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A me non molto, ma in mancanza d'altro... :Just Kidding: .

Ma se non ti interessa nemmeno un po' perché ne parli? :abbr:

Per vari motivi: uno è che anche se preso isolatamente sembra un rapporto triangolare asimmetrico tra 3 soggetti consenzienti

(utilizzatore, somministratore, e lavoratore), e quindi se uno non è interessato potrebbe in teoria fregarsene, la realtà è che se si

diffonde troppo e se non è soggetto a qualche vincolo solido contro abusi, diventa facilmente un rapporto a 4, dove al quarto non

viene chiesto il consenso perché non serve: è automaticamente sotto ricatto.

Ma già lo sai, anche se non sai di saperlo. Lo si capisce da quel "in mancanza d'altro...". :;):

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Allora andrebbe messo fuori legge! :ph34r:

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Allora andrebbe messo fuori legge! :ph34r:

A dir la verità lo è già, fuori legge... o meglio, è stato reso legale da pochi anni, ma può essere fatto

solo sotto particolari condizioni e solo da soggetti autorizzati.

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A dir la verità lo è già, fuori legge... o meglio, è stato reso legale da pochi anni, ma può essere fatto

solo sotto particolari condizioni e solo da soggetti autorizzati.

Ah... :huh: E' se uno non è autorizzato e fa lo stesso somministrazione di lavoro o utilizzazione di lavoro somministrato?

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Beh... per utilizzare lavoro somministrato non servono autorizz..

MA! Chettenefrega? Fatti gli affari tuoi! :huh:

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Beh... per utilizzare lavoro somministrato non servono autorizz..

MA! Chettenefrega? Fatti gli affari tuoi! -_-

Ma sono affari miei!!! :): O no? :Rose:

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Ma sono affari miei!!! :D: O no? :8P:

Occhei, occhei... :D:

Da un punto di vista pratico, sai come vanno le cose attualmente... uno fa quello che gli

pare (o quello che gli lasciano fare le persone che ha attorno) finché gli va bene. Amen.

Da un punto di vista della regolamentazione, le norme le trovi qui, in fondo alla pagina,

ma sono un po' una zuppa...

Queste poche slides, invece, portano via meno tempo e sono più comprensibili per noi comuni

mortali che in mezzo all'articolo tale e all'articolo talaltro rischiamo solo di disorientarci:

http://www.unipv.it/giurisprudenza/docs/La...di%20lavoro.pdf

Dentro ci trovi a grandi linee la risposta a ciò che vuoi sapere.

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Occhei, occhei... :LOL:

Da un punto di vista pratico, sai come vanno le cose attualmente... uno fa quello che gli

pare (o quello che gli lasciano fare le persone che ha attorno) finché gli va bene. Amen.

Da un punto di vista della regolamentazione, le norme le trovi qui, in fondo alla pagina,

ma sono un po' una zuppa...

Queste poche slides, invece, portano via meno tempo e sono più comprensibili per noi comuni

mortali che in mezzo all'articolo tale e all'articolo talaltro rischiamo solo di disorientarci:

http://www.unipv.it/giurisprudenza/docs/La...di%20lavoro.pdf

Dentro ci trovi a grandi linee la risposta a ciò che vuoi sapere.

Grazie... :D:

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Prego. :hi:

Ora che abbiamo accennato ad uno dei colori di sfondo del paesaggio lavorativo italico, possiamo riprendere

con i segnali di fumo sputati fuori dalla Matrix. :sun:

Ciao Stefano,

Ho letto intensamente le 99 pagine del prezioso documento [un banale diario di bordo, ndr],

mi è venuta un gran voglia di birra

...

[prosegue.... e racconta dei suoi colloqui con Capo, di cui riporto solo un passaggio, ndr]

...

