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on . Postato in Depressione | Letto 103 volte

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le risposte dellesperto

 

Sarah, 19 anni

domanda

 



Salve,

le scrivo per dirle che in questi momenti mi sento molto sola. Vorrei andare avanti nel mio percorso di vita ma ho troppi ricordi dolorosi riguardanti il mio passato.

Sono sempre stata presa in giro e bullizzata da quando andavo alle elementari e questo mi ha segnato molto. Oltre all'isolamento sociale in cui ho vissuto, agli insulti che mi sono sentita dire e tutti gli spintoni, un'altra cosa che mi fa stare male è il fatto che non ho mai avuto appoggio da parte dei miei parenti. Molto spesso mi sono ritrovata chiusa in camera a piangere sperando in qualcosa di migliore, c'è stato un periodo, quando avevo 14-15 anni, in cui mi tagliavo sulle braccia ma nessuno mi ha realmente aiutata. Certe volte troviamo una forza interiore che non sapevamo di avere e questa forza mi ha fatto andare avanti col tempo ma ultimamente non riesco a stare tranquilla, il mio passato mi perseguita, mi sento male, vorrei urlare fortissimo che non ho più forza. Vorrei anche cancellare il mio passato, tutte le volte che sono stata picchiata ed insultata, tutti i dolori che ho provato quando l'unica cosa che facevo era andare a scuola e tornare a casa ed in entrambi i luoghi non sentirmi bene.

Vorrei non essere stata presa in giro dalle persone che facevano finta di essere miei amici ed invece lo facevano per scommesse. Vorrei davvero continuare la mia vita serena ma il mio passato mi incatena...

non so proprio come uscirne.


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risposta

 

 

Ciao Sarah buongiorno,

Ti esprimo un sentimento, prima di tutto. Mi dispiace del tuo trascorso e della tua sofferenza. Mi arriva in queste brevi e concise righe che scrivi. Spero di poterti comunicare qualcosa che possa aiutarti davvero a stare non meglio, ma bene. Con la tua stessa forza, quella che sicuramente ancora c’è e temi venir meno del tutto, soprattutto con la determinazione a prendere qualche decisione utile.

Quello che tu descrivi quando racconti che hai troppi ricordi dolorosi del passato e che il passato ti perseguita anche a distanza di anni, è un aspetto tipico di alcuni disagi che vanno sotto il nome di disturbi post-traumatici da stress. Si tratta di disturbi che maturano dopo esperienze traumatiche che hanno cioè la capacità di generare un vissuto da trauma. L’esperienza traumatica è un’esperienza dove alcuni fatti possono minacciare in modo improvviso ed inaspettato la vita, l’incolumità di una persona, per esempio un incidente stradale, un terremoto, oppure, se sono ripetuti nel tempo, invalidare la percezione di sé, la propria dignità, la propria autostima, il senso di appartenenza, la fiducia nel proprio futuro, nelle persone. Un esempio di questo tipo di traumatizzazione ripetuta sta in quello che ti è successo.

Essere bullizzati a scuola per diverso tempo, rimanere quasi invisibili e senza aiuto a casa, essere delusi da coloro che ci sono più vicini e simili, i nostri coetanei amici, traditi, manipolati, oggettificati addirittura per scommesse induce quasi sempre delle risposte da traumatizzazione. A distanza di poco tempo da queste esperienze le tue risposte da trauma sono state l’isolamento, probabilmente, per la vergogna, per la paura di essere ulteriormente esclusa, giudicata, non capita o sapendo proprio di non avere proprio nessuno intorno capace di ascoltarti, e infine i tagli alle braccia. Questi tagli alle braccia sembrano avere avuto una funzione comunicativa: tentare di far capire ciò che con le parole non ti era concesso di esprimere anche per via della non attenzione da parte della scuola e dei parenti, far capire la tua angoscia, il vuoto lasciato dentro dopo questi fatti che ti sono accaduti. Il tagliarsi ha anche un’altra funzione: quella di poter riavere attraverso il dolore del taglio una percezione del tuo corpo, percezione somatica. Scrivevi degli spintoni del dolore, del fatto che ti picchiassero: a tutto questo la mente può reagire anestetizzando il proprio corpo, ovvero se stessa. Mente e corpo sono due facce della stessa medaglia, la mente anestetizza se stessa silenziando il corpo, impedendo al copro di inviargli i messaggi che partono in superfice perché vengono elaborati a livello corticale, perché se venissero elaborati produrrebbero percezioni di dolore non sempre tollerabile alla mente. Però la mente, il nostro cervello, è organizzato in modo di sopravvivere al dolore, alle minacce: qualche volta si anestetizza. Ma se uno si anestetizza ha anche la sensazione di non vivere ed è un paradosso rispetto a ciò per cui biologicamente siamo predisposti..cioè evolvere, sopravvivere, almeno finchè il corpo stesso non si usura per ragioni insite alla nostra stessa biologia. Quindi la spinta è quella di vivere, di ri-percepire la vita nel nostro corpo e la prima cosa che la mente fa quando non ha altre risorse è darsi un colpetto, nel tuo caso un taglio. Non credo nel tuo caso che i tagli avessero una funzione ‘suicidaria’: me lo dici quando racconti che sei andata avanti con la tua forza, che vuoi andare avanti serena.

Quello che ti impