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L'adattamento sociale e il rapporto con l'altro da sè: IL DIVERSO

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Per realizzare un'interazione efficace, è anzitutto necessario percepire le caratteristiche delle persone con cui si entra in contatto,poiché la percezione degli altri svolge un ruolo importante in ogni relazione sociale.

Con la percezione noi possiamo osservare la realtà dell'altro con cui si è in relazione, ma anche distorcerne le caratteristiche. Infatti ciò che gli altri fanno o dicono all'interno di un gruppo può essere valutato in

Dott.ssa Tina Carone


Per realizzare un'interazione efficace, è anzitutto necessario percepire le caratteristiche delle persone con cui si entra in contatto,poiché la percezione degli altri svolge un ruolo importante in ogni relazione sociale.

Con la percezione noi possiamo osservare la realtà dell'altro con cui si è in relazione, ma anche distorcerne le caratteristiche. Infatti ciò che gli altri fanno o dicono all'interno di un gruppo può essere valutato in vari modi a seconda delle capacità percettive di ciascuno e delle proprie condizioni intrapsichiche. Di qui l'importanza d'interpretare , capire e prevedere correttamente il comportamento degli altri poiché l'affinamento di tali capacità aiuta a migliorare i comportamenti relazionali, per formare dei legami che corrispondano ad una comprensione reale dell'altro e dei suoi scambi relazionali. Una percezione più vera degli altri permette al gruppo sociale di prendere coscienza e quindi di apprezzare i valori fondamentali del vivere comune per elaborare delle condotte più rispondenti alle esigenze della comunità e per sviluppare atteggiamenti che aiutino a costruire un clima favorevole e delle strategie di comportamento fondate su regole di reciprocità costruttive.

Di solito la persona disadattata suscita sentimenti ambivalenti: da un lato viene rifiutata , dall'altro quasi invidiata perché capace di contrapporsi agli altri.

Prima di considerare il problema del disadattamento è necessario fare alcune considerazioni sul concetto di adattamento. Ogni comportamento di un individuo , infatti, può essere considerato come un processo di adattamento in cui, a partire da un bisogno , l'individuo percepisce uno squilibrio tra sé e l'ambiente e attiva comportamenti volti a ristabilire l'equilibrio.

Vivere in una società comporta per tutti un processo di adattamento continuo in cui da un lato l'individuo si adegua alla struttura sociale, e, dall'altro si muove attivamente per modificare questa stessa struttura .

NORME, COERCIZIONE, CONSENSO

Perché il processo di adattamento possa svilupparsi, l'individuo deve considerare le regole che il suo contesto sociale gli impone e questo presuppone che sia in grado di avere dei rapporti reali con gli altri, di confrontarsi con loro. La presenza degli altri è estremamente importante.

L'osservanza delle regole emerge come risultato di due processi diversi ma complementari: Un controllo esercitato dall'esterno sull'individuo, in termini di coercizione, e uno che ha origine all'interno dell'individuo stesso chiamato processo di interiorizzazione delle regole(concetto di Super-Io per la psicanalisi, struttura che consente al bambino di adeguarsi al proprio ambiente attraverso il riconoscimento di ciò che è bene e ciò che è male).

NORMALITA' E DISADATTAMENTO

Parlare di disadattamento significa parlare di diversità e quindi il presupposto del concetto di normalità

Questo concetto è nettamente connotato in senso valutativo in termini di comportamento desiderabile, appropriato, buono.

Nel "Naturalismo" corrente della scuola di Psicologia sociale di Chicago, gli studiosi hanno elaborato un metodo di partecipazione vissuta per studiare dall'interno certi fenomeni come il vagabondaggio. Da questa ricerca è emerso che i barboni americani , hanno scelto consapevolmente di vivere ai margini della società perché non ne condividevano le regole.

Tuttavia la maggior parte degli individui devianti presenta caratteristiche di vera e propria sofferenza. Ammettere la propria diversità conduce a vivere il disagio di non essere riconosciuti socialmente e questo può essere molto doloroso.
Con la sua diversità il disadattato costringe la società a porsi domande circa la propria reale normativa, la sua validità, la sua reale capacità di rispondere ai bisogni dell'uomo.

In una società ipertecnologica, in cui vengono bruciate le tappe del progresso, è facile sentirsi "indietro" , rispetto agli altri; in una società malata di giovanilismo è comprensibile sentirsi vecchi e quindi improduttivi prima del tempo; in una società che vive sul consumismo è possibile sentirsi inadeguati se non si possiedono le cose che hanno tutti

Se a tutti questi argomenti ora citati si aggiungono altre diversità quale il colore della pelle o lo status sociale di povero, la lingua e le usanze diverse, ben si comprende come sia ancora più facile individuare il "diverso" , il deviante e il disadattato tra gli extracomunitari in difficoltà che incontriamo ogni giorno nella nostra città.

In più quando la persona che ci è di fronte non è sicura di sé e si attende molto dagli altri percepisce il rapporto anche con chi dice di volerlo aiutare come un rischio ed una minaccia da cui difendersi e si ritira in un atteggiamento di ritiro emozionale.

Infatti se la relazione con l'altro è fonte di ansia e di paura la persona (sia operatore volontario che utente del servizio) tenderà a reprimere le proprie emozioni alimentando dentro di sé dei sentimenti di sfiducia e di incomprensione nei confronti dell'ambiente relazionale ritenuto come stressante. Essa risolve tale paura impegnandosi in comportamenti compulsivi e disfunzionali , oppure con atteggiamenti di rigidità e di inflessibilità nei confronti delle regole della comunità, oppure ancora con delle relazioni superficiali per evitare di coinvolgersi ancora emotivamente con gli altri, nel tentativo di crearsi un senso di sicurezza alternativo.

Un'altra dinamica che emerge tra chi si trova per vari motivi a contatto con la diversità, è la paura di essere criticati o etichettati dalle persone con cui si interagisce, (utenti, colleghi), dunque l'operatore volontario o chi per lui, tende a sviluppare dei rapporti a basso rischio , rivelandosi soltanto a un livello superficiale e in aree dove c'è accordo sui valori e le norme dichiarate del gruppo di lavoro, tende quindi a rafforzare i valori presenti (con atteggiamenti di rigidità) , ma con una disposizione interiore alla sfiducia e alla diffidenza nei confronti degli altri, e con un progressivo distacco emozionale dagli obiettivi e dai valori proposti in gruppo.

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