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  1. Salve, sono un ragazzo di diciotto anni e da quattro vivo uno strano rapporto con un mio coetaneo, compagno di classe, che chiamerò G. Da qualche tempo ho accettato il fatto di essere attratto sia da ragazze che ragazzi, pur non avendolo detto a nessuno, né amici né parenti, i quali avendomi visto coinvolto in sole relazioni con ragazze negli anni mi considerano etero. Al primo anno di liceo, conosco questo ragazzo e in poco tempo si costruisce un rapporto che appunto definirei strano per infinite ragioni, come presupposto a quello che sto per scrivere ammetto di non aver mai avuto relazioni d'amicizia solide e durature con persone del mio stesso sesso, non ho mai avuto, insomma, un "migliore amico", di conseguenza all'inizio di questa relazione, il me stesso tredicenne era impreparato, insicuro e temendo di rovinare quello che credevo potesse essere il mio primo rapporto di solida amicizia con un maschio, ero disposto ad accettare passivamente quasi tutto ciò che ora, riflettendo, reputo strano. Lui è entrato al liceo dalle medie con quello che potrebbe definirsi il suo migliore amico, con entrambi ed un'altra ragazza di classe, nei primi due anni di liceo si crea una sorta di comitiva, usciamo tutti i weekend ecc. ma io vedevo in lui più di un amico, com'erano gli altri due, e volevo che la nostra relazione d'amicizia non dipendesse da quella comitiva, così inizio ad invitare solo lui a casa, la cosa diventa frequente, usciamo da soli, viene a dormire da me, tutto senza considerare gli altri due e in più tenendoli all'oscuro per non suscitare gelosie, litigi ecc. In effetti in questi primi due anni la gelosia mi perseguitava, ero super geloso del suo rapporto con quell'altro amico, e quando capitava di trovarci ad uscire solo noi tre, si creava una situazione di imbarazzo e loro finivano con l'isolarmi e la cosa ovviamente mi faceva stare male e stupidamente incolpare solo l'altro nostro amico, quando la colpa era palesemente di entrambi. Con gli anni ho scoperto che la gelosia non appartiene solo a me, anzi i miei comportamenti da fidanzatina isterica non erano niente in confronto a quelli che l'altro nostro amico ha con G tuttora. Bisogna dire che G ha un carattere particolare, doppia faccia, egoista, menefreghista, egli stesso afferma di tenere davvero a poche persone e tutto il resto, maggior parte di compagni di classe compresi gli sono completamente indifferenti o antipatici, cosa per me inconcepibile, in quanto io tendo a stringere legami forti con persone che vedo quotidianamente ormai da quattro anni. G disprezza i rapporti morbosi, le relazioni d'amicizia che limitano la persona, la gelosia, in pratica disprezza il nostro rapporto nei periodi del biennio, ora completamente diverso, ma non me lo ha mai fatto notare più di tanto, anzi delle volte sembrava apprezzare la gelosia che nutrivo per lui e giocarci sopra per farmi arrabbiare e stare male, prima cosa strana. Le prime volte che l'ho invitato a casa per studiare finivamo a vedere film, durante i quali c'erano contatti fisici che io, sempre inesperto in amicizie con maschi, reputavo inusuali, abbracci,distanze perennemente inesistenti sul mio divano di 6 posti, il contatto fisico era una costante, qualche volta ci sono state richieste di baci da parte sua, richieste che mi spiazzavano e finivamo col liquidare con battutine e risate. La prima vera cosa che mi ha fatto riflettere è stata la prima volta che è venuto a dormire: prima di addormentarci mi afferra il braccio e se lo stringe attorno, poi si addormenta mentre io rimango sveglio, sconvolto, ma anche felice della cosa, lì iniziai a capire che provavo qualcosa più dell'amicizia per lui. In ogni caso nei giorni seguenti sempre scherzando con quelle battutine omofobe che si fanno nei primi periodi dell'adolescenza, cioè tu dai del gay a me, io a te e così via, gli rinfacciai quell'abbraccio e la cosa sembrò infastidirlo molto, dopo ciò i miei inviti a casa iniziarono ad essere rifiutati sempre più spesso ed i nostri incontri senza la comitiva si ridussero a zero. Nonostante la distanza che si era creata al terzo anno decidiamo di ricominciare il rapporto e diventiamo compagni di banco, entrambi siamo maturati molto, entrambi ci fidanziamo con delle ragazze, entrambi perdiamo la verginità con queste ragazze, quando l'altro parla delle proprie esperienze e relazioni con altre ragazze si crea un clima opprimente, almeno da parte mia è così ma tendo a nasconderlo, quell'anno passa così, la nostra comitiva si era sciolta, entrambi ci facciamo anche nuovi gruppi di amici, di conseguenza non ci nascondiamo più e ci invitiamo reciprocamente a casa dell'altro com'è normale per due amici. prima dell'estate la sua ragazza lo molla e io ricevo una chiamata a mezzanotte di lui palesemente ferito dalla cosa, mi offro di consolarlo e il giorno dopo mariniamo la scuola e lo porto in giro per distrarlo, ma non sembra funzionare e il fatto che eravamo da soli lo rende nervoso e l'uscita termina velocemente, tempo dopo mi rendo conto che il dolore che provava per la rottura non dipendeva dalla rottura in sé ma dal fatto che era lui ad essere stato lasciato, cosa a quanto pare mai successa prima e che gli assestava un duro colpo in quel momento della sua vita, in quell'anno in cui si rende conto di avere fama tra le ragazze, in cui per la prima volta tendeva a vantarsi delle sue esperienze sessuali e ad andare a caccia di incontri occasionali, omologandosi alla maggior parte dei nostri coetanei da cui fino a quel momento ci eravamo distaccati e io tuttora continuo a distaccarmi. In ogni caso G riprende il suo stile di vita basato su baci e rapporti occasionali e quando me lo racconta io sto male, arriva l'estate ci separiamo di nuovo, durante giugno lascio la mia ragazza, dalla quale non ero preso come lei era presa da me. Ad agosto G i fidanza di nuovo con una ragazza straniera, con cui è tuttora fidanzato, dopo mesi di silenzio mi chiama per dirmi aver conosciuto questa ragazza, mi invia una foto per farmela vedere, io rimango interdetto, mesi di niente, nemmeno un messaggio e all'improvviso ci tiene a farmi sapere di aver incontrato un'altra, bene, non do' molto peso alla cosa e vado avanti con la mia vita. All'inizio del quarto anno il nostro rapporto è praticamente inesistente e lui più e più volte mi rinfaccia la cosa, dicendo che è colpa mia, che mi sono allontanato, mi chiede il perché, mi chiede di uscire, gli manco ecc. Ovviamente io avevo alzato un muro per proteggermi, allontanarlo era come dimenticarlo e non cadere di nuovo in quello strano rapporto, non lasciarmi ingannare da quella che io ritenevo ora una cotta e lui probabilmente solo un'amicizia. Mantengo le distanze e rimango freddo, ma con le sue richieste insistenti riniziamo a parlare più spesso, io reprimendo i miei sentimenti e lui facendo finta di niente, non potevano passare due giorni senza sentirci che mi cercava, ritornano le dimostrazioni di affetto, anche in classe ora, abbracci perlopiù ma anche baci sulla guancia che ormai nessuno dei due si nega di dare all'altro. Per anni ci eravamo sentiti dire, soprattutto io, dai nostri compagni di classe che eravamo carini insieme, che secondo loro almeno uno dei due provava qualcosa per l'altro, evidentemente anche gli altri si erano accorti della stranezza della relazione, in ogni caso ora con queste dimostrazioni d'affetto pubbliche sembravamo non fare altro che confermare che il nostro rapporto fosse nient'altro che amicizia e la cosa mi turbava, poiché sempre ho conservato e tuttora conservo (per questo sto scrivendo questo romanzo interminabile) una piccola convinzione che effettivamente ci sia qualcosa di più e che anche lui provi qualcosa per me. E' estate, io ho una casa al mare dove vado spesso durante la settimana da solo e mentre sono lì mi manda messaggi, foto di lui in mutande, ci può stare tra amici per scherzare, ma poi altri messaggi inviati di notte e