Passa un giorno e mi telefona come se mi dovesse confessare un peccato ...ci..ci..ci sarebbe un

persona che vorrei ri-coinvolgere ... però ... Forse non sei d'accordo .. e non mi diceva il nome

... all'improvviso "Ste" ... Puoi crederci o meno ma non ci fu nessun veto da parte mia, era quasi

contento... dopo un po’ mi telefona .. qualcuno dei soci aveva posto resistenza (se fa gli stessi

casini che ha fatto qui dal cliente) .. Aggiungi questo tassello al tuo blog.

Sarà fatto. ^_^

(Raccontala tutta, "Capo", tanto la sanno già... :blush: )

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Quest'ultima sputacchiata della Matrix che confessa i suoi peccati... me ne ha fatta tornare alla memoria un'altra

di molto tempo addietro... :LOL: Un approccio da parte di un picciotto... ripeschiamolo dal databeisss:

Domanda:

From: "Umberto Bambocciolo" <ubambocciolo@brancaleone-eng.it>

To: "Ste" <ste@yahoooooooooo.com>

Ciao Stefano,

ti devo fare una domanda un po' a bruciapelo.

Come valuteresti una nuova offerta di incarico, o per meglio dire una nuova

proposta di incarico da parte di Brancaleone Engineering?

U.

Risposta:

From: "Ste" <ste@yahoooooooooo.com>

To: "Umberto Bambocciolo" <ubambocciolo@brancaleone-eng.it>

Ciao Umberto,

a domanda a bruciapelo... risposta a bruciapelo (diventeremo più glabri di Yul Brinner!).

La valuterei come valuterei qualsiasi proposta, vale a dire secondo i criteri da specifica.

Ottimamente illustrati e decodificati da questo bell'articolo scovato ai tempi in cui collaboravo

per Brancaleone Engineering:

http://www-128.ibm.com/developerworks/rati...omisesJan02.pdf

Ciao.

Ste.

PS: Allego parte delle specifiche.

http://www.tuttoingegnere.it/web/ITA/Argom...eontologico.pdf

Risposta sbagliata. :D: Era offensiva. -_-

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Mmmmmmh! La Matrix sta diventando scottante! :Applause:

Ste: Hai per caso qualche notizia su come è andato il 2007?

Xxx: Ciao, Argomento scottante quello del 2007 !

Secondo le notizie che ho l'utile e' diminuito di circa un terzo rispetto l'anno precedente ed il personale di alcune unita'.

Inoltre e' stato distribuito (per ora, secondo alcuni) solo meta' dell'utile stabilito per il 2006!

Nota che nessuno ha chiesto chiarimenti al board [il consiglio di amministrazione, ndr], come al solito sono stato l'unico..

le risposte sono state evasive.. Nemmeno due righe! Alla fine non credo di ricevere il resto del pattuito...

In poche righe, diversi sintomi "scolastici" di una crisi d'impresa che da latente sta diventando manifesta.

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Vediamo un po' di estrapolare e riordinare un po':

1) "l'utile e' diminuito di circa un terzo rispetto l'anno precedente ed il personale di alcune unita'"

Tenuto conto che i costi sono perlopiù costi per il personale, abbiamo una diminuzione dei costi e dell'utile,

e siccome utile = fatturato - costi (grosso modo), ne consegue una diminuzione del fatturato. Cioè... i costi

sono diminuiti, ma le vendite sono diminuite di più.

2) "Inoltre e' stato distribuito (per ora, secondo alcuni) solo meta' dell'utile stabilito per il 2006!"

Non vengono pagati ai soci i dividendi stabiliti solo 6/7 mesi prima: evidente carenza di liquidi, nonché

palesi difficoltà da parte dell'amministrazione (se stabilisce la spartizione di dividendi senza prevedere di

rimanere senza soldi pochi mesi dopo...).

3) "Nota che nessuno ha chiesto chiarimenti al board, come al solito sono stato l'unico.."

Le persone si comportano come se fossero estranee agli eventi, non reagiscono nemmeno con normali

e legittime domande, a fronte di ritardi nei pagamenti, anomali e non spiegati.

4) "le risposte sono state evasive.. Nemmeno due righe!"

Evasività da parte dei responsabili, carenza di feedback.

Quindi:

- diminuzione dell'utile

- diminuzione del fatturato

- ritardo nei pagamenti

- carenza di liquidità

- difficoltà previsionali sul breve periodo

- assenza di reazioni agli eventi da parte delle persone

- evasività da parte dei responsabili

Situazione fisiologica o patologica? Mmmmmm... ^_^ qui ci vorrebbe qualche esperto.

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Situazione fisiologica o patologica? Mmmmmm... :rolleyes: qui ci vorrebbe qualche esperto.

... e allora invochiamo un esperto :help: . Vediamo un po'... dove si trovano gli esperti? In libreria, ad esempio!

Domenico Fazzalari, dottore commercialista in Roma dal 1968, già professore a contratto di Finanza aziendale presso

l'Università della Calabria, Vicepresidente della Commissione tributaria provinciale di Roma, esperto in crisi d'impresa,

ristrutturazioni e finanza aziendale, è autore di numerosi saggi e pubblicazioni in materia.

Questo qui dovrebbe andare bene! :(: Miiii.... 35 euri??!? -_- Vabbè... che dice?

La manifestazione esteriore della patologia

La patologia aziendale viene ad evidenziarsi quando esteriormente si manifestano segnali che palesano la sua esistenza: si considera quindi

in stato patologico l'impresa che ha esteriorizzato i sintomi più negativi della propria gestione (interruzione dei pagamenti o rinnovi dei medesimi,

crescita dell'esposizione debitoria, diminuzione del fatturato ecc.).

Ciò non significa però che la patologia non sia già radicata nelle strutture aziendali o che non vi siano dei sintomi che possano preannunciare lo

stato patologico; questi sono dati da quegli squilibri portatori di eventi critici tali da minare seriamente la stabilità del complesso impresa-azienda.

La patologia, infatti, può essere insita nell'azienda già da prima della sua manifestazione esteriore. Spesso infatti alla base di una situazione

patologica c'è uno stato di crisi che, non essendo stato affrontato con la opportuna celerità o con i mezzi e gli strumenti adeguati, è degenerata in

una situazione di instabilità strutturale.

È quindi evidente l'importanza dell'immediata percezione di una situazione di crisi. Ciò richiede capacità di sintesi del fenomeno economico e

finanziario da parte dell'imprenditore o del suo management; tale capacità si sintetizza in cognizioni professionali e sensibilità, che se mancanti

rendono quasi impossibile una percezione preventiva facendo sì che si abbia contezza del fenomeno solo quando questo si manifesta.

È perciò necessario cogliere tempestivamente e analizzare a fondo tutti i segnali che possano essere rivelatori di un qualche squilibrio strutturale

(e non fisiologico) per potere impostare e implementare strategie aziendali prima che la crisi degeneri in patologia, o peggio in una situazione di

irreversibile insolvenza conclamata per la quale non esiste alcun utile rimedio se non di tipo giudiziale (che quindi in sostanza rimedio non è).

Mumble mumble.... :p:

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... facendo sì che si abbia contezza del fenomeno ...

Che vorrà dire "contezza"? :rolleyes:

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Che vorrà dire "contezza"? :huh:

Dev'ezzere un titolo nobiliare, o qualcoza di zimile. -_-

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Un'obiezione proveniente dalla Matrix. Eh si, arrivano anche le obiezioni! :Praying:

Xxx: "Non ho visto ritardi nei pagamenti (si e' "solo" dimezzato l'utile)."

[non gli sono stati versati metà dei dividendi che gli spettano, ndr]

Quindi un versamento non fatto, o fatto a metà, non è un ritardo nei pagamenti.

Lo dice il creditore, cioè colui al quale il pagamento è dovuto.

^_^ ... e poi dicono che la gente pensa solo al proprio interesse ...

