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  1. La vita non è cosi bella come me l'aspettavo, crescendo vedi tante cose che era meglio non conoscere mai, il mondo non è organizzato bene, sta andando tutto a puttane, e la vita personale ci inghiotte come un buco nero in duemila problemi senza via d'uscita, un limbo di dolore e dispiaceri causati da ogni cosa che ti circonda. I momenti belli che una persona tende a ricordare sono solo un ricordo estratto da un ricordo piu dolorante, ma quello una volta, da bambini, cercavamo di accantonarlo, nasconderlo, metterlo in un cassetto chiuso a chiave cosi da non farci del male, ma quando si cresce cambia tutto, non sai piu difenderti da questo mondo che ti regala una gioia e mille dispiaceri. Sei solo, vedi le persone che una volta erano con te andare via, per le loro strade, sparire come fantasmi, e tu li fermo nella tua vita a sentirti un errore, uno sbaglio, capisci che sei sempre stato uno sbaglio per il mondo, che tu non c' entri nulla qua e che sei totalmente solo a combattere la vita, ma a volte non si hanno avuto le basi per avere le forze di combatterla questa vita, capisci che sei debole, senza via d'uscita, e ti lasci andare, ti fai risucchiare da quel vortice di nullità e insoddisfazioni che la vita ti provoca sempre, ogni giorno di più, ogni mattina speri di non svegliari mai, di continuare a vivere in quei mondi magnifici che sai creare di notte, dove vorresti vivere per sempre e dove è tutto tuo. Svegliarsi la mattina è sempre un agonia, una cosa brutta, ti svegli e sai che la tua vita fara schifo esattamente come il giorno precedente, ogni volta speri in una svolta ma nulla, non succede mai un xxxx, sei positivo ci provi ma nulla è mai abbastanza, e ti ritrovi con dei genitori delusi, sconfortati e amareggiati da te, uno che addirittura nemmeno si informa, tu potresti essere tranquillamente morto ma non cambierebbe nulla, e tu ti senti in colpa, e hai ancora meno voglia di andare avanti, vedi tutto intorno a te che sta li pronto a criticare ogni tua mossa perche è sbagliata, ormai sei l errore che cammina per strada, il disagiato che non capisce nulla, che non ha futuro e ti chiedi perchè xxxx sei venuto al mondo, chi xxxx me l ha fatto fare, perche? Forse bisogna affrontare questi problemi che la vita ti mette davanti, penso pero che qualcuno o qualcosa abbia sbagliato i calcoli, affrontare problemi pesanti senza avere la forza necessaria non ha una fine bella. Forse hai avuto poco tempo per essere bambino e prendere la vita in un modo positivo, forse sin da piccolo la tua vita è stata stravolta, ti hanno portato via un infanzia che poteva essere felice, e tu la rivuoi ma sai che non potrai mai. È vero nella vita c'è chi sta peggio, ma dai chi è che non pensa alla sua vita per pensare solo agli altri? Sono rare le persone cosi. E comunque devi imparare solo una cosa in questo tipo di vita, fingere, fingere con tutti e mettere maschere su maschere e andare avanti cosi, stare male in silenzio e da solo per non farti terra bruciata, fingi sempre, fingi che stai bene, che quando la gente ti critica tu sei solo felice, assecondali, fai finta di nulla tanto non capiranno neanche se glie lo spieghi, indossa una fottuta maschera e va fuori, vivi la vita cosi come viene finché non sarai stufo e finalmente forse capirai come fare.
  2. Buongiorno a tutti, è la prima volta che scrivo su un forum di psicologia, ma ho davvero bisogno di un aiuto. Sono un ragazzo giovane (under 30), ma già sposato. Mi giudico piuttosto responsabile e serio, ma io (e di conseguenza anche mia moglie) abbiamo un grosso problema coi miei genitori. Il fatto è che il loro matrimonio è obiettivamente una farsa. La situazione è quella tipica di una persona, mia madre, legatissima ai propri genitori che mette in cima alla sua lista di priorità e un'altra, mio padre, che ha da sempre accettato passivamente la cosa, anzi ha adottato una modalità che definirei passivo-aggressiva. Altri problemi derivano dalle loro indoli, dotate di scarso senso pratico e decisione, venate di chiari disturbi ossessivo-compulsivi. Un esempio è che, dopo che hanno rubato loro in casa, si sono praticamente ridotti a vivere con le tapparelle del bagno e della cucina perennemente abbassate. Hanno messo (inutili) chiavistelli ovunque. Mio padre invece è sempre stato misantropo, non ha volutamente rapporti con nessuno (né ex colleghi, né familiari propri né familiari di mia madre). E'perennemente agitato e ripete le cose (tipo "lavati le mani", "lavati le mani" etc etc). Mi ha sempre trattato come un poppante, mostrando piena sfiducia in me e nelle mie capacità. Si crede furbo e geniale, ma non ha alcuna intelligenza relazionale e tratta malamente persone che non gli fanno nulla di male e viceversa. Avendo una casa di proprietà che si rifiuta di manutenere bene ed eventualmente di affittare, io e mia moglie ci siamo spesso scontrati con lui non capendo le motivazioni dietro le sue scelte che riteniamo profondamente irrazionali. D'altra parte mia madre, pur gentile e generosa con noi, appare aver sviluppato un rapporto totalmente astioso col marito, al quale concede piccole gratificazioni (del tipo "sai cucinare bene"), criticandolo, e spesso controllandolo, in tutte le scelte importanti. Lei si disinteressa totalmente dei beni e delle proprietà di lui e viceversa. Anzi, appare sottomessa del tutto a un fratello che, a propria volta, cerca di manovrarla e metterla contro di me per ragioni di puro interesse, sfruttando la sua debolezza e la difficoltà nei rapporti tra i miei due genitori. In mio padre sospetto ci sia una forte componente edipica perché stima tuttora la madre defunta che però non lo trattava affatto bene e forse in mia madre ha cercato un rapporto simile, ossia di dominazione sulle proprie scelte. La cosa che più mi fa adirare di lui è la sua inettitudine che abbina a sfiducia ingiustificata nei miei confronti. Un esempio: io e mia moglie abbiamo sistemato e pulito la sua casa inutilizzata spiegandogli punto per punto cosa andrebbe migliorato. Non solo ci siamo spaccati la schiena ma abbiamo speso per sistemare alcune cose, anche se lui ha entrate molto maggiori rispetto alle nostre. Bene, non ci ha neppure ringraziati. In un caso precedente era anzi "impazzito" andando a riferire tutto a mia madre che, a propria volta, mi tratta da bamboccio e la cui frase preferita è "occupati delle tue cose". Passando a mia madre, pur essendo una donna austera e dotata di valori (quantomeno priva di vizi), sembra preferisca persone viziate e viziose come i miei cugini, figlio del fratello, a me che sono sposato, conduco una vita semplice ma sana e ho un lavoro decente. A dire il vero, ci disinteresseremmo totalmente di tutta questa loro ingarbugliata situazione, non fosse che così facendo mettono a rischio anche il patrimonio che erediteremmo. Non scambiatela per avidità, ma io e mia moglie siamo semplicemente attaccati alle proprietà anche per una ragione affettiva e di "cultura": non desideriamo che le proprietà si degradino e mediteremmo un domani di metterle a frutto. Invece, mia madre con la totale sottomissione al fratello, lui sì smanioso di soldi, e mio padre con la sua sciatteria e incuria, temo ci lascino un pugno di mosche. E questo sarebbe un peccato anche per il futuro della nuova famiglia io e mia moglie abbiamo formato. Per concludere, sembra che mia madre e mio padre si divertano a scaricare le loro ansie e frustrazioni su di me, ossia un ragazzo che, finché è stato con loro (18 anni) hanno sempre tenuto sotto una campana di vetro e poi, fortunatamente, ha trovato una propria strada indipendente e una capacità autonoma di giudicare la realtà. Non scambiatemi per egoista e poco grato nei confronti dei miei, ma capite bene che molte loro reazioni sconcertano me e mia moglie perché le trovo assurde, irrazionali e patologiche. Chiedo quindi un consiglio su quale comportamento adottare con loro, dato che si rifiuterebbero in ogni caso di sottoporsi a qualsiasi visita psicologica o psichiatrica.