che io leggo al risveglio: "dimmi che mi ami", "io ti amo" a cui io rispondevo cambiando argomento, per paura di essere ferito, che scherzasse o non lo so. In questi anni ho imparato che il peso che do' io alle parole, molti miei coetanei non lo danno, mentre io in quasi un anno di relazione non ho mai detto "ti amo" perché non lo sentivo, i miei amici lo usano così come intercalare e G stesso lo fa, con me spessissimo, ma durante una conversazione, tra una battutina e l'altra, tra lo strano flirtare che ogni tanto facciamo, ma non così dal nulla, dopo giorni di silenzio un ti amo, che mi ha lasciato di sasso, in ogni caso lascio correre, lui mi chiede se può venire a farsi un bagno e io rispondo di si ma non viene, e non ci si sente più fino alla fine di giugno. Dall'inizio della relazione lui s'incontra con la ragazza una volta al mese a metà strada, il caso vuole che si debba incontrare con lei nella settimana del compleanno dell'altro amico, la sua assenza sarebbe ovviamente inaccettabile e di conseguenza viene alla festa con la ragazza, inoltre il caso vuole che inspiegabilmente prima di venire alla festa e farla conoscere a me, al festeggiato e a tutta la classe, la ragazza di cui non smette di parlare da un anno con chiunque, prof, persone appena conosciute, la ragazza di cui si vanta e ostenta in continuazione, il caso vuole che poco prima di conoscerla, lui, senza alcun motivo apparente, per messaggi, mi provoca, mi risponde male, e s'incazza, così senza motivo; questa cosa del litigare l'ho omessa ma in effetti è un altro dettaglio importante il fatto che da quando ci frequentiamo i litigi sono frequentissimi, peggio di una vera coppia sposata e tra l'altro durano anche molto, fino a che o entrambi ci si stanca o uno dei due ammette le proprie colpe, forse sono proprio questi litigi ad aver suscitato le domande dei nostri compagni di classe, anche perché quando litighiamo non tendiamo o almeno io non tendo a nasconderlo. Comunque durante la festa io mi presento lo stesso, imbarazzatissimo alla ragazza e per quasi tutta la serata ci evitiamo, ci scambiamo sguardi e sorrisetti, lui non sembra essere più arrabbiato ma non mi rivolge la parola se non per fare battutine davanti alla sua ragazza e per prendermi in giro, millesima cosa assurda e strana, io manco la conosco, però ok, alla fine della serata se ne vanno e seppur la ragazza non abbia parlato molto non so se per timidezza o per altro, chi, ovviamente non io, ha scambiato qualche parola con lei la saluta abbracciandola e io in disparte vengo richiamato da G, il quale mi spinge nell'abbraccio, poi ci salutiamo e lui mi da un bacio sulla guancia. E' luglio, non ci sentivamo da un po', la classe fa diverse uscite insieme a cui lui non partecipa e io sì, inizia una nuova cosa, le chiamate notturne, per quasi una settimana tutti i giorni mi chiama verso l'una e parliamo a telefono un'oretta di argomenti a caso, io, debole come sono, gli chiedo di rivenire alla casa al mare, ma lui cambia argomento e non mi da risposte, nei giorni seguenti sentendomi freddo mi chiede quando l'avrei invitato al mare e io come l'idiota che sono ci casco e lo reinvito; questa è un'altra cosa che G fa, tende a volere ciò che gli sfugge, nel senso che se vede che uno gli si attacca lo evita, ma se vede che gli rispondo in modo freddo, la cosa sembra come una sfida per lui e subito cerca di parlarmi come se mi volesse tenere legato a lui in questo rapporto di dipendenza. Partiamo insieme col presupposto che lui resti una notte e vada via mentre io quattro giorni. Lui odia il mare, eppure è voluto venire, odia il sole e l'estate eppure era lì, nonostante fosse restio ad andare in spiaggia ci viene e il resto della giornata lo passiamo a vedere film. Quì si scatena nuovamente l'attrazione che ho per lui, contatti fisici del tutto fuori luogo, senza senso, sul divano, sul letto, nonostante la casa abbia molti letti, mi chiede di dormire con lui. Mentre vediamo i film si stende e si appoggia