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AlessandroMartinelli

Pensi di essere vittima di Mobbing?

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Credo proprio di essere diventata anch'io una vittima del mobbing...

Lavoro da pochi mesi presso un'azienda e sono stata presa di mira da una collega che mi sta rendendo la vita letteralmente impossibile.

Credo stia facendo di tutto perché io me ne vada: mi tratta sempre in modo sgarbato, mi dice cattiverie gratuite e soprattutto cerca di addossarmi le colpe.

Io sto resistendo, ma è davvero durissima.

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Credo proprio di essere diventata anch'io una vittima del mobbing...

Lavoro da pochi mesi presso un'azienda e sono stata presa di mira da una collega che mi sta rendendo la vita letteralmente impossibile.

Credo stia facendo di tutto perché io me ne vada: mi tratta sempre in modo sgarbato, mi dice cattiverie gratuite e soprattutto cerca di addossarmi le colpe.

Io sto resistendo, ma è davvero durissima.

Ciao Sara,

si potrebbe trattare di mobbing orizzontale...appunto tra colleghi.

La tua collega è disponibile al dialogo?

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Direi proprio di no!

Non è collaborativa in nulla.

Comunque lei non è proprio sul mio stesso piano, è una sorta di "capo intermedio"...

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sia negli eventi che potrebbero configurare la fattispecie del mobbing e sia la variazione di intensità e frequenza ad una collega di cui sto preparando una perizia per mobbing , ho fatto fare il diario giornaliero scritto (in un file)...

vinci

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Importante è non avere paura di rivolgersi anche ai Sindacati.

La prima segnalazione presso un Sindacato, a mio giudizio è molto importante.

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Da quando avevo superato il concorso per un posto da laureata, la mia autostima era un po’ meno traballante. Soffrendo da attacchi di panico sin dall’età di 20 anni pensavo di non riuscire a superare

un esame così importante. Il nuovo lavoro mi si confaceva, era adatto agli studi che avevo seguito e con il mio nuovo capo avevo condiviso situazioni piacevoli e spiacevoli della mia vita.

Non potevo immaginare che ciò che mi pareva un traguardo potesse essere l’inizio di una via dolorosa.

Il capo venne messo da parte dal consiglio di amministrazione e quelli che presero il suo posto non erano all’altezza per cui mi vennero affidati incarichi di responsabilità che mi portarono ad avere una grande visibilità esterna. Nei suoi confronti continuai a comportarmi con correttezza, coinvolgendolo negli incarichi più importanti e indirizzando a lui chi cercava una persona competente. Nel frattempo, lui aveva sporto denuncia di mobbing nei confronti del consiglio di amministrazione.

Cambiato il consiglio riprese il suo posto e tornò ad essere il mio capo. Mi accorsi subito che non mi chiamava più per le riunioni, ma pensavo a una distrazione e quando mi propose di spostarmi in un’altra sede accettai fiduciosa.

Purtroppo mi ritrovai isolata completamente, non vedevo nessuno e nel suo staff che lavorava poco lontano mi sentivo un’estranea. I compiti mi vennero diminuiti a poco a poco, lui non mi considerava, passavo giornate intere in ufficio da sola. Quando per strada incrociavo i capi che lo avevano sostituito, mi dicevano che lui ce l’aveva con me, che tutti si erano accorti che si appoggiava alla mia collega e che non mi considerava.

Non volli crederci finché, nonostante il parere negativo del consiglio d’amministrazione, decise di istituire un direttore di ufficio nominando la mia collega e giustificandolo con la motivazione che lei era più anni che lavorava. A niente sono valse le mie obiezioni, lei era entrata diplomata io da laureata,e le indicazioni del consiglio d’amministrazione.

Non so se si è trattato di mobbing fatto sta che chiesto il trasferimento il consiglio contro il parere negativo del capo me l’ha subito concesso ed ora mi trovo, non più giovanissima, a svolgere mansioni lontane dalla mia preparazione e dalle mie capacità. In più la mole di lavoro è minima e il senso di frustrazione è forte.

Avrei potuto far causa forse, ma ci vogliono soldi che non ho e soprattutto non ho voglia di rivivere la situazione che mi sono lasciata alle spalle.

Anna

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Nei suoi confronti continuai a comportarmi con correttezza, coinvolgendolo negli incarichi più importanti e indirizzando a lui chi cercava una persona competente.

Ciao Anna, anche io una volta - secoli or sono - ero considerato una

persona molto competente, quasi una specie di rainmaker. Ad essere

onesti, era più per contrasto rispetto alla (strategica) piattezza generale

che per vere competenze mie (non sono rimasto abbastanza nel mondo

del lavoro per diventare davvero competente).

