altri. Quando si parla di problemi psicologici, io do questo significato al termine, cioè "atteggiamento che fa soffrire se stessi e gli altri".

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Purtroppo è proprio il sentirsi un'identità che ci fa male. Chi sente di non averla, sta male perché ha l'identità di quello che non si sente di avere un'identità, facendosene un complesso di fronte agli altri. E' anche questa un'identità, per quanto in negativo. Le identità, gli "io" provocano sofferenza. Nessuna identità=armonia ed equilibrio.

In quanto all'esempio che facevo del telefonare di continuo alla moglie, penso sia una malattia non nel senso che la gente comune dà alla parola, ma "malattia" semplicemente come "atteggiamento negativo" verso se stessi e gli altri. Quando si parla di problemi psicologici, io do questo significato al termine, cioè "atteggiamento che fa soffrire se stessi e gli altri".

Io credo che invece l' unico modo per ottenere armonia ed equilibrio, sia lo sviluppo di un' identità. L' identità, è motivo di sofferenza, quando è debole e insicura. In questo caso, è involontario il continuo confronto tra la propria identità, e le verità, spesso solo illusioni, che ci circondano. E con la premessa dell' insicurezza, l' identità dell' individuo, tende a valutare come identità migliori quelle presenti tutt' intorno. E di conseguenza, la propria idendità, diviene una malattia, perchè riconosciuta come più debole, e da cambiare. Ma nel momento in cui cerchiamo di modificarla adattandola, al niente, tra l' altro, le proprie caratteristiche si confondono con quelle degli altri, e noi saremo noi, ma cercando di essere qualcun altro. E non ci riusciremo mai. E sarà sofferenza, insoddisfazione, mancata realizzazione.

L' idea di atteggiamento negativo è comunque in costante evoluzione.

Lo spiego con un' impressione involontaria che ho avuto questa mattina.

Leggevo le notizie su internet. 5 individui, hanno rapinato, armati, una villa. Scorrevo le parole, aspettandomi, 'brutale massacro dei proprietari'. Invece, alla fine, 'nessun danno è stato fatto alle persone'. Non ci crederai, ho apprezzato i rapinatori.

Questa cazz.ta, per dire che, in qualche modo, siamo tutti vittime della realtà, e come tali, adattiamo i nostri comportamenti, che spesso usiamo come difesa, a quel che è indipendente da noi. Si può arrivare a dire, che quasi tutti i comportamenti sono involontari, messi in atto solo per far fronte alle circostanze. Circostanze che spesso hanno la meglio, provocando nell' individuo atteggiamenti che propriamente si possono definire malati. Ma è malato l' individuo, che spesso solo si difende, o è malato tutto il resto, che spesso solo aggredisce?

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Non so, in tutti questi ultimi anni di ricerca interiore ho compreso che, invece di essere vittima della realtà, dovrei diventare capace di fluire con essa, consapevole che ogni cosa che mi accade, per il semplice fatto che mi accade, è "fatta per me", per farmi comprendere qualcosa, non accade a caso. Così cerco di interpretare (scusate l'ennesima ripetizione) il libro della mia vita, sperando che un giorno, invece di essere vittima delle mie identità, dei miei "io", sarò capace di gestirli a seconda dell'occorrenza.

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Non so, in tutti questi ultimi anni di ricerca interiore ho compreso che, invece di essere vittima della realtà, dovrei diventare capace di fluire con essa, consapevole che ogni cosa che mi accade, per il semplice fatto che mi accade, è "fatta per me", per farmi comprendere qualcosa, non accade a caso. Così cerco di interpretare (scusate l'ennesima ripetizione) il libro della mia vita, sperando che un giorno, invece di essere vittima delle mie identità, dei miei "io", sarò capace di gestirli a seconda dell'occorrenza.

Sono di fretta ma ci tengo a farti una domanda Turbociclo.

In un condominio, un cane abbaia, forte.

Il cane che abbaia, sveglia un uomo che al mattino presto andrà al lavoro, così come ha fatto la mattina stessa, disturba un bimbo che stava per addormentarsi, provoca rabbia in un anziano che riposa, una donna smette di lavare i piatti infastidita, l' amministratore, che abita lì, non sa cosa pensare.

Cos' è, un cane che abbaia?

E' solo un cane che abbaia, o è anche tutto il resto.

Se rispondi che è anche tutto il resto, il resto non ha mai fine. L' uomo che andrà al lavoro, non ha dormito potrebbe investire un pedone, il bimbo piangerà tutto il giorno annoiando la madre, l' anziano sarà ancora più stanco e l' amministratore avrà ancora più problemi. Con tendenza all' infinito.

Il fluire con la realtà, come tu dici, è la verità. Non cercare il significato della realtà, perchè al di fuori della portata di tutti.

Ogni cosa che accade, banale o importante, ha conseguenze infinite, forse insignificanti, ma infinite.

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pero' se io voglio avere le corna come il diavolo e ci penso constantemente

e diventa un pensiero ossessivo, credi che mi cresceranno le corna?

Forse no.

Ma se ho perso tutti i capelli, e completamente calvo potrei comunque fare una vita normale, ci penso costantemente e diviene un' ossessione, la calvizia può divenire una condanna all' infelicità?