su di me o in qualunque caso qualche parte del nostro corpo si tocca: la testa sulla mia spalla, le mani sulle, mie gambe. Durane la notte io dormo poco, in attesa di altri contatti, ma almeno mentre sono sveglio ce ne sono pochi, qualche sfioramento ma niente di più, il giorno dopo dice di voler partire ma lo convinco a restare un'altra notte. Durante il secondo giorno esibizionismo puro per casa, richieste strane sempre liquidate in battutine, ma allo stesso tempo durante la giornata due volte scende di casa per parlare a telefono con la fidanzata e la cosa mi infastidisce non poco, scherzando sempre quella mattina gli avevo chiesto di baciarmi, cosa non strana tra di noi perché ce lo diciamo spesso, ovviamente io ci speravo ma sempre nulla e dopo un po' la cosa ha iniziato ad infastidirlo, credo, perché inizia a chiedermi di uscire di casa, che si sta annoiando, come se il fatto che stessimo solo noi due lo opprimesse. L'ultima sera sempre sul divano, film drammatico/romantico, siamo seduti uno accanto all'altro e le nostre guance sono praticamente incollate l'una all'altra, vedo che ogni tanto mi fissa con la coda dell'occhio ma non succede nient'altro. Prima di dormire faccio un altro tentativo chiedendo il bacio della buonanotte ma lui ride e si addormenta o almeno io così credo, durante la note più e più volte mi tocca la schiena, con le mani o con la propria, ad un certo punto poggia anche la sua testa sulle mie spalle, io ero convinto dormisse e lui convinto io dormissi, ma il giorno dopo alzandosi prestissimo, dicendo di non sentirsi bene mi sveglia dicendo che se ne va, io lo accompagno alla fermata e durante il tragitto mi dice di non aver chiuso occhio durane la notte, quindi tutti quei contatti? Alla fermata, io triste andasse via e lui che dice di non stare bene e che mi liquida così fanno si che chi lasciamo in modo freddo, come spesso accade dopo che stiamo da soli per molto tempo, ci lasciamo in modo freddo, come se tutto ciò che era accaduto precedentemente al saluto non esistesse, come se entrambi fossimo delusi da qualcosa, io sicuramente da qualcosa che non c'era stato. Ieri sera ci rincontriamo ad un altro compleanno, freddi e distaccati per quasi tutta la serata, le poche volte che mi rivolge la parola, perché io di certo non gli vado appresso, almeno non stavolta, finisce col parlare della fidanzata, prima chiedendomi se gli potessi prestare la casa al mare così lui può portarcela, poi scherzando, dicendo che posso andare con loro ma sarebbe strano. Poi quando il dj mette una canzone romantica, io scherzando la dedico ad una mia amica e lui praticamente urla ad un'altra nostra amica che intende cantare quella stessa canzone alla sua ragazza al suo prossimo compleanno, accertandosi poi con lo sguardo che io stessi sentendo e guardandomi negli occhi, ma io ho fatto finta di niente. Sono paranoico o questi ultimi avvenimenti sembrano un tentativo da parte sua di rendermi geloso, come ai vecchi tempi, usando la ragazza? Di provocarmi? Sono completamente fuori di testa e mi faccio i filmini o effettivamente qualcosa potrebbe esserci anche da parte sua? Io mi sento intrappolato in un limbo, ho paura di mettere le cose in chiaro con lui ma allo stesso tempo non so quanto possa continuare così, anche se d'altronde si tratta solo dii un altro anno poi le nostre strade potrebbero separarsi per sempre e finalmente riuscirei a togliermelo dalla testa. Chiedo scusa per aver scritto così tanto, ma avevo bisogno di parlare di questa situazione con qualcuno, di sfogarmi, perché la cosa sta andando avanti da troppo con i suoi alti e bassi e anche se ci sono periodi di apparente serenità. più quelli in cui non ci parliamo proprio che quelli in cui ci comportiamo come semplici amici, alla fine ritorniamo sempre allo stesso punto in cui mi chiedo se sia il caso di fare io la prima mossa, dato che nessuno dei due si propone. Grazie del tempo che avete dedicato a questa lettura e spero di leggere presto pareri e consigli.
