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ARLEY

E se ci si innamora dello psicologo?

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Il ‎26‎/‎08‎/‎2018 at 18:58, Mauro1985 dice:

Salve, mi chiamo Mauro ed ho 33 anni. Ripesco questo post perchè mi  sembra molto chiaro. Sono in cura psicoterapica da circa un anno con una terapeuta mia coetanea. Arrivo subito al punto. Ho anche io sviluppato un fenomeno a livello transferale. Parlai di questi miei sentimenti con la mia dottoressa e concordammo che erano dei sentimenti artificiali, cosa di cui io ero già al corrente prima ancora che iniziassi la terapia poichè sono sempre stato appassionato di psicologia e leggo spesso libri che trattano l'argomento. In pratica ne parlammo per solo quella seduta in cui confessai quello che provavo per la mia terapeuta. La seduta successiva cercai di riaprire l'argomento per chiarire meglio. Lo sapete che cosa mi ha risposto la mia dottoressa ? Mi ha risposto che sarebbe meglio non parlarne piu' ! Questa frase uscita dalla bocca di una psicoterapeuta non me la sarei mai aspettata. Quindi non parlammo mai piu' di questo aspetto della mia psicoterapia. Insomma io tuttora ho dei fortissimi sentimenti di amore verso la mia dottoressa. Secondo me avremmo dovuto "smontare" questi miei sentimenti seduta per seduta, non so come spiegarlo. Ma tutto cio' non è mai accaduto, facendo montare questo transfert sempre di piu'. A volte mi metto a piangere pensando alla mia dottoressa. 

Volevo una consiglio se portare l'argomento la prossima volta che la vedrò oppure non dire nulla e lasciare tutto nelle mani della mia psicoterapeuta. 

Inoltre vorrei sapere, se vorrete dirmelo, se alla domanda del paziente "parliamo ancora del transfert?" è giusto che una psicoterapeuta risponda no.

Grazie ancora se qualcuno vorrà rispondere a queste mia domande

ti racconto la mia esperienza personale. Sono in terapia da due anni con una terapeuta donna. E' capitato di sognarla, quindi c'è stato il transfert. In lei, mi dice, proietto mia madre. Un giorno mi dice che tra di noi c'è stato transfert e controtransfert erotizzato, e che c'è del sentimento. Io non ho mai travisato le sue parole, per me era un naturale svolgersi del percorso terapeutico, infatti per quanto lei si mostri gentile e sorridente, non ha mai violato le regole del setting (non conosco nulla della sua vita privata e fatta eccezione per gli auguri di Natale con un bacio sulla guancia, ci salutiamo con un stretta di mano) . Non necessariamente il transfert significa innamorarsi del/della terapeuta, almeno non nel senso che si intende in questa discussione

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Il 5/12/2007 at 16:44, ARLEY dice:

Salve a tutti! Ho un problema e questo mi sembra il posto giusto per esporlo e per cercare consigli o dritte da qualcuno che sia un po' più furbo e saggio di me... :D: Da circa tre mesi frequento uno psicologo. Ho intrapreso questo percorso perchè sono in crisi con me stessa e dunque con il mondo intero...ma questa è un'altra storia :ph34r: ....Il fatto è che lo psicologo che ho scelto si è rivelato non solo molto giovane (solo qualche anno più di me) ma purtroppo è anche mooooolto carino fisicamente e parecchio simpatico.... :Love: E questa secondo me non è una grande fortuna. Io con lui mi trovo benissimo dal punto di vista "terapeutico" perchè è anche molto bravo nel suo lavoro. Sta riuscendo a farmi "aprire" e, comunque da quando vado, sono molto migliorata e sto meglio con me stessa. E questo significa solo che fa bene il suo lavoro.

Senonchè, come vi dicevo, questo tipo è davvero un bel tipo. Proprio un bel tipo. E allora succede che comincio a pensare a lui un po' troppo spesso ( :o: )...e nei giorni dell'incontro la mattina mi sveglio sempre di buonumore...sto mezz'ora davanti all'armadio per decidere cosa mettere...insomma sono patetica.