  3. Sono un'adolescente di 15 anni ed ho bisogno di un aiuto. Con i miei genitori non ho mai avuto un forte dialogo, sopratutto con mia madre. Ci sono frequenti episodi che mi fanno riflettere: episodio in cui cerco di capire le cause profonde di alcuni determinati comportamenti sia miei, che dei miei genitori, che dia mia sorella maggiore. Ma ci sono altri episodi in cui io stessa quando provo a capire perché io ho un determinato comportamento con i miei genitori e viceversa, che scoppio a piangere (solo ed esclusivamente in camera mia senza farmi vedere) perché non voglio affrontare realmente la causa del comportamento. Ma oggi sto scrivendo questo perché ho neccesitá di chiedere a mia madre di uscire con le mie amiche, ma non ci riesco. Ho provato a parlarci ma prima ancora di aprire bocca, la richiudevo e non so il motivo (questo lo chiedo a voi). Poi ho provato a chiederglielo per iscritto, ma mi sono messa a piangere perché ho pensato che mia madre potesse rimanerci troppo male nel sapere che sua figlia non riesce a chiederle neanche di uscire. Mi sono detta che non potevo farle questo. (vorrei sapere proprio perché non riesco a comunicare) Spero di essere stata chiara, ma se avete delle domande riguardanti la mia infanzia e adolescenza non esitatr a farmele. Grazie mille.
  4. Ciao a tutti, scrivo più che altro per sfogarmi. è strano pensare che dopo tanti anni solo ora mi decido a parlare di questo argomento con altre persone (seppur virtualmente). Ho 25 anni e studio all'università. per 4 anni ho studiato in Italia in una città diversa da quella mia di origine e ora, per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare qui, vivo e studio in Russia, a Mosca. come da titolo, il problema che mi assilla, forse irrisolvibile per la sua stessa natura, è il rapporto con il padre. Un padre vuoto e mediocre, incapace di fare un qualsiasi tipo di conversazione. talmente scontato e banale in ogni cosa che fa e dice da fare quasi pena. So già che chi mi sta leggendo sarà tentato di pensare che sono il tipico figlio arrogante e pieno di sé, che ha studiato più dei genitori e si sente così a loro superiore. non posso provarvi il contrario, ma so che se passaste anche solo 1 minuto con mio padre usereste i miei stessi termini. Ora, essendo che parliamo di mio padre, non di un conoscente o un amico qualsiasi, devo e voglio imparare a conviverci. Vorrei riuscire ad accettarlo e amarlo per quello che è. vorrei riuscire a rispettarlo, ad ammirarlo anche solo per un singolo pregio. vorrei ardentemente vederlo come un modello da seguire anche solo per 5 secondi al mese. non sapete quanto lo vorrei. ma non ci riesco. ci ho provato, mi sono sforzato. tutto inutile. al contrario lo odio. non lo sopporto. raramente riesco anche solo a guardarlo negli occhi. faccio una fatica bestiale anche solo ad ascoltare il suono della sua voce, i suoi stupidi, inutili e scontatissimi commenti e domande. non riesce a conversare normalmente, ad esprimere una sua opinione costruita su un qualsiasi argomento. riesce solo a fare banalissime domande e piccoli commenti: c'è freddo a Mosca? c'è la pasta a Mosca? come è andata la settimana? hai trovato la ragazza?...e similari. le domande sono sempre le stesse 10/15. e anche se mi sforzo di rispondere in modo articolato e con entusiasmo la conversazione raramente supera i 5 minuti. Lo odio perchè non ha un carattere, non ha alcun tipo di interesse o passione, non ha un opinione chiara e definita su niente. a parte forse su temi religiosi. ebbene sì, è un fervente cattolico, al contrario di me. è questo il suo unico interesse e mi ha dimostrato con la sua vita che non sente il bisogno di altro per vivere. Nonostante la sua, lo riconosco, davvero profonda religiosità, è talmente privo di carisma, carattere e saggezza, che non è nemmeno riuscito a mantenere suo figlio un cristiano come lui, o anche solo di facciata. Lo odio soprattutto perchè, nonostante tutto, non sembra avere alcun interesse nel cambiare. lo odio perchè non ha mai capito, che ho sempre avuto un disperato bisogno di una figura paterna da cui prendere esempio, da cui imparare come comportarmi, da cui ricevere anche solo qualche piccolo consiglio o lezione di vita nei momenti difficili. niente, ve lo giuro, mai nulla, zero assoluto. Lo odio perchè non si rende conto di nulla, e probabilmente crede addirittura di essere stato un buon padre. Solo un uomo privo di emozioni può riuscire a vivere e ad accettare un esistenza tanto mediocre. dovreste vederlo per capire, addirittura pare essere sereno, e che si crogioli in questo suo modo di essere. Lo odio ancora di più perchè ancora oggi, talvolta e senza accorgermi, uso i suoi stessi modi di fare ingenui e mediocri, non avendo imparato altro per anni. La mia adolescenza è stato il periodo più buoi e aspro. Non avevo un padre degno di questo nome e tanto meno un fratello maggiore da cui imparare qualcosa. in altre parole, non ho mai avuto una figura importante di riferimento. e ho dovuto imparare da solo ogni singola fottuta e banalissima lezione di vita, cadendo ad ogni singolo ostacolo e rialzandomi pieno di ferite. per anni cercavo il padre che non avevo in amici più grandi, o nei padri degli altri amici. talvolta trovavo una figura paterna in queste persone anche solo per 30 secondi, che mi lasciava un piccolo insegnamento, anche solo con un gesto, un'azione, una reazione. Ed erano momenti splendidi per me. ma lo sappiamo, le altre persone vengono e se ne vanno. i padri tendono a rimanere. e mio padre è ancora nella mia vita. Concludo dicendo che questo odio mi logora come un'ascia piantata nella schiena. non riesco a sopportare l'idea che odio mio padre. non mi aspetto che cambi ormai. ma vorrei con tutto me stesso riuscire ad amarlo, ad accettarlo, a passare del tempo piacevole con lui, perchè non ci sarà per sempre. ma non ci riesco, non riesco ad accettarlo e stimarlo per come è, per quanto mi sforzi. E questo mi spezza il cuore. Se c'è qualcuno che è riuscito ad arrivare fin qui nella lettura, innanzitutto lo ringrazio. se avete voglia, datemi qualche consiglio. lasciatemi un pensiero. Io non so più come fare. Grazie.
