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penny

Transfert erotico

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ho partecipato anche anche a terapie di gruppo, e cmq già avevo intuito, e vedevo quei pazienti aspettare il dott. ; pendere da ogni segno, da ogni mossa e andare anche sfacciatamente da lui a chiedere, si intromettevano, facevano domande e chiedevano, pendevano dalle sue parole come assetati,

confesso che ero gelosa, di tutti, era indifferente se maschio o femmina, giovane o vecchio, paziente o tirocinante

e lo ero perchè io non mi permettevo quella confidenza che gli altri invece avevano :wink:

e suelle tirocinante avrei anche altro da dire, era tutto un allisciarsi, supervisore, professori e allieve,

sembrava una specie di arem, ed era così per tutti quelli che vedevo,

oche giulive e i grandi psichiatri che ragionavano altro che con la testa :nea:

e vederli mi convinceva sempre di più che l'amore non esiste :Love:

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ho partecipato anche anche a terapie di gruppo, e cmq già avevo intuito, e vedevo quei pazienti aspettare il dott. ; pendere da ogni segno, da ogni mossa e andare anche sfacciatamente da lui a chiedere, si intromettevano, facevano domande e chiedevano, pendevano dalle sue parole come assetati,

confesso che ero gelosa, di tutti, era indifferente se maschio o femmina, giovane o vecchio, paziente o tirocinante

e lo ero perchè io non mi permettevo quella confidenza che gli altri invece avevano :nea:

e suelle tirocinante avrei anche altro da dire, era tutto un allisciarsi, supervisore, professori e allieve,

sembrava una specie di arem, ed era così per tutti quelli che vedevo,

oche giulive e i grandi psichiatri che ragionavano altro che con la testa :bad:

e vederli mi convinceva sempre di più che l'amore non esiste :wink:

Ma sì che esiste Penny! Solo che è moooolto difficile da trovare! Quello vero, autentico...non quel tipo di amore che ci fa soltanto camminare uno accanto all'altro, sfiorandoci talvolta, regalandoci talvolta delle attenzioni e null'altro...invece amore è impegno, è progetto, è condivisione, è dedizione a se stessi e all'altro. Una cosa è certa: amore NON è dolore, NON è qualcosa che ci fa male...se qualcuno ti fa male Penny - se lo fa ripetutamente e non occasionalmente - , non ti ama...e tu non ami lui...è solo dipendenza, attaccamento.

Per quanto riguarda ciò che dici sulla tua gelosia nei confronti di altre pazienti, del fatto che trovavi insopportobile il fatto che lui dedicasse agli altri ( maschi, femmine, pazienti, stagiste, assistenti... ) le stesse attenzioni che dedicava a te, io non sento assolutamente la stessa cosa. Sono invece felice che lui possa aiutare altri esseri umani come ha fatto con me e questo lo rende ancora più caro e più prezioso ai miei occhi.

Ovviamente adesso non posso assolutamente sapere se la fase in cui sono - quella dell'innamoramento - si trasformerà mai in amore vero e proprio: perchè succeda ci deve essere una precondizione...che lui, a fine terapia, riesca a superare tutte le sue autocensure e abbia voglia di vedermi fuori dal suo studio. Solo così potrò conoscerlo veramente ed avere la conferma che ciò che intuisco con la mia anima è percettibile ai sensi.

Sai una cosa Penny? Non è del tutto vero che mentre loro sanno tutto di noi, noi non sappiamo nulla di loro: io lo conosco molto meglio di quanto conosca persone che mi stanno accanto, che vedo tutti i giorni e di cui so vita, morte e miracoli...perchè le nostre due anime sono entrate in contatto profondo ed è questa la vera conoscenza.

L'essenziale è invisibile agli occhi

:Love:

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Sì Ilaria, condivido in pieno quello che dici e anch'io ho adorato Carotenuto...un vero maestro!

A proposito dell'argomento in questione non ti sembra che ci sia una rigidità eccessiva, un giudizio morale integralista che non permette di accogliere la possibilità della nascita di un sentimento amoroso reale tra terapeuta e paziente? Insomma...aldilà dei nostri rispettivi ruoli siamo esseri umani accidenti! Io ho l'impressione che sia un vero e proprio taboo, che normalmente si consideri la cosa semplicemente come " transfert e controtransfert agito " ( come dice Siouxie )...ma non sempre è così. Quello che conta veramente è la consapevolezza, è il non smettere di farsi delle domande su ciò che si sente...solo così si può sapere se è un sentimento reale o solo una reazione transferale o controtransferale...e per piacere...smettiamola con i pregiudizi!

