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mio

il vero rapporto

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l'altro giorno me lo hanno rievidenziato....mi piace questo testo...è vero ed è fantastico...

per voi....

..Il vero rapporto affettivo diventa possibile solo quando vi è una consapevolezza dell'Essere. Provenendo dall'Essere, interpreterete il corpo e la mente di un'altra persona come un semplice schermo, per così dire, dietro cui potete sentire la loro vera realtà, come percepite la vostra. Allora, quando vi trovate di fronte alla sofferenza o al comportamento inconsapevole di qualcun altro, rimanete presenti e in contatto con l'Essere e siate pertanto in grado di guardare al di là della forma e di percepire l'Essere radioso e puro dell'altra persona attraverso il vostro. A livello dell'Essere ogni sofferenza è riconosciuta come illusione. La sofferenza è dovuta all'identificazione con la forma...

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..Il vero rapporto affettivo diventa possibile solo quando vi è una consapevolezza dell'Essere.

Ciao mio ^_^

...nel quotato ho sottolineato quello che, secondo me, è il "cardine" dell'argomento: la consapevolezza dell'Essere...

Essere consapevoli dell'Essere, che è Uno (e Tutto) in Sé stesso, vuol dire essere consapevoli dell'Unione che sottende (anche) l'apparente manifestazione materiale...

...questo per dire che, se siamo "centrati" nella Consapevolezza-Unione, anche se ci troveremo di fronte ad un comportamento altrui non-Consapevole, non ci soffermeremo su questo, perché percepiremo cosa c'è Oltre... avendo già percepito l'Oltre in Noi Stessi...

...forse il termine che useresti tu in questo caso sarebbe: "Trascendere"... ed è un termine che racchiude un bel significato... per come lo recepisco io...

...il vero rapporto affettivo (essenziale) probabilmente è quello "Trascendente"... che va al di là... del bene-male, giusto-sbagliato, bello-brutto, etc...

P.S.: Ovviamente questa è solo una prospettiva originata dalle mie relative esperienze di vita... niente di meno e niente di più! :Secret:

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Ciao mio ^_^

...nel quotato ho sottolineato quello che, secondo me, è il "cardine" dell'argomento: la consapevolezza dell'Essere...

Essere consapevoli dell'Essere, che è Uno (e Tutto) in Sé stesso, vuol dire essere consapevoli dell'Unione che sottende (anche) l'apparente manifestazione materiale...

...questo per dire che, se siamo "centrati" nella Consapevolezza-Unione, anche se ci troveremo di fronte ad un comportamento altrui non-Consapevole, non ci soffermeremo su questo, perché percepiremo cosa c'è Oltre... avendo già percepito l'Oltre in Noi Stessi...

...forse il termine che useresti tu in questo caso sarebbe: "Trascendere"... ed è un termine che racchiude un bel significato... per come lo recepisco io...

...il vero rapporto affettivo (essenziale) probabilmente è quello "Trascendente"... che va al di là... del bene-male, giusto-sbagliato, bello-brutto, etc...

P.S.: Ovviamente questa è solo una prospettiva originata dalle mie relative esperienze di vita... niente di meno e niente di più! :36_3_14:

esatto, essere davanti a qualcuno ed essere lui, capire il suo condizionamento, vederlo e percepire anche cio che è fuori dal condizionamento, sentire la sua essenza propria....un unica essenza...cioc he divide sono i condizionamenti

pultroppo è il rapporto che si istaura spesso con una persona condizionata, non è un rapporto biunivoco ma unilaterale, perchè tu ne cogli tutto essenza e condizionamenti, lei invece filtra tutto e si fa le sue idee....

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pultroppo è il rapporto che si istaura spesso con una persona condizionata, non è un rapporto biunivoco ma unilaterale, perchè tu ne cogli tutto essenza e condizionamenti, lei invece filtra tutto e si fa le sue idee....