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Quindi:

- diminuzione dell'utile

- diminuzione del fatturato

- ritardo nei pagamenti

- carenza di liquidità

- difficoltà previsionali sul breve periodo

- assenza di reazioni agli eventi da parte delle persone

- evasività da parte dei responsabili

Situazione fisiologica o patologica? Mmmmmm... ^_^ qui ci vorrebbe qualche esperto.

Ma... e gli ultimi due sintomi dell'elenco? Possibile...? :Whistle:

Sembra inverosimile... dai... non è credibile... ^_^

Qualche altro esperto, magari meno concentrato sui freddi numeri... c'è? :air_kiss:

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Ma... e gli ultimi due sintomi dell'elenco? Possibile...? :huh:

Sembra inverosimile... dai... non è credibile... :LMAO:

Qualche altro esperto, magari meno concentrato sui freddi numeri... c'è? :help:

Questo può bastare? :huh:

Direttore di ricerca presso il laboratorio d'econometria del Politecnico di Parigi, Patrick Lagadec è membro del

Governing Council dell'European Crisis Management Academy e del Consiglio scientifico dell'International Risk

Governance Council. In qualità di teorico della crisi nelle società contemporanee, è all'origine del concetto di

“rischio tecnologico maggiore”. Ha studiato la gestione delle crisi legate a una disfunzione tecnologica, sanitaria

o societale ed anche le aperture offerte dalle crisi « hors cadres » che sono pericoli vitali per una società.

Le sue ricerche sono strettamente legate a interventi presso i comitati esecutivi di ditte multinazinali (grandi reti

vitali : energia, trasporti, distribuzione, aeronautica-spazio, sistemi bancari ecc.), di direzioni di amministrazioni

pubbliche, di organizzazioni internazionali, di Organizzazioni Non Governative.

In qualità di esperto, consulente dell'ONU e dell'Unione Europea, è stato chiamato dopo l'11 settembre e è

intervenuto in molte situazioni di emergenza legate a catastrofi sanitarie o ambientali.

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Beh... ^_^ è un po' come sparare a una mosca col bazooka... quindi diciamo di si, può bastare. :p:

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Beh... :yahoo: è un po' come sparare a una mosca col bazooka... quindi diciamo di si, può bastare. ^_^

OK... A giudicare dal titolo, questa sottolineatura può fare al caso nostro:

L'insidia del sottrarsi sistematicamente: una cultura segnata dalla reazione inadeguata

Per le situazioni meno definite si possono precisare alcune regole di azione minimale:

• mai "sbarazzarsi di un problema o di un interlocutore (per esempio pregandolo di andarsi a cercare un altro servizio), senza essersi accertati

direttamente che non vi era contrasto su come trattare la questione (l'altro servizio si è effettivamente fatto carico del problema);

• non sfuggire a una situazione difficile con la motivazione che non si è responsabili in base ai manuali in vigore, ma, al contrario, lavorare perché

nonostante le procedure organizzative in vigore (che possono essere l'alleato più sicuro della crisi) la situazione sia davvero affrontata;

• non accontentarsi di assicurazioni sulla carta, ma verificare le ipotesi formulate sulla situazione e sul modo per affrontarla, liberandosi da ogni

presupposto che sia caratterizzato dall'ottimismo o che rafforzi le decisioni o le non decisioni prese.

Ma le disposizioni tattiche importano poco, ciò che conta è l'atteggiamento dei responsabili interessati - ed è questa la questione centrale

dell'apprendimento. Infatti, ci si imbatte, in modo abbastanza sistematico in un limite culturale: la non reazione o la reazione inadeguata.

Di fronte a un'emozione, a un allarme da parte di una persona che si trova in una posizione sociale non buona (per scarsa influenza o per un

fenomeno di esclusione), di fronte a un segnale ancora debole o a indicazioni che non sono in sintonia con le normali sicurezze, la reazione delle

grandi organizzazioni è spesso - o è stata spesso in passato, di attendismo “prudente”. "Aspettiamo di saperne di più, aspettiamo che non ci siano

più dubbi possibili, non allarmiamo tutti per niente, non gridiamo "Al lupo!" inutilmente, è ancora un falso problema sollevato da persone che cercano

di bloccare tutto” ... questa è stata la posizione classica di difesa delle istituzioni.