  5. Buonasera a tutti, sono un neo-marito di 31 anni, sposato da 5 mesi. Mi sono imbattuto in questo forum cercando su Google "rapporti moglie genitori", e da questo potete già intuire di quale natura sia il mio problema. Parto dalla fine: circa tre settimane dopo il matrimonio, mia moglie ha pressoché chiuso ogni rapporto con la mia famiglia, e questo, con tutta la tensione accumulata in oltre 4 mesi di silenzi, sofferenze e risentimento mi ha portato alla disperazione. Mia moglie ha un carattere molto forte e variabile, nel 90% è estremamente dolce, amorevole, direi persino compassionevole.. Nel restante 10% è invece molto dura e fredda, quasi violenta. Dal canto mio, sono invece molto docile e mite, quasi remissivo, e questo ci ha sempre permesso di "compensare" il suo 10% di durezza.. D'altro canto mi rendo conto di poter essere anche piuttosto insistente e pesante quando voglio raggiungere qualcosa. Mia moglie non è italiana, viene da un Paese dove i ragazzi/e escono di casa molto presto e mi ha sempre rinfacciato il fatto di essere un mammone, per essere uscito di casa a 28 anni nonostante ora viviamo a più di 1000km dalla mia famiglia. Questo aspetto ha causato spesso dei litigi, lei mi rinfacciava di trascorrere troppo tempo su Skype coi miei genitori (riesco a vederli di persona max 1 volta ogni 6-8 settimane, lei i suoi una volta l'anno), o di raccontare loro troppe cose della nostra vita personale e di sentire la loro presenza "virtuale" come troppo invadente. Io ho allora ridotto i collegamenti Skype e abbiamo trovato un nostro equilibrio, tanto che spesso e volentieri lei partecipava a queste conversazioni anche solo per un cenno di saluto. Le cose sono degenerate proprio in concomitanza col matrimonio, quando abbiamo trascorso un'intera settimana a casa dei miei. Lì sono emerse una serie di incomprensioni - a mio avviso estremamente futili - con mia madre; per esempio, mia moglie le aveva chiesto di comprare una certa cosa nel tal posto, e mia mamma le ha risposto - sapendo che c'erano posti migliori dove comprarla - qualcosa tipo "Ma no, ci penso io, te la compro a XXX invece che a YYY"; apriti cielo: mia moglie ha visto questa come un'interferenza e un andare contro le sue richieste. Ci sono un paio di altri esempi simili, tutti dello stesso tenore: un motivo assolutamente futile e una risposta di mia mamma che forse denota un po' di invadenza, ma assolutamente a fin di bene e non certo oltraggiosa. Tornati a casa nostra, mia moglie ed io abbiamo trascorso un paio di settimane relativamente felici, in cui ha salutato ancora una volta i miei su Skype. Dopo questo periodo io ho rivisto i miei, i quali si sono lamentati del fatto che mia moglie avesse loro risposto in modo maleducato durante uno degli episodi sopra citati (i miei sono un po' fissati con questa cosa della maleducazione..) ed io, che ammetto di sentirmi in soggezione nei loro confronti, una volta tornato a casa trovavo il modo di rimproverare a mia moglie di non aver apprezzato le offerte di mia madre o di essersi comportata in modo scortese. Arriviamo così a tre settimane dal matrimonio. Mia moglie durante una litigata mi dice che non ne può più di vedere i miei genitori "virtualmente" sempre in casa nostra anche a 1000km di distanza, e che adesso per un po' di tempo non vuole vederli né parlare con loro. Io la assecondo pensando ad una cosa momentanea, ma i giorni e le settimane passano.. Una, due, tre.. Finché inizio a sentirmi molto a disagio perché non so più come giustificare ai miei l'inspiegabile assenza di mia moglie (che prima si mostrava per un saluto almeno una volta ogni 7-10 giorni) e a provare pena per loro, perché so - anche per situazioni di suocere difficili vissute a loro tempo - che farebbero di tutto per creare un buon rapporto con la loro nuora (e infatti, al di là delle critiche saltuarie per questa o quella risposta sgarbata, devo ammettere che si sono sempre prodigati per lei, sia che si trattasse di accoglierla quando veniva ospite, o di portarla ad una visita medica, etc.). Insomma, la mia percezione era che ad un malinteso stupidissimo come quello di comprare una cosa nel negozio X piuttosto che Y, mia moglie stesse reagendo in maniera troppo dura. Ho allora cercato di farglielo capire con le buone, spiegandole l'insensatezza della sua presa di posizione, da lì siamo passati ai litigi ed al muro contro muro. A completare la tragedia, dopo che questa situazione si trascinava già da oltre 3 mesi, mia moglie esasperata e credendo di intravvedere delle pressioni da parte dei miei, ha mandato loro un'email estremamente aggressiva, scrivendo che dovevano starsene alla larga, smetterla di interferire e che lei avrebbe parlato con loro solo quando avesse avuto qualcosa da dire, altrimenti no. I miei le hanno risposto dopo 24h in maniera molto garbata ma ugualmente fredda, dicendo sostanzialmente che forse un piccolo gesto di amicizia da parte di lei avrebbe evitato questa situazione e che loro avrebbero parlato apertamente con me come hanno sempre fatto. Dopo altre 24h è arrivata l'ultima risposta di mia moglie, il cui contenuto si potrebbe sintetizzare con: "con voi non si può discutere, siete fuori di testa". Da lì in poi i litigi tra me e mia moglie sono aumentati, io le ho spiegato che forse le pressioni che credeva di percepire dai miei erano più una mia "proiezione" che altro, ma questo non l'ha smossa di un millimetro, anzi mi sono solo valse l'accusa di averle mentito e di aver creato io i presupposti per quelle dannate email. Ed eccoci qui. Mia moglie oggi continua a non rivolgere la parola ai miei, i quali ora si sentono molto offesi e non vogliono neanche