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Fattori protettivi e sviluppo sano della personalità

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I fattori protettivi sono caratteristiche, eventi o processi che riducono la probabilità che insorga una patologia.

Tali fattori possono tutelare gli equilibri psicologici e comportamentali di un individuo esposto a situazioni di rischio, attenuando l'impatto delle condizioni di rischio, o modificando la risposta dell'individuo a situazioni che predispongono ad esiti maladattivi e patologici (Regogliosi, 1998; Rutter, 1990).
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I fattori protettivi sono caratteristiche, eventi o processi che riducono la probabilità che insorga una patologia. Tali fattori possono tutelare gli equilibri psicologici e comportamentali di un individuo esposto a situazioni di rischio, attenuando l'impatto delle condizioni di rischio, o modificando la risposta dell'individuo a situazioni che predispongono ad esiti maladattivi e patologici (Regogliosi, 1998; Rutter, 1990).
Possono essere fattori riguardanti la persona (fattori personali) o relativi all'ambiente in cui questa vive e cresce (fattori ambientali).

Alcuni FATTORI PERSONALI che possono preservare l'individuo da eventuali esiti patologici sono:

TEMPERAMENTO FACILE

Esso favorisce l'accettazione del bambino da parte di chi se ne prende cura, e, pertanto, costituisce un importante fattore protettivo per lo sviluppo di un legame di attaccamento soddisfacente e sicuro.
I bambini caratterizzati da un temperamento facile presentano cicli regolari di attività, generalmente si mostrano di buon umore, manifestano un atteggiamento di apertura dinanzi alle novità, sono tranquilli e adattabili. In genere, sono molto prevedibili, dunque, facilmente gestibili. Grazie ai loro attributi temperamentali, i bambini facili riescono ad ottenere maggiore sostegno, e cure adeguate, rispetto ai bambini con temperamento difficile (Zeanah, 1996).
La percezione del temperamento del bambino da parte di chi si prende cura di lui, dipende molto dalle aspettative e dalle richieste dell'ambiente familiare. Pertanto, è possibile istaurare una relazione armoniosa quando i genitori regolano le proprie attese in base alle caratteristiche temperamentali del figlio.

CAPACITA' COGNITIVE E METACOGNITIVE

L'acquisizione di determinate capacità cognitive, relative all'autocontrollo, all'autogestione, e all'automonitoraggio, può rappresentare un fattore protettivo per lo sviluppo cognitivo e sociale dell'individuo.
Tali capacità, infatti, influiscono sulle modalità di elaborazione delle informazioni, e su quelle di organizzazione e regolazione della condotta, consentendo all'individuo di rispondere efficacemente agli stimoli ambientali.
Le capacità metacognitive possono iniziare a svilupparsi già all'età di due anni, consentendo all'individuo di rappresentare e riflettere sugli stati mentali propri e degli altri, e, attraverso l'analisi e l'interpretazione del comportamento umano, di attribuire significato all'esperienza.
L'acquisizione di capacità metacognitive, inoltre, può rivelarsi essenziale per un bambino esposto a situazioni di rischio, in ambito familiare o extrafamiliare (Cornoldi, 1995; Regogliosi, 1998). Un esempio di rischio può essere rappresentato da una relazione insoddisfacente tra una madre depressa e suo figlio: se quest'ultimo avrà sviluppato adeguate capacità metacognitive, potrà attribuire il comportamento distaccato della madre al suo stato depressivo. In tal modo, potrà moderare l'impatto dell'interazione negativa, giustificando il comportamento materno, senza sentirsi rifiutato.

Diversi FATTORI AMBIENTALI possono esercitare una funzione protettiva sullo sviluppo della personalità dell'individuo. Essi vengono distinti in fattori familiari e fattori sociali.