Le persone che avevo attorno si comportavano esattamente così, e

anche secondo loro si trattava di correttezza. Si aspettavano in cambio,

oltre all'impegno, anche ringraziamenti e stima, e perfino amicizia extra-

lavorativa, ci tenevano ad avermi come confidente per i loro problemi

con capi, colleghi, clienti... ma anche per quelli che con il lavoro non

c'entrava nulla... pensa un po'!

Eppure, se ci si ferma un attimo con calma, a ponderare bene le cose

e senza voler fare processi a nessuno (ma solo per capire e migliorare),

...c'è qualcosa che non va in questo modo di fare, se fatto all'interno di

un'organizzazione. Non trovi?

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Scusa Ste e che avrei dovuto fare? Tra l'altro eravamo amici sin da bambini ed io non ero il "burattinaio.

E questo giustifica, al suo ritorno, l'atteggiamento di mobbing nel miei confronti da parte sua e della sua squadra?

Anna

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Scusa Ste e che avrei dovuto fare? Tra l'altro eravamo amici sin da bambini ed io non ero il "burattinaio.  

E questo giustifica, al suo ritorno, l'atteggiamento di mobbing nel miei confronti da parte sua e della sua squadra?  

Anna

No, secondo me nulla giustifica il mobbing. Ma sei sicura invece che il tuo

atteggiamento nei suoi confronti, seppur animato da buone intenzioni, non

fosse anch'esso mobbing? Il mobbing mica lo fa il burattinaio.

Stefano.

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Scusa Ste e che avrei dovuto fare? Tra l'altro eravamo amici sin da bambini ed io non ero il "burattinaio.  

E questo giustifica, al suo ritorno, l'atteggiamento di mobbing nel miei confronti da parte sua e della sua squadra?  

Anna

No, secondo me nulla giustifica il mobbing. Ma sei sicura invece che il tuo

atteggiamento nei suoi confronti, seppur animato da buone intenzioni, non

fosse anch'esso mobbing? Il mobbing mica lo fa il burattinaio.

Stefano.

Da vittima a carnefice??? Grazie per la comprensione. Mica sono avanzata di posto e neppure ho ricoperto il suo posto! Poi la denuncia per mobbing mica l'ha fatta a me, ma al burrattinaio però ha rovinato me sul lavoro.

Anna

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Da vittima a carnefice??? Grazie per la comprensione. Mica sono avanzata di posto e neppure ho ricoperto il suo posto! Poi la denuncia per mobbing mica l'ha fatta a me, ma al burrattinaio però ha  

rovinato me sul lavoro.

No, non carnefice... semmai inconsapevole strumento. Ma ovviamente

è solo un'ipotesi e non vuole essere un'accusa, ci mancherebbe altro.

Lui ce l'ha con te, e tu non capisci perché, ma dal suo punto di vista

qualcosa c'è sicuramente. Potrebbe aver torto, oppure potrebbero esserci

delle ragioni, magari giuste, magari sbagliate. Vale la pena di provare a

capire ed eventualmente provare a chiarirti con lui, o deve per forza

essere una ritorsione immotivata da parte sua, oltre che ingiusta nel

metodo?

Quelle tue parole sul coinvolgimento mi hanno insospettito, un po' perché

le conosco molto bene, un po' perché chiunque conosca un po' il fenomeno

del mobbing sa che questo viene attuato in molti modi, tra i quali non c'è

solo l'isolamento e lo svuotamento delle mansioni, ma c'è anche il metodo

contrario (di solito riservato ai migliori, infatti lo fecero anche a Giovanni

Falcone), di fare arrivare addosso al malcapitato un flusso di mansioni e

incombenze eccessivo e secondo modalità che gli impediscano di discuterne,

di far valere le sue ragioni. Il modo migliore è far sì che le richieste gli

arrivino trasversalmente, in modo indiretto, attraverso persone che non

hanno potere di contrattare ma solo di chiedere (e le persone che accettano

un rifiuto senza buttarla sul personale sono tesori rari).

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Caro Ste,

ho provato più volte a chiarire, ma trovandomi davanti a un muro. Tieni presente che tra l'altro guadagno la metà e forse meno della metà di lui e che questa sua ritorsione è stata ingiusta proprio perché al limite sono stata strumento involontario, né gli ho tolto né ci ho guadagnato in carriera o in soldoni.

Cmq chiudiamola qui.

Anna

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Caro Ste,

ho provato più volte a chiarire, ma trovandomi davanti a un muro. Tieni presente che tra l'altro guadagno la metà e forse meno della metà di lui  e che questa sua ritorsione è stata ingiusta proprio perché al limite sono stata strumento involontario, né gli ho tolto né ci ho guadagnato in carriera o in soldoni.  

Cmq chiudiamola qui.

Anna

Chiudiamola pure qui, ma tieni conto che se di mobbing non si può parlare,

se non si può provare a capire come funziona, se basta dire "non ho fatto

nulla e se anche ho fatto qualcosa non l'ho fatto apposta", allora non ha

nemmeno senso lamentarsi. Se ti capita, amen. C'est la vie.