:Love:

Ciao farfalla,

non lo so: la rigidità è implicita nel codice deontologico il quale vieta gli agiti legati al transfert e controtransfert...e non penso si tratti di "moralismo" ma di professionalità, penso si tratti di una tutela importante del paziente. Poi, come ti ha già detto qualcuno, niente si può escludere, siamo umani e in quanto umani siamo fragili, aperti a mille contraddizioni...

D'altra parte io credo che la teoria psicoanalitica abbia ampiamente analizzato la casistica dei sentimenti legati al transfert riconducendoli a molte spiegazioni; da questo punto di vista quella del sentimento autentico ne rappresenta una, una fra tante altre possibili.

Poi, forse ( e sottolineo "forse" perchè non posso che parlare per me stessa), nel modo in cui ciascuno di noi ti risponde c'è anche un desiderio di "proteggerti" e di proteggere chi legge questo tipo di discussioni da predisposizioni rischiose...

Quanto alla gelosia verso gli altri pazienti...condivido la sensazione di Penny..ma perchè temo sempre che con me l'analista possa annoiarsi, che altri pazienti possano portare questioni più coinvolgenti, possano essere più originali, più divertenti ecc.ecc.....anche se mai, finora, ho colto atteggiamenti di stanchezza dell'analista verso di me...anzi non mi ha mai fatto mancare l'attenzione di cui ho avuto bisogno.

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Ciao farfalla,

non lo so: la rigidità è implicita nel codice deontologico il quale vieta gli agiti legati al transfert e controtransfert...e non penso si tratti di "moralismo" ma di professionalità, penso si tratti di una tutela importante del paziente. Poi, come ti ha già detto qualcuno, niente si può escludere, siamo umani e in quanto umani siamo fragili, aperti a mille contraddizioni...

D'altra parte io credo che la teoria psicoanalitica abbia ampiamente analizzato la casistica dei sentimenti legati al transfert riconducendoli a molte spiegazioni; da questo punto di vista quella del sentimento autentico ne rappresenta una, una fra tante altre possibili.

Poi, forse ( e sottolineo "forse" perchè non posso che parlare per me stessa), nel modo in cui ciascuno di noi ti risponde c'è anche un desiderio di "proteggerti" e di proteggere chi legge questo tipo di discussioni da predisposizioni rischiose...

Quanto alla gelosia verso gli altri pazienti...condivido la sensazione di Penny..ma perchè temo sempre che con me l'analista possa annoiarsi, che altri pazienti possano portare questioni più coinvolgenti, possano essere più originali, più divertenti ecc.ecc.....anche se mai, finora, ho colto atteggiamenti di stanchezza dell'analista verso di me...anzi non mi ha mai fatto mancare l'attenzione di cui ho avuto bisogno.

Ma dai Ilaria è bellissimo quello che hai scritto e che cioè in molti di voi c'è - forse - il desiderio di proteggermi! Grazie!

Però...tranqui! So di essere su un campo minato...ne sono assolutamente consapevole! Però penso anche che l'unico vero rischio nella vita è di non voler correre alcun rischio!

:Love:

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la cosa più sconvolgente, che mi fa rabbia è che questi, "maestri, esperti," ancora non hanno capito che non si può conoscere la mente umana una volta per tutte come se fosse una macchina, o una equazione matematica, ognuno di loro crede o meglio ha la presunzione di capire tutto e tutti, eppure persone definite non pericolose, sane, hanno continuato ad uccidere; persone malate o semplicemente deboli si sono uccise,

ma ognuno ha la sua teoria della mente in cui tutto deve tornare e coincidere :bad:

che tristezza :bad:

cmq c'è un altro argomento per quello che chiedi

ciao Penny e grazie della risposta appassionata :Love::wink::nea: , qual'è l'argomento corretto per quanto da me chiesto?

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Quanto alla gelosia verso gli altri pazienti...condivido la sensazione di Penny..ma perchè temo sempre che con me l'analista possa annoiarsi, che altri pazienti possano portare questioni più coinvolgenti, possano essere più originali, più divertenti ecc.ecc.....anche se mai, finora, ho colto atteggiamenti di stanchezza dell'analista verso di me...anzi non mi ha mai fatto mancare l'attenzione di cui ho avuto bisogno.

ho provato anche questo però in modo diverso, avevo paura che nessuno si accorgesse del problema, che fosse sottovalutato e mi sentivo come l'ultima ruota del carro; gli altri avevano la precedenza perchè più gravi o più importanti, o magari era gente che già conosceva e avevo paura che ogni persona che vedevo lo avrebbe portato via....:Love:

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ciao Penny e grazie della risposta appassionata :wink::nea::bad: , qual'è l'argomento corretto per quanto da me chiesto?

c'era una discussione sull'analisi collettiva ma ti consiglio di lasciar stare quella gente :Love:

... troppo impegnata con la politica più che con la psicologia :bad:

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ho provato anche questo però in modo diverso, avevo paura che nessuno si accorgesse del problema, che fosse sottovalutato e mi sentivo come l'ultima ruota del carro; gli altri avevano la precedenza perchè più gravi o più importanti, o magari era gente che già conosceva e avevo paura che ogni persona che vedevo lo avrebbe portato via....:Love:

Se ti ha fatto sentire così non era la persona giusta x te

Baci

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la cosa più sconvolgente, che mi fa rabbia è che questi, "maestri, esperti," ancora non hanno capito che non si può conoscere la mente umana una volta per tutte come se fosse una macchina, o una equazione matematica, ognuno di loro crede o meglio ha la presunzione di capire tutto e tutti, eppure persone definite non pericolose, sane, hanno continuato ad uccidere; persone malate o semplicemente deboli si sono uccise,

ma ognuno ha la sua teoria della mente in cui tutto deve tornare e coincidere :Love:

che tristezza :wink:

cmq c'è un altro argomento per quello che chiedi

NON POSSO CHE CONDIVIDERE

Leggete i Dialoghi con Leucò

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Mediamente le persone non sanno più soffrire

e delegano agli addetti ai lavori il loro percorso elaborativo

I veri maestri sono i maestri che incontriamo nella vita :

Genitori - Amici grandi - Artisti - Vicini di casa - forse anche un buon terapeuta.......ovviamente senza fini di lucro.

Il transfert è una prassi emozionale a cui ci spingiamo senza renderci conto.

AMATEVI SENZA TREGUA.

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Non saprei esattamente a chi rivolgermi se a farfalla62 o a penny, però, nonostante non ami dispensare consigli, mi sento in dovere di esprimerne uno qui: (ho visto che esistono ben due topic sullo stesso argomento + o -) :cry:

"Rompete ogni tipo di contatto con simili terapeuti, può anche essere, anzi, credo che agiscono in buona fede e non preterinzionalmente, ma vi troverete ferite. In questa relazione siete la parte più debole, per quanto possiate sentirvi forti, la loro cecità vi distruggerà e quello che di buono la terapia ha prodotto sarà vano e aleatorio, solo un'illusione. Posso comprendere il loro essere umani, profondamente umani con tutto il corollario di debolezze, ma non è giusto che siate voi a pagare lo scotto di quest'umanità e.....lo pagherete a vita! Vi comprendo, una simile esperienza l'ho vissuta pure io, anche se da parte mia e posso parlare solo per me sentivo più un'affinità d'interessi.

Nessun tentennamento, nessun altra seduta.........è la soluzione migliore! Lo dico con tutto il cuore, quasi un decennio dopo ne subisco ancora le conseguenze! Non siate deboli, miopi come lo sono stata io.........chiudete!"

Auguri :icon_confused:

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Non saprei esattamente a chi rivolgermi se a farfalla62 o a penny, però, nonostante non ami dispensare consigli, mi sento in dovere di esprimerne uno qui: (ho visto che esistono ben due topic sullo stesso argomento + o -) :rofl:

"Rompete ogni tipo di contatto con simili terapeuti, può anche essere, anzi, credo che agiscono in buona fede e non preterinzionalmente, ma vi troverete ferite. In questa relazione siete la parte più debole, per quanto possiate sentirvi forti, la loro cecità vi distruggerà e quello che di buono la terapia ha prodotto sarà vano e aleatorio, solo un'illusione. Posso comprendere il loro essere umani, profondamente umani con tutto il corollario di debolezze, ma non è giusto che siate voi a pagare lo scotto di quest'umanità e.....lo pagherete a vita! Vi comprendo, una simile esperienza l'ho vissuta pure io, anche se da parte mia e posso parlare solo per me sentivo più un'affinità d'interessi.

Nessun tentennamento, nessun altra seduta.........è la soluzione migliore! Lo dico con tutto il cuore, quasi un decennio dopo ne subisco ancora le conseguenze! Non siate deboli, miopi come lo sono stata io.........chiudete!"