Non so cosa fare. Sono in crisona. Visto che con lui mi trovo molto bene vorrei parlargliene pero' ho paura di rovinare tutto. E ho paura di risultare ridicola. E ho paura che poi non riuscirei più a confidarmi insomma....una parte di me vorrebbe non soltanto confessargli tutto ma vorrebbe anche sentirsi dire che è reciproco....e poi mi immagino che ci alziamo dalle rispettive poltrone e ...come dire...ci chiariamo.... :D: ragazzi sono messa malissimo.

Razionalmente mi rendo conto che è una grandissima sciocchezza anche perchè oltre al fatto che io sono la paziente e lui il mio psicologo c'è anche che siamo entrambi sposati e lui addirittura con figli.

Non razionalmente invece....è un disastro.

Resta il fatto che ormai vivo solo aspettando la mia seduta e tutto il giorno ho in testa solo lui.

Secondo voi è meglio tagliare la corda e cambiare analista?? Aiutatemi!

Grazie e ciao a tutti!

Ciao,

ho letto tante volte quello che hai scritto e volevo dirti che io mi trovo esattamente nella stessa situazione. Ora che ho dovuto interrompere per il periodo estivo sto malissimo, le problematiche che avevo sono peggiorate e mi sembra che mi manca l'aria senza di lui, ti giuro...

E' ormai un anno e mezzo che sono in terapia e non ho la forza di non andarci più, al solo pensiero di non vederlo più mi sento a pezzi e non lo sopporterei. Volevo chiederti se nella tua situazione ci sono stati risvolti, se gli hai parlato e cosa è successo dopo....aspetto notizie positive...

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Mi spiace per voi. Mi chiedo se l'amore non sia sentirsi accettati e amati. Sappiate  he sono illusioni...i terpeuti non vi amano! Sorry. E probabilemnte se voi li conosceste in un setting in cui non sono obbligati a essere empatici e conorensivi non li amerestile neppure voi. Molti sono narcisti col complessi di Dio, lusingati dal vostro amore ( praticamente si inebriano di esso).  I più  bravi sono lusingati ma non perdono di vista l'oviettivo e il percorso. Sappiate che se non avete più  fiducia nei terapeuti per quakcosa  he è  successo si può  cambiare 

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Il 8/8/2019 at 14:16, Stella 88 dice:

Ciao,

ho letto tante volte quello che hai scritto e volevo dirti che io mi trovo esattamente nella stessa situazione. Ora che ho dovuto interrompere per il periodo estivo sto malissimo, le problematiche che avevo sono peggiorate e mi sembra che mi manca l'aria senza di lui, ti giuro...

E' ormai un anno e mezzo che sono in terapia e non ho la forza di non andarci più, al solo pensiero di non vederlo più mi sento a pezzi e non lo sopporterei. Volevo chiederti se nella tua situazione ci sono stati risvolti, se gli hai parlato e cosa è successo dopo....aspetto notizie positive...

Si chiama dipendenza non aver la forza di vivere senza una cosa. 

Amore è  non VOLERE vivere senza quella cosa. 

Non so ...andare in terapia per star peggio....mah

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Da quando ho scoperto questo forum non leggo altro... Centinaia e centinaia di post. Dodici anni di messaggi!!!!!!! E quante persone interessanti che hanno il mio stesso problemino...

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Sono arrivato sul sito dopo una ricerca su Google e aver scovato questa discussione, che mi appare come un'autentica miniera. L'argomento è molto interessante, anche se per ovvie ragioni mi pare impossibile rileggere tutti gli interventi.

Alcune considerazioni in ordine sparso: ci rechiamo da un terapeuta, ma prima di essere pazienti, siamo uomini e donne e, come tali, possiamo innamorarci di chi ci sta di fronte. Dall'altro lato, per quanto forse siano persone con strumenti ed esperienze che noi non possediamo, ci sono uomini e donne e, come tali, fallaci e con dei sentimenti. La scoperta dell'acqua calda, ma è funzionale ricordarlo per capire dove voglio arrivare. Nessuno di noi si diverte ad andare in terapia, lo fa perché ha dei problemi da risolvere e deviare la terapia rispetto a quello che è il suo scopo primario sarebbe controproducente per noi pazienti in primo luogo.

