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Trovato 8 risultati

  1. Questa messaggio non può essere visualizzato perchè è inserito in un forum protetto da password. Inserisci password
  2. Qualcuno potrebbe spiegarmi il ruolo di un psicoterapeuta durante un colloquio e quale dovrebbe essere il suo obbiettivo è i benefici che dovrebbe trarne il paziente oppure condividere con me ciò che si aspetterebbe di ricevere/ottenere da una psicoterapia o qualsiasi cosa viene in mente... Grazie a tutti
  3. Quando ho chiesto al terapeuta di passare da due sedute mensili ad una seduta mensile, la richiesta è stata d'iniziativa mia: gli orari, gli impegni, l'arrivo della bella stagione e la latente consapevolezza di non aver parlato di niente di che negli ultimi tre mesi nelle sedute. Nel giro di un paio di sedute sto concludendo la terapia. Avevo chiesto di fare una seduta al mese, non di terminare la terapia. Comunque, sono contento di finire le sedute
  4. Ho sempre avuto, per quanto mi ricordo, le mie particolarità nel comunicare e nel relazionarmi. A parte che con gli amici fidati, la ragazza e i famigliari, con le altre persone ho un comportamento formale e distaccato, fintanto che non ci si conosce un po, e tutto cio questo viene recepito in modo negativo. E questo non mi porta vantaggi specie nel lavoro dove devo essere in contatto con gente di tutti i tipi e con i colleghi. Le scene mute che colleziono sono innumerevoli e non riesco facilmente ad afferrare l'occasione per fare una battuta e a volte anche per tirare avanti una chiacchierata, per non parlare di iniziarne una. La situazione mi causa disagio e le esperienze per me dolorose si moltiplicano e sto pensando seriamemte a una psicoterapia.Sarebbe in questo caso una soluzione?
  5. neo1979