Alcune ragioni di fondo spiegano queste reazioni. Appare chiaro che nessuna organizzazione importante saprebbe dare il via a delle mobilitazioni

generali in qualsiasi momento: essa è dunque portata a stabilire soglie di allarme abbastanza elevate. Ancor più, dal momento che le società

diventano più complesse, le organizzazioni sono già sature per i problemi che devono affrontare; aumentano i falsi allarmi e le soglie d'allarme

vengono spontaneamente innalzate. Gli attriti interni, le scarse comunicazioni tra gli organismi (fortemente competitivi), le culture poco portate a

porsi domande e a prevedere, non inducono a farsi carico in modo rapido, deciso e ostinato dei segnali insoliti.

Tutti hanno ben capito infatti che un'iniziativa infelice sarà sempre severamente punita, soprattutto se motivata da un "inutile panico" (qualsiasi

iniziativa che esce dall'ordinario rischia di sconvolgere gli equilibri di potere esistenti laboriosamente e dolorosamente messi a punto tra gli uomini

e le organizzazioni). Tutti, nello stato attuale dei sistemi di valutazione e di giudizio, sanno che un'assenza di iniziativa verrà di solito perdonata in

anticipo e, soprattutto, forse, sarà più difficilmente imputabile. Un'impossibilità e un fiasco organizzativo sono sempre meno pericolosi di un passo

falso individuale.

E certamente il fenomeno si autoalimenta: riconoscere tardivamente l'esistenza di un problema preoccupante sarebbe come riconoscere degli errori;

quanto più la scoperta è tardiva tanto più profondo è il male, e tanta maggiore decisione occorrerebbe per impossessarsi del problema. Per questi

molteplici motivi è grande il rischio di soccombere a una reazione inadeguata, all'inazione, alla semplice negazione del pericolo.

Si misura qui quanto sia necessario il lavoro di apprendimento se si vogliono acquisire gli strumenti per un altro approccio, sia individuale che collettivo,

alle crisi e alla loro gestione.

(Da “Crisis Management. Come affrontare e gestire emergenze e imprevisti”, di Patrick Lagadec)

Belle parole... tutto condivisibile... ma... allora? Chi glie lo dice ai "responsabili"? E come? :D:

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Belle parole... tutto condivisibile... ma... allora? Chi glie lo dice ai "responsabili"? E come? ^_^

:LMAO: Chi? Questa è facile: chiunque abbia un po' di buon senso da arrivarci e abbia interesse che la barca stia a galla.

Come? Beh... questa è un po' più difficile... comunicare non è facile... anche qui però si può ricorrere a qualche testo, per trovare spunti!

Come comunicano gli indiani?

Come comunicano gli indiani? Vediami innanzitutto che mezzi usano, poi discuteremo di come li usano.

Se sono vicini usano:

- Parole parole parole.

- Gesti.

- Contatto fisico (abbracci, pugni sul muso,...).

- Silenzio ed inerzia.

- Telepatia.

- Interpretazioni.

Se sono lontani usano:

- Scritti su pelle di vacca portati da corrieri (un po' come la nostra posta).

- Segnali di fumo e tam-tam (come la telefonia).

- Archi e frecce, lance.

- Silenzio ed inerzia.

- Telepatia.

- Interpretazioni.

Come li usano? L'uso normale di qualunque mezzo è ovvio: un indiano manda un messaggio, l'altro lo interpreta male e poi si

fanno lo scalpo a vicenda. Questo vale sia per i mezzi di comunicazione da vicino che per quelli da lontano.

