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ANCORA SULLA ANORESSIA: PERCHÉ CONTINUARE A PARLARNE?

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Luciano Peirone
Elena Gerardi

 

Sull’ancora poco indagato tema specifico della ANORESSIA RABBIOSA si va sempre più facendo strada - presso i terapeuti e gli studiosi, nonché fra i genitori e gli educatori - la necessità di apportare contributi innovativi, anche in rapporto alla non sempre agevole comprensione del generale fenomeno anoressico: un problema da “leggere” ed “interpretare”, utilizzando in particolare gli strumenti della psicologia del profondo (psicoanalisi). Infatti, mentre il corpo malato è visibilissimo, al contrario la psiche malata risulta quasi invisibile in quanto accuratamente occultata, a causa della massiccia presenza di aspetti inconsci.

Occorre rendere consapevoli tutti: i malati e i soggetti a rischio di malattia, i familiari e gli insegnanti, superando le barriere dell’ignoranza e dell’inconscio. Occorre fare luce sugli aspetti nascosti della anoressia: in particolare, è soprattutto la RABBIA ANORESSICA, ben celata, a sfuggire all’osservatore, magari venendo scambiata per un differente sintomo, per una differente forma di disagio, mentre invece è non di rado il “cuore” della malattia.

Il CIBO è VITA/VITALITA’, NUTRIMENTO (fisico e psichico), SALUTE, PIACERE, RELAZIONE, AFFETTIVITA’, SOCIALIZZAZIONE, CULTURA: tutti elementi positivi.

Il RIFIUTO DEL CIBO non è solo ANORESSIA (letteralmente: mancanza di appetito), con conseguenti DIGIUNO, DIMAGRIMENTO, DEPERIMENTO, MORTE (cioè problemi organici). È anche LOTTA (ossessiva, aggressiva e rabbiosa) contro tutte le cose positive sopra elencate: è quindi anche (e soprattutto) un ampio insieme di problemi psicologici (che riguardano sia le cause sia gli effetti della malattia).

Pertanto, la componente psicologica è nettamente prevalente rispetto alla componente medico-nutrizionistica. Proprio per tale ragione, a venire minacciato o addirittura perso è ogni sorta di “appetito”: quelli sopra descritti e in più l’amicizia, la capacità comunicativa, la sincerità, la sessualità etc. La vita/vitalità si spegne: lentamente, a volte inesorabilmente lungo il “cattivo” progetto di un suicidio lento e differito nel tempo.

L’anoressico è “cattivo/captivus” nel duplice senso di “prigioniero” e di persona tendenzialmente imbevuta di “cattiveria”.

Ciò porta anche a pesanti meccanismi ossessivi, accompagnati da menzogna e manipolazione, a mo’ di paradossale difesa all’interno della fredda corazza caratteriale e della dura fortezza vuota: la malattia anoressica diventa un assurdo “rifugio” al quale ostinatamente ci si attacca, una vera e propria dipendenza.

L’anoressico tende spesso ad essere una persona “contro”. Essendo la psiche a risultarne disturbata, il malato lotta rabbiosamente contro l’immagine del proprio corpo, contro se stesso, contro i genitori, contro gli amici, contro i medici, contro i terapeuti. In una sola espressione: lotta contro il mondo. La rabbia sembra essere al centro di numerosi casi di anoressia (sia nella fase conclamata sia nella fase organicamente iniziale sia nella fase anche solo psicologicamente preparatoria). È la psiche a “comandare” il corpo, a sottometterlo. L’anoressia è una delle più tipiche “somatizzazioni” della civiltà postmoderna; e ne costituisce anche una delle manifestazioni più “strane e paradossali”.

La rabbia e l’odio (ma anche la tenerezza e l’amore), vale a dire i sentimenti più importanti, vengono schiacciati, repressi, rimossi, resi inconsci. Cancellati dalla vita quotidiana, accuratamente nascosti. Proprio la RABBIA (con la presunzione che spesso la accompagna) costituisce il principale ostacolo al recupero del benessere: sia nella fase della RILUTTANZA ad iniziare la cura (“Io non sono malata!”) sia nella fase delle RESISTENZE che il paziente introduce (anche inconsciamente) nel trattamento (il classico “bastone fra le ruote”).

