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Imprinting

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 16849 volte

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imprintingL'imprinting è una forma di apprendimento precoce secondo la quale i neonati, nel periodo immediatamente successivo alla nascita, vengono condizionati dal primo essere che vedono, lo assumono come genitore e sviluppano nei suoi confronti un particolare attaccamento.

Descritto da k. Lorenz durante gli anni Trenta del 20° sec. Egli divise in due gruppi una covata di uova deposte da un'oca selvatica (Anser anser), ne lasciò uno alla madre, facendo mettere l'altro in incubatrice.

Al momento della schiusa le ochette del primo gruppo seguirono la madre appena questa si mosse dal nido; quelle del secondo gruppo, invece, incontrarono Lorenz come primo essere animato e lo seguirono immediatamente come se fosse stato la loro madre.

Questa decisa preferenza a seguire il primo oggetto con cui erano venute in contatto dopo la schiusa si verificò anche quando Lorenz diede la possibilità alle ochette nate in sua presenza di scegliere tra lui e la vera madre. Questa preferenza si esprimeva attraverso la tipica reazione del seguire con cui le piccole oche manifestavano il loro attaccamento di natura filiale. Tale attaccamento risultava stabile e irreversibile, tanto che esse continuarono a preferire la compagnia di Lorenz e di altri esseri umani a quella delle altre oche anche da adulte e in certi casi arrivarono persino ad adottare comportamenti di corteggiamento nei confronti degli umani. Per definire questo fenomeno Lorenz utilizzò il termine tedesco Pragung, che venne successivamente tradotto in lingua inglese con imprinting.

Successivamente, negli anni Sessanta lo psicologo americano H. Harlow, condusse degli esperimenti per cercare di dimostrare gli effetti della deprivazione affettiva nei primati.

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Dai suoi esperimenti si scoprì che le scimmie (macaco Macacus rhesus) sottoposte a “deprivazione affettiva” ovvero quelle che vengono separate dalla madre dopo la nascita presentavano profonde alterazioni comportamentali, come stereotipie, stati ansioso-depressivi e qualche volta autismo.

Da adulte queste scimmie mostravano rapporti sessuali e cure parentali anormali, queste ultime caratterizzate anche da maltrattamenti sui figli.

Queste manifestazioni patologiche erano attenuate se, alla giovane scimmia tenuta in isolamento, veniva offerto un simulacro di madre come, per es., un manichino di legno rivestito di stoffa che simulava la pelliccia della madre. Un manichino di rete metallica o di legno che forniva solamente il latte non attenuava la cosiddetta sindrome da isolamento. Se i manichini erano entrambi presenti nell'ambiente della piccola scimmia essa passava gran parte del suo tempo attaccata alla madre fornita di pelliccia (confortevole e rassicurante al contatto) e utilizzava l'altra madre con il biberon di latte solo per alimentarsi. Il piccolo macaco formava un attaccamento non con chi provvedeva a nutrirlo ma con chi gli forniva calore e sicurezza.

Sulla base delle ricerche sull'imprinting e sui risultati ottenuti sui macachi lo psicanalista inglese J. Bowlby (1969) formulò la teoria etologica dell'attaccamento per spiegare lo sviluppo dei legami affettivi e di un normale comportamento socio-sessuale nell'uomo.

Bowlby osservando il comportamento dei macachi e quello dei bambini nei primi mesi di vita poté notare come si trovasse alla presenza degli stessi schemi di comportamento.

Cioè i bambini in un periodo critico dello sviluppo subiscono un imprinting automatico e potente che li lega ad una persona cioè quella che si prende cura di loro, il neonato si attacca intensamente sia da un punto di vista comportamentale che da un punto di vista emotivo.

Bowlby definisce la base sicura come “la base da cui un bambino parte per esplorare il modo e a cui può far ritorno in ogni momento di difficoltà o in cui ne senta il bisogno”.

Si sentirà sicuro solo nel caso che la base sicura sia disponibile ogni volta che ne ha bisogno.

Questo fenomeno è presente anche negli adulti. Tutti noi ci sentiamo “a casa” con coloro che conosciamo e di cui ci fidiamo e all’interno di un ambiente “familiare” siamo capaci di rilassarci e di impegnarci nei nostri progetti, che siano lavoro o svago.

I bambini cercheranno la vicinanza della madre o di chi si prende cura di loro, per fare il pieno di sicurezza tutte le volte che percepiranno sensazioni di incertezza. Ciò sarà normalissimo se avviene di notte o dopo che la mamma è stata fuori casa per qualche ora, ma anche in altri momenti che magari noi adulti non comprendiamo immediatamente. Via, via che passano i mesi, il bambino farà tesoro di questa sicurezza e svilupperà la sua autonomia coi propri tempi di crescita. Ecco quindi, che lasciar piangere i bambini di notte o imporgli un allattamento ad orario non rispetterà in alcun modo le sensazioni che il bambino prova e che vuole comunicare a suo modo ai genitori. Non ascoltare ed elaborare insieme queste sensazioni, porterà facilmente ad una frattura nella relazione di fiducia che si deve creare fra genitori e figli.

Se qualcosa non funziona in questo primo prezioso scambio relazionale, il bambino potrà mettere in atto comportamenti che possono aiutarlo a difendersi, anche se in modo disfunzionale, per la sua crescita e il suo benessere futuro.

L'indisponibilità dell'adulto di riferimento, da cui il bambino dipende per la sua protezione e sopravvivenza, creerà nel bambino una vulnerabilità verso la paura della perdita dell'altro.

La mancanza del processo di attaccamento (assenza di legame sociale) nelle prime fasi di vita sarebbe alla base di un anormale comportamento sociale da adulti, specialmente per quanto concerne i rapporti interpersonali e sessuali.

 

Per approfondimento

  • H.F. Harlow, M.K Harlow, Social deprivation in monkeys, in Scientific american, 1962, 207, pp. 136-46.
  • Imprinting animale di Stefano Parmigiani. Enciclopedia Italiana - VII Appendice (2007)
  • Il contributo della teoria dell’attaccamento tratto dal sito psicologia perinatale
  • J. Bowlby, Attachment and loss, 1° vol., Attachment, New York 1969.
  • K. Lorenz, The companion in the bird's world, in Auk, 1937, 54, 3, pp. 245-73.

 

(A cura della dott.ssa Angela Chiara Leonino)  

 

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Tags: apprendimento imprinting lorenz

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