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Emetofobia

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 8939 volte

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Dal greco emein che significa "un atto o un'istanza di vomito" e fobia, ovvero "un esagerato solito inspiegabile e illogico timore di un particolare oggetto,  classe di oggetti, o situazione”

emetofobiaL'emetofobia è una fobia specifica legata all’atto di vomitare, causato fondamentalmente dall'incapacità di dominare e prevedere i propri conati.

Chi ne soffre collega direttamente la nausea (che è uno dei segnali dell’ansia) o qualsiasi “messaggio” che parta dallo stomaco (rumori, leggeri dolori o altro) direttamente al vomito.

Alla base di questa fobia vi sono l'idea della perdita di controllo e l'ansia di non sapere quale sarà l'esito del senso di nausea provato e quanto durerà eventualmente l’evento temuto, non prevedendone modalità e propria/altrui reazione.
E’ presente, quindi, anche il timore del giudizio degli altri che molto spesso fa confondere questa problematica con la fobia o ansia sociale.

Spesso il soggetto è colto da crisi in momenti nei quali può rivelarsi difficile o imbarazzante isolarsi dalle persone a lui vicine.
I livelli d’ansia, quindi, si innalzano in luoghi dove vi è la presenza di più persone e/o nei quali la possibilità di recarsi in un posto appartato per una eventuale crisi di vomito è in qualche modo ostacolata (teatri, cinema, ristoranti etc).

Nella stragrande maggioranza dei casi, gli attacchi di panico che seguono la paura di dover vomitare sono del tutto ingiustificati e non si risolvono quasi mai con effettivi conati.
Il soggetto affetto da questa fobia può provare senso di nausea anche per periodi molto più lunghi rispetto alla norma pur non avendo alcuna effettiva patologia fisica.

Spesso gli emetofobi sviluppano una vera e propria "resistenza psicologica" al vomito che impedisce loro di rimettere anche quando la cosa gioverebbe realmente all'organismo. Gli emetofobici infatti vomitano raramente (alcuni anche ogni 12-15 anni).

Le persone affette da tale disturbo possono avere paura anche solo nel sentir dire che qualcuno ha vomitato o che ha lo stimolo di vomitare, di solito in corrispondenza con la paura di vedere il rigurgito o di vedere qualcuno vomitare.
Come per ogni fobia, questi timori non sono sempre logici, ma sono presenti e molto reali.

Erroneamente si pensa che sia una fobia rara; in realtà sono molte le persone che ne soffrono, ma difficilmente lo confidano a qualcuno perché spesso se ne vergognano o temono di non essere compresi.
È piuttosto frequente che una persona che soffre di emetofobia si senta rispondere che non deve avere paura del vomito perché non è niente di traumatico. Questa risposta fa sentire l’emetofobico ancora più fuori dal comune e conseguentemente si chiude in se stesso.

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L'emetofobia non è limitata dall'età o dal livello di maturità: ci sono casi di emetofobia presenti nell'infanzia e nell'adolescenza, così come nell'età adulta.
Come per gran parte delle fobie, si ipotizza che le cause dell'emetofobia siano riconducibile a paure dell'infanzia, traumi infantili rimossi o eventi particolarmente stressanti non affrontati in maniera adeguata, anche se non è sempre così.

Benché alcuni emetofobi sembrano non aver alcun problema nel viaggiare, il comportamento comune è quello di evitare spostamenti con i mezzi di trasporto, soprattutto se questi implicano tragitti lunghi: il timore, infatti, è quello di essere colti da improvvisi malori o nausee o di essere testimoni di episodi di vomito tra i passeggeri.

Una strategia molto spesso utilizzata è quella di uscire di casa a digiuno o dopo l’assunzione di antiemetici. Questi ultimi sono gli unici farmaci che l’emetofobico assume in quanto quasi la totalità dei medicinali (e degli psicofarmaci) prospettano, fra gli effetti collaterali, proprio il vomito.

Il controllo verso il corpo e quindi verso qualsiasi sintomo gastrointestinale risulta essere un’altra ritualistica strategica per abbassare i livelli d’ansia.

