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L'attenzione

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 33853 volte

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attenzioneL'attenzione è un processo cognitivo che permette di selezionare stimoli ambientali, ignorandone altri.

È quel meccanismo in grado di selezionare le informazioni in ingresso in base allo loro rilevanza biologica e/o psicologica per l’individuo.

L’attenzione è la capacità di convogliare le risorse mentali su specifici aspetti della realtà in determinati momenti.

Essa è attivata da stimoli intensi, nuovi e/o significativi. Quindi, i cambiamenti nel campo degli stimoli che sono in grado di suscitare l’attivazione di processi attentivi sono:
• variazione dell’intensità delle stimolazioni (per esempio, un forte rumore improvviso);
• comparsa di stimoli significativi (per esempio udire il proprio nome ad una conferenza).


La definizione di attenzione comprende aspetti diversi. I ricercatori, parlano di attenzione selettiva e attenzione divisa. Un classico esempio di attenzione selettiva è rappresentato dall’effetto del “cocktail party”, dove in una situazione in cui arrivano emissioni sonore da tutte le parti, siamo in grado di selezionare solo quelle provenienti dalla persona con cui stiamo parlando. Si parla di attenzione divisa quando al soggetto è chiesto di controllare contemporaneamente due o più fonti di informazione.
Il primo grande studioso che si è occupato di questo argomento è stato Broadbent. Secondo questo autore, che propone una selezione precoce dell’informazione, l’attenzione funziona come un filtro, secondo cui esisterebbe una fase iniziale di elaborazione dell’informazione durante la quale tutti gli stimoli vengono analizzati simultaneamente sulla base delle loro caratteristiche fisiche elementari e immagazzinati per un breve periodo. In questa fase, quindi, non si ha alcuna selezione dell’informazione. A questo stadio di elaborazione, che Broadbent attribuisce al sistema sensoriale, segue una fase di elaborazione più avanzata da attribuire al sistema percettivo, il quale opera serialmente, elaborando cioè uno stimolo dopo l’altro. Un filtro, posto tra il sistema sensoriale e il sistema percettivo, seleziona gli stimoli che possono avere accesso ai livelli di elaborazione più sofisticati.

Broadbent asserì che i soggetti hanno la capacità di prestare attenzione ad una sola voce alla volta. La Treisman, successivamente modificò la teoria originale di Broadbent formulando la teoria del filtro attenuato, detta anche della selezione tardiva. Questa teoria sostiene che il filtro attentivo si limita a ridurre, e non a cancellare, l’informazione disponibile nel canale non attentivo. Secondo la Treisman, è più economico parlare di attenuazione, poichè non è possibile che un individuo funzioni attraverso un filtro, impiegando così un continuo di energie legate alla selezione. Quindi, tutte le informazioni giungono all’individuo, poi alcune si attenuano e altre rimangono forti e persistono.
In generale si può constatare che i processi attentivi non sempre sono coscienti: ad alcuni elementi si presta attenzione consciamente, mentre altri vengono registrati in modo non cosciente, vengono percepiti anche se non vi si presta attenzione in modo diretto.

Da un punto di vista metodologico, è stato usato l’osservazione dei tempi di reazione. È un metodo psicofisico che ha come presupposto il fatto che tanto più lungo è il tempo di reazione, tanto più complessa è l’elaborazione dell’informazione.

Un fenomeno osservato sperimentalmente è l’Effetto Stroop. Si scrive una parola relativa a un colore. Per esempio, si può scrivere la parola rosso su uno sfondo dello stesso colore, oppure si può scrivere usando un altro colore (per esempio verde) su uno sfondo rosso, o in verde su uno sfondo blu. Si è notato che i tempi di reazione sono tanto più brevi quanto più c’è congruenza tra i colori (per esempio la parola rosso scritta in rosso su uno sfondo rosso).

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Questa sarebbe una prova a favore della teoria dell’attenuazione della Treisman, poiché l’incongruità di informazione rallenta il tempo di reazione.

In campo clinico vi sono vari disturbi dell’attenzione. Alcuni disturbi hanno cause organiche, altri psichiche. Si è osservato soprattutto nei bambini, che i soggetti stressati sviluppano inibizione alla capacità di prestare attenzione all’ambiente. Questo avviene in quanto si sviluppa una chiusura alla stimolazione esterna, la persona ostacola l’ingresso delle informazioni. Nei disturbi d’ansia e dell’umore possono essere presenti difficoltà di concentrazione.

Nei disturbi clinici evolutivi, come l’ADHD, l’attenzione gioca un ruolo cruciale. I bambini con un disturbo ADHD hanno infatti dei deficit che riguardano la sfera dell’attenzione che si manifesta con difficoltà di concentrazione, ad iniziare o sospendere un compito o un gioco, difficoltà a prestare ascolto all’insegnante e nell’organizzare il lavoro. È pertanto opportuno pianificare un tipo di intervento che tenga conto della centralità del fattore attentivo e sviluppi un training specifico per la riabilitazione delle funzioni attentive e della concentrazione.

 

Per approfondimenti:

  • wikipedia.org
  • ABC della psicologia generale, edizioni Magi

 

(A cura della Dottoressa Daniela Scipione)

 


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