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Quanto influisce il controtransfert dello psicoterapeuta nella gestione del tranfsfert?


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In seguito ad una mia lettura di questi ultimi giorni ho pensato di introdurre questa discussione per raccogliere i vostri contributi sull'argomento. Oltre alla mia situazione personale, molto problematica e ancora da me poco "compresa" per poterne parlare, la questione me l'ha posta un testo di Glen O. Gibbard (cerco di cerarmi qualche base per aiutarmi da sola), "Amore e Odio nel setting psicoanalitico". Il prologo si intitola "Il battesimo del fuoco" (è un po' lungo, ma vale la pena di riportarlo tutto), e l'autore scrive:

"In una splendida giornata di autunno, all'epoca in cui ero un giovane interno psochiatra, entrai nella mia angusta stanzetta, definita eufemisticamente ufficio, e mi sedetti di fronte alla mia paziente. S, una giovane timida, più o meno della mia età, mi rivolse uno sguardo intenso e disse impulsivamente: "Credo di essermi innamorata di lei".

Con atteggiamento distaccato risposi: "Cosa intende dire?".

S mi fissò incredula: "Cosa intendo dire?! Esattamente quel che ho detto! Credo di essermi innamorata di lei. Senta, non renda la cosa più difficile di quanto già non sia. Mia sorella è in terapia e mi ha detto che dovevo dirglielo".

Le dimensioni già ridotte della stanza di consultazione mi parvero improvvisamente restringersi; avevo la gola secca e percepivo nelle orecchie il battito del mio cuore. Esaminai attentamente le mie opzioni. Naturalmente, potevo fuggire dallo studio urlando (un comportamento che sembrava corrispondere perfettamente al mio stato d'animo). Potevo tacere e assumere un atteggiamento impenetrabile, come faceva il mio analista con me. Potevo spiegarle che i suoi sentimenti erano una forma di resistenza alla terapia e che doveva smettere di provarli. Potevo fingere di sanguinare dal naso e dirle che sarei tornato dopo aver risolto il problema (il che mi avrebbe almeno fatto guadagnare un po' di tempo per riflettere).

Mi appoggiai alla spalliera della sedia (tentando di mettere una qualche distanza tra me e l'intensità della paziente) e cercai di manifestare, per quanto possibile, la mia premura e accettazione. Poi le dissi con tono rassicurante: "Cose del genere accadono spesso in psicoterapia".

S mi rispose con tono ostile: "E questo come crede che possa aiutarmi?".

"Bene, potrebbe farla sentire meno imbarazzata sapere di non essere la sola a provare sentimenti del genere". (...) "Questo potrebbe essere vero", rispose S, "Ma io non sono soltanto una paziente, io sono davvero innamorata di lei. Non si tratta di quel tipo d'amore che i pazienti provano per il terapeuta: è vero amore, e lei è esattamente il tipo d'uomo che cercavo".

A quel punto della seduta ebbi la sinistra sensazione che non sarebbe stato facile far ragionare S sull'argomento e che io non sarei riuscito a districarmi dignitosamente dalla situazione. Assunsi un atteggiamento vagamente didattico e spiegai: "Comprendo ciò che dice, ma non penso che i suoi sentimenti siano reali come crede".

[A questo punto S fa rimostranze e il terapeuta propone la vecchia storia delle proiezioni e dei relitti delle relazioni del passato, che S deride]

S coninuava ad incalzarmi: "Cosa pensa che debba fare di questi sentimenti? E' lei il terapeuta! So che non possiamo uscire insieme, ma io resto comunque alle prese con i miei sentimenti".

[L'autore, poi, racconta del suo incontro col suo supervisore]

"Lo incontrai due giorni dopo e gli raccontai cosa era accaduto. Mi irritò terribilmente che ogni tanto ridacchiasse tra sé e sé mentre leggevo gli appunti e descrivevo le mie difficoltà. Ad un certo punto disse: "Sembra quasi che ti solleticasse le palle". "Come?", replicai. "Penso che lei ti ecciti". Rimasi in silenzio e poi amminisi: "S è molto attraente". E lui disse: "Penso che questo sia il punto di partenza della nostra discussione".