Auguri :icon_confused:

Non sono d'accordo con te. Non rinuncio a una cosa che potrebbe - e dico: potrebbe ( condizionale ) - essere bella per paura. L'ho fatto in passato e non ho nessuna intenzione di ripetere l'errore. Non voglio rimpianti su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Tu hai detto : " non siate deboli, miopi come lo sono stata io ", ma io non sono nè debole, nè miope. Ripeto che sono ben consapevole di essere su un campo minato...ma tra le cose che lui mi ha insegnato c'è quella di non farmi gestire la vita da situazioni e persone ma di essere io a scegliere sempre...e anche in questa cosa scelgo di darmi una possibilità anche se non mi faccio illusioni: so che è una cosa difficile, complessa... ma se anche ci fosse una solo possibilità su un milione - quindi, per la legge di Murphy, nessuna, ovvero: perchè proprio a me ? cosa sono? una miracolata? - io so che ne varrebbe la pena.

Baci

:cry:

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Non sono d'accordo con te. Non rinuncio a una cosa che potrebbe - e dico: potrebbe ( condizionale ) - essere bella per paura. L'ho fatto in passato e non ho nessuna intenzione di ripetere l'errore. Non voglio rimpianti su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Tu hai detto : " non siate deboli, miopi come lo sono stata io ", ma io non sono nè debole, nè miope. Ripeto che sono ben consapevole di essere su un campo minato...ma tra le cose che lui mi ha insegnato c'è quella di non farmi gestire la vita da situazioni e persone ma di essere io a scegliere sempre...e anche in questa cosa scelgo di darmi una possibilità anche se non mi faccio illusioni: so che è una cosa difficile, complessa... ma se anche ci fosse una solo possibilità su un milione - quindi, per la legge di Murphy, nessuna, ovvero: perchè proprio a me ? cosa sono? una miracolata? - io so che ne varrebbe la pena.

Baci

:cry:

Vale sempre la pena. A meno di non aver ceduto senza accorgersene a un gioco di potere, e questo secondo me accade più facilmente di quanto si pensi, non solo nelle relazioni con un terapeuta. Per questo credo che Liliana parli di un rischio reale. A me andò male, perché la psicologa giovane e carina non volle saperne di me... :icon_confused:

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magari è vero che tutti i rapporti umani sono squilibrati in termini di potere (anche se la mia esperienza non mi porta a pensarla così), ma lo squilibrio che ci può essere in un rapporto sia amichevole che amoroso, tra due persone che hanno condiviso un percorso di psicoterapia. ripeto, io non escludo niente a priori, ma è una cosa alla quale guardo con sospetto. tenderei a dare ragione al terapeuta citato da Datango. non credo che nemmeno interrompendo la terapia si possa passare ad altro tipo di rapporto.

e nemmeno credo che la rigidità che la deontologia professionale riserva a questa questione sia dovuta ad un tabù, anzi mi sembra una delle migliori misure di protezione, sia per i pazienti che per i terapeuti.

la storia della psicoterapia è iniziata con innumerevoli comportamenti di questo tipo, violazioni continue dei confini della terapia, con risultati disastrosi.

quella psicoterapeutica è una situazione troppo delicata perchè si possa rischiare tanto.

da professionista, io non ho nessuna difficoltà a mostrare le mie debolezze ai miei pazienti, non ho problemi a dir loro quando mi sento in difficoltà. ciò non significa però che ritenga di poterci andare al cinema, una volta conclusa la terapia.

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magari è vero che tutti i rapporti umani sono squilibrati in termini di potere (anche se la mia esperienza non mi porta a pensarla così), ma lo squilibrio che ci può essere in un rapporto sia amichevole che amoroso, tra due persone che hanno condiviso un percorso di psicoterapia. ripeto, io non escludo niente a priori, ma è una cosa alla quale guardo con sospetto. tenderei a dare ragione al terapeuta citato da Datango. non credo che nemmeno interrompendo la terapia si possa passare ad altro tipo di rapporto.

e nemmeno credo che la rigidità che la deontologia professionale riserva a questa questione sia dovuta ad un tabù, anzi mi sembra una delle migliori misure di protezione, sia per i pazienti che per i terapeuti.

la storia della psicoterapia è iniziata con innumerevoli comportamenti di questo tipo, violazioni continue dei confini della terapia, con risultati disastrosi.

quella psicoterapeutica è una situazione troppo delicata perchè si possa rischiare tanto.

da professionista, io non ho nessuna difficoltà a mostrare le mie debolezze ai miei pazienti, non ho problemi a dir loro quando mi sento in difficoltà. ciò non significa però che ritenga di poterci andare al cinema, una volta conclusa la terapia.

sono daccordo, io mi sarei fatta adottare dalla mia psicologa, se me lo avesse chiesto all'inizio, dipendevo troppo da lei, che per la prima volta non mi faceva sentire così strana ma normale e apprezzata, quel "lei" ogni volta che si rivolgeva a me però, mi faceva rinsavire , col tempo poi ho cominciato a prendere fiducia in me stessa e a vederla con altri occhi, meno velati dall'ammirazione e ho ringrazito la sua professionalità, perchè ha saputo rendermi indipendente....poi è normale che non si può escludere nulla nella vita....ma credo anche che penny abbia già deciso prima di cominciare a scrivere in questo topic, l'unica cosa che mi sento di dirle è di stare molto attenta e soprattutto di cambiare terapeuta se dovesse decidere di intraprendere un rapporto affettivo con il suo....in bocca al lupo comunque...