    problema psicoterapia

    Buon giorno, sono nuovo di questo forum e questo è il mio primo post; grazie di avermi accettato innanzitutto, vorrei esporre un problema che stò vivendo ormai da un pò di tempo con la mia terapeuta dal quale onestamente non sò bene cosa fare e come comportarmi. Il problema è essenzialmente di comunicazione perchè poi di fatto spesso il problema è riuscire a tirar fuori quello che ho dentro. E' un piccolo cruccio che ho ovviamente non pretendo assolutamente che nessuno mi dia la soluzione è più che altro uno sfogo perchè la scorsa notte nemmeno sono riuscito a dormire bene tra l'altro... è un pò di tempo che mi stò sottoponendo (per esigenze legate al percorso di counseling che stò seguendo)a un percorso di psicoterapia in questo caso psicoterapia corporea. Intraprendendo questo viaggio ,ho l'impressione di non sentirmi in sintonia in empatia con il terapeuta, la percezione di non essere compreso e quello che sento non venga recepito adeguatamente e dentro resta un malessere irrisolto di un transfert e controtrasfert che secondo me non stanno andando proprio bene. Fermo restando che la terapeuta è competente per carità non dico assolutamente il contrario , forse il problema è il mio forse devo rivolgermi altrove o forse è solo una mia proiezione negativa?Fatto stà che a me il fatto di sdraiarmi sul lettino non mi và proprio giù e non mi permette di tirar fuori al meglio quello che ho dentro questa cosa mi pregiudica parecchio e sento che è parecchio discriminante io l'ho fatto presente alla terapeuta ma lei dice che è meglio così. Voi altri psicoterapeuti anche psicoanalisti utilizzate lo stesso metodo?Se una persona ve lo facesse presente voi lo fareste comunque mettere sdraiato?Può questa cosa compromettere il rapporto? A prescindere da questo molte cose non riesco a tirarle fuori perchè parto con il presupposto di non essere capito specialmente per quanto concerne la sfera affettiva e relazionale...ma allo stesso tempo il pensiero di dover ricominciare e trovare un altro terapeuta mi destabilizza... Che dire?Scusate lo sfogo ma questa mattina avevo proprio bisogno anche perchè non sò se quello che stò facendo ha realmente un senso o no molto spesso mi sembra che non ce l'abbia. A volte mi sento giudicato o ignorato e comunque mi resta dentro una forte frustrazione , il fatto è che paradossalmente temo di esprimere ciò che sento perchè ho paura di creare un conflitto anche con lei. Forse stò proiettando troppo, forse stò sfuggendo a quello che veramente dovrei dire ma ripeto può sembrare una scemenza ma la posizione sdraiata a me non aiuta mi sembra che venga fatto apposta per non farmi entrare dentro quello che vorrei dire...forse è una mia cosa paranoidale ma questo è quello che sento.. Grazie a tutti voi e buona giornata scusate le molteplici paturnie ....
  6. Salve a tutti, vorrei pubblicizzare la Scuola Quadriennale di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale "AcaBs-Academy of Behavioural Sciences" con sede centrale a Reggio Emilia e sede periferica a Brescia. Il modello di formazione della Scuola di specializzazione in Psicoterapia dello sviluppo e adolescenza proposto dalla Academy of Behavioral Sciences, gestita da Science & Method Associazione professionale di Reggio Emilia, fa riferimento all’indirizzo scientifico-culturale cognitivo comportamentale. La definizione degli interventi terapeutici, le modalità tecniche, la valutazione dell’operato sono riprese dalla teoria generale e dalla teoria della clinica che affondano le loro basi all’interno di una cultura cognitivo comportamentale, orientata ad un contesto che vede nella evidence based interventions (EBI) un suo principio di controllo imprescindibile. Le lezioni si svolgono in un week end al mese (venerdì, sabato e domenica dalle ore 9:00 alle ore 18:00) Per ogni informazione, potete visitare il sito www.acabs.org oppure telefonare allo 0522/430053 oppure scrivere a scuoladipsicoterapia@scienceandmethod.org (o chiedere a me se vi è più comodo)
  7. Apro questo topic da paziente e mi piacerebbe confrontarmi con chi ha fatto una terapia ma anche con chi studia psicologia, tirocinanti e/o terapeuti se presenti nel forum. Forse non posso porvi domande specifiche riferite a me stessa, su quella che è la mia situazione nel dettaglio , ma ho questo urgenza interiore, di capire , anche solo in termini generali, cosa fa si che una persona che inizia un percorso terapeutico con molto zelo e ottimismo, fiducia assoluta, combattività e determinazione, ad un certo punto, quando prende coscienza dei suoi veri problemi, qualcosa va storto e molla. Si ricrede e rimane insabbiato e intrappolato in quel percorso che credeva che l'avrebbe redento a una vita migliore e che invece lo condanna a una sofferenza sorda e immutabile. Durante un percorso di terapia, si apprende , e si viene anche lusingati e incoraggiati , che si è dei bambini dotati, come direbbe ila grande A. Miller,che ci si è ammalati proprio per quella sensibilità particolare che ci rendeva diversi e "vedenti" in una ambiente famigliare malsano, non in sintonia con il nostro vero io, con la visione della nostra esistenza, dei nostri sogni e delle nostre potenzialità. Mi chiedo incessantemente perché quel bambino dotato, ora che è adulto e che ne ha la possibilità, invece di afferrare al volo l'opportunità di salvarsi, di" guarire", di diventare felice, si rifiuta? Che fine ha fatto quel bambino dotato? Era dotato ma non era davvero coraggioso? Le domande che sorgono sono tante.
  8. Apro questo topic da paziente e mi piacerebbe confrontarmi con chi ha fatto una terapia ma anche con chi studia psicologia, tirocinanti e/o terapeuti se presenti nel forum. Forse non posso porvi domande specifiche riferite a me stessa, su quella che è la mia situazione nel dettaglio , ma ho questo urgenza interiore, di capire , anche solo in termini generali, cosa fa si che una persona che inizia un percorso terapeutico con molto zelo e ottimismo, fiducia assoluta, combattività e determinazione, ad un certo punto, quando prende coscienza dei suoi veri problemi, qualcosa va storto e molla. Si ricrede e rimane insabbiato e intrappolato in quel percorso che credeva che l'avrebbe redento a una vita migliore e che invece lo condanna a una sofferenza sorda e immutabile. Durante un percorso di terapia, si apprende , e si vine anche lusingati e incoraggiati , che si è dei bambini dotati, come direbbe ila grande A. Miller,che ci si è ammalati proprio per quella sensibilità particolare che ci rendeva diversi e "vedenti" in una ambiente famigliare malsano, non in sintonia con il nostro vero io, con la visione della nostra esistenza, dei nostri sogni e delle nistre potenzialità. Mi chiedo incessantemente perché quel bambino dotato, ora che è adulto e che ne ha la possibilità, invece di afferrare al volo l'opportunità di salvarsi, di" guarire", di diventare felice, si rifiuta?Che fine ha fatto quel bambino dotato? Era dotato ma non era davvero coraggioso?

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