...già... perdere i punti di riferimento che ci si è faticosamente costruiti nella mente può spaventare molto... le "nostre" "idee" (e con esse i pregiudizi, etc) sono le "nostre" pseudo-sicurezze... se queste vengono a sgretolarsi, non sappiamo più a cosa aggrapparci... e da lì sorgono le paure... ma chi si manifesta coincidendo con l'Essenza è libero (o almeno cerca ogni giorno, agni attimo, di diventarlo lavorando su sé stesso) dai condizionamenti e anche se incontrerà gli "apparenti" filtri altrui, comunque, attraverso la Comprensione, riuscirà a realizzare l'Unione... attraverso Sé Stesso in Sé Stesso... perché per costui dire "Alto" o dire "Basso" non fà differenza...

Siate un isola

per voi stessi

Buddha

:;):

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credo che però, nel comunicare con l'"altro" si debba sempre cercare di comunicare con quella fiaccola che è in ognuno, cercado di far accresce la sua parte "luminosa" senza invece irritare la parte "oscura"...quella che non vuole perdere cio che le crea l'oscurità....essendo essa stessa "viva" solo grazie a quei muri che le fanno "buio".....

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credo che però, nel comunicare con l'"altro" si debba sempre cercare di comunicare con quella fiaccola che è in ognuno, cercado di far accresce la sua parte "luminosa" senza invece irritare la parte "oscura"...quella che non vuole perdere cio che le crea l'oscurità....essendo essa stessa "viva" solo grazie a quei muri che le fanno "buio".....

Non è più un "dovere" alla fine... ovvero per chi è ancora ad un certo punto del cammino sicuramente lo recepisce come un dovere, ed è una cosa comprensibilmente umana anche questa... ma per chi invece già ha raggiunto un notevole stadio di "realizzazione" spirituale (tipo i ben conosciuti "realizzati" orientali), tale atteggiamento sarà ormai intrinseco al "proprio" approccio in questo piano di esistenza... se guardiamo il Dalai Lama (certo è un caso estremo, ma lo uso giusto per fare un esempio) egli non agisce in modo compassionevole perché "pensa di dover" agire in quel modo... egli E' la Compassione... come E' anche la Gentilezza... etc... non c'è sforzo o dovere ma semplice "fluire"...

...l'oscurità che percepiamo in chi ci sta dinanzi è (anche) la nostra oscurità, se cadiamo nel giudizio o nell'imposizione del nostro ego... quando Tu Sei Luce Tutto E' Luce... puntare il dito si, ma verso noi stessi e non verso l'apparente Altro... ovvero, anche qualora lo puntassimo umanamente verso l'Altro, recepire alla fine che lo stiamo puntando verso di Noi...

...i muri sono solo superficie, se andiamo oltre la mente egoica essi non (ci) sono... quando si coincide con la Luce svaniscono i conflitti di qualsiasi sorta (le separazioni sono stabilite dalla mente)... e neanche ci si "crea" il "problema apparente" dell'oscurità" altrui, perché i problemi non (ci) sono...

...solo quando nulla ci toccherà coincideremo con la Luce ed essa si diffonderà indifferentemente e incondizionatamente... nell'Uno questo già E', ma nell'apparenza dei nostri corpi materiali pensiamo di incontrare troppi ostacoli alla "realizzazione" di Tutto ciò che E'...

...comunque ho compreso l'essenza del tuo pensiero, mio... al di là del fatto che le parole sono sempre riduttive, che le interpretazioni possono variare da persona a persona etc... posso dirti che ti "seguo" e che leggendoti ho potuto capire un pò la tua predisposizione di Cuore... probabile che stiamo andando nella stessa direzione... anche se, al momento, non conosco le tue esperienze "dirette" con il (cosiddetto) Trascendente... le cose che cerco "strampalatamente" di scrivere, ovviamente sono solo uno sviluppo del mio percorso... e comunicare con te mi mette (anche) a contatto con una comprensione più profonda di me stessa... e questo mi dà Gioia... un "realizzato" (lui non si auto-definisce "realizzato" ma la sua vita parla per lui) mi disse (e continua a dirmi) che un incontro non avviene mai "per caso"...

