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Ricerche e Contributi

Il modello Kübler-Ross: le cinque fasi del dolore

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Nel 1969, Elizabeth Kübler-Ross, lavorando con pazienti terminali, ha ideato un modello in cui venivano presentate le cinque fasi del dolore: diniego, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione (Denial, Anger, Bargaining, Depression, Acceptance, DABDA).

Il modello Kübler-Ross: le cinque fasi del doloreNel corso della vita, sperimentiamo molte situazioni arrecanti dolore; questo può essere causato da esperienze significative, relazioni o persino abuso di sostanze.

I bambini possono soffrire il divorzio, una moglie può essere addolorata dalla morte del marito, un adolescente potrebbe soffrire per la fine di una relazione, o si potrebbe ricevere una diagnosi medica di malattia terminale che predispone al lutto per l'attesa della propria morte.

Il pensiero innovativo di Irvin Yalom sulla psicoterapia

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Le opere di Irvin Yalom pongono una domanda di vasta portata: è ora che gli psicoanalisti e gli psicoterapeuti rivelino di più ai loro pazienti? E, oltre a sfidare i loro pazienti a crescere, dovrebbero ricordarsi di trattarli con empatia e semplice gentilezza umana oltre alla normativa e premurosa cura professionale?

Il pensiero innovativo di Irvin Yalom sulla psicoterapiaNell'opera “Il dono della terapia”, lo psichiatra e scrittore Irvin Yalom ricorda un incontro commovente con una delle sue pazienti oncologiche.

La donna è imbarazzata per la perdita dei capelli dopo la chemioterapia, e durante una delle sue sedute rivela che vorrebbe un feedback da Yalom rispetto al fatto che la sua calvizia non lo respinga.

Psicoterapia: quali effetti sulla vita personale del terapeuta?

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Uno studio pubblicato nella rivista “Psychotherapy Research” evidenzia che lavorare come psicoterapeuta e con la psicoterapia ha implicazioni complesse, sia positive che negative, per la vita personale del professionista.

Psicoterapia quali effetti sulla vita personale del terapeutaUn nuovo studio pubblicato sulla rivista “Psychotherapy Research”, ha analizzato come avere una carriera in psicoterapia influisce sulla vita personale dei terapeuta.

I temi identificati nello studio qualitativo, condotto su psicoterapeuti Norvegesi, mostrano che la psicoterapia ha implicazioni complesse, sia positive che negative, per la vita personale dei terapeuti.

Il disturbo pedofilico

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Secondo il DSM-5 i criteri per diagnosticare ciò che prende il nome di disturbo pedofilico sono definiti come esperienze ricorrenti di eccitazione sessuale intensa, fantasie, impulsi sessuali o comportamenti che coinvolgono l'attività sessuale con un bambino o bambini in età pre-pubere, di solito sotto i 14 anni.

Il disturbo pedofilicoLa persona che agisce questi impulsi o fantasie sessuali prova angoscia e presenta problemi nelle relazioni interpersonali.

Per l'emissione della diagnosi, la persona deve avere almeno 16 anni e cinque anni in più rispetto al bambino o i bambini per i quali nutre questi sentimenti e su cui è possibile agire.

Una persona nella tarda adolescenza coinvolta in una relazione sessuale a lungo termine con un bambino di 12-13 anni non è inclusa in questa categoria.

Depressione adolescenziale e terapia cognitiva-comportamentale

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Secondo un'analisi della letteratura, tra gli approcci psicoterapeutici che mostrano una certa efficacia nella gestione e trattamento della depressione adolescenziale vi è sicuramente la terapia cognitiva-comportamentale.

Depressione adolescenziale e terapia cognitiva-comportamentaleL'adolescenza è un momento caratterizzato da una maggiore vulnerabilità per la depressione, con fattori di rischio guidati da cambiamenti biologici, cognitivi e socio-ambientali nello sviluppo.

Più della metà di tutti gli adolescenti riferisce di avere uno stato d'animo depressivo, e l'8-10% di essi presenta sintomi clinicamente diagnosticabili.

Ansia infantile e disturbo da uso di alcool

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Un recente studio ha evidenziato come bambini e adolescenti con livelli più elevati di ansia possono essere maggiormente a rischio di sviluppare problemi di alcool.

Ansia infantile e disturbo da uso di alcoolMolti studi si sono concentrati sulla relazione tra ansia e uso di alcool, ma le prove non sono chiare”, affermano i ricercatori dell'Università di Bristol, nel Regno unito.

Alcuni studi hanno rilevato che un'ansia più elevata è legata ad un maggiore consumo di alcool, mentre altri hanno trovato che l'ansia è legata a uso di alcool o che non vi era un'associazione chiara e distinta.

Conoscere i farmaci: le benzodiazepine

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Le benzodiazepine rappresentano una classe di farmaci psicoattivi utilizzati per trattare alcune condizioni come ansia e insonnia.

Conoscere i farmaci le benzodiazepineLe benzodiazepine sono uno dei farmaci maggiormente prescritti negli Stati Uniti, in particolare tra i pazienti più anziani. La loro azione favorisce una riduzione dell'ansia, delle convulsioni, rilassamento muscolare e inducono il sonno.

Eating Disorder Voice: la voce interiore di chi soffre di disturbi alimentari

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Un nuovo studio, condotta da Matthew Pugh, Psicologo clinico presso il Vincent Square Eating Disorder Service di Londra, esplora l'associazione tra la presenza di una “voce” relativa al disturbo alimentare ed esperienze traumatiche infantili.

Eating Disorder Voice la voce interiore di chi soffre di disturbi alimentariI risultati dello studio, pubblicato su Child Abuse & Neglect, indicano che l'abuso emotivo nell'infanzia è associato all'esperienza di una voce correlata ad un disturbo alimentare interno, e che la dissociazione media tale relazione.

Funzionamento cognitivo in soggetti con esperienze psicotiche

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Recenti ricerche suggeriscono che le persone che presentano esperienze psicotiche, ma nessuna diagnosi di malattia psicotica, presentano un'alterazione del funzionamento cognitivo rispetto a persone che non vivono le stesse esperienze.

Funzionamento cognitivo in soggetti con esperienze psicoticheUna sostanziale minoranza della popolazione generale, circa il 6%, sperimenta esperienze psicotiche subcliniche, riferisce la ricercatrice del King's College di Londra, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry.

Il "potere" nella relazione terapeutica

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Nonostante si possa pensare che vi sia uno squilibrio di potere all'interno della relazione terapeutica, in realtà lo psicoterapeuta non esercita un maggiore potere nei confronti del paziente, in quanto sono due persone che, con abilità diverse, collaborano per raggiungere insieme degli obiettivi terapeutici.

il potere nella relazione terapeuticaQuanto seguirà all'interno del presente articolo può applicarsi a tutti quegli adulti che si trovano all'interno di un relazione psicoterapeutica. Per motivi evidenti, questo non può essere applicato ai minori.

Molti adulti in terapia offrono e “concedono” apparentemente un grande potere ai propri terapeuti; ciò spesso determina una percezione de potere differente all'interno della relazione, così che il terapeuta sembri possedere un maggior potere e controllo rispetto al paziente.

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