Innamorarsi non è una colpa, semmai un diritto e, a volte, non è solo la nostra mente sofferente a generare certe illusioni. L'amore in generale è un'illusione, un'attribuzione di qualità astratte alla persona che amiamo. Il mio consiglio? Parlarne col terapeuta. E non dico questo per la solita lezioncina asettica che il transfert diverrà uno strumento di cura, ma perché sarà un elemento rivelatore di chi avete davanti. Il terapeuta sarà sedotto? lusingato? spaventato? calmo? Tutte queste sono preziose informazioni per voi per capire chi avete di fronte e decidere se quello è il professionista giusto per voi. Vi dico questo perché sentirsi innamorati del nostro/della nostra terapeuta ci fa sentire deboli, dipendenti, a volte anche ridicoli. E perché non provare a capovolgere questo strumento a nostro vantaggio e recuperare una posizione quantomeno di parità?

Esiste una secondo possibilità: reprimere. Scelta legittima e, personalmente, è quella che credo prenderò io. Ma la logica conseguenza di questa scelta è cambiare poi terapeuta, perché puoi reprimere un sentimento quanto ti pare, ma fallirai sempre se continuerai a trovarti di fronte quella persona e soffrirai.

Un abbraccio a tutti coloro che vivono questo penoso travaglio. Io sono tra questi.

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58 minuti fa, WindomEarle ha scritto:

Sono arrivato sul sito dopo una ricerca su Google e aver scovato questa discussione, che mi appare come un'autentica miniera. L'argomento è molto interessante, anche se per ovvie ragioni mi pare impossibile rileggere tutti gli interventi.

Alcune considerazioni in ordine sparso: ci rechiamo da un terapeuta, ma prima di essere pazienti, siamo uomini e donne e, come tali, possiamo innamorarci di chi ci sta di fronte. Dall'altro lato, per quanto forse siano persone con strumenti ed esperienze che noi non possediamo, ci sono uomini e donne e, come tali, fallaci e con dei sentimenti. La scoperta dell'acqua calda, ma è funzionale ricordarlo per capire dove voglio arrivare. Nessuno di noi si diverte ad andare in terapia, lo fa perché ha dei problemi da risolvere e deviare la terapia rispetto a quello che è il suo scopo primario sarebbe controproducente per noi pazienti in primo luogo.

Innamorarsi non è una colpa, semmai un diritto e, a volte, non è solo la nostra mente sofferente a generare certe illusioni. L'amore in generale è un'illusione, un'attribuzione di qualità astratte alla persona che amiamo. Il mio consiglio? Parlarne col terapeuta. E non dico questo per la solita lezioncina asettica che il transfert diverrà uno strumento di cura, ma perché sarà un elemento rivelatore di chi avete davanti. Il terapeuta sarà sedotto? lusingato? spaventato? calmo? Tutte queste sono preziose informazioni per voi per capire chi avete di fronte e decidere se quello è il professionista giusto per voi. Vi dico questo perché sentirsi innamorati del nostro/della nostra terapeuta ci fa sentire deboli, dipendenti, a volte anche ridicoli. E perché non provare a capovolgere questo strumento a nostro vantaggio e recuperare una posizione quantomeno di parità?

Esiste una secondo possibilità: reprimere. Scelta legittima e, personalmente, è quella che credo prenderò io. Ma la logica conseguenza di questa scelta è cambiare poi terapeuta, perché puoi reprimere un sentimento quanto ti pare, ma fallirai sempre se continuerai a trovarti di fronte quella persona e soffrirai.

Un abbraccio a tutti coloro che vivono questo penoso travaglio. Io sono tra questi.

 

Il 23/12/2019 alle 16:39 , Holden ha scritto:

Da quando ho scoperto questo forum non leggo altro... Centinaia e centinaia di post. Dodici anni di messaggi!!!!!!! E quante persone interessanti che hanno il mio stesso problemino...

Dovete interrompere la terapia ed andare da un altro

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17 minuti fa, Giucai87 ha scritto:

Dovete interrompere la terapia ed andare da un altro

Una possibilità che sto in effetti contemplando. Ho deciso di darmi un po' di tempo in più per capire se questa sensazione dovesse sgonfiarsi da sola.