Devo scappare (e ho parlato anche troppo per oggi -_- )... grazie mio! :huh:

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Non è più un "dovere" alla fine... ovvero per chi è ancora ad un certo punto del cammino sicuramente lo recepisce come un dovere, ed è una cosa comprensibilmente umana anche questa... ma per chi invece già ha raggiunto un notevole stadio di "realizzazione" spirituale (tipo i ben conosciuti "realizzati" orientali), tale atteggiamento sarà ormai intrinseco al "proprio" approccio in questo piano di esistenza... se guardiamo il Dalai Lama (certo è un caso estremo, ma lo uso giusto per fare un esempio) egli non agisce in modo compassionevole perché "pensa di dover" agire in quel modo... egli E' la Compassione... come E' anche la Gentilezza... etc... non c'è sforzo o dovere ma semplice "fluire"...

...l'oscurità che percepiamo in chi ci sta dinanzi è (anche) la nostra oscurità, se cadiamo nel giudizio o nell'imposizione del nostro ego... quando Tu Sei Luce Tutto E' Luce... puntare il dito si, ma verso noi stessi e non verso l'apparente Altro... ovvero, anche qualora lo puntassimo umanamente verso l'Altro, recepire alla fine che lo stiamo puntando verso di Noi...

dunque comunichiamo con la luce altui.....questo perchè se si è compreso noi stessi...non possiamo fare altrimenti...si non dobbiamo...ma facciamo...

così facendo accresce il lui la consapevolezza alla luce stessa....

bhè in effetti verbalizzare tutto cio implica il "dover" incappare in qualche contraddizione logica, perchè qui di logica , intesa come la si intende normalmente, non c'è nulla,,, :;)::huh:

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Ho trovato un articolo interessante sull'argomento. :huh:

La scelta del rapporto

In base alla velocità della bicicletta il rapporto determina il ritmo della pedalata. Potremmo anche invertire i termini

ma in bici, visto che il motore del movimento è il ciclista, è meglio vedere le cose dal suo punto di vista.

Il gesto atletico deve essere commisurato alle capacità individuali ma si deve comunque mantenere un ritmo di pedalata

in grado di non affaticare eccessivamente i muscoli ma neppure di far salire eccessivamente il fiato. Un ritmo di pedalata

non inferiore alle 70 rpm (pedalate al minuto) si può considerare il minimo assoluto sotto del quale la pedalata non è più

efficace ma affatica eccessivamente la muscoltatura. Meglio cambiare rapporto allora. In linea di massima il ritmo non

dovrebbe mai scendere al di sotto delle (... continua qui)

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dunque la bicicletta e il ciclista come metafora del rapporto affettivo? :huh:

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dunque la bicicletta e il ciclista come metafora del rapporto affettivo? :huh:

Ahaha! Ho toppato!! Pensavo si parlasse di bici!!!! :o:

Vabbè... mi salvo in calcio d'angolo... anche coi rapporti affettivi si usa dire "hai voluto la bicicletta? Ora pedala!" :;):

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e si che ci credo io che ti sei sbagliato... Brighella :;):

ma secondo te un topic di mio che si intitola " Il vero rapporto" può parlare di biciclette????

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Non può? :;):

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bhè in effetti verbalizzare tutto cio implica il "dover" incappare in qualche contraddizione logica, perchè qui di logica , intesa come la si intende normalmente, non c'è nulla,,, :good::D:

...infatti la logica "concettuale" viene "oltre-passata"... si, andare "oltre" con le limitanti parole è arduo... per questo è importante restare in contatto con l'Essenza... perché anche se, ad esempio, io e te usiamo una terminologia "diversa", il contatto consapevole con l'Essenza ci permette di comprenderci ad un livello più "sottile"... più "profondo", se così posso dire, anche di quello prettamente psicologico... almeno questo è ciò che sto percependo (io)...

Ricambio: :Love:

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Ho trovato un articolo interessante sull'argomento. :evil:

La scelta del rapporto

In base alla velocità della bicicletta il rapporto determina il ritmo della pedalata. Potremmo anche invertire i termini

ma in bici, visto che il motore del movimento è il ciclista, è meglio vedere le cose dal suo punto di vista.

