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INTER – NOS sul come si trattano gli Psicologi

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Editrice Clinamen Interna/Mente A cura di Fabrizio Rizza pgg. 85 E 14,00

Recensione a cura di Carmela Mainiero

Inter-Nos, libro curato da Fabrizio Rizzi, raccoglie una serie di articoli ad hoc su tematiche importanti per la comprensione dei rapporti tra psicologi. In realtà c’è l’affermazione di profonde e radicate problematiche di interazione dovute ad alcuni fondamentali punti che Rizzi conferma attraverso gli scritti dei suoi colleghi psicologi.Primo limite nel rapporto con i colleghi è l’aderenza se non la letterale identificazione con l’approccio di appartenenza. Con questo si apre tutto uno spettro di tabù e false convinzioni che genera incomprensioni e timori, quali la tendenza a nascondere oppure omettere i propri errori professionali o peggio l’inadeguatezza dell’approccio di appartenenza in talune circostanze.

Il linguaggio di comunicazione è utilizzato per spostarsi fuori dal contesto e al di sopra del proprio interlocutore, evitando così di mettersi in gioco personalmente, la preferenza è di interpretare un ruolo frainteso e ricco di penombre quale è quello dello psicologo.Dal punto di vista pratico questo si palesa in un riferimento continuo al linguaggio tecnico e alle categorie diagnostiche. Anche le differenze di genere e la prevalenza numerica delle donne all’interno della categoria, influisce molto sia sui rapporti che sulla considerazione sociale e culturale di questi professionisti.Mentre le colleghe donne incentrano la loro opera sul pensare, gli uomini risultano orientati al fare, rivestendo posizioni di maggior potere e visibilità; sta proprio in questa enfasi sul potere mancato la ricerca di un certo tono d’importanza, non riconosciuta all’esterno, uno dei motivi della complessità nel rapporto all’interno della categoria professionale. Tematica scottante è la solidarietà tra colleghi, la reale esistenza di un filo di giuntura e il lavoro di strutturazione del rapporto in quanto tale.

Gli psicologi sono incapaci di fare gruppo e il loro stacco si avverte ancor più nel trattamento che riservano ai giovani laureati e specializzandi nella fase di professionalizzazione e formazione: attività altamente ostacolata da senior e tutor, in preda al timore che venga usurpato il loro prestigio e ruolo. Questo timore è l’origine della cattiva formazione che queste figure forniscono alle giovani menti che si troveranno in un modo o nell’altro ad invischiarsi in un rapporto di formazione che ha come obbiettivo di plasmare anziché individuare e potenziare le peculiarità dello specifico neofita. Il libro breve ma dalle pagine corpose è certamente rivolto agli psicologi, completamente scritto in linguaggio tecnico è assai complicato e a tratti contorto e dispersivo nella scelta di talune tematiche che non rendono l’idea del filo conduttore del discorso.

La cosa che lascia perplessi è il “predicare bene e razzolare male”, viene attaccato fortemente il ricorso continuo ed eccessivo al linguaggio tecnico scegliendo di utilizzare il medesimo per formulare la propria accusa, la quale anziché rompere il circolo vizioso lo alimenta garantendone la perpetuazione. Nota positiva è la capacità di rendere più umani i membri di questa categoria, rendere ragione del fatto che gli psicologi sono esposti più di tutti alle stesse difficoltà comunicative che dovrebbero curare, faticano a liberarsi delle distorsioni comunicative nelle quali sono immersi quotidianamente riproponendole inconsapevolmente. Questo tomo getta le basi per un discorso articolato e complesso che trova completa esaustività in una ricerca multifattoriale.

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