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Amore per un professore (165849)

on . Postato in Sessualità | Letto 413 volte

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Serena , 21 (165849)

La mia Storia: Salve, mi scuso in anticipo per la prolissità del mio messaggio, ma recentemente ho messo giù qualche pensiero che penso possa essere più esplicito di qualsiasi altra mia parola. Spero di aver messo l'argomento giusto!
"Non riuscivo a capire che cosa mi stesse succedendo, improvvisamente era come se la mia anima fosse cambiata, se i miei valori, i miei principi non contassero più.
Che cosa mi attraeva di lui?
La sua cultura, la sua giacca che gli calzava a pennello, la sua altezza, il suo sguardo, il suo sorriso ammiccate e il suo modo di sedersi sulla sedia. Teneva gli oggetti con la punta delle dita, non lo stringeva, era come se ne avesse cura.
Toccava alcune corde del mio io, anche solo con un piccolo gesto involontario o con un improvviso schiarimento di voce. Lui sapeva di essere apprezzato dai più. Questi erano i pensieri che mi colpivano nei miei momenti più confusi, ma quando sopraggiungeva la razionalità, pensavo: "Perché avrebbe dovuto guardarti? Eri solo una studentessa."
Ed era così, eppure era come se non volessi rendermene conto.
Era come se improvvisamente mi scordassi che io avevo appena ventun anni e che lui chissà quanti! Eppure lo odiavo. Odiavo il fatto che quando mi spingevo ad andargli a chiedere dei chiarimenti, lui mi sorridesse con dolcezza, guardandomi dall'alto al basso.
Ed era proprio quando mi ponevo di fronte a lui che riuscivo a toccare la differenza e allora mi spaventavo di me stessa, mi spaventavo del fatto che in realtà non era la voglia di conoscere che mi spingeva ad andare da lui, ma la necessità che lui fosse conscio del fatto che esistevo anche io e che per un attimo, uno soltanto, potesse rivolgere la sua attenzione a me.
Ogni sua parola, ogni suo gesto creava attorno a lui un'aurea di mistero che mi faceva sentire piccola. Tutto mi stava sfuggendo di mano.
Ma poi? Cosa speravo di ottenere. Nulla, io non volevo nulla per davvero. Non volevo che lui avesse un benché minimo interesse nei miei confronti, ne sarei SCAPPATA nel caso. Volevo solo...ma che ne so che cosa volevo.
Non mi sarei mai permessa, né ci sarei riuscita, di assumere atteggiamenti ambigui con lui.
La mia famiglia..Che cosa avrebbe pensato se avessero saputo solo un decimo dei miei pensieri? E lui, il mio ragazzo, che cosa mi avrebbe detto? Mi avrebbe lasciata, è evidente.
Ed io con lui inventavo storie del tipo che il prof con me era particolarmente gentile ecc.. (Cosa mai accaduta ovviamente, a malapena sapeva il mio nome probabilmente).
Forse perché non volevo passare dalla parte del torto, forse perché volevo crearmi dei ricordi inesistenti e che quindi raccontandoli mi sarei creata una realtà tutta mia.
Eppure non volevo che accadesse nulla.
Forse quello che più mi attraeva era la situazione di stallo e non l'evento in sé. Ma situazione di stallo per chi? Per me ovviamente, non di certo per lui.
Volevo solo mantenere nella mia testa quella situazione di stallo, ma non perché volessi poi sbilanciarmi, ma perché stavo bene.
Stavo bene quando provavo quelle sensazioni."
Ecco quello che ho scritto. Sono sinceramente turbata da queste sensazioni, perché sento che non voglio fare nulla, che non farei mai nulla e che nemmeno lui farebbe nulla, ovviamente.
Ciò che temo è che improvvisamente il mio lato razionale cedi e che mi faccia fare gesti che poi mi porterebbero a perdere persone che AMO per davvero e che so che mi amano a loro volta.
Il mio ragazzo per esempio: Io lo definisco "un dono", nella mia vita.
Che cosa devo fare? Sento che sto bene quando parlo con lui, anche solo della materia in sé, ma allo stesso tempo in colpa.
Soprattutto mi sento ridicola perché lui è integerrimo e GIUSTAMENTE e per fortuna, mi vede solo come una studentessa (oltre che una bambina).
Ho provato a trattenere i miei pensieri e a non andare a fare stupide domande sulla lezione a lui, ma non ci riesco...crede che io mi debba trattenere? Non voglio perdere tutto quello che ho di bello nella mia vita per una stupida "attrazione", "amore Platonico"? Non so nemmeno come chiamarlo...
Mi scuso nuovamente per la prolissità del messaggio, spero tanto di poter ricevere presto una risposta, intanto la ringrazio immensamente.

 


Cara Serena dalla tua lunga domanda si evince che sei infatuata il che vuol dire non essere innamorata.
E’ chiaro che gli amori conosciuti come il ragazzo sono da tenere in considerazione ed è preferibile che l’idea assunta possa svanire nello stesso tempo come avvenuta.
L’amore platonico è altra cosa e diversamente dall’infatuazione non produce forti emozioni.
Consiglio per dipanare codesti pensieri verso l’insegnate, di consultare uno psicoterapeuta psicodinamico che può aiutarti ad archiviare ciò che attualmente ti reca fastidio.
Auguri


(Risponde il dott. Sergio Puggelli)

Pubblicato in data 19/03/2015

Tags: amore innamorata professore

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