Il gesto atletico deve essere commisurato alle capacità individuali ma si deve comunque mantenere un ritmo di pedalata

in grado di non affaticare eccessivamente i muscoli ma neppure di far salire eccessivamente il fiato. Un ritmo di pedalata

non inferiore alle 70 rpm (pedalate al minuto) si può considerare il minimo assoluto sotto del quale la pedalata non è più

efficace ma affatica eccessivamente la muscoltatura. Meglio cambiare rapporto allora. In linea di massima il ritmo non

dovrebbe mai scendere al di sotto delle (... continua qui)

Secondo me hai trovato qualcosa di molto attinente Ste :good: ...

...il rapporto cambia se cambia il ritmo di pedalata...

...come dire ogni persona si manifesta in modo diverso dalle altre, quindi ognuno "pedala" a modo proprio per quello che la vita gli ha potuto permettere... e in riferimento al proprio modo di "pedalare" instaurerà relazioni (con gli altri e con il mondo in genere) corrispondenti ad esso...

che dici tu?

...non mi dire che sei motorizzato eh :D: ... in tal caso, alzo le mani... :Love:

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Secondo me hai trovato qualcosa di molto attinente Ste :): ...

...il rapporto cambia se cambia il ritmo di pedalata...

...come dire ogni persona si manifesta in modo diverso dalle altre, quindi ognuno "pedala" a modo proprio per quello che la vita gli ha potuto permettere... e in riferimento al proprio modo di "pedalare" instaurerà relazioni (con gli altri e con il mondo in genere) corrispondenti ad esso...

che dici tu?

...non mi dire che sei motorizzato eh :D: ... in tal caso, alzo le mani... :;):

Io vado a piedi... ma in effetti l'analogia diventa interessante... -_-

Nelle bici il ciclista è esterno al "rapporto"... riporto un altro pezzo dallo stesso sito:

Spiegazione di base

L'utilizzo della trasmissione a catena nella bicicletta è dovuto alla necessità di ottenere, da un giro di pedali, un maggior

numero di giri della ruota motrice. Per questo motivo la catena scorre su ingranaggi di differente dimensione in grado di

moltiplicare la rotazione delle pedivelle secondo il rapporto tra l'ingranaggio anteriore (più grande) e il posteriore (più piccolo).

Nelle biciclette da corsa la disponibilità di più ingranaggi anteriori (moltipliche) e posteriori (pacco pignoni) permette di variare

questo rapporto in base alle esigenze del ciclista dipendenti dalle sue condizioni fisiche ma anche dalla pendenza della strada,

dalla presenza di vento e così via.

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Io vado a piedi... ma in effetti l'analogia diventa interessante... :LMAO:

Nelle bici il ciclista è esterno al "rapporto"...

Questa sfaccettatura ancora non l'avevo presa in considerazione... non trovi che sia interessante anche il fatto che la bicicletta non avrebbe ragion d'esistere se non esistesse il ciclista... ? Forse il ciclista è più "interno" di quanto possa sembrare "esterno"...

riporto un altro pezzo dallo stesso sito:

Spiegazione di base

L'utilizzo della trasmissione a catena nella bicicletta è dovuto alla necessità di ottenere, da un giro di pedali, un maggior

numero di giri della ruota motrice. Per questo motivo la catena scorre su ingranaggi di differente dimensione in grado di

moltiplicare la rotazione delle pedivelle secondo il rapporto tra l'ingranaggio anteriore (più grande) e il posteriore (più piccolo).

Nelle biciclette da corsa la disponibilità di più ingranaggi anteriori (moltipliche) e posteriori (pacco pignoni) permette di variare

questo rapporto in base alle esigenze del ciclista dipendenti dalle sue condizioni fisiche ma anche dalla pendenza della strada,

dalla presenza di vento e così via.