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sono daccordo, io mi sarei fatta adottare dalla mia psicologa, se me lo avesse chiesto all'inizio, dipendevo troppo da lei, che per la prima volta non mi faceva sentire così strana ma normale e apprezzata, quel "lei" ogni volta che si rivolgeva a me però, mi faceva rinsavire , col tempo poi ho cominciato a prendere fiducia in me stessa e a vederla con altri occhi, meno velati dall'ammirazione e ho ringrazito la sua professionalità, perchè ha saputo rendermi indipendente....poi è normale che non si può escludere nulla nella vita....ma credo anche che penny abbia già deciso prima di cominciare a scrivere in questo topic, l'unica cosa che mi sento di dirle è di stare molto attenta e soprattutto di cambiare terapeuta se dovesse decidere di intraprendere un rapporto affettivo con il suo....in bocca al lupo comunque...

Io invece non sono dipendente da lui. E' stato proprio lui ad aiutarmi a non essere più didendente emotivamente da niente e da nessuno ma a vivere la mia vita pienamente, a scegliere e non a essere scelta. Sono pronta a lasciarlo andare se è questo che vuole. In ogni caso sabato parto e per un mese non ci vedremo. Sono convinta che farà bene ad entrambi. Ah dimenticavo: anche lui mi ha sempre dato rigorosamente del lei. Giusto così.

Nooootte!!! :fool:

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:im Not Worthy::fool:

per me esiste la terapia nel senso di psicoterapia

ed io sono la prima a difendere più che posso questa situazione perchè diversamente non riuscirei a lavorare su di me

la curiosità di capire c'è questo è vero ma in effetti il topic è nato da quello precedente di Farfalla 62 :girl_devil:

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Siamo liberi di sbagliare. Ho espresso le mie opinioni. Ritengo che fra l'essere e il sentirsi spesso esiste una grande frattura e il sentirsi è condizionato dal rapporto con l'altro e non con se stessi anche se noi pensiamo che dipenda da noi, questo soprattutto quando s'intraprende l'analisi. La ricerca dell'equilibrio va oltre una relazione terapeutica e penso che l'analisi sia solo l'imput per intraprendere quel viaggio.

Personalmente non mi fiderei di un psicanalista che da adito alla possibilità ad un altro tipo di rapporto e non si tratta di paura, di rinunciare a vivere qualcosa che potrebbe essere bello, si tratta oggettività, di una visione distaccata.

S. non ritiene giusto interrompere la terapia, per quanto possa aver compreso, e sarei d'accordo, sono sempre stata per l'assoluta chiarezza, però normalmente in una simile situazione non esiste chiarezza, perchè non può esserci se il terapeuta si lascia coinvolgere esageramente da un paziente (quante volte è risuonato in me l'inno al mistero, il mistero che odio, detesto e mi confonde. Sarebbe stato diverso se il mio terapeuta non avesse avuto una spiccata sublimazione per il mistero). Quindi l'unica soluzione è l'abbandono della terapia, il troncare un rapporto che di deforma ed esce dai recinti che la deotologia impone, giustamente.

In quanto al "lei" lo trovo assolutamente formale, assurdo come se nella propria debolezza lo psicoterapeuta s'attaccasse ad una fasulla ancora di salvezza

Ho parlato in virtù della mia esperienza, memore di quanto ho sofferto e sono caduta in basso poi per incarnare ciò che lui pensava di me. Ci si sente forti e invece quel sentirsi forti e solo il vestito da "festa" che l'analisi ti fa indossare.

Ho sempre trovato giustificazioni per lui e poche per me, ho accettato e compreso la sua debolezza, non la mia.

Si può essere un paziente interessante, ma prima o poi arriva un altro paziente più interessante che gratifica "l'io egocentrico" dello psicanalista e allora sono "cavoli amari", lavoro gettato alle ortiche.