La rabbia anoressica blocca, “congela” i sentimenti. Ne deriva una mal posta richiesta di amore e di aiuto terapeutico: l’anoressia è una “cattiva fame d’amore”. Nella cura occorre “scongelare” il cuore di ghiaccio: un cuore che soffre e che vorrebbe essere riscaldato dall’affetto, ma che questa verità non la vuole ammettere.

Ma la sofferenza (sia pure nascosta) esiste. Così come esiste la malattia.

 

L’ANORESSIA IN POCHE SIGNIFICATIVE CIFRE (STIMATE):
PREVALENZA FEMMINILE: F 90% a fronte di M 10%.
DONNE: 1 su 200 (cioè lo 0,5%) ha in qualche modo a che fare con l’anoressia.
ADOLESCENTI (F+M): il 7% ha in qualche modo a che fare con qualcuno dei disturbi del comportamento alimentare.
RAGAZZE (adolescenti F + giovani F, cioè fra 12-25 anni): il 9% viene coinvolto dai DCA.
BAMBINI (F+M): l’insorgere del disturbo anoressico è sempre più precoce (8 anni).

 

Ma la domanda più importante relativa ai numeri è addirittura un’altra: quanti sono i soggetti malati e non riconosciuti (in altre parole: il cosiddetto “sommerso”)?

E non basta: esiste una ulteriore fondamentale domanda di tipo statistico: quanti sono i soggetti “a rischio” (cioè non malati ma ammalabili, se solo si concretizzano “fattori scatenanti”)?

Infine, al di là dei dati epidemiologici, perché è così importante porre l’accento sulla PREVENZIONE? Detto altrimenti, perché sottolineare l’intervento “ex ante”, quello che andrebbe fatto “prima” dell’insorgere della malattia anoressica conclamata (e prima dello stesso disagio generico che può precedere quest’ultima)?

La risposta è duplice.

  1. Sotto il profilo dei benefici socio-sanitari: l’insieme di Informazione, Formazione, Sensibilizzazione, Promozione della Salute e Educazione alla Salute costituisce l’arma ottimale (infatti la terapia è difficile e non sempre efficace).
  2. Sotto il profilo dei benefici socio-economici: il costo della prevenzione è mediamente cinque volte inferiore al costo della terapia, per cui PREVENZIONE = INVESTIMENTO E RISPARMIO.

Imponenti sono le conseguenze di tutto ciò: tanto nel settore privato (individui, genitori, famiglie) quanto nel settore pubblico (sistema sanitario nazionale, scuola, enti politico-amministrativi).

L’anoressia, quindi. Parlarne, riparlarne, comunicare: per capirla (la malattia), per capirli (i soggetti malati, i soggetti a rischio), per aiutare e per imparare ad aiutare.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Bruch H. (1977). The golden cage: the enigma of anorexia nervosa. Cambridge: Harvard University Press. (Trad. it. La gabbia d'oro. L'enigma dell'anoressia nervosa. Milano: Feltrinelli, 2003).

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Peirone L., & Gerardi E. (2010). Anoressia rabbiosa. La ribellione muta e i sentimenti repressi. Francavilla al Mare: Edizioni Psiconline.

Sorrentino R., & Tani C. (2009). Rabbia. L’emozione che non sappiamo controllare. Milano: Mondadori.

 

 

 Luciano Peirone
Elena Gerardi
Psicologi Psicoterapeuti. Professori a contratto di Psicologia Clinica e della Salute nel Ciclo di Vita, Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio”di Chieti-Pescara.

ANTHROPOS (Salute-Cultura-Psicologia)
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.anthropos1987.org

 

    Luciano Peirone, Elena Gerardi
    ANORESSIA RABBIOSA
La ribellione muta e i sentimenti repressi

    Prefazione di Mario Fulcheri
    Edizioni Psiconline - Francavilla al Mare (CH)
www.edizioni-psiconline.it 
  

 

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