sentirla nominare (in realtà credo sarebbero ben disposti ad accettare delle scuse o almeno un chiarimento, ma non credo ci siano possibilità che questo arrivi da mia moglie) ed io sono letteralmente dilaniato dalla situazione. Provo una profonda rabbia verso mia moglie, perché credo che ciò che ha fatto sia infantile, insensato e stupido, oltre ad una grossa mancanza di rispetto nei confronti miei e della mia famiglia. Ho letto diversi forum e fatto il corso pre-matrimoniale, e conosco la regola aurea de "la tua famiglia adesso è tua moglie", etc. etc... Credo però che vada contestualizzata, dato che nel mio caso mi sembra una vera aggressione unilaterale da parte di mia moglie. Come molte volte le ho detto, io mai e poi mai mi sarei permesso di togliere il saluto ai suoi, tanto meno di scrivere un'email come quella che ha mandato lei, e questo a prescindere da quanto i suoi genitori potessero essere invadenti o "insopportabili". E la cosa che più mi fa arrabbiare è che, secondo lei, la nostra vita dovrebbe scorrere liscia e pacifica come sempre, e il piccolo dettaglio dei rapporti con la mia famiglia non dovrebbe in alcun modo disturbare la nostra quotidianità coniugale. Le ho detto più volte, con le buone prima e litigando poi, che io non posso essere sereno in questa situazione di guerra nella mia famiglia, tra mia moglie e i miei genitori. La sua risposta è che la famiglia siamo lei ed io, ed i genitori non fanno parte della nostra famiglia. Dal canto suo, mi rinfaccia di prendere sempre le difese dei miei, di metterla in secondo piano e di non averla capita quando mi aveva detto di voler stare per un periodo senza parlare con loro. Ma a me pare che quella stessa richiesta (che comunque io avevo assecondato per oltre 3 settimane) fosse estremamente infantile: anche perché l'unica cosa che le ho sempre chiesto era di mantenere un minimo rapporto sociale e di armonia con la mia famiglia, non certo di andare in vacanza insieme a loro!! Provo anche una grande pena per i miei, mista ad un pizzico di rabbia per i loro rimbrotti sulla presunta scortesia di mia moglie.. Scusatemi se mi sono dilungato, e grazie per aver avuto la pazienza di leggere fin qui. In queste righe ho sintetizzato ore e ore di pensieri, lacrime, discussioni e litigi, che non hanno portato a niente. Vivo dilaniato e diviso tra la rabbia verso mia moglie e il suo sguardo freddo quando ancora oggi mi dice che non parlerà con la mia famiglia perché non le piace essere costretta a fare le cose, e la paura di perderla.. Le voglio comunque ancora molto bene e abbiamo fatto tante cose belle insieme in questi 5 anni e solo a pensarci mi prende il panico. Qualcuno di voi ci è passato? Posso davvero aver creato io una situazione così pesante da giustificare tutto questo, o la reazione di mia moglie è davvero eccessiva e ingiustificabile? Credete che vedere uno psicologo possa aiutarci? Grazie..
  6. Seppur relegata in secondo piano rispetto a quella materna, la figura del padre assume un'importanza fondamentale nella crescita dei figli e, in particolare, delle femmine. Sul rapporto col <a href="http://www.faredelbene.net/public/news/articolo/2761/il-primo-vero-amore-di-una-donna-il-padre.html">padre</a> é fondata buona parte dell'autostima che la figlia avrà verso sé stessa nella vita.
  7. Ciao a tutti, mi rivolgo a questo forum nella speranza di ricevere una risposta che mi aiuti a comprendere meglio un mio comportamento che mi procura molta ansia e molti sensi di colpa e che razionalemnte non farei mai ...eppure l'ho fatto diverse volte. Conseguentemente grava su di me un giudizio molto negativo da parte mia e non capisco quali siano le motivazioni iniziali e soprattutto non capisco perchè mi viene questo entusiamo per poi dovermi sentire in colpa e stare fisicamente male. Anche adesso che scrivo provo molto attrito verso la scrittura e non riesco a pensare bene, ho la vista annebbiata e vorrei dare di stomaco. E' una cosa scabrosa che alla fine mi umilia. E infatti mi scuso di raccontarla qui. Ho 21 anni, studio e vivo con mia madre. Il mio corpo è cambiato rispetto a qualche anno fa. Faccio sport e spesso mi guardo allo specchio vedo il cambiamento. La cosa un po' mi emozionava. Credo di sentire l'esigenza di attirare l'attenzione o di essere notato, non so bene. Ci sono ragazzi che incendiano la propria casa per farsi notare (dico in casi estremi). Ci sono ragazze che si tagliano il corpo, che si strappano i capelli. Esistono comportamenti molto strani fatti unicamente per essere notati dai propri genitori. Tante premesse e non riesco ad arrivare al sodo. Il mio problema è che cerco sempre l'occasione di mostrarmi nudo davanti a mio padre che, in passato, ho visto raramente a causa della separazione dei miei e a causa del'atteggiamento poco disponibile di mia madre nei suoi confronti. Creo situazioni, le premedito, faccio finta che siano incidentali. Prima di passare il week end da lui penso alle situazioni che si possono presentare. E mi riprometto di trovare il modo di prolungare il momento in cui sono nudo e fantastico sul fatto di trovarmi nudo davanti a lui a parlare senza imbarazzo. In verità provo tantissimo batticuore ma voglio far finta di nasconderlo, e parlare con lui in quello stato ma disinvoltamente. Eppure lui si accorge e mi chiede se sto male perchè la mia voce è rotta dal batticuore. Una volta era fuori casa ed io l'ho aspettato per più di due ore fermo immobile in una posizione per far finta di venire sorpreso, al suo rientro, in un punto della casa dove non potevo nascondermi o coprirmi subito. Una mattina mi sono svegliato con un'erezione (in tutta la notte precedente ero come