Pubblicità

Consulenza gratuita online

consulenza psicologica

Le Newsletter gratuite

logo psiconline news
testata2bis

I Test Psicologici

test psicologici

Sesso (063184)

on . Postato in Sessualità | Letto 7 volte

Claudia 21 anni, 30.03.2003

Salve! Mi chiamo Claudia e tra meno di un mese compirò 21 anni. Vivo in un paesino a 15 Km circa da Venezia e sono figlia unica. Ho deciso di scrivere perchè sto attraversando un periodo della mia vita un po' difficile.
Esattamente una settimana fa il mio ragazzo ed io ci siamo presi una pausa di riflessione dopo due anni e due mesi di relazione ed è da sabato scorso che non ci sentiamo e non ci vediamo.
I motivi per cui stiamo facendo questa pausa sono principalmente due, il fatto è che li concepiamo in maniera esattamente opposta. (Per semplicità chiamerò il mio ragazzo G).
G sabato scorso si presenta da me e mi dice che lui vive male il nostro rapporto perché tra noi non c'è molta intimità, ci comportiamo come se fossimo una coppia ma alla fine non lo siamo.
Si riferiva al fatto che tra noi dal punto di vista sessuale non era sempre rose e fiori; per entrambi questa è stata la prima vera relazione (per me la prima in assoluto) e anche dal punto di vista del sesso è stata per entrambi la prima volta.
Io stavo scoprendo la mia sessualità con lui, non ho mai provato il desiderio e la necessità di masturbarmi, e ancora mi ritengo molto inesperta dato anche che non ho mai provato l'orgasmo.
Comunque il problema è che spesso quando lui mi faceva capire di avere voglia di me, mi tiravo indietro dicendo che non avevo voglia, ed era la verità: così come prima di incontrarlo non ho mai sentito il bisogno di provare piacere da sola, spesso anche con lui avevo dei periodi completamente passivi, nel senso che non avevo il desiderio di fare l'amore, ne rifiutavo il pensiero e stavo bene così.
Ma non era sempre così, spesso è capitato che fosse lui a non riuscire nell'intento e non gliene ho mai fatto una colpa, sapendo che avrei potuto ferirlo o umiliarlo, ho sempre cercato di comprenderlo e tranquillizzarlo.
Quindi i problemi che noi avevamo per la nostra intimità non dipendevano solo da me, ma lui questo non lo ha minimamente pensato o accennato, ha scaricato su di me la colpa dicendomi che il problema era mio e che lui si sentiva frustrato.
Mi ha anche detto di non sapere se fosse veramente innamorato di me oppure si trattasse solo di attrazione fisica ("Dopo 2 anni solo attrazione fisica?!").
Comunque questo per lui era il motivo fondamentale della crisi del nostro rapporto. Per me invece questa era una conseguenza inevitabile, visto che c'erano altre incomprensioni.
G è una persona estremamente nervosa, è metereopatico e bastava una fine pioggerellina o un po' di freddo per metterlo di cattivo umore e aumentare la sua tensione; inoltre soffre di colite e quando gli capitava di avere un attacco di dissenteria era capace di diventare talmente tanto nervoso da non dormire la notte.
Per lui uscire il sabato e la domenica era un problema, voleva stare sempre a casa o nelle vicinanze; per me questo stava diventando frustrante, perché ho sempre cercato di capirlo, di andargli incontro, di non forzarlo mai, cercando di aiutarlo ad essere meno nervoso e a superare questo problema, senza però vedere mai miglioramenti in lui. Ma ultimamente mi risultava sempre più difficile dovere rinunciare a tutto quello che avrei voluto fare perché lui era nervoso, non faceva niente per stare meglio e per vincere queste paure.
Inoltre G era sempre in grado di trasmettere le sue tensioni su di me, che quindi diventavo intrattabile. Per me questa era la causa che mi rendeva poco desiderosa di fare l'amore, come poteva pretendere di scaricare la sua tensione su di me, magari rispondendomi male senza nemmeno accorgersene e pretendere che poi facessimo l'amore?! Come poteva pensare che rinunciando sempre a fare ciò che desidero, potessi avere il desiderio di stare con lui in maniera più intima?! Credo anche che quando in una coppia ci siano delle cose che non funzionano o dei piccoli problemi, il sesso sia la prima cosa che ne risente. Quindi per me questo suo continuo nervosismo, questa sua mancanza di voglia di fare gite potrebbero essere elementi fondamentali che creavano questa poca intimità e complicità tra noi, (anche se ripeto che non era sempre così, ci sono stati tanti momenti di intimità anche se da come ne ha parlato lui sembrava fossero stati tre o quattro); per lui invece era la "mancanza" di sesso tra noi che lo rendeva nervoso e apatico (cosa assolutamente non vera perché è da quando lo conosco che è nervoso, metereopatico e pantofolaro, non dipendeva di certo solo da me).
Questa è la situazione, ovviamente non voglio scaricare la colpa solo su G, quando tra due persone ci sono dei problemi o incomprensioni la colpa non è mai solo di una persona; mi rendo conto che il mio atteggiamento verso il sesso è sbagliato, questa mia assoluta passività che ho in alcuni periodi non è normale (anche se mi è stato detto da mia mamma, da una amica e dalla ginecologa "e se dipendesse da G che non era capace di farsi desiderare da te?! Magari non era capace di stimolarti nella maniera giusta.".
Magari è così o magari no, ho preferito parlare con una persona esperta per avere un consiglio e se necessario andrò anche da uno psicologo in persona; l'unica cosa che gli rimprovero è l'avermi fatto vivere male questo "problema", mi creava sempre un forte senso di colpa e non mi capiva.
Comunque sabato scorso ci siamo salutati con la promessa di chiedere entrambi aiuto a persone esperte: io avrei parlato con uno psicologo o un sessuologo, e lui si sarebbe rivolto a un medico esperto, psicologo o omeopata che fosse. Per questo motivo sono qui, perché voglio superare questo piccolo blocco che ho (se ce l'ho) per me stessa.
Mi sembra anche importante aggiungere che da piccola ho vissuto una esperienza un po' traumatica, per quanto minima, che magari è la causa della situazione che vivo oggi.
Quando avevo circa 11 anni il mio vicino entrava in casa quando mia mamma non c'era o quando era impegnata al piano di sopra e mi toccava un po' ovunque.
Questa cosa mi creava un enorme fastidio e vergogna, volevo parlarne a mia mamma ma non ne avevo il coraggio perchè appunto mi vergognavo, avevo paura che mi sgridasse dicendomi che facevo delle cose sbagliate; solo dopo ho capito che non ero io che sbagliavo!! Comunque la cosa non è andata oltre, perché per fortuna mia mamma l'ha scoperto.
Lei ha capito subito (perché conosceva già il tipo, A ci aveva provato anche con lei) e i contatti con lui sono stati bruscamente interrotti.
Dopo non ho avuto alcun senso di colpa e non ho provato vergogna perché mi è stata spiegata bene la situazione dai miei genitori, mi è stato fatto capire che non era colpa mia.
Non c'è stata una denuncia nei confronti di A perché avrei dovuto essere interrogata io e i miei genitori non hanno voluto crearmi un trauma più grande.
Per quanto banale possa sembrare il fatto, mi ha segnato abbastanza e ora quando vedo A (praticamente tutti i giorni perché la sua casa confina con la mia, viviamo in una villetta a schiera in 5 famiglie) mi innervosisco e mi infastidisce molto.
Per concludere, non so se ho veramente un blocco psicologico, non so se questa esperienza vissuta all'età di 11 anni possa avere dato le sue conseguenze, non so se dipendesse dal mio ragazzo o che altro, vorrei avere una opinione da un esperto e se necessario rivolgermi di persona a uno specialista.
Aspettando una Sua risposta e un Suo consiglio, La ringrazio per avermi ascoltata e per la pazienza dimostrata essendo arrivata fino alla fine della e-mail. Saluti, Claudia.