  2. Buongiorno a tutti, vorrei sapere in che modo o con quale terapia sia possibile superare un trauma che si sa (o si presume) di aver avuto. Io ho sempre avuto problemi di relazione con l'altro sesso e ultimamente mi è tornato in mente un episodio legato ad una delle mie prime esperienze "sessuali", anche se forse non è il termine giusto perchè di sessualità vera e propria non c'era praticamente nulla. In sostanza l'evento è questo: fui scoperto all'età di nove anni a fare il gioco del dottore con un'amichetta. Ci nascondemmo sotto il letto e le toccai il culetto, o forse lo facemmo a vicenda. La cosa non aveva nulla di veramente sessuale, ma era soltanto la divertente rottura di un tabù. Mi ricordo che è stata una cosa gioiosa ed entusiasmante, una delle prime scoperte dell'altro,dell'opposto. Fummo però successivamente scoperti perchè lei lo raccontò alla madre che lo raccontò alla mia e io ricevetti da entrambe un pesante giudizio. Mi ricordo che ne rimasi angosciato profondamente. Ora forse sono solo giri mentali miei, ma credo che quell'evento nel quale è stata associata una gioia ad un'angoscia da giudizio abbia lasciato il segno. E' come se io ora non riuscissi a ritenere legittima l'attrazione stessa per l'altro sesso in quanto tale, non riesco a dargli la giusta importanza. Soprattutto non riesco ad esternare il mio interesse,come se fosse qualcosa che c'è ,ma che non va mostrato,non va reso reso pubblico. C'è l'interesse, ma gli altri non lo devono vedere, è come se portassi la maschera del disinteresse verso l'altro sesso. E' un blocco immadiato e poco conta che io abbia preso coscienza che probabilmente quell'evento del mio passato a determinato la cosa. Il fatto è che io mi ricordo del fatto, ma non è che lo rivivo emotivamente, l'emotività associata ad esso è rimossa. L'associazione tra quel fatto è i miei disagi nell'approccio con l'altro sesso è un fatto del tutto mentale,ragionato. Come posso fare o che tipo di terapia mi potete consiogliare per riportare alla luce quel rimosso e rielaborarlo. Grazie. Ps: agli amministratori chiedo di spostare eventualmente il post nella sezione adeguata, essendo una cosa dell'infanzia io l'ho messo qui ,ma se era più adeguata la sezione sessualità spostate pure.
  3. Salve, stavo vagando sul sito e leggendo anche le storie di altri utenti e perciò ho deciso di condividere anche la mia. Ho 20 anni e da circa 6 mesi mi "frequento" con un ragazzo, sempre della mia stessa età. Sono 5 anni che ci conosciamo, essendo anche stati compagni di classe alle superiori, e sono anche 5 anni che siamo attratti l'uno dall'altro. Questa attrazione però non ha mai avuto una conclusione pratica fino a quest'anno. Sono 6 mesi che ormai che ci ritroviamo insieme occasionalmente e tutte le volte sembra che diventi qualcosa di più rispetto all'inizio. Purtroppo però non riesco a capire bene come comportarmi, dato che il nostro "frequentarsi" non è proprio tale. Non ci scriviamo e non ci cerchiamo sempre, facciamo trascorrere settimane prima di risentirci. Lui in particolare, dopo la cosiddetta avventura, si allontana e cerca di evitarmi ma poi nel giro di poco tempo mi ricerca. Ormai sono 6 mesi che va avanti così e tutte le volte siamo sempre più intimi tra di noi, peccato che questa cosa non si propaghi anche nella nostra quotidianità. Allo stesso tempo però, io non desidero da lui un rapporto solido ma semplicemente vorrei che ci frequentassimo veramente e magari vedere come potrebbe andare se iniziassimo a considerarci un po' di più. Tutte le volte che uno dei due fa un passo in avanti, l'altro retrocede. Non parliamo tra noi di questa situazione per puro orgoglio, io non me la sento di affrontare un discorso del genere con lui per poi sentirmi dire magari che ho capito male e che è solo un modo per passare il tempo. È una situazione al quanto complicata, o almeno per me, data la nostra forte amicizia e la nostra ottima complicità. Sarebbe un peccato perderla o anche solo non consolidarla