sopraffatto da questa emozione). Quando mi sono svegliato sono andato diretto in cucina con solo la maglietta addosso. Ho fotto un enorme sforzo di volontà: mi sono imposto di fare finta di non avere questo stato (che comunque non era totale, era semplicemnte ingrossato). Come se volessi far credere a me stesso di non essermi accorto. Lui mi rivolge delle facce strane e io faccio finta di non cogliere il suo sguardo interrogativo perchè la mia priorità è quella di farmi vedere e continuare la permanenza in cucina con lui. Mio padre, quando ero piccolo, mi ricordo che mi portava in piscina, in campeggio e mi spiegava che tra uomini negli spogliatoi non doveva esserci imbarazzo. Io ero molto "vergognoso" e lui mi spronava. Ma era proprio una sensazione bruttissima. E se non mi toglievo il costume per fare la doccia per mio padre ero uno sfigato o un complessato. E io dovevo fare un grosso sforzo con me stesso. Mi ricordo che mi veniva anche da piangere. Invece lui si spogliava seraficamente: rimaneva nudo con solo le ciabatte e la bottiglia di shampoo in mano. Anche in famiglia lui non si è mai censurato e diceva che "tra uomini era normale". Capitava spesso che si trovasse nudo davanti a me e ai miei fratelli. Non era un uomo che stava nudo in casa ma quando usciva dalla doccia o in altre occasioni era nudo senza imbarazzo. La notte, quando sono da lui, dormo nudo fuori dalle coperte e sogno che lui mi sta osservando e sta vegliando su di me. Come se mi proteggesse in un certo senso. Oppure mi accontento dell'idea che mi veda solo un attimo di passaggio entrando per caso nella mia stanza (ma è improbabile che entri o sia entrato nella mia stanza). Per me l'ideale sarebbe quello di essere visto senza che io mi accorga. Un giorno ero sul divano con indosso solo una maglietta e tutto nudo altrove. Ero solo in casa e aspettavo con ansia il suo ritorno. Mi batteva il cuore e pensavo che sarei scappato in camera a vestirmi ma contemporaneamente ho fatto lo sforzo con me stesso premeditataqmente di impormi di non andare via. Mio padre entra mi guarda e non dice nulla anche perchè la maglietta mi copriva abbastanza. Forse non aveva neanche notato. Dopo circa un'ora in cui io aspettavo sul divano in stand-by, lui mi raggiunge per vedere la TV e sembra non dare peso alla mia nudità. Cioè sgrana un po' gli occhi ma non dice nulla e io guardo altrove per non sostenere il suo sguardo. Dopo un po' faccio finta di essermi addormentato ma ero sveglio come un grillo. Far finta di dormire mi "deresponsabilizzava" e mi permetteva di assumere altre posizioni rispetto a quella seduta. Più che altro volevo che lui mi vedesse le "parti intime" oppure volevo che vedesse quanto fossi disinvolto davanti a lui; oppure ancora volevo che vedesse quanto mi fossi sviluppato dall'ultima volta che mi aveva visto nudo. Dopo un po' mi addormento veramente. Mentre io dormivo, mio padre mi aveva anche messo una coperta ma io l'avevo spinta involontariamente nel sonno fino ai piedi senza che mi coprisse più. Sicuramente lui si è accorto del mio comportamento bizzarro. Ma io penso di volerlo fare ancora. Mi piacerebbe andare in palestra insieme a lui solo per potere indugiare negli spogliatoi. E' un sogno che sento fortissimo quello di vivere una situazione in cui sia accettabile stare nudo davanti a lui senza dover organizzare questi stratagemmi. Lui osserva il mio comportamento e sicuramente si è fatto qualche idea. Ogni tanto penso che possa raccontare tutto alla mamma trasformando questo mio comportamento in un problema. Ma non penso che ne parli a lei. Con me ha un atteggiamento sempre molto accomodante. Non è una persona che critica o giudica le latre persone e siccome mi vuole bene, qualsiasi cosa faccia non potra mai sortire un giudizio negaticvo su di me. Io più che essere dispiaciuto e spaventato sono preoccupato per come conduco i ragionamenti quando agisco così. Mi creo tutta una realtà immaginaria: praticamente per sostenere la mia nudità faccio finta di non pensare di essere nudo. Attribuisco a mio padre dei pensieri e delle riflessioni riguardo me che quasi sicuramente non corrispondono alla realtà. Mi illudo che a mio padre faccia piacere vedermi nudo ma contemporaneamente so benissimo che non è così. Mi sento come un fiume di parle ma lo considero positivo perchè è la prima volta che riesco a fare una biografia dei fatti. Prima di ora c'erano solo pensieri nervosi e per niente comprensibili. Non che adesso capisca meglio la situazione ma almeno sono riuscito a scrivere alcuni fatti. Non ho mai pensato che la causa potesse essere un attrazione omosessuale edipica. Ma ora che scrivo non escludo questa ipotesi. Però non ho mai sognato di avere rapporti fisici con lui. Non l'ho mai pensato. Invece ho sognato tante volte delle situazioni pradossali: per esmpio ho sognato di andare in vacanza e non so per quale motivo mio padre mi imponeva di non uscire dalla casa e di rimanere nudo tutta la vacanza. Nel sogno non avevo i vestiti perchè lui li aveva nascosti. Così come aveva nascosto i teli e gli sciugamani e gli accappatoi. Sono disperato anche perchè nel week end andrò da lui e ho paura di esagerare e di mettermi in una situzione svilente davanti a lui. Su quello che può pensare lui di me (già ora) e del mio comportamento non ci ho ancora pensato. Lui ancora mi lascia fare e anche io non ho avuto cosi tante occasioni è più il tempo perso ad aspettare che succeda qualcosa più che la situazione vera e propria. Io spero di non essere stato troppo confuso. Eppure io sono molto confuso. Io ringrazio infinitamente chiunque abbia avuto la pazienza di leggermi fino a qui. Grazie e scusate ancora.