Tale strategia, però, produce comportamenti di monitoraggio continuo della zona addominale portando la persona ad essere tranquilla unicamente quando risulti certa del termine del processo digestivo.
Questo porta l’emetofobico ad attendere anche molte ore prima di coricarsi o di muoversi dopo i pasti, non prestando attenzione alle richieste del proprio organismo, ma basandosi unicamente sui segnali gastrointestinali.
Inoltre, vengono evitati cibi che contengono carboidrati o grassi, in quanto reputati maggiormente impegnativi nella digestione e, con l'aggravarsi del disturbo, si giunge ad un'analisi approfondita e meticolosa del cibo ingerito, che sfocia in comportamenti ossessivo-compulisivi.

In età adulta, molte donne, seppur desiderose di diventare madri, rifiutano la gravidanza perché il timore per la nausea/vomito, che insorge normalmente nel primo trimestre, supera la voglia di avere un figlio.

Tutti i rituali in un modo o nell’altro, sfociano in comportamenti di marcata restrizione alimentare e di patologico evitamento sociale.

Per questo motivo, pur facendo parte dei disturbi d’ansia, l’emetofobia viene spesso confusa con l’ anoressia nervosa ed altre psicopatologie (ipocondria, ortoressia nervosa, fobia sociale e disturbo ossessivo-compulsivo) rendendo molto complesso e spesso fallimentare il percorso di cura.

E’ da sottolineare che, sebbene alcuni emetofobici soffrano o abbiano sofferto in passato di anoressia nervosa, la correlazione dell'emetofobia con un disturbo alimentare è quasi sempre errata perché nella maggioranza dei casi è solo la paura di vomitare a produrre restrizioni alimentari, con conseguente sottopeso.
A differenza di soggetti affetti da disturbi alimentari, infatti, gli emetofobici non presentano alcun disturbo dell’immagine corporea quanto invece una scarsa consapevolezza enterocettiva, cioè una estrema difficoltà a riconoscere fame e sazietà, oltre agli stati emotivi interni ed esterni.

Il trattamento dovrebbe comprendere un protocollo, meglio se ad indirizzo cognitivo comportamentale o strategico breve, atto a gestire nel breve periodo i sintomi, integrando tecniche di rilassamento e gestione delle emozioni e permettendo in tal modo al soggetto, con l’esposizione anche alle situazioni temute, di riappropriarsi delle parti importanti della propria vita che la fobia ha via via compromesso.

Terapia breve strategica

E’ un approccio terapeutico che ha l’obiettivo di risolvere i problemi psicologici rompendo il circolo vizioso esistente tra la manifestazione della fobia e il comportamento non adattivo che la persona attua per tentare di risolverlo, ottenendo invece un ulteriore aggravamento.

Il punto centrale di questo approccio terapeutico non è tentare di capire perché il problema si è sviluppato, ma comprendere come è strutturato e come si autoalimenta.
Il paziente potrà focalizzarsi sulle manifestazioni del disturbo “nel presente” evitando di dedicare eccessivo tempo alle cause scatenanti, che riguardano il passato e che molto spesso sono difficilmente individuabili.

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La prima fase della terapia breve strategica è dedicata allo studio delle specifiche caratteristiche del problema. Successivamente terapeuta e paziente discutono delle soluzioni che sono già state attuate per tentare di risolverlo.

Il paziente arriverà a capire perché ciò che ha tentato di mettere in atto ha alimentato il problema anziché risolverlo e infine sarà in grado di scegliere soluzioni che si sono dimostrate efficaci per quel problema specifico.

Psicoterapia cognitivo-comportamentale

Ciò che il paziente teme (in questo caso il vomito) provoca emozioni poco funzionali alla vita quotidiana che lo inducono a sviluppare pensieri distorti, causati dalla sua percezione e interpretazione degli eventi.

Questo tipo di psicoterapia ha l’obiettivo di ridurre nel paziente la tendenza ad evitare certe situazioni, aiutandolo a ristrutturare i pensieri legati alla sua fobia e a sviluppare la capacità di fronteggiare la situazione temuta.

In altre parole il terapeuta aiuterà il paziente ad individuare i pensieri che si associano alle sue emozioni negative, in modo da consentirgli di attuare strategie alternative e più funzionali, necessarie per affrontare le situazioni che causano nel paziente disagio e paura.

Per approfondimenti:

  • Wikipedia.org
  • medicitalia.it
  • farmacoecura.it


(a cura della Dottoressa Sara D’Annibale)


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Tags: ansia attacchi di panico terapia breve strategica emetofobia fobia specifica vomito nausea crisi di vomito antiemetici rituali psicoterapia cognitivo-comportamentale

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