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Senti Ste,

non ho mai fatto mobbing a nessuno neppure involontariamente. Questo è sicuro. Anzi! Quindi la tua mi sembra la posizione di pregiudizio. Scusami ma è quello che penso.

Anna

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Nei suoi confronti continuai a comportarmi con correttezza, coinvolgendolo negli incarichi più importanti e indirizzando a lui chi cercava una persona competente.

Anna, secondo te questa è correttezza?

Ripeto: non è per voler metterti sotto accusa ma è solo un tentativo di

focalizzare un problema che è piuttosto diffuso nel mondo del lavoro e

che tocca da vicino chiunque abbia investito molto nella propria formazione,

quindi non solo il tuo amico o ex-amico (che è riuscito a difendersi), ma anche

te, e anche me.

Noi entriamo nel mondo del lavoro con un "capitale" da investire che è composto

da beni ben precisi: essenzialmente le nostre competenze, il nostro tempo,

e il nostro nome (la reputazione professionale, che è l'equivalente del "marchio"

di un'azienda).

Questo *nostro* capitale ci serve come moneta di scambio per rimanere nel

mondo del lavoro ed attraverso il lavoro incrementare lo stesso capitale (ad

esempio maturare altre competenze), e - cosa non irrilevante a meno che

non si sia missionari - contrattare e ottenere remunerazioni e condizioni di

lavoro più soddisfacenti. In casi particolari, tipo quando si finisce in una posizione

scomoda o insoddisfacente (come la tua di adesso), o addirittura sotto le mire

di burattinai, diventa ancora più importante che sia ben chiaro che quel capitale

è personale, non a disposizione di chiunque ne senta il bisogno o si senta

il diritto di distribuirlo senza il nostro consenso.

E' più chiaro ora cosa intendo dire? Conviene anche a te metterlo bene in chiaro,

se vuoi che le tue competenze ti diano un ritorno adeguato. :LOL:

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Le mie competenze non potranno mai darmi un ritorno adeguato almeno dove lavoro. Per la frase che citi, il discorso è complesso e non posso affrontarlo in un forum pubblico per motivi di riservatezza. Non è comunque come pensi tu.

Ciao AnnaB

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Le mie competenze non potranno mai darmi un ritorno adeguato almeno dove lavoro.

Vabbè... è quello il problema da risolvere, no?

Per la frase che citi, il discorso è complesso e non posso affrontarlo in un forum pubblico per motivi di riservatezza. Non è comunque come pensi tu.  

Ciao AnnaB

Forse non è come tu pensi che io pensi, vorrai dire.

Vorrei rassicurarti comunque sul parlare di cose complesse in un forum

pubblico: se ne vuoi parlare mantenendo l'anonimato lo puoi fare benissimo

senza fare nomi ma solo descrivendo situazioni. Se non divulghi informazioni

davvero riservate e non racconti cose non vere su altre persone, non

infrangi alcuna riservatezza. Vai tranquilla, anche se non sembra siamo

ancora in un paese dove vige la libertà d'espressione. :wink:

Se invece non puoi parlarne, se non con un avvocato, allora l'unico posto

dove puoi sperare di risolvere qualche problema è un tribunale, perché

senza parlare è inutile dire "è così e basta" o "è cosà e basta". A che serve?

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cara anna b ho letto la diatriba tra te e Stè che è mio conoscente di questo forum da oltre un anno, e devo dire che la situazione è ingarbugliata, ci vorrebbero più dati per capire ma se non vuoi parlarne pazienza.

Stè è riuscito a parlarne facendosi capire, ma mettendo le frasi e le cose in maniera tale da non poter risalire alla ditta che lo ha sbattuto fuori.

Io non so se tu sia implicata direttamente o indirettamente nel caso di mobbing di questo superiore, ma forse lui ce la ha con te perchè hai beneficiato della cosa, anche non volendo con l'aggravante di essere stati amici da piccoli.

Da mobbizzati si vedono tutti nemici, perchè non sai chi gioca pulito e chi gioca sporco.

Mi domando se lui faccia la guerra a quelli che lo han fatto fuori o solo a te, le motivazioni, mi domando cosa passi nella testa di lui perchè quello è da decifrare.

Quando parlo di mobbing involontario è perchè ci si trova intrecciati in situazioni per cui ci si ritrova dentro senza sapere e credo che tu ti ci sia trovata dentro cercando di salvaguardare la tua incolumità psicofisica.

Non avresti potuto difenderlo a spada tratta, chi lo avrebbe difeso?

Chi è sotto quando accade qualcosa del genere stà zitto spesso per paura e non perchè approvi. sei stata una spettatrice, e per questo per lui equivale ad approvare anche se non è vero.