Non so tu, ma io direi che qui si va confermando la tesi di partenza... cioè che il "rapporto" va a corrispondere alle "esigenze" o caratteristiche di chi va ad usare la bicicletta (ovviamente si spera che la bicicletta una persona se la "scelga" a seconda dei rispettivi gusti, predisposizioni, etc... )

...basta notare come, per le biciclette che devono affrontare certi tipi di percorsi, i rapporti, nonché la struttura in toto della bicicletta stessa, sono di uno specifico tipo... adattati a quelle specifiche esigenze-caratteristiche...

...beh, sto scrivendo un romanzo sul nulla, lo so :mellow: ... in fondo, per alcuni, una bicicletta è "solo" una bicicletta... e va bene così :huh:

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Questa sfaccettatura ancora non l'avevo presa in considerazione... non trovi che sia interessante anche il fatto che la bicicletta non avrebbe ragion d'esistere se non esistesse il ciclista... ? Forse il ciclista è più "interno" di quanto possa sembrare "esterno"...

:abbr:

Nelle biciclette il "rapporto" indica le dimensioni di due ruote dentate ( -_- ) unite tra di loro attraverso una catena.

Prova per gioco a paragonare le due ruote ai protagonisti principali e la catena al "legame" che li unisce.

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:rolleyes:

Nelle biciclette il "rapporto" indica le dimensioni di due ruote dentate ( :Big Grin: ) unite tra di loro attraverso una catena.

Prova per gioco a paragonare le due ruote ai protagonisti principali e la catena al "legame" che li unisce.

E' molto simbolica questa "immagine"... dice molto la "catena" che "lega"... però, in questo caso specifico, è un legame "esistenziale" direi... quella è una catena che permette alla bicicletta (e alle sue ruote) di svolgere la sua funzione...

...io mi preoccuperei (umanamente) molto, invece, per quelle catene che impediscono il movimento... il pedalare...

e quindi anche l'esplorazione di nuovi orizzonti... :search:

u28579658pz4.th.jpg

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quoto ..e. ri quoto....

direi quelle catene che se viste....non esistono...

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E' molto simbolica questa "immagine"... dice molto la "catena" che "lega"... però, in questo caso specifico, è un legame "esistenziale" direi... quella è una catena che permette alla bicicletta (e alle sue ruote) di svolgere la sua funzione...

Esatto. Ora, andando avanti nell'osservare l'immagine, le due ruote sono in posizioni diverse nella bici: una è davanti ed è saldata

ai pedali, mentre l'altra è dietro ed è saldata ad una ruota. La prima attraverso i pedali interagisce con il ciclista, mentre la seconda

attraverso la ruota interagisce con la strada.

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Esatto. Ora, andando avanti nell'osservare l'immagine, le due ruote sono in posizioni diverse nella bici: una è davanti ed è saldata

ai pedali, mentre l'altra è dietro ed è saldata ad una ruota. La prima attraverso i pedali interagisce con il ciclista, mentre la seconda

attraverso la ruota interagisce con la strada.

la risposta è Antani! :rolleyes:

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Esatto. Ora, andando avanti nell'osservare l'immagine, le due ruote sono in posizioni diverse nella bici: una è davanti ed è saldata

ai pedali, mentre l'altra è dietro ed è saldata ad una ruota. La prima attraverso i pedali interagisce con il ciclista, mentre la seconda

attraverso la ruota interagisce con la strada.

Adesso con questa ulteriore osservazione mi vengono in mente, in un certo senso, l'"uguaglianza", la "diversità" e l'"unità nella diversità"... cioè, le due ruote dentate sono due ruote entrambe, tuttavia sono diverse perché devono svolgere, e svolgono, prese singolarmente, funzioni diverse, ma alla fine entrambe "fanno" la bicicletta...

Inoltre, il fatto che la spinta iniziale che determinerà poi il movimento in toto, origina (suppongo) principalmente dalla ruota dentata "anteriore" (interagente con il ciclista), mi fa rimuginare ullteriormente... potrei ricamarci un poema mistico su questo ulteriore input...

Penso che andrò a dare un'occhiatina alla mia bicicletta... da adesso la guarderò con occhi diversi! ^_^

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