Alcuni fattori protettivi riscontabili nell'ambito familiare sono:

RELAZIONE CONIUGALE SODDISFACENTE e SOSTEGNO CONIUGALE

La nascita di un figlio determina molti cambiamenti psicologici in entrambi i genitori, alterando l'equilibrio della coppia, e modificando la struttura familiare. Tuttavia, un solido e soddisfacente rapporto coniugale può esercitare una funzione protettiva sullo sviluppo del bambino, e sulla relazione tra madre e figlio. È stato dimostrato, infatti, come la soddisfazione coniugale, presente sia prima che dopo la nascita del bambino, faciliti l'adattamento dei coniugi al nuovo ruolo di genitori.
Una madre che vive positivamente la relazione con il marito si mostra più attenta nel rapporto con il figlio, manifestando un maggiore coinvolgimento emotivo, rispetto ad una madre insoddisfatta della propria vita matrimoniale (Candelori – Mancone, 2001).
Le ricerche di vari studiosi hanno evidenziato una correlazione tra sostegno coniugale e attaccamento sicuro infantile. Infatti, le neo-mamme che ricevono supporto emotivo, espresso sotto forma di affetto, incoraggiamento ed empatia, e sostegno pratico, relativo allo svolgimento delle faccende domestiche, sono serene, e si sentono amate e accudite; condizione, questa, che consente loro di dedicarsi liberamente al neonato, favorendo, dunque, lo sviluppo di una relazione affettuosa e sensibile (Bowlby, 1989).

STRUTTURA FAMILIARE FUNZIONALE

Le caratteristiche strutturali della famiglia che possono esercitare una funzione protettiva sullo sviluppo dell'individuo, sono: moderato grado di coesione, capacità di tracciare confini flessibili, capacità di riconoscere le emozioni e di esprimerle in maniera adeguata, incoraggiamento dell'autonomia adeguato al livello di sviluppo del bambino.

FUNZIONE GENITORIALE ADEGUATA

La capacità della figura di accudimento di esercitare adeguatamente la funzione genitoriale costituisce un importante fattore protettivo per lo sviluppo dell'infante.
Nello specifico, la sensibilità materna, relativa alla capacità di riconoscere ed interpretare accuratamente i segnali vocali e comportamentali dell'infante, e di rispondervi in maniera adeguata e sollecita, rappresenta un fattore protettivo per lo sviluppo cognitivo e sociale infantile, in quanto favorisce la costruzione di un legame di attaccamento sicuro tra figura di accudimento e bambino.
Una madre sensibile riesce a comprendere i desideri, gli stati d'animo, e le intenzioni del figlio, si mostra empatica con lui, attenta alle sue esigenze e richieste, coerente nelle sue risposte, e disponibile ad offrire sostegno, affetto, conforto. Dal canto suo, il bambino percepisce la propria madre accessibile, e sa che può fidarsi di lei; nell'ambito della relazione di attaccamento, sperimenta un contesto affettuoso e accogliente, che sa capirlo, stimolarlo e contenerlo, nel quale contesto, inoltre, si sente accettato e amato. La coerenza e la prevedibilità materna favoriscono l'adattamento del bambino, e l'acquisizione di abilità sociali, quali l'empatia, e l'altruismo (Ainsworth – Bell – Stayton, 1992).
Anche lo stile di attaccamento materno influisce sullo sviluppo dell'infante. La relazione che una madre istaura con suo figlio, infatti, è profondamente influenzata dalle sue esperienze infantili, e dal tipo di legame istaurato con i genitori, e, in particolar modo, con la sua figura di attaccamento primaria. In base alle interazioni infantili, infatti, la donna ha sviluppato un determinato stile di attaccamento e le relative rappresentazioni di sé, dell'altro, e della relazione di attaccamento.
Sono diversi gli studi che evidenziano la trasmissione intergenerazionale degli stili di attaccamento: esiste, pertanto, una correlazione tra attaccamento sicuro della madre e attaccamento sicuro del figlio (Bowlby, 1989).
Generalmente, le madri sicure sono caratterizzate da una forte identità personale, dalla capacità di riconoscere il proprio ruolo all'interno delle relazioni interpersonali, e di istaurare legami profondi, pur mantenendo un adeguato livello di autonomia. Queste donne si relazionano positivamente con il proprio bambino, rispondendo in maniera empatica e appropriata ai suoi segnali, e, pertanto, favorendo anche in lui lo sviluppo di rappresentazioni mentali di sé e dell'altro positive.
In ambito familiare, un altro fattore protettivo per lo sviluppo psico-sociale dell'individuo è rappresentato dall'uso di strategie educative efficaci da parte delle figure genitoriali.
Uno stile educativo efficace è caratterizzato principalmente da due aspetti: la ricchezza di contenuti cognitivi e l'autorevolezza. Relativamente alla prima caratteristica, i genitori efficaci dedicano molto tempo all'interazione con i figli, e favoriscono il loro sviluppo cognitivo in vari modi: in primo luogo, modellando le loro credenze, gli atteggiamenti, le aspettative sociali e personali; in seguito, fornendo loro norme comportamentali, ma anche principi e valori. Per quanto concerne l'autorevolezza, i genitori che adottano uno stile educativo autorevole rappresentano per i loro educandi delle figure di autorità responsabili, che esigono l'osservanza delle regole, chiaramente definite, e spiegano le ragioni delle loro richieste, che, in tal modo, non vengono percepite dai figli come imposizioni cui ribellarsi (Brophy, 1999). Sostanzialmente, lo stile autorevole si rivela efficace perché propone al bambino o all'adolescente una filosofia morale organizzata e coerente, da utilizzare come base per lo sviluppo del pensiero morale. Allo stesso tempo, i genitori autorevoli forniscono ai loro figli strumenti cognitivi e libertà emotiva, consentendo loro di riflettere autonomamente sulle norme e sui principi appresi, e valutarli, al fine di adottare consapevolmente e liberamente quelli che hanno un significato, e di utilizzarli come linee guida per la propria condotta.