Io ho subito mobbing per esperienza e posso dirti che persino le persone a me più vicine al momento di difenderti si defilano.

forse lui si aspettata tanto, l'impossibile da te.

Hai fatto bene a cambiare aria, e mi spiace per la tua situazione lavorativa che scende verso il basso da laureata.

Io dovro' rientrare in ruolo come b3, ma mi fanno fare le fotocopie da b1 pur essendo laureata in Economia, invece di scrivere determine o fare altro, FOTOCOPIE.

perchè io non dovevo entrare fin dall'inzio in quell'ente, e non dovevo stare in graduatoria definitiva, e ora FOTOCOPIE PER UMILIARMI.

Ma il tempo è della mia parte e presto rifaremo i conti.

Cosa dovrei fare rifiutare?

E tu cosa dovevi fare rischiare l'esaurimento per rimanere nelle tue posizioni? Un passo indietro non è la fine della guerra ma solo una ritirata.

Poi quando potrai contrattaccherai, o cambierai direttamente ente.

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Subire il mobbing è come se qualcuno, di solito un superiore, cerca di farti sentire in colpa per qualcosa che non riesci a comprendere. Ti senti come lui vuole farti sentire: una nullità. Ma siamo noi che dobbiamo trovare la soluzione dentro di noi, non verso l'altro, cioè, cercare di capirne le motivazioni non serve, perchè il problema non è di chi lo subisce ma di chi lo pratica.

Per un anno sono stato mobbizzato sul lavoro. Scrivania vuota, radio nel cassetto (con auricolare), giornale ecc. E' scoppiato prima il mio capo. :p: Motivo? Era geloso di me! Problema suo dunque, non mio!

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Subire il mobbing è come se qualcuno, di solito un superiore, cerca di farti sentire in colpa per qualcosa che non riesci a comprendere. Ti senti come lui vuole farti sentire: una nullità. Ma siamo noi che dobbiamo trovare la soluzione dentro di noi, non verso l'altro, cioè, cercare di capirne le motivazioni non serve, perchè il problema non è di chi lo subisce ma di chi lo pratica.

Per un anno sono stato mobbizzato sul lavoro. Scrivania vuota, radio nel cassetto (con auricolare), giornale ecc. E' scoppiato prima il mio capo. :p: Motivo? Era geloso di me! Problema suo dunque, non mio!

Sei proprio sicuro che fosse lui il mobber?

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Sei proprio sicuro che fosse lui il mobber?

Può darsi che anche lui sia stato indotto dalle circostanze.

Comunque volevo sottolineare che il mobbing spesso è una condizione psicologica di chi lo subisce.

Per mè diventò una sfida. Invece di autoisolarmi iniziai a spaccare i maroni. Quando il capo mi riprendeva, tiravo fuori il giornale, quando mi diceva che non potevo leggere, spuntava la radio, quando mi diceva che la radio non potevo ascoltarla, trovavo un'altra provocazione. E vai!

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Può darsi che anche lui sia stato indotto dalle circostanze.

Comunque volevo sottolineare che il mobbing spesso è una condizione psicologica di chi lo subisce.

Per mè diventò una sfida. Invece di autoisolarmi iniziai a spaccare i maroni. Quando il capo mi riprendeva, tiravo fuori il giornale, quando mi diceva che non potevo leggere, spuntava la radio, quando mi diceva che la radio non potevo ascoltarla, trovavo un'altra provocazione. E vai!

Forse non è di mobbing che stai parlando.

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Ciao a tutti,

Sono una nuova iscritta, poichè navigando per un problema di mobbing sul lavoro sono approdata sul vostro sito. Il mio problema si sta verificando sul posto di lavoro. Pur cercando di poter superare tutte le difficoltà giornaliere dovute agli scontri sistematici con la proprietà sono arrivata ad intuire che forse è proprio un comportamente studiato e atto a farmi redigere le mie dimissioni. Io per contro ne sto subendo le conseguenze a livello psichofisico con pressione circolatoria altissima, attacchi di panico, insicurezze inspiegabili, amnesie varie e inspiegabili ed infine dei comportamenti che non riconosco nel mio normale essere. Tengo a precisare che sono una donna di mezz'età con anni di esperienza lavorativa soddifacente alle spalle. E' mai possibile che possa essere ridotta a pensare che io non sono più buona a nulla??

Mi sono rivolta al mio medico di base che mi ha consigliato di ricercare uno psichiatra del lavoro per potergli esporre tutto quanto mi sta accadendo e quindi anche ricevere le cure del caso.

Per il suddetto motivo avrei bisogno di conoscere a chi rivolgermi per assistenza psichiatrica circa quanto mi sta attualmente accadendo sul posto di lavoro nel comprensorio di Firenze.

Ringrazio tutti per l'attenzione gentile ed eventuali risposte a quanto sopra.

frlg

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