A voi!

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dicono tutti così... e cioè che il loro è vero amore :;):

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Ospite sea

Penny, mi sembri un inquisitore, "Eh, dicono tutti così..i colpevoli... :;):

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dicono tutti così... e cioè che il loro è vero amore :;):

Io penso che lo si possa dire, anche se si sa, razionalmente, che non è così, perchè lo si sente. "Sentendo" le emozioni che si provano non si può fare altro che identificarle confrontandole con qualcosa di già vissuto che, in alcuni casi, ciò può essere l'innamoramento. Il problema è la gestione di questo sentire che, se è in gran parte affidata al paziente, dipende anche molto dal terapeuta il quale, essendo un uomo e non vivendo in funzione dei pazienti, può, in certi casi, dare la sensazione di prendere la questione, confezionarla ben bene e di "cosegnarla" così com'è al paziente. Non si tratta di fare processi all'intenzione o di giudicare nessuno, nè da una parte nè dall'altra, ma di cercare di capire quanto reazioni normali come diffidenza, irritazione e generico malumore (o inesperienza, ma non sta a noi dirlo) da parte del terapeuta possa sì ridimensionare il transfert, ma nella misura in cui il paziente avverte che il terapeuta non è in grado di aiutarlo in quanto suo "alleato" nella scoperta di sè, con l'effetto che le premesse stesse della terapia possono venire, magari solo transitoriamente, a mancare.

Inchiesta: come sono state accolte le vostre "dichiarazioni di transfert", se le avete fatte?

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Penny, mi sembri un inquisitore, "Eh, dicono tutti così..i colpevoli... :):

Secondo te, si può essere "colpevoli" in due? Quanto è importante che i due attori della relazione terapeutica si interroghino dialetticamente sulla questione? E' sufficiente che il paziente confessi di "essere colpevole" ed il terapeuta avvii il contegno di rito senza dire, in effetti, nulla che un paziente (magari, informato) non sappia già? Quanto può essere nocivo per il paziente "sentire" che il terapeuta interrompa bruscamente ogni canale di comunicazione su questo specifico argomento?

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Ospite sea

Bene.

:)::D:

Veramente, nella mia esperienza, Margherita, dopo la dichiarazione ufficiale, sono io che ho interrotto la comunicazione sull'argomento.

Per un po'. esce dalla finestra, poi rientra dalla porta, poi insomma pare sottinteso.. ormai.. vecchi coniugi.. :o:

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Bene.

:)::o:

Nel senso che dopo la tua "dichiarazione" ne avete parlato? siete tornati sull'argomento? Come lo hai sentito? Collaborativo, comprensivo...ti ha presa sul serio?

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Ospite sea

Sì, questo sì. Sempre molto sul serio. Serio, ma collaborativo e comprensivo, mai. Non credo siano qualità che rientrano nel suo lavoro, boh?

Ma te l'ho detto, io non parlo d'amore, di solito, quando sono "innamorata".

Lo manifesto, per altre vie. E questo penso sia sbagliato. Se ne parlassi me ne distaccherei subito.

poi ascolta.. mi sono innamorata una volta sola nella vita, e solo di chi mi ha ricambiato.

Non rincorrerei a lungo.. anzi, mi stupisco ogni giorno di più della durata di questo presunto "innamoramento". :):

E' stato bravo a farsi rincorrere, credo.

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Ospite sea

Però, ti volevo chiedere..perchè cerchi sui libri risposte che potrebbero giungerti da sole?

Perchè cercare nelle esperienze altrui?

quell'analista ci si è analizzato, su quell'esperienza, ma è servita a lui, o chissà alla sua paziente.

In che cosa ti potrebbe risultare utile o illuminante?

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Io credo che un buon terapeuta, ben analizzato e con un pochino d'esperienza (e se non ce l'ha potrà contare su quella del suo supervisore) non ha problemi nel gestire il suo controtransfert; allo stesso modo un buon paziente e che cioè si affida, che guarda dentro di sè e collabora durante il percorso analitico, non avrà problemi a riconoscere, da solo o con l'aiuto del suo psi, che il sentimento che prova non è un vero e proprio innamoramento, entrambi dovranno sopportare transfert e controtransfert per il buon fine della terapia.