Grazie Mau, sto bene fisicamente nonostante tutto, don't worry, psicologicamente non molto, potrei sempre decidere di togliermi di mezzo. Esiste un detto "quando il troppo stroppa": sono giunta a questo punto. Magari domani posso pensarla diversamente, oggi no.

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Ciao Liliana. non so, forse hai frainteso quello che ho scritto. il mio parere è che, se ci si rende conto che il rapporto terapeutico sta scivolando verso qualcosa d'altro, è assolutamente necessario interrompere la terapia. in ogni caso, non ho molta fiducia che un rapporto di questo tipo sia plausibile.

e credo che la tua esperienza lo dimostri.

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Ciao Liliana. non so, forse hai frainteso quello che ho scritto. il mio parere è che, se ci si rende conto che il rapporto terapeutico sta scivolando verso qualcosa d'altro, è assolutamente necessario interrompere la terapia. in ogni caso, non ho molta fiducia che un rapporto di questo tipo sia plausibile.

e credo che la tua esperienza lo dimostri.

Comunque, io penso che sia anche sbagliato considerare il RUOLO paziente-analista prima ancora di quello semplice che esiste tra persona e persona, al di là dei ruoli. Perché non possiamo determinare regole al di là di ogni singolo caso concreto, può esistere un analizzato più maturo e perspicace di un analista, quindi anche il tipo di rapporto che si sviluppa va visto nell'ottica di CHI SONO le persone in concreto. Per il resto, in certi casi è opportuno come dice S. interrompere la terapia, ma non è detto in ogni caso, perché certi assoluti nella vita non esistono.

Guardate il mio caso, io attualmente vado in terapia da un mio amico, cosa assolutamente vietata dai testi sacri, eppure mi trovo benissimo...

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mumble...

capisco e condivido sia Liliana che S. , e in effetti mettere in conto l'opportunità di interrompere la terapia è "salvifico" il alcune circostanze.

Penso anche che l'elaborazione del transfert in analisi potrebbe essere un'occasione d'oro per conoscersi, se il setting è ben gestito e lo consente.In fin dei conti quel che effettivamente conta è chiedersi perchè e come mai in un dato momento si scatenano nel paziente certe tempeste emozionali, come mai queste assumono/ vengono confuse con.. le caratteristiche dell'innamoramento,che cosa che prima era bloccato adesso riprende a fluire oppure che cosa che dovrebbe fluire in una certa direzione adesso è rimasto bloccato nel transfert erotico...

Quando qualcosa del genere (molto vagamente del "genere" chè io il mio expsi lo avrei affettato volentieri..)è capitata a me ho subito pensato che stavo attraversando una fase: avevo preso ad andare lì bloccata e contratta in mille difese e diffidenze e iniziavo a fidarmi di qualcuno che pareva remasse a mio favore, che stava dalla mia parte, e che mi stava davvero aiutando.La mia paresi emotiva prendeva a sciogliersi "per mezzo" di quella persona, lui era solo lo strumento a servizio di qualcosa che accadeva dentro di me, e che era profondamente mio , sintomo di una vitalità che rinasceva in quella singolare sala parto dell'anima e che si predisponeva a essere investita fuori, nella mia vita vera...

alla confusa sensazione di invaghimento si andò sostituendo un senso di gratitudine..

Ho come l'impressione che a volte noi abbiamo una fonte affettiva che sgorga dentro di noi ma non defluisce al di fuori poichè rimane "senza oggetto", senza qualcuno su cui riversarsi e finisce per implodere e bloccarsi, un po' come quando dopo un lutto non riusciamo a disinvestire affettivamente la persona che abbiamo perduto e tanto meno riusciamo a reinvestire di quella carica alcun altro finendo con il trattenerla dentro di noi: io ho visto quel mio ex psicologo come un depotenziatore del mio blocco e un tramite per far scorrere la corrente fuori...

mumble2

mi viene in mente un'altra cosa a cui pensai allora, nei miei farneticamenti: e cioè 'sta tappa dell'invaghimento, ho creduto potesse essere anche la manifestazione di un certo tot d'onnipotenza; cioè come se prendesse il sopravvento l' illusione antica di vedere soddisfatto quel desiderio di totalità, di appagamento dei desideri, di sentirsi stimato e amato sopra tutto e tutti che si ha da bambini e che ritorna in quel contesto sfidando i limiti stessi del setting quasi a voler provare così di realizzare una sorta di riscatto e di compensazione dall'inferiorità e dal dolore che affligge in profondità e che è la vera e unica cosa reale di tutto quel trambusto...non so..pensai anche a una cosa del genere...

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capisco e condivido sia Liliana che S. , e in effetti mettere in conto l'opportunità di interrompere la terapia è "salvifico" il alcune circostanze.