  8. Cari genitori, vi propongo come spunto di riflessione e crescita personale la storia di una ragazza che mi ha toccato nel profondo: apparentemente aiutata e sostenuta dalla famiglia è stata in realtà abbandonata prima psicologicamente e poi materialmente. Vi invito con questo mio scritto a riflettere sul fatto che i figli sono essere viventi con dei sentimenti e che è importante per il loro benessere essere sinceri e fare le cose col cuore e per loro, non per immagine sociale. Altrettanto importante è, in presenza di più figli, offrire sostengo, amore e attenzione a tutti in modo equilibrato. Se si ha difficoltà a relazionarsi con i figli è opportuno chiedere aiuto per imparare a creare un clima sereno e stabile in famiglia e a comunicare in modo positivo. Buona lettura. Vivere nella menzogna, nelle bugie e nellabbandono. Come abbandonare una figlia cercando di sembrare nel giusto. I vissuti e le esperienze infantili ci segnano offrendoci un buon o cattivo terreno di base su cui crescere. Le esperienze di vita familiare sono quelle più importanti e che possono dare origine a stabilità e sicurezza di sé o traumatizzare ed inibire le capacità personali. La confusione che può essere creata in una bambina a seguito di continue e palesi bugie e distorsioni della realtà è solo il primo passo verso un possibile trauma. Aggiungendo aggressività sia fisica che verbale e doppi messaggi caratterizzati da false promesse si raggiunge lapice della tensione che può culminare, come nella fattispecie, in un abbandono prima psicologico e successivamente fisico/concreto lasciando impressa una immagine traumatica che riassume tutta una vita di ingiustizie come riassunto sinteticamente nel titolo di questo scritto. La figlia in questione è Daniela. Le vicissitudini familiari creano nei figli un copione di vita, qualcosa che si tende a ripetere e che trova giustificazione nel passato ma viene contemporaneamente rinforzato da eventi successivi. Nella fattispecie le vicissitudini familiari sono state perpetuate anche da uno zio che si è proposto per gestire diversamente le cose, riequilibrando ciò che poteva essere rimesso in ordine. Offrendo quel senso di sicurezza e chiarezza che avrebbe aiutato a rompere quel vecchio copione di vita. Invece tale figura familiare si insinua nellormai instabile e decadente sistema ripetendo la stessa prassi psicologica tipica del contesto genitoriale: bugie, false promesse, favoritismi verso una figlia piuttosto che laltra e imposizione autoritaria delle decisioni anche senza discussione/confronto. Il perpetuarsi della stessa dinamica psicologica ha rinforzato e drammaticamente inciso sul trauma della figlia Daniela imprimendo nella sua mente unimmagine di sfiducia, maltrattamento e abbandono che vanno a riversarsi inevitabilmente anche sullequilibrio fisico. La forza di volontà di Daniela la tiene ancora in vita e fare finalmente adesso chiarezza in modo aperto e pubblico rompe quello schema del silenzio, della facciata per il quieto vivere e delle palesi bugie al fine di essere libera dal passato, dalla confusione e dai sensi di colpa che possono nascere in una bambina che vuole vedere le cose per come stanno e invece le fanno credere che sia sbagliato, le fanno credere che sia scorretto essere felici. Capace di comprendere, fin da bambina, aspetti della vita che in pochi vogliono vedere, Daniela subisce attacchi ed ingiustizie da tutta la famiglia al fine di isolarla ed evitare che certe verità possano salire a galla. Lunga potrebbe essere la lista degli esempi, andando per grosse tappe si può sintetizzare come segue a titolo esemplificativo ma non esaustivo: - fino alladolescenza; infinite e piccole bugie/ingiustizie tipo: - non le lasciano fare le cose che fanno gli altri bambini perché altrimenti si sporca. - la famiglia molto spesso esce di casa escludendola e portando con sé solo la sorella minore. - lei a pranzo vorrebbe due uova e le dicono che ce nè solo uno anche se sono molte di più. - lei vorrebbe dei soldi per comprare dei pomodori, le dicono che soldi non ce nè e poi tornano con dei peperoni (ma se i soldi non cerano? E perché prendere altre cose non richieste?). - dicono che il cane chiuso nella sua camera (per evitare che venga maltrattato dai familiari) sta abbaiando molto mentre lei è fuori, invece lei è in casa ed il cane non sta abbaiando. - ormai maggiorenne; allontanamento più evidente: - vorrebbe mangiare cibo diverso e naturale ma sedendosi a tavola con tutta la famiglia: le dicono che disturba e che può andare a cucinare solo dopo che hanno finito loro (anche se cè sia lo spazio in tavola sia i fornelli liberi per cucinare) ovvero verso le 16 del pomeriggio e alla fine è costretta a mangiare solo una volta al giorno e qualcosa di già pronto in camera non essendo libera di potersi muovere in casa. Non può usare liberamente neanche il frigo o la dispensa sempre accusata di occupare spazio. - chiedono di non mettere le sue cose del bagno nel lato sinistro dello specchio sul lavandino, però essi stessi mettono le loro cose anche sulla destra che a parole sarebbe dovuto essere uno spazio dedicato a lei. - per andare in bagno rischia di essere colpita fisicamente dalla sorella o aggredita verbalmente dal resto della famiglia per motivi palesemente ingiustificabili, pur di evitare lo scontro si trattiene dallandarci anche per 17-20 ore rimanendo sempre di più nella sua camera e la notte vive con la paura di essere aggredita nel sonno. - la sua passione per lacquario deve essere abbandonata: alla sorella da fastidio vedere lacquario in salotto e le fanno continue e pesanti pressioni finché non lo toglie e ci rinuncia. - le critiche distruttive da parte della famiglia sono costanti e riferite ad ogni più piccola cosa, anche ad ogni bella cosa. Prova a parlarne ma la situazione anzi peggiora e ogni cosa viene negata, se piange per questo, sta male e ne soffre non riceve nessun tipo di ascolto o tentativo reale di comprensione, si comportano come se nulla fosse o peggio, aggredendo di più. - isolamento/abbandono fisico/ostacolamento: - La sorella è aggressiva anche fisicamente verso Daniela e come soluzione impongono a Daniela stessa di non oltrepassare la porta che separa il bivano dal quadrivano e, se vuole fare la lavatrice, deve passare dal pianerottolo e suonare il campanello. - tolgono la porta e mettono un muro per separare i due appartamenti, senza possibilità di risolvere le tensioni e tenere unita la famiglia come avrebbe invece voluto Daniela. - ormai isolata e abbandonata Daniela non ha più rapporti diretti con la famiglia, restando profondamente traumatizzata da tale esperienza sommatasi nel corso degli anni e non riesce più a vederli ne a sentirli, la notte è preda di incubi nei quali ancora le urlano contro e la chiudono a chiave nella sua camera come quando succedeva quando era più piccola. - anche laiuto economico per aprire lattività è stato una bugia: infatti è stata ostacolata pesantemente; Daniela ogni giorno con regolarità si è messa al computer per trovare siti web dove farsi conoscere, inserire offerte e stimolare il pubblico on-line allacquisto. A turno ogni membro della famiglia è entrato nel piccolo stanzino dove Daniela ha lavorato disturbandola in