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5 minuti fa, WindomEarle ha scritto:

Una possibilità che sto in effetti contemplando. Ho deciso di darmi un po' di tempo in più per capire se questa sensazione dovesse sgonfiarsi da sola.

Io ero tra virgolette  infatuata della mia psicoterapeuta, abbiamo dovuto interrompere, lei non riusciva più ad essere dura con me.

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In questo momento, Giucai87 ha scritto:

Io ero tra virgolette  infatuata della mia psicoterapeuta, abbiamo dovuto interrompere, lei non riusciva più ad essere dura con me.

Mi sembra quindi che abbiate dovuto interrompere più per causa sua che tua. E' lei che non è più riuscita a gestire la situazione

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2 minuti fa, WindomEarle ha scritto:

Mi sembra quindi che abbiate dovuto interrompere più per causa sua che tua. E' lei che non è più riuscita a gestire la situazione

Si io potevo anche stare, tanto non le facevo nulla, ma lei non riusciva più a lavorare.

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Il ‎04‎/‎01‎/‎2020 alle 19:24 , WindomEarle ha scritto:

Sono arrivato sul sito dopo una ricerca su Google e aver scovato questa discussione, che mi appare come un'autentica miniera. L'argomento è molto interessante, anche se per ovvie ragioni mi pare impossibile rileggere tutti gli interventi.

Alcune considerazioni in ordine sparso: ci rechiamo da un terapeuta, ma prima di essere pazienti, siamo uomini e donne e, come tali, possiamo innamorarci di chi ci sta di fronte. Dall'altro lato, per quanto forse siano persone con strumenti ed esperienze che noi non possediamo, ci sono uomini e donne e, come tali, fallaci e con dei sentimenti. La scoperta dell'acqua calda, ma è funzionale ricordarlo per capire dove voglio arrivare. Nessuno di noi si diverte ad andare in terapia, lo fa perché ha dei problemi da risolvere e deviare la terapia rispetto a quello che è il suo scopo primario sarebbe controproducente per noi pazienti in primo luogo.

Innamorarsi non è una colpa, semmai un diritto e, a volte, non è solo la nostra mente sofferente a generare certe illusioni. L'amore in generale è un'illusione, un'attribuzione di qualità astratte alla persona che amiamo. Il mio consiglio? Parlarne col terapeuta. E non dico questo per la solita lezioncina asettica che il transfert diverrà uno strumento di cura, ma perché sarà un elemento rivelatore di chi avete davanti. Il terapeuta sarà sedotto? lusingato? spaventato? calmo? Tutte queste sono preziose informazioni per voi per capire chi avete di fronte e decidere se quello è il professionista giusto per voi. Vi dico questo perché sentirsi innamorati del nostro/della nostra terapeuta ci fa sentire deboli, dipendenti, a volte anche ridicoli. E perché non provare a capovolgere questo strumento a nostro vantaggio e recuperare una posizione quantomeno di parità?

Esiste una secondo possibilità: reprimere. Scelta legittima e, personalmente, è quella che credo prenderò io. Ma la logica conseguenza di questa scelta è cambiare poi terapeuta, perché puoi reprimere un sentimento quanto ti pare, ma fallirai sempre se continuerai a trovarti di fronte quella persona e soffrirai.

Un abbraccio a tutti coloro che vivono questo penoso travaglio. Io sono tra questi.

Nella mia vita sono stato per almeno 20 anni in terapia, ho provato varie tecniche di varie scuole. Innamorarsi del proprio terapeuta per me implica anzitutto la fine dell'analisi propriamente detta, e questo è ovvio. Perché comincia un gioco di detto e non detto, di imbarazzi, reticenze, lo stato di dipendenza aumenta anziché essere superato. Occorre troncare. A meno che anche il terapeuta non si innamori di te...e allora nasce un altro tipo di rapporto. Che oltretutto ti fa risparmiare i soldi dell'analisi...