Forse sì.

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Sono di fretta ma ci tengo a farti una domanda Turbociclo.

In un condominio, un cane abbaia, forte.

Il cane che abbaia, sveglia un uomo che al mattino presto andrà al lavoro, così come ha fatto la mattina stessa, disturba un bimbo che stava per addormentarsi, provoca rabbia in un anziano che riposa, una donna smette di lavare i piatti infastidita, l' amministratore, che abita lì, non sa cosa pensare.

Cos' è, un cane che abbaia?

E' solo un cane che abbaia, o è anche tutto il resto.

Il cane che abbaia è ANCHE tutto il resto. E' tutto quello che ognuno di noi vuole che sia, una cosa diversa per ognuno, ci sarà perfino qualcuno che si allieterà nel sentire il bau bau, perché il pensiero magari gli andrà a quando da piccolo aveva un cagnetto che coccolava sempre...E la vita è piena di cani che abbaiano, farsene una ragione non vuol dire rassegnarsi, ma imparare a comprendere il linguaggio dei cani...Un caro saluto

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Forse no.

Ma se ho perso tutti i capelli, e completamente calvo potrei comunque fare una vita normale, ci penso costantemente e diviene un' ossessione, la calvizia può divenire una condanna all' infelicità?

Forse sì.

ok , abbiamo capito

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ok , abbiamo capito

Io invece no, e ti assicuro, mi interesserebbe riuscirci.

Tu sopra scrivi

questo e' il problema .

io per esperienza cercavo di sbarazzarmi ascoltando opera,

nello stesso tempo ascoltavo la tv e la radio ma nn c'era nienta da fare

il pensiero ossessivo giornaliero era sempre li ,cambiava soggetto

ma era sempre presente. starwars.gif

e io ti chiedo, come hai alla fine affrontato e risolto, se lo hai risolto, questo problema?

Sono sinceramente interessato.

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Io invece no, e ti assicuro, mi interesserebbe riuscirci.

Tu sopra scrivi

questo e' il problema .

io per esperienza cercavo di sbarazzarmi ascoltando opera,

nello stesso tempo ascoltavo la tv e la radio ma nn c'era nienta da fare

il pensiero ossessivo giornaliero era sempre li ,cambiava soggetto

ma era sempre presente. starwars.gif

e io ti chiedo, come hai alla fine affrontato e risolto, se lo hai risolto, questo problema?

Sono sinceramente interessato.

semplicemente facendo una cura farmacologica mirata sull'ansia.

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semplicemente facendo una cura farmacologica mirata sull'ansia.

Così hai solo affrontato il problema, senza però risolverlo.

I farmaci mirati sull' ansia sono anche detti di solito benzodiazepine, classificati tra i farmaci di abuso, per ovvi motivi.

Se poi invece hai curato il problema, con altri tipi di farmaci che agiscono sulla serotonina ( indicati nel doc ) o con triciclici, già è diverso, ma rimane soltanto un affrontare il problema.

Cosa tra l' altro che anch' io sto ancora facendo.

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semplicemente facendo una cura farmacologica mirata sull'ansia.

Anch' io ormai da parecchi anni seguo una terapia, sempre la stessa.

Ormai per me è la normalità, faccio di tutto per riuscire a vivre senza aumentarla, ma ho una giustificata paura nel diminuirla. E per non sbagliare, nemmeno la modifico.

L' unica cosa che riesce veramente ad aiutarmi, in questo disturbo come in altri in me presenti, è l' attività fisica.

Non so se dipende dalla chimica, in quanto essa produce endorfine. Probabilmente sì.

Come posso, corro, vado in bici per ore, faccio di tutto per non stare fermo.

Questo è l' unico aiuto che sento.

E ti assicuro, in particolarte per il DOC. Una volta stanco, i pensieri si allacciano con più difficoltà gli uni agli altri, e spesso, chiudere una porta (ossessione), altro non è che chiudere una porta. Senza tutti i caz.o di significati che altrimenti prende. E tutto diviene lineare.

Sto chiuso in casa un' intera giornata, è un casino nella mia testa.

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Così hai solo affrontato il problema, senza però risolverlo.

I farmaci mirati sull' ansia sono anche detti di solito benzodiazepine, classificati tra i farmaci di abuso, per ovvi motivi.

Se poi invece hai curato il problema, con altri tipi di farmaci che agiscono sulla serotonina ( indicati nel doc ) o con triciclici, già è diverso, ma rimane soltanto un affrontare il problema.

Cosa tra l' altro che anch' io sto ancora facendo.

ciao, se c'era una cura sarei molto disposto ad abbandonare i farmaci.

nn uso ansiolitici ma ssri che agiscono sulla serotonina.

li prendo dal 96 e fino adesso posso dire che funzionano a meraviglia

e con pochi effetti collaterali.

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Anch' io ormai da parecchi anni seguo una terapia, sempre la stessa.

Ormai per me è la normalità, faccio di tutto per riuscire a vivre senza aumentarla, ma ho una giustificata paura nel diminuirla. E per non sbagliare, nemmeno la modifico.