qualche modo, si sono inventati qualunque scusa per criticarla e per lamentarsi; il clima è stato teso ed insostenibile, la sorella spesso ha alzato le mani e i genitori hanno insistito ad aggredirla verbalmente. Quando è capitata qualche giornata in cui Daniela ha potuto lavorare senza essere disturbata entro pochi giorni è riuscita ad incrementare le vendite. Ma i boicottaggi della famiglia sono arrivati ad un eccesso portando al fallimento dellattività. - fanno sapere che se Daniela fa un primo passo per un ri-avvicinamento allora anche loro saranno disponibili in tal senso. Daniela, con sforzo emotivo, quando approfitta dellinizio dellanno nuovo per mandare dei pensierini con bigliettino di auguri non riceve nessuna risposta, nessun ringraziamento e nessun segno di riavvicinamento. - abbandono e tradimento in punto di morte - la madre prima di morire garantisce, verbalmente, che almeno i soldi per le bollette e qualcosa per mangiare le verrà dato. Vorrebbe vedere Daniela dal balcone e, seppur ferita e sofferente del trattamento subito, in onore del perdono decide di farsi vedere anche se poi ne soffre. I soldi poi però non arrivano e la madre avverte che sta scrivendo una lettera... ma non dice altro. Chiede però di poter vedere nuovamente Daniela, dovrebbe entrare di nuovo in quella casa e rivedere quelle persone: non ce la fa e ci sta molto male per diversi giorni. Qualche settimana dopo arriva la lettera preannunciata dove però la promessa verbale viene annullata: da quel momento non riceverà più soldi e dovrà anche pagare tutte le bollette e spese varie. - Daniela offre un ultima possibilità alla madre di fare un promessa e mantenerla al fine di poter favorire un ri-avvicinamento: avrebbe semplicemente dovuto ridare per breve periodo a Daniela i documenti della macchina qualora fossero serviti ma alloccorrenza i documenti non vengono ridati venendo meno allimpegno preso, come sempre! - Daniela sta male fisicamente, è disoccupata nonostante abbia tentato più volte vari lavori, e ottiene aiuto economico per lacquisto delle cure dallesterno della famiglia. - La famiglia, dopo essere venuta a conoscenza di questo aiuto esterno, per via delle pressioni sociali decide di ricominciare a dare sostegno economico a Daniela. - qualche tempo dopo si scopre unaltra menzogna scritta pre-morte: nel testamento dichiara di aver dato una somma di 90mila euro a Daniela, mentre per lattività commerciale le è stato dato solo 15mila euro più 5mila per le tasse. Inoltre non chiarisce quanto avrebbe dato alla sorella minore per lattività commerciale da lei intrapresa, perché? La sorella ha evidentemente ricevuto molto di più per lattività considerato che ha anche preso in affitto un locale ristrutturandolo, mentre Daniela ha fatto tutto on-line usando lappartamento dove già vive in quanto il sostegno economico per poter aprire un punto fisico a lei è stato negato. Il trattamento a favore della sorella continua anche da adulte. Per arrivare a giustificare un importo di 90mila euro si dovrebbero forse contare anche le spese per i pannolini comprati quando Daniela era piccola e tutte le spese per mangiare cifre che comunque sono state spese anche per la sorella. - disparità fra sorelle in testamento - alla sorella viene lasciato in eredità il quadrivano, ovvero il doppio del bivano lasciato a lei ed in cambio però la sorella avrebbe dovuto seguire il padre e la nonna. Ovviamente questo non sta avvenendo: sono scappati in ospizio perché anche loro hanno paura della sorella. - Le bugie e le prepotenze continuano anche in mano ai mediatori - per pareggiare i conti interviene con procura lo zio che garantisce impegno per riequilibrare i trattamenti fra le figlie e offrire loro un sostegno economico anche se molto inferiore al passato e calibrato in base alle entrate. Lo zio dice che per pareggiare la differenza fra i due appartamenti verrà dato un terreno a Daniela. Contestualmente alla sorella viene detto dallo zio che il terreno è in vendita e che riceverà metà dellimporto appena esso sarà venduto. Daniela fa presente che cè bisogno di stimolare fiducia per il benessere della famiglia e che questa contraddizione di messaggio dato alla due sorelle non è opportuno ed è esplicita bugia. Ma lo zio non vuole saperne di dire alla sorella lintenzione di assegnare a Daniela il terreno e sostiene che invece a lei già non gliene dice bugie le dice solo alla sorella perché ora non cè buona comunicazione. - lo zio invita Daniela a prendersi cura di sé e riprendersi, considerato il grave stato di salute in cui si trova, dicendo che per laiuto economico ci avrebbe pensato lui, perché la gestione del patrimonio ora è in mano sua. - Daniela chiede coinvolgimento per poter gestire alcune scelte relative a lavori straordinari della facciata come la scelta delle mattonelle, la scelta di mettere o meno la vetrata e in che giorno farlo. Lo zio non vuol saperne di questa condivisione e a stento accetta di far scegliere il colore delle mattonelle. Per motivi di salute/allergia alle polveri e poter organizzare gli orari di apertura delle finestre si cerca di sapere se e quando avrebbero messo la vetrata in balcone: lo zio manifesta disagio, si lamenta dicendo che decide lui e basta, che gli operai verranno quando possono anche senza preavviso e che non ci sono ne malati ne malattie e che a questo punto deve chiudere i rapporti e che non le deve dire niente. Così si deve iniziare a comunicare con lui solo tramite un avvocato pro bono. - lo zio inizia a non provvedere al versamento di nessuna quota di sostegno economico, per giustificare questa mancanza riferita a due mesi specifici sostiene che il motivo è legato al pagamento di una bolletta elettrica, lultima pagata. Osservando la bolletta e chiedendo chiarimenti al gestore si scopre che la bolletta è solo per metà di pertinenza del bivano: cerca di far credere che tramite quel pagamento le avrebbe dato un ampio sostegno, il doppio di quello che è in realtà, infatti laltra metà è di pertinenza del quadrivano dove risiede la sorella. - lo zio ad un certo punto interrompe il pagamento delle bollette dicendo che la posta deve essere recapita al suo indirizzo altrimenti non può provvedere al pagamento delle stesse. Avendo egli stesso deciso di chiudere i rapporti gli si fa avere una copia della chiave per poter ritirare tutta la posta a nome del padre. Ma egli non solo non ritira le bollette, ma neanche altra posta probabilmente importante destinata al padre. Sostiene che eventualmente effettuerà lui il cambio di domicilio per la ricezione della posta. Tuttavia non vi provvede. Contattando il gestore della utenza elettrica si riesce ad ottenere la possibilità che le bollette, seppur a nome del padre, possano essere spedite allindirizzo dello zio, il quale però rifiuta. È ovviamente una bugia, non intende pagarle. - lo zio trova altre scuse per non provvedere al versamento di nessuna quota di sostegno economico giustificandosi con palesi bugie: sono preoccupato perché non riesco a darle i soldi; lui vuole farlo solo con modalità riconosciute legalmente. Gli si fa notare che se fosse veramente preoccupato potrebbe fare un vaglia con lo stesso valore legale di un bonifico e allora dice: non posso sempre andare