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14 ore fa, turbociclo ha scritto:

Innamorarsi del proprio terapeuta per me implica anzitutto la fine dell'analisi propriamente detta

Infatti. Dolorosamente ho troncato anche per questo motivo. Mi è rimasto il dubbio (o forse l'illusione) che anche lei sia rimasta "toccata" da questo incontro. E adesso?

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8 minuti fa, Holden ha scritto:

Infatti. Dolorosamente ho troncato anche per questo motivo. Mi è rimasto il dubbio (o forse l'illusione) che anche lei sia rimasta "toccata" da questo incontro. E adesso?

Vai da un uomo a me ha troncato lei

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11 minuti fa, Giucai87 ha scritto:

Vai da un uomo a me ha troncato lei

Ok. Ma dei miei sentimenti che me ne faccio?

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2 minuti fa, Holden ha scritto:

Ok. Ma dei miei sentimenti che me ne faccio?

Purtroppo nulla, anche io per lei provavo dei sentimenti che nulla avevano a che fare con il transfert, ma intanto la relazione terapeutica è terminata.

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E lei cosa ha fatto? Tu lo hai mai scoperto? È andata da un supervisor? Non avete avuto più nessuna occasione di contatto? Nemmeno casuale, chessò, camminando in città...?

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In questo momento, Holden ha scritto:

E li cosa ha fatto? Tu lo hai mai scoperto? È andata da un supervisor? Non avete avuto più nessuna occasione di contatto? Nemmeno casuale, chessò, camminando in città...?

E che deve fare, non ci siamo più viste, abitiamo in città diverse, mai vista più da allora, su whatsapp mi ha bloccata, su facebook anche, preciso che ho 2 profili sul secondo profilo ancora non bloccata😅😅 ogni tanto le scrivo messaggi sulla pagina personale dal mio account bloccato e ogni tanto legge, le scrivo da li proprio perché so che non può rispondere essendo io bloccata ma vedo se legge, ma finisce li. Mi piacerebbe di rivederla anche così solo per un saluto, ma naturalmente ho timore di un rifiuto che mi farebbe male.

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Non mi pare che non ne hai fatto nulla dei tuoi sentimenti... Ci vogliamo scrivere in privato?

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3 minuti fa, Holden ha scritto:

Non mi pare che non ne hai fatto nulla dei tuoi sentimenti... Ci vogliamo scrivere in privato?

E che ho fatto dei miei sentimenti nulla. Sono andati persi. OK va bene 

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Sono approdata su questo forum anni fa, una decina credo, in preda all'ossessione per il mio psicoterapeuta di allora: un uomo colto, affascinante e ben conscio di esserlo. Io credo che abbia anche un po' giocato a fare il piacione con me, non tanto per interesse nei miei confronti quanto per alimentare questo transfert che era nell'aria ma di cui non riuscivo mai a parlare. Per qualche anno ho lavorato insieme a lui, sofferto, costruito ma mi sono anche tanto divertita come un'adolescente che flirta con il figo di classe. Nel momento in cui ho provato a esprimere il mio stato d'animo, però, è andato tutto a catafascio: mi sono sentita rifiutata e presa in giro perché va bene che il transfert è terapeutico e va stimolato, ma va in ogni caso gestito con delicatezza e rispetto, mentre ho avuto più volte l'impressione di alimentare il suo ego. Rotto il rapporto di fiducia, ho dovuto rompere anche la terapia senza la possibilità di riannodare le lacerazioni e senza il coraggio ricominciarne una nuova di cui avevo un gran bisogno.

Solo un anno fa ho trovato il coraggio di riprovare. Adesso sono una matura signora prossima alla menopausa; lui è un signore sulla settantina, tranquillo e rispettoso dei ruoli. Transfert? Boh, non credo. Mi fido, lo ascolto volentieri, mi apro con lui con serenità come con un vecchio amico fidato ma quasi "da pari a pari", non pendo dalle sue labbra, vado alle sedute tranquilla e aspetto senza impazienza la seduta successiva. Sicuramente è un rapporto più confacente all'età di entrambi che lascia poco spazio agli ormoni, o forse sono semplicemente meno tormentata di un tempo, ma sono contenta così. Transfert? No, grazie.

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