Nelle tribù più evolute usano solo i mezzi del primo gruppo, anche quando sono lontani, perché hanno capito che tutti i malintesi

nascono dal mezzo. Una freccia, ad esempio, può essere fraintesa per via del tono, o della posizione del ricevente: se è girato

verso la freccia gli arriva al cuore, se è girato dall'altra gli arriva nel... cuculo.

La comunicazione da lontano con mezzi di comunicazione da vicino, invece, funziona più o meno così: un indiano (Toro Seduto)

che vorrebbe intrattenere comunicazioni con un altro indiano (Toro Remoto), si siede davanti alla sua tenda, a braccia conserte

e a gambe incrociate: si, proprio la classica posizione degli indiani. Dopodichè pensa intensamente, ed aspetta che l'altro indiano

vada da lui. Oppure, in alternativa, va da un terzo indiano (Toro Pierre) e gli dice che avrebbe piacere a comunicare con il secondo

indiano. Toro Pierre si farà carico di chiedere a Toro Remoto per quale motivo non va da Toro Seduto (se ce l'ha con lui, eccetera).

Appena il secondo indiano, Toro Remoto, si degna di alzare il cuculo e di andare dal primo, che è sempre Toro Seduto, inizia lo

scambio comunicativo vero e proprio. Di solito si danno pugni sul muso, ma a volte anche abbracci. Raramente parlano, perchè

essendo indiani devono fare gli indiani (ovvio...).

La comunicazione fallisce soprattutto se il secondo indiano (Toro Remoto) non capisce che deve andare da Toro Seduto.

In questi casi, l'indiano Toro Remoto viene invitato da tutta la tribù ad andare dallo stregone (Toro Strizzacervelli) per farsi

curare i suoi problemi, che di solito sono dovuti a un trauma sessuale dell'infanzia ma si manifestano con sintomi comunicativi,

relazionali, e simili. Se non ci va con le buone, ci si mettono tutti con le cattive, per il suo bene e per non degenerare il clima

amichevole che regna nella tribù.

Questo metodo di comunicazione ha anche delle utili applicazioni pratiche diverse da quelle della comunicazione in sè. Esempio:

per far fuori un indiano scomodo, gli indiani di queste tribù evolute decidono di voler comunicare con lui, tutti, in contemporanea.

Siccome Toro Scatenato non potrebbe andare contemporaneamente da tutti nemmeno se volesse, cioè se fosse suo desiderio farlo

(solo Toro Unto Dal Signore può e desidera farlo, avendo bevuto molto brodocast di pollo da piccolo), o accade che finisce dallo

stregone, che è sempre Toro Strizzacervelli, oppure sta fermo dov'è, come una statua, in attesa che finisca lo scambio comunicativo.

Nel primo caso, finisci dallo stregone oggi e finisci dallo stregone domani, Toro Scatenato diventa Toro Lobotomizzato, un po' come

Jack Nicholson in "Qualcuno volò sul nido del cuculo". Nel secondo, la tribù avrà trasformato Toro Scatenato in un monumento, e

quindi anche in questo caso si sarà raggiunto l'obiettivo (che, ricordiamo, è quello di far fuori l'indiano scomodo).

La sola controindicazione di questo uso applicativo è che la tribù rischia di applicarlo quasi automaticamente ai pochi indiani che sono

disponibili verso gli altri (Toro Desiderato, Torella Bella, Toro Ingenuo, Toro TroppoBuono, Vacca Troia, e pochi altri). E quindi finisce

per far fuori anche loro, senza assolutamente volerlo (anzi!). Questa controindicazione, però, se vista da un'altra angolatura e dal

punto di vista delle tribù nemiche, apre le porte ad un altro uso pratico diverso da quello della comunicazione in sè: lo sterminio.

Eh, si! Perché un po' alla volta, nella tribù rimarranno solo indiani seduti a gambe incrociate e braccia conserte. Nessuno andrà più a

caccia, a pesca, nessuno concerà le pelli o coltiverà, niente scambi...: tutti seduti. Finite le scorte, la tribù si estingue e l'altra tribù vince.