Penso anche che l'elaborazione del transfert in analisi potrebbe essere un'occasione d'oro per conoscersi, se il setting è ben gestito e lo consente.In fin dei conti quel che effettivamente conta è chiedersi perchè e come mai in un dato momento si scatenano nel paziente certe tempeste emozionali, come mai queste assumono/ vengono confuse con.. le caratteristiche dell'innamoramento,che cosa che prima era bloccato adesso riprende a fluire oppure che cosa che dovrebbe fluire in una certa direzione adesso è rimasto bloccato nel transfert erotico...

Quando qualcosa del genere (molto vagamente del "genere" chè io il mio expsi lo avrei affettato volentieri..)è capitata a me ho subito pensato che stavo attraversando una fase: avevo preso ad andare lì bloccata e contratta in mille difese e diffidenze e iniziavo a fidarmi di qualcuno che pareva remasse a mio favore, che stava dalla mia parte, e che mi stava davvero aiutando.La mia paresi emotiva prendeva a sciogliersi "per mezzo" di quella persona, lui era solo lo strumento a servizio di qualcosa che accadeva dentro di me, e che era profondamente mio , sintomo di una vitalità che rinasceva in quella singolare sala parto dell'anima e che si predisponeva a essere investita fuori, nella mia vita vera...

alla confusa sensazione di invaghimento si andò sostituendo un senso di gratitudine..

Ho come l'impressione che a volte noi abbiamo una fonte affettiva che sgorga dentro di noi ma non defluisce al di fuori poichè rimane "senza oggetto", senza qualcuno su cui riversarsi e finisce per implodere e bloccarsi, un po' come quando dopo un lutto non riusciamo a disinvestire affettivamente la persona che abbiamo perduto e tanto meno riusciamo a reinvestire di quella carica alcun altro finendo con il trattenerla dentro di noi: io ho visto quel mio ex psicologo come un depotenziatore del mio blocco e un tramite per far scorrere la corrente fuori...

sono daccordissimo con ilaria, ottime riflessioni... :icon_rolleyes:

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capisco e condivido sia Liliana che S. , e in effetti mettere in conto l'opportunità di interrompere la terapia è "salvifico" il alcune circostanze.

Penso anche che l'elaborazione del transfert in analisi potrebbe essere un'occasione d'oro per conoscersi, se il setting è ben gestito e lo consente.In fin dei conti quel che effettivamente conta è chiedersi perchè e come mai in un dato momento si scatenano nel paziente certe tempeste emozionali, come mai queste assumono/ vengono confuse con.. le caratteristiche dell'innamoramento,che cosa che prima era bloccato adesso riprende a fluire oppure che cosa che dovrebbe fluire in una certa direzione adesso è rimasto bloccato nel transfert erotico...

Quando qualcosa del genere (molto vagamente del "genere" chè io il mio expsi lo avrei affettato volentieri..)è capitata a me ho subito pensato che stavo attraversando una fase: avevo preso ad andare lì bloccata e contratta in mille difese e diffidenze e iniziavo a fidarmi di qualcuno che pareva remasse a mio favore, che stava dalla mia parte, e che mi stava davvero aiutando.La mia paresi emotiva prendeva a sciogliersi "per mezzo" di quella persona, lui era solo lo strumento a servizio di qualcosa che accadeva dentro di me, e che era profondamente mio , sintomo di una vitalità che rinasceva in quella singolare sala parto dell'anima e che si predisponeva a essere investita fuori, nella mia vita vera...

alla confusa sensazione di invaghimento si andò sostituendo un senso di gratitudine..

Ho come l'impressione che a volte noi abbiamo una fonte affettiva che sgorga dentro di noi ma non defluisce al di fuori poichè rimane "senza oggetto", senza qualcuno su cui riversarsi e finisce per implodere e bloccarsi, un po' come quando dopo un lutto non riusciamo a disinvestire affettivamente la persona che abbiamo perduto e tanto meno riusciamo a reinvestire di quella carica alcun altro finendo con il trattenerla dentro di noi: io ho visto quel mio ex psicologo come un depotenziatore del mio blocco e un tramite per far scorrere la corrente fuori...