Cara Claudia ritengo valida la tua intuizione di doverti avvalere dell'aiuto di uno psicoterapeuta.
Il vissuto infantile, anche se i tuoi genitori sono stati molto in gamba nel gestire la situazione, va affrontato e sviscerato perché da ciò che scrivi si intuisce che "le attenzioni" di cui sei stata fatta oggetto sono ancora molto vive nella tua memoria.
La difficoltà a dimenticare è sicuramente rappresentata dalla ripetitività degli incontri, inevitabili, con chi ha abusato di te.
Dalla tua lettera emerge con chiarezza il tuo disagio nei confronti della sessualità e questo a prescindere dalla validità o meno della relazione.
A proposito di questa, mi sembra che, a prescindere da quelli che possono essere gli errori dovuti all'inesperienza, tra voi manca il dialogo e la capacità e forse anche la voglia di trovare insieme le soluzioni giuste alle difficoltà relazionali in cui tutte le coppie possono incorrere.
Se l'intenzione è quella di restare insieme forse, sempre che tu te la senta, un percorso terapeutico di coppia potrebbe aiutarvi a conoscervi meglio ed a mettervi finalmente in comunicazione.
Parlane con il tuo ragazzo e, almeno per una volta, cercate di riuscire a trovare un accordo per fare una cosa insieme per il bene di entrambi. Auguri

Guarda anche...

Pubblicità

Pubblicità

I Sondaggi di Psiconline

Cosa fare di fronte alla crisi?

Pubblicità

Le Risposte dell'Esperto

ansia (1510264195644)

Vanessa, 44     Ciao. Sono una donna single, innamorata dei viaggi. ...

Credo che al mio ragazzo inte…

Flavia, 23     Salve, sono una ragazza di 23 anni. Per cinque mesi sono stata con un ragazzo che ho lasciato nei giorni scorsi. ...

Depressione a causa di una rag…

Pasq, 25     Sono un ragazzo di 25 anni, 1 anno fa conobbi una ragazza, e subito abbiamo stretto amicizia e siamo diventati molto amici. ...

Area Professionale

Il consenso informato

Il consenso informato rappresenta un termine etico e legale definito come il consenso da parte di un cliente ad una proposta di procedura inerente la salute men...

La diagnosi in psicologia

In Psicologia per processo diagnostico si intende “l’iter che il paziente percorre insieme al clinico allo scopo di rilevare l’ampiezza e l’entità del/dei distu...

La psicologia incontra l'arte …

Ancora una volta la psicologia scende fra la gente e si preoccupa del benessere e della bellezza. Ancora una volta gli psicologi dimostrano una grande capacità ...

Le parole della Psicologia

Dipsomania

Per dispomania si intende una patologia  caratterizzata da un irresistibile desiderio di ingerire bevande alcoliche. Per Dipsomania ( gr. δίψα "sete" e μα...

Claustrofobia

La claustrofobia (dal latino claustrum, luogo chiuso, e phobia, dal greco, paura) è la paura di luoghi chiusi e ristretti come camerini, ascensori, sotterranei...

Balbuzie

La balbuzie interessa circa l’1% della popolazione mondiale (tasso di prevalenza), ma circa il 5% può dire di averne sofferto in qualche misura nel...

News Letters