Quindi per sterminare una tribù nemica non è necessario sparare agli indiani, ma è sufficiente sedersi ed aspettare un po', come il cinese.

Questa geniale tattica bellica ha però una controindicazione, soprattutto se messa in atto da un'altra tribù di indiani.

Eh, si! perché essendo indiani anche loro... anche loro comunicano nello stesso modo, e sedersi ed aspettare un po', anche se nelle

intenzioni è solo per sedersi ed aspettare un po', verrà preso da tutti gli altri indiani come un invito alla comunicazione...

(Tratto da: "Introduzione alle tecniche di comunicazione", autore anonimo, testo in corso di scrittura)

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:Idea:

1) :D:

"È perciò necessario cogliere tempestivamente e analizzare a fondo tutti i segnali che possano essere rivelatori di

un qualche squilibrio strutturale..."

http://www.psiconline.it/forum/index.php?s...st&p=156328

2) :unsure:

"... qualsiasi iniziativa che esce dall'ordinario rischia di sconvolgere gli equilibri di potere esistenti..."

http://www.psiconline.it/forum/index.php?s...st&p=159527

3) :Big Grin: :Big Grin: :Whistle:

"Ciao Stefano,

Adesso un paio di consigli da un pirla. Sta a te fare tuoi questi principi o buttarli nel cesso,

come preferisci. Ogni ditta ha una sua storia, questa storia e' fatta dalle persone che vivono

quotidianamente nel lavoro e da quello che pensano. Ovviamente chi contribuisce in maggior

parte alla storia di una comunita' sono quelli che vivono da piu' tempo in questa realta', gli

anziani. Queste persone hanno trovato un "equilibrio" che non ha pretesa di massima efficienza

o di verita' rivelata. Si tratta semplicemente di uno dei possibili equilibri che si creano in azienda.

Girando posti di lavoro si trovano modi di lavorare molto differenti e a volte alcuni di questi

possono sembrare inefficienti o stupidi, addirittura controproducenti, questo perche' le ditte sono

fatte di uomini e non di macchine. Ognuno ha il proprio modo di vedere le cose giusto o sbagliato che sia.

La chiave di tutto e' l'"Equilibrio". Ora veniamo al nostro ruolo di professionisti..."

http://www.psiconline.it/forum/index.php?s...st&p=123430

:Big Grin: Scimmiette professioniste a parte... tutto ciò mi fa pensare a qualcosa...

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:Frustrated: Scimmiette professioniste a parte... tutto ciò mi fa pensare a qualcosa...

:): A cosa?

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:Frustrated: A cosa?

A una parola... pasquale... che di solito si cerca di evitare a tutti i costi,

senza considerare minimamente l'ipotesi che a volte...

266632.png

... è proprio ciò che ci vuole. :):

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Riprendono i racconti amatriciani... oggi la Matrix diventa Internescional! -_-

Y: "Ieri sono uscito a cena con N., ora lavora in Spagna sperimentando da dipendente il "futuro" flessibilità

e stipendi bassi, dopo sei mesi gli hanno chiuso il progetto ( da 30 a 5 addetti ), lui e' tra i fortunati 5.

Quindi Francia o Spagna ..... La minestra non cambia!"

Mmmh.. :Whistle: la sputacchiata di oggi è ricorrente. Una simile (tra le tante) l'avevo riportata qualche pagina fa:

X:"Hai perfettamente ragione Stefano, ma io ho girato ben 4 aziende e ti assicuro che funzionano tutte

esattamente allo stesso modo alla fine, certo non si comportano tutte uguali ma se vai a stringere alcune

tendenze di fondo sono comuni (come quelle che ho potuto capire dalle tue parole). Purtroppo credo che

proprio il mondo del lavoro (almeno qui in Italia) penso funzioni cosi'."

STE: "Vi siete mai chiesti perché?"

X: "...cut..."

Io invece in ogni posto dove vado sento odore di sigarette. Purtroppo credo che sia così dappertutto! :ph34r:

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