E' possibile evidenziare anche l'importanza di alcuni fattori sociali:

SOSTEGNO SOCIALE

Il sostegno offerto dalla società costituisce un fattore protettivo per il funzionamento della famiglia, e per l'adattamento dei singoli membri che ne fanno parte. Una famiglia che può usufruire di supporti e strutture sociali, quali possibilità lavorative, scuole efficienti, incontri culturali e ricreativi, sperimenta un senso di appartenenza alla comunità; inoltre, appare dotata di maggiore stabilità rispetto alle famiglie prive di sostegno extrafamiliare, ed i suoi componenti si mostrano soddisfatti dei propri risultati sociali. Inoltre, il sostegno sociale può rivelarsi un importante fattore protettivo per l'adattamento di bambini e adolescenti provenienti da famiglie disintegrate o patologiche, in cui è difficile sviluppare legami di attaccamento sicuro. In tal caso, l'individuo può istaurare relazioni positive a scuola o in altre strutture extrafamiliari, e sviluppare uno stile di attaccamento sicuro nei confronti di insegnanti stimati, o di altre figure educative (Paris, 1997).

APPARTENENZA AL GRUPPO DEI PARI

Le relazioni tra l'adolescente ed i suoi coetanei svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo della personalità dell'individuo, favorendo il passaggio di quest'ultimo alla fase adulta. Il gruppo dei pari promuove la crescita personale in vari modi. In primo luogo, esso rappresenta un contesto in cui il bambino e l'adolescente imparano a relazionarsi, a valutare e a controllare i propri comportamenti, in base alle risposte altrui. Pertanto, l'inserimento in un gruppo, e l'accettazione da parte degli altri membri, favorisce nell'individuo lo sviluppo di abilità sociali. Le interazioni con i coetanei consentono al ragazzo di immaginare cosa potrebbe vedere, pensare e sentire un'altra persona, favorendo lo sviluppo delle sue capacità metacognitive. Inoltre, trattandosi di un'aggregazione sociale di tipo paritario, basata sulla condivisione di interessi, bisogni, valori ed esperienze, il gruppo costituisce per l'adolescente un essenziale punto di riferimento, che offre aiuto e dà sicurezza, e cui far ricorso in caso di difficoltà. Infine, il gruppo sostiene l'adolescente nel delicato compito della formazione dell'identità. Attraverso il confronto con gli amici, l'individuo riesce a capire chi è e cosa vuole, definendo innanzi tutto chi non vuole essere o diventare.