L' unica cosa che riesce veramente ad aiutarmi, in questo disturbo come in altri in me presenti, è l' attività fisica.

Non so se dipende dalla chimica, in quanto essa produce endorfine. Probabilmente sì.

Come posso, corro, vado in bici per ore, faccio di tutto per non stare fermo.

Questo è l' unico aiuto che sento.

E ti assicuro, in particolarte per il DOC. Una volta stanco, i pensieri si allacciano con più difficoltà gli uni agli altri, e spesso, chiudere una porta (ossessione), altro non è che chiudere una porta. Senza tutti i caz.o di significati che altrimenti prende. E tutto diviene lineare.

Sto chiuso in casa un' intera giornata, è un casino nella mia testa.

si hai ragione ,qualsiasi hobby giova per il DOC.

cmq, in mia opinione se si e' formato un circolo vizioso

da molto tempo ,a meno che nn cerchi aiuto

qualificato sara' veramente difficile uscirne.

mi dispiace che tu nn esca piu' di casa perche'

capisco molto bene il casini nella tua testa....ciao

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ciao, se c'era una cura sarei molto disposto ad abbandonare i farmaci.

nn uso ansiolitici ma ssri che agiscono sulla serotonina.

li prendo dal 96 e fino adesso posso dire che funzionano a meraviglia

e con pochi effetti collaterali.

Io invece ho in terapia come antidepressivo il remeron, che fa presa sulla noradrenalina.

Da molto tempo ho smesso di essere in cura, in senso stretto.

Mi faccio vivo una volta ogni 2,3 mesi per le prescrizioni, e per mantenere i rapporti in caso di urgente bisogno.

Le cose le faccio tornare, in quanto non ho difficoltà nello svolgere le quotidiane attività, dal lavoro, a tutti gli altri impegni.

Ma sempre più sta divenendo buio nella mia testa. Troppa fatica che si accumula senza essere scaricata.

Ogni visita che faccio, mi vogliono convincere ad adattare la cura alla situazione che si evolve, proponendomi spesso ssri, che io sempre prontamente rifiuto.

Vivo il possibile modificare la cura come una sconfitta.

Solo che a questo punto è da decidere se è meglio una sconfitta personale, o una sconfitta contro la vita.

Tante persone che conosco, mi parlano bene dei risultati avuti dagli ssri, cosa che io non posso fare per il remeron.

Credo che forse sia meglio accettare il parere del professionista, e inserire nella cura prozac, seroxat, zoloft... quello che riterrà più opportuno, per vedere se posso riuscire ad ottenere qualche risultato in qualità della vita pure io.

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ciao, se c'era una cura sarei molto disposto ad abbandonare i farmaci.

nn uso ansiolitici ma ssri che agiscono sulla serotonina.

li prendo dal 96 e fino adesso posso dire che funzionano a meraviglia

e con pochi effetti collaterali.

allora una persona è condannata a prenderli x sempre????

nn c'è possibilità di recuperare una vita senza farmaci???? :Thinking:

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Io invece ho in terapia come antidepressivo il remeron, che fa presa sulla noradrenalina.

Da molto tempo ho smesso di essere in cura, in senso stretto.

Mi faccio vivo una volta ogni 2,3 mesi per le prescrizioni, e per mantenere i rapporti in caso di urgente bisogno.

Le cose le faccio tornare, in quanto non ho difficoltà nello svolgere le quotidiane attività, dal lavoro, a tutti gli altri impegni.

Ma sempre più sta divenendo buio nella mia testa. Troppa fatica che si accumula senza essere scaricata.

Ogni visita che faccio, mi vogliono convincere ad adattare la cura alla situazione che si evolve, proponendomi spesso ssri, che io sempre prontamente rifiuto.

Vivo il possibile modificare la cura come una sconfitta.

Solo che a questo punto è da decidere se è meglio una sconfitta personale, o una sconfitta contro la vita.

Tante persone che conosco, mi parlano bene dei risultati avuti dagli ssri, cosa che io non posso fare per il remeron.

Credo che forse sia meglio accettare il parere del professionista, e inserire nella cura prozac, seroxat, zoloft... quello che riterrà più opportuno, per vedere se posso riuscire ad ottenere qualche risultato in qualità della vita pure io.

ciao,io ho cambiato 2 medicinali prima di arrivare allo zoloft.....

forse nn hai ancora trovato la molecola giusta.

dicono che fra nn molto ci sara' un test mirato

per conoscere quale farmaco sia adatto

ad ogni persona .percio' si potrebbe evitare tempo ,dolori e denaro...

spero si possa fare al piu' presto.

x patrina

a nessuno piace prendere medicine ed io sono incluso.

che devo fare ,smettere e poi suicidarmi?

prenderei anche il cianuro pur di vivere

in serenita'!!

:acute:

:sweat:

:rolleyes:

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ciao tex , dopo 2 anni sofferenze e un paio di terapie sbagliate , ora stò bene, ma nn voglio e nn posso accettare di prendere farmaci a vita!!

forse dovrei smettere di dibattermi x trovare una soluzione e accettare, quello che sono diventata !! :Worried:

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