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dipendenza da shopping

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 940 volte

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dipendenza da shopping, shopping compulsivoLa sindrome da acquisto compulsivo è un disturbo del controllo degli impulsi che indica il bisogno incoercebile di fare compere, anche senza necessità, ed è anche denominato shopping compulsivo, acquisto compulsivo, dipendenza da shopping, shopping-dipendenza o "shopaholism".

Lo shopping compulsivo è quindi un impulso urgente e irresistibile a comprare, che seppure riconosciuto eccessivo da chi lo mette in atto, viene ripetuto fino a che determina effetti dannosi per l’individuo e per le persone a lui legate.

È noto anche con il termine oniomania (dal greco onios = "in vendita," mania = follia) coniato dallo psichiatra tedesco Emil Kraepelin. Kraepelin, con lo psichiatra svizzero Eugen Bleuler, identificò per la prima volta i sintomi associati all'oniomania nel corso del tardo diciannovesimo secolo.

Le problematiche che seguono al comportamento di shopping compulsivo sono sentimenti di colpa, vergogna, umiliazione, problemi di salute, problemi familiari, lavorativi, legali e finanziari.

Il comportamento è però mantenuto nonostante le gravi conseguenze personali e gli innumerevoli tentativi fallimentari di controllarlo e porvi fine. L’individuo colpito può non vedere inizialmente il comportamento come un problema ma, principalmente, come un sollievo immediato da ansia e stress emotivo e come fonte di gratificazione personale. Proprio questa apparente ricompensa iniziale rinforza il comportamento, determinando, poi, processi compulsivi e ripetitivi.

L’acquisto, in questo disturbo, è legato a prodotti che esprimono indirettamente il pensiero su di sé nonché il desiderio di modificare parti di sé concrete o intangibili, riempiendo quello che è stato definito il Sé vuoto.

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La tendenza allo shopping online compulsivo affligge in ugual parte donne e uomini, ma con modalità diverse. Le donne tendono a svenarsi per articoli di abbigliamento e altre “piccole” spese, gli uomini invece tendono ad abbandonarsi ad acquisti più impegnativi come auto, vacanze e biglietti per eventi sportivi.

Nel corso degli episodi spesso vengono descritti dei vissuti che si modificano durante l’acquisto, perciò sono state distinte tre principali fasi del vissuto relativo al compulsive spending:

Nella prima fase, vengono spesso sperimentate sensazioni di corteggiamento da parte dei prodotti, I vissuti interiori di questa attrazione iniziale sono anche descritti sotto forma di sensazioni viscerali e profonde, come brividi, vampate di calore, vibrazioni, eccitazione, agitazione, energia che circola o persino perdita di controllo di sé. Il cambiamento o l’intensificazione dei primi vissuti viene registrato nel momento in cui comincia ad essere in atto il comportamento d’acquisto e quindi si entra nella seconda fase emotiva. In tale momento della crisi d’acquisto spesso le emozioni sono caratterizzate da un pervadente sentimento di benessere e di felicità. Questi sentimenti, tuttavia, sono più frequenti nella terza fase, quella in cui vengono realizzate le conseguenze del proprio comportamento negativo e in cui le illusioni sul potere dell’acquisto vengono rotte. Ciò si verifica in genere al termine del raptus di spese, durante il quale viene descritta un’amplificazione di tutte le emozioni negative, con intensi sensi di colpa, vergogna di sé e sensazione di vuoto interiore.

Per il trattamento di questa patologia, come tutti i disturbi compulsivi, è necessaria una psicoterapia da integrare, quando necessario, con un sostegno farmacologico. Inizialmente, si può optare per un intervento che miri alla riduzione del danno con un’attenta considerazione dell’aspetto economico e finanziario.

I primi passi verso una guarigione, prevedono l’affidamento ad un tutor, cioè una persona (amico o familiare) che conosce il problema e che riesca a porre un freno agli acquisti indiscriminati (lo shopper non deve andare in giro da solo).

Altri interventi sono l’approccio strategico e quello cognitivo-comportamentale che sono efficaci nel trattamento di questa patologia. Nell’approccio strategico è interessante la tecnica della “prescrizione del sintomo”, essa si basa sull’assunto che è inutile imporsi dei divieti perché ciò porta solo al desiderio di infrangerli. Alcune tecniche cognitivo-comportamentali sono utili nella cura della dipendenza da shopping, per esempio il rilassamento muscolare, la desensibilizzazione sistematica, ecc. Altre strategie utilizzabili sono: pagare in contanti piuttosto che con carta di credito per avere un’idea più realistica della gestione del denaro; distruggere tutte le carte di credito tranne una per le emergenze; fare una lista per le cose da comprare e comprare solo ciò che è presente nella lista; guardare le vetrine solo dopo che i negozi hanno chiuso; se si va da parenti o amici posticipare le compere perché quando si va fuori città s’è più facilmente propensi a spendere; fare esercizi fisici quando si sente l’impulso a comprare.

 

Per Approfondimenti:

  • psiconauti.it
  • siipac.it
  • wikipedia.it
  • benessere.com
  • panorama.it

 

(A cura della dottoressa Alessandra Antonacci)

 

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