  4. Salve a tutti. Sono nuova ne forum. Scrivo perchè ho un grosso problema, vi prego di leggere senza giudicare e darmi della malata. Ci sono dei ricordi della mia infanzia che mi tormentano, che rendono molto difficile avere una storia bella con il mio uomo e che mi causano disagi nella vita sessuale. Questi ricordi sono causati da un trauma che mi porto dietro da quando ero piccola... Ero all'elementari, i primi anni penso, non ricordo bene. Ricordo male anche l'avvenimento, è tutto poco nitido, ma ricordo che è successo. Ero in a casa mia con mio fratello (un anno più grande di me) e un suo compagno di classe. Mi ricordo che abbiamo fatto un gioco: ci siamo spogliati tutti e tre me vedere come erano fatte le nostre parti intime, ma senza malizia, era solo curiosità, per vedere come erano fatte. Lo abbiamo fatto ridendo. Poi la cosa è "peggiorata".. questo amico di mio fratello ha iniziato a guardare più da vicino...diciamo che abbiamo giocato al dottore, ma vi prego (VI PREGO) non mi giudicate, lo chiamo così per farvi capire bene cosa intendo senza dover entrare nei dettagli. Io ho questa immagine di lui che mi guardava dentro, io con le mutandine abbassate che mi facevo TOCCARE e GUARDARE, e lo facevo ridendo, non mi imbarazzava e non mi creava problemi. Anzi, credo che mi piacesse. Adesso la cosa più brutta: in tutto ciò mio fratello ne è rimasto fuori, ma io continuavo a dirgli "Dai vieni a giocare!" insomma ero IO a chiederglielo... a mio fratello!! NOn è orribile?? Voglio dire, per me era un gioco, solo un gioco.. cavolo, ero piccolissima! Mio fratello non volle "giocare" e lo raccontò a mio padre, il quale mi riempì di botte. Ecco, questo è l'evento più traumatico, che nonostante io all'epoca abbia vissuto con serenità, se ci ripenso ora mi sento una schifosa, una malata, mi sento sporca, anormale. Mi faccio vomitare. Ci sono stati anche altri episodi in cui io giocavo con mio fratello a fare marito e moglie (ma senza malizia ovviamente), oppure venivano degli amichetti e io e un'altra facevamo finta di essere nude e mio fratello (o i suoi amici) dovevano guardarci (ma non ci spogliavamo davvero stavolta)... Insomma la mia domanda è questa: io ho questo orribile segreto da anni, e non riesco a capacitarmi di quello che ho fatto. Ho un fidanzato da tre anni che amo molto e non ho coraggio a parlargliene perchè so che mi lascerebbe e sarebbe disgustato da me.. E chi non lo sarebbe?? Già sarebbe disgustoso se avessi fatto questi "giochi" solo con altre persona, ma era coinvolto mio fratello!! E' quasi incesto, no? anche se ero molto piccola, e lui era molto piccolo, era sempre mio fratello... Non so che fare, nè cosa pensare. Niente risposte cattive vi prego. Giuly
  5. 19 giugno 2013, ore 19.00 - Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica Via Iacopo Nardi n. 10, Roma Alcool, sostanze psicoattive e sessualità Il seminario affronterà il tema della sessualità nelle personalità dipendenti da alcool e da sostanze psicoattive. Partendo dai falsi miti e stereotipi verrà trattato l’effetto che l'alcool e le sostanze psicotrope hanno sulla sessualità. Prenotazione obbligatoria al link: http://www.iissweb.it/mail-seminari?view=foxcontact Costo seminario: 8 euro ( e' prevista anche la sottoscrizione di una tessera associativa del costo di 5 euro) Per info: 067887720 - info@iissweb.it
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