alle poste. Tuttavia il vaglia si può fare on-line e la risposta è costa di più. Quanto può incidere qualche euro a fronte di nove mesi in cui non versa un centesimo? Gli si fa notare che almeno avrebbe potuto pagare le bollette e risponde: da quando cè di mezzo lavvocato non posso pagarle. Questo viene smentito: le bollette sono a nome del padre e lui ha la procura per gestirne il patrimonio. Sostanzialmente si comporta con Daniela come ha fatto con la sorella a proposito del terreno, ovvero dicendo bugie: promette la vendita del terreno per dare i soldi alla sorella mentre a lei promette che il terreno diverrà suo come eredità, nessuno può sapere la verità. Inventando ulteriormente una scusa dopo laltra per non dare i soldi a Daniela ovviamente porta avanti quanto già deciso prima del decesso della madre: ovvero di non darle più nessun aiuto, ciò che manca ed è sempre mancato è lonestà di dirlo. Invece alla sorella gli aiuti economici vengono dati. Ed infine, quando ogni scusa è smentita agli occhi di tutti, racconta che ci saranno probabilmente grosse spese per le cure del padre e che quindi non le daranno più nessun aiuto economico. Per la precisione laiuto non lo danno da nove mesi e quei soldi che le avrebbero potuto dare anche con un solo ed unico vaglia non glieli danno comunque. I pochi soldi messi da parte da Daniela stessa per le sue cure fisiche sono stati usati per il cibo. - inoltre lo zio, comportandosi esattamente come i genitori, non gode di alcuna fiducia. I genitori hanno sempre sostenuto la non sufficienza dei soldi anche quando con tre entrate mensili avrebbero potuto farle studiare Veterinaria alluniversità di unaltra città ed invece glielo hanno impedito (volevano diventasse professoressa). Chi può credere che sia vero che fra poco i soldi non basteranno più? È come la storia di al lupo al lupo. Da una serie di informazioni indirette, come per esempio il fatto che alla sorella si dia sostegno economico mentre a lei nulla e questo nonostante abbia informato di trovarsi in gravi difficoltà, sembra solo unennesima bugia pur di abbandonare la figlia cercando di apparire nel giusto. Attualmente Attualmente Daniela sopravive con laiuto occasionale e saltuario di alcune persone, un aiuto non sufficiente neppure a mangiare bene e regolarmente. È sempre più magra e le mancano le forze anche per superare i malesseri fisici che laffliggono da tempo. Ha cisti alle ovaie curate in tutti i modi anche con la medicina tradizionale fin da quando era alle scuole medie ma gli unici risultati si sono ottenuti con metodi naturali alternativi che però richiederebbero ulteriori cure cicliche continuative. A volte e per lunghi periodi i dolori non le permettono di camminare e prendendo farmaci convenzionali fin dalla giovane età è diventata allergica ad un marea di sostanze così come anche ai pesticidi contenuti nel cibo non da agricoltura biologica. Le bugie e le false promesse, palesi a chiunque voglia aprire gli occhi, peggiorano il clima psicologico interferendo sulla possibilità di ripresa anche fisica. A far pesare di più la situazione, oltre alla mancanza di aiuto diretto economico per mangiare, arrivano ora esplicite richieste sia di pagare le bollette che di fare la voltura delle stesse, che ovviamente non può effettuare essendo disoccupata e priva di redditi, ed addirittura chiedono a lei un contributo economico per i lavori straordinari dellappartamento con la minaccia di spiacevoli sorprese se questo non verrà fatto. La lasceranno senza luce e acqua o pagheranno le bollette ancora una volta per immagine sociale? La manderanno via dallappartamento dove è cresciuta per affittarlo come già minacciato? Faranno mai un gesto di reale richiesta di perdono? Linaffidabilità della famiglia di origine, come così pure dello zio, restano tali lasciando sempre intorno quel tono di bugia e falsità da cui Daniela ha bisogno di liberarsi. 09 agosto 2014 Dr. Saverio Caffarelli @
  9. Salve a tutti, è la prima volta che scrivo su questo forum perché ho bisogno di un grosso aiuto. Sono un ragazzo di 23 anni, con una fidanzata di 18. Lei (che per convenzione chiamerò Francesca) ha una sorella (che per convenzione chiamerò Anna) più grande di 7 anni che attualmente lavora e guadagna sui 500 €/mese, mentre Francesca deve ancora frequentare l'ultimo anno delle superiori. In famiglia considerano Anna come una dea, qualsiasi cosa dice è "verità" e va rispettata, e nel corso della sua vita ha avuto sempre più (cose materiali e anche affetto) rispetto alla sorella. Anna è la classica ragazza che pensa solo ai vestiti e all'apparenza. Ha la mania della pulizia, tant'è che ogni "santo giorno" tutta la casa si deve pulire (aspirare per terra, lavare vetrate, spolverare soprammobili, pulire il bagno, balconi, ecc). Se ci sono due minuti di tempo a mezzanotte si debbono stirare i panni (ad es.) per trovarsi meno lavoro il giorno dopo. Con questo ha contagiato i genitori, il padre troppo labile per prendere la situazione in mano, e la madre sembra quasi accecata da Anna che non tiene conto di nulla quando lei chiede qualcosa. Francesca è costretta ogni giorno anche a non studiare pur di fare tutto quello che gli viene chiesto, e nessuno mai la ringraziano, anzi se c'è un solo capello che gli sfugge succede il finimondo, perché un capello c'è sempre ogni giorno, metaforicamente parlando (e non sto scherzando, con gridate del tipo: non hai fatto niente? ecc...). Francesca quando esce deve dare conto alla sorella e non ai genitori, in quanto quest'ultimi stanno alle direttive di Anna. Ogni tanto sua madre diventa complice di Francesca inventando qualche scusa per non fare arrabbiare Anna, quindi capite quant'è anch'essa vittima della situazione. Se Francesca prova ad opporsi semplicemente spiegando le proprie ragioni viene tacciata di essere scostumata e se fa l'indifferente pure. Quando dice che Anna viene trattata come ho scritto sopra e lei come un estranea dicono che ha bisogno di uno psicologo che la segue. Io non posso parlarci perché queste cose succedono solo in famiglia, mai di fronte agli altri, anche se si sanno. Insomma non sto qui a dilungarmi, penso che la situazione si sia capita. A me dispiace vederla ogni giorno quasi disperata, arrabbiata, ecc. Anche se è una ragazza solare, infatti quando sta con me è sempre di buon umore, ma appena arriva a casa succede sempre qualcosa. Quest'anno ho intenzione di iscrivermi ad un'università fuori città, e so che dovrei lasciare Francesca in "balia della famiglia" 5 giorni pieni su 7, e non credo riuscirà a resistere psicologicamente, perché è una ragazza molto sensibile. Anche perché tutti si mettono contro di lei quando succede qualcosa, è sempre colpa sua, anche per sciocchezze. Insieme abbiamo vagliato la possibilità di andare a convivere insieme presso la città dell'università e quindi per lei significa passare l'ultimo anno di scuole superiori in una nuova scuola, ecc. Altrimenti deve aspettare che si diplomi e poi si iscrive anche lei all'università. Essendo una decisione che ci cambierà sicuramente la vita (rapporti con familiari, ecc) volevo un consiglio da qualcuno. Grazie mille a tutti, e scusate per il testo lungo.
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