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Ospite sea

Sono d'accordo. Credo che un analista impari via via molte cose su di sè, grazie ai suoi pazienti.

Si imparano sempre cose nuove.

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Io lo so, lui mi vuole bene, quanto influisce questo nella mia psicoterapia? Molto, io sono spaventata da questo affetto che c'è fra noi, sopratutto dal mio affetto verso di lui, perché se da un lato avere qualcuno che ripone in me tanta fiducia mi aiuta, dall'altro quando penso che fondamentalmente è "solo" il mio medico mi fa sentire sola.

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Ospite sea

Io mi sento sola ad affrontare quest'ondata di pensieri su di lui, e sulla terapia.

Abituata alla solitudine interiore, adesso sono troppo in compagnia. C'è uno che mi accompagna, annessi e ...connessi :):

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Io mi sento sola ad affrontare quest'ondata di pensieri su di lui, e sulla terapia.

Abituata alla solitudine interiore, adesso sono troppo in compagnia. C'è uno che mi accompagna, annessi e ...connessi :):

e sconnessi!!! :o:

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Ospite sea

Diciamolo francamente:

sono qui a chiacchierare perchè vorrei che il mio psicologo non sapesse gestire il "controtransfert", anzi, che ce l'avesse sto contro, ma come parrebbe a me.

Una paziente davvero irresistibile...

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Il mio tentativo è quello di mettermi per una attimo dall'altra parte. Di capire i margini di "incomprensione" reciproca per riuscire a non giudicare e a non fare di me il centro della questione. Dalla mia terapia ho sentito solo distacco, ultimamente, e pochissima disponibilità ad affrontare quella che, per me in questo momento, è LA difficoltà.

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Ospite sea
Il mio tentativo è quello di mettermi per una attimo dall'altra parte. Di capire i margini di "incomprensione" reciproca per riuscire a non giudicare e a non fare di me il centro della questione. Dalla mia terapia ho sentito solo distacco, ultimamente, e pochissima disponibilità ad affrontare quella che, per me in questo momento, è LA difficoltà.

Dice che quando la difficoltà diventa la psicoterapia, è allora che si comincia a lavorare.

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io mi ritrovo nelle parole di fioriblu

Io lo so, lui mi vuole bene, quanto influisce questo nella mia psicoterapia? Molto, io sono spaventata da questo affetto che c'è fra noi, sopratutto dal mio affetto verso di lui, perché se da un lato avere qualcuno che ripone in me tanta fiducia mi aiuta, dall'altro quando penso che fondamentalmente è "solo" il mio medico mi fa sentire sola.

lo so che può sembrare assurdo. ma per me è destabilizzante sentire l'affetto del mio terapeuta...

comunque... quando gli ho parlato dei miei sentimenti l'ho sentito molto tranquillo. per niente a disagio. per niente riluttante a parlarne. mi ha trasmesso quasi "riconoscenza" per la mia apertura, per essermi fidata di lui al punto di rivelargli questa cosa per me così imbarazzante...(faccio presente che per me è stato davvero difficile..immagino che altre persone riescano a parlare dei propri sentimenti con meno imbarazzo, per me è stata una tortura...)

poi nei mesi il nostro rapporto si è evoluto. ho sentito il suo affetto in maniera sempre più forte. mi ha praticamente detto che sono uno dei suoi pazienti preferiti. che ha una grande sintonia con me.

e come ho detto, questa vicinanza a volte è destabilizzante.

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Dice che quando la difficoltà diventa la psicoterapia, è allora che si comincia a lavorare.

allora sto lavorando di brutto!!!

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Ospite sea

Non lo so, c'è un'altra frase storica che ho sentito dire sulla psicoterapia: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!

Oggi vado per proverbi. :):

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margherita, come ti ho già detto, non sta a te farti carico dell' (eventuale) inesperienza del tuo psichiatra.

secondo me è perchè paghi solo il ticket...andassi privatamente penseresti: "fanculo, coi soldi che pago il transfert (e pure il controtransfert) te li gestisci tu! sennò che ti pago a fare?"...

è una battuta (più o meno)!

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