Tutto perfetto Ila, condivido in pieno. Il terapeuta è un tramite, chiamamolo " un apripista "...aiuta

a sbloccare le tue correnti emotive e ti prepara a un nuova dimensione nel vivere i rapporti...credi che non ne sia consapevole? Credi che non mi chieda mai se quello che sento è " soltanto " questo? Il contrario: non smetto mai di interrogarmi ed è proprio perchè mi interrogo e mi rispondo che non posso ignorare la vocina dentro di me che mi dice che questa è un' altra cosa. E' proprio in questo che sta la consapevolezza di cui parlo: il riuscire a distinguere, il sapere anche che se da questa cosa nascesse un rapporto " sano ", vero , non sarebbe altro che l'eccezione che conferma la regola. Io in realtà sono d'accordo sia con S. quando dice che, secondo lei e difficile che un rapporto del genere sia plausibile (difficile, non impossibile), sia con Turbociclo quando dice che il rapporto tra persone è altrettanto importante che il ruolo terapeuta-paziente. Tenderei a dire che l'eccezione non inficia la norma e che è importante sapersi ascoltare.

Liliana parla della predisposizione al mistero del suo terapeuta e del suo aderire a questa predisposizione come si ascolta il canto di una sirena...ma questa non è la mia esperienza: io non pendo dalle sue labbra, non " bevo " tutto quello che dice, non dipendo da lui per stare bene, prova ne è il fatto che tra tre giorni parto, non lo vedrò per un mese e la cosa non solo non mi crea problemi, ma ne sono felice perchè credo proprio che mi divertiro con i miei amici e compagni di viaggio!

Quello che sento io per lui e che credo lui senta per me è un innamoramento allo "stato nascente", una fase in cui tutto è possibile...anche che nulla di ciò che spero si realizzi...non ne morirei di certo. Uno "stato nascente" di un rapporto è veramente troppo poco perchè si possa soffrire più di tanto per la sua mancata realizzazione! Io ho alle spalle una relazione di vent'anni andata in fumo e so bene cosa vuol dire il lutto per la fine di un amore e tutte le conseguenze che ne derivano...per cui, per come sono fatta io, tendo a pensare che non si possa portare il lutto a lungo per una cosa che non è stata...

E' vero quello che si dice normalmente e cioè che alcune delle regole del setting devono necessariamente essere rigide per la tutela della parte più debole nella relazione terapeutica - cioè il paziente - ma è altrettanto vero ciò che dice Turbociclo e cioè che, in alcuni casi e in alcune fasi, il grado di consapevolezza del paziente è altrettanto elevato di quello del terapeuta...e penso che questo è ciò che sta capitando a me...anzi, a dire il vero ,- lo so, sembrerà assurdo - sento che in questo momento sono io ad essere la più forte tra i due ed è lui ad essere il più impaurito perchè sa che c'è in gioco tanto e perchè sta mettendo in discussione la sua professionalità, la sua rettitudine etica, la sua capacità di aiutare le persone...è per questo che mi allontano volentieri...per permettergli di trovare un equilibrio tra la sua professionalità e ciò che credo senta per me...

Ieri una mia amica, sua collega, mi ha detto che non è affatto preoccupata per me...che sarebbe stato molto grave, secondo lei, se lui fosse stato più vecchio - magari un bel po' - di me, che in quel caso sarebbe veramente stato un abuso di potere e che purtroppo questo tipo di situazione è molto più frequente di quanto si pensi ( !!! ) . Invece la rassicura molto il fatto che lui sia più giovane di me ( di 8 anni ) e che io non sono la povera sfigata che si innamora del primo uomo che le regala un po' di attenzioni... e ha ragione: accidenti se ne ho detti di "no" in questi anni di singletudine!!! Io non sono una che si innamora facilmente...anzi! e anche per questo sento essere così prezioso ciò che provo per lui. Insomma, secondo lei, quello che ha più da perdere tra i due è lui...

Insomma, amici, vi invito a riflettere sul fatto che, veramente ogni storia è unica e irripetibile...

Un abbraccio

:icon_rolleyes:

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Tutto perfetto Ila, condivido in pieno. Il terapeuta è un tramite, chiamamolo " un apripista "...aiuta

a sbloccare le tue correnti emotive e ti prepara a un nuova dimensione nel vivere i rapporti...credi che non ne sia consapevole? Credi che non mi chieda mai se quello che sento è " soltanto " questo?

Non lo so, farfa, questo lo sai tu...

io mi limitavo a rimuginare sulla mia esperienza, più che in specifico riferimento a qualche utente particolare...

:icon_rolleyes:

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Non lo so, farfa, questo lo sai tu...

io mi limitavo a rimuginare sulla mia esperienza, più che in specifico riferimento a qualche utente particolare...

:Batting Eyelashes:

Hai ragione! Mi hai fatto capire che tendo a riportare tutto ciò di cui si parla nel topic all'interno del recinto della mia esperienza...non sarò un po'...narcisa?!!

Nooootte!

:im Not Worthy:

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