Il fenomeno della resilienza si riferisce alla capacità di recupero dell'individuo in situazioni problematiche e difficili, che generalmente conducono ad esiti psicopatologici. Nello specifico, tale processo implica, da un lato, la capacità di resistere all'azione di eventi negativi, e, dall'altro, la capacità di reagire positivamente a tali eventi: i soggetti resilienti mostrano un adattamento adeguato o ottimale anche in presenza di ripetuti stress, o dopo esperienze traumatiche (Rutter, 1990).
In quest'ottica, la resilienza può essere considerata un fattore protettivo, nella misura in cui preserva l'individuo dall'insorgenza di una patologia, nonostante questi sia esposto all'azione di vari fattori di rischio.
Più precisamente, la resilienza è il risultato di fattori di natura diversa. In primo luogo, fattori biologici, come un temperamento facile, che favorisce l'adattamento dell'individuo, specie nell'età infantile e scolare; in secondo luogo, fattori di natura psicologica, rappresentati in particolar modo da esperienze e relazioni positive, e da capacità e competenze personali; infine, fattori sociali, come il sostegno di un ambiente favorevole, in particolar modo nell'età adolescenziale. Inoltre, lo sviluppo di uno stile di attaccamento sicuro nella prima infanzia sembra essere altamente correlato alla resilienza, in quanto contribuisce allo sviluppo di risorse personali che permettono all'individuo di fronteggiare situazioni difficili in maniera efficiente.
I soggetti resilienti, infatti, mostrano un'attitudine proattiva: consapevoli di poter affrontare i problemi, sono in grado di gestire efficacemente i cambiamenti, e di imparare dall'esperienza. In tal modo, i resilienti riescono a sviluppare una zona personale di autonomia, e ad estendere la propria zona di influenza sull'ambiente circostante (Oliverio Ferraris, 2003).
La resilienza è una risorsa che può essere stimolata, e che può crescere, o indebolirsi, durante lo sviluppo della personalità. A tal riguardo, l'azione educativa svolge un ruolo fondamentale, offrendo il contesto in cui l'individuo può scoprire le proprie risorse, e può imparare ad utilizzarle.

APPROFONDIMENTI BIBLIOGRAFICI

AINSWORTH M. D. – BELL S. – STAYTON D., L'attaccamento madre-bambino e lo sviluppo sociale: la socializzazione come prodotto delle reciproche risposte ai segnali, in: RICHARDS M. P. (Ed.), L'integrazione del bambino in un mondo sociale, Milano, Franco Angeli, 19923, 119-158.
BOWLBY J., Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento, Milano, Raffaello Cortina, 1989.
BROPHY J., Insegnare a studenti con problemi, Roma, LAS, 1999.
CANDELORI C. – MANCONE A., Genitorialità: situazioni a rischio e psicopatologiche, in: AMMANITI M. (Ed.), Manuale di psicopatologia dell'infanzia, Milano, Raffaello Cortina, 2001, 91-124.
CORNOLDI C., Metacognizione e apprendimento, Bologna, Il Mulino, 1995.
OLIVERIO FERRARIS A., Resilienti. La forza è con loro, in: "Psicologia contemporanea" (2003) 180, 18-25.
PARIS J., Contesto sociale e disturbi di personalità. Diagnosi e trattamento in una prospettiva bio-psico-sociale, Milano, Raffaello Cortina, 1997.
REGOGLIOSI L., La prevenzione del disagio giovanile, Roma, Carocci, 1998.
RUTTER M. (Ed.), I disturbi psicosociali dei giovani. Sfide per la prevenzione, Roma, Armando, 2002.
ZEANAH C. H. (Ed.), Manuale di salute mentale infantile, Milano, Masson, 1996.

Dott.ssa Liria Valenti
Psicologa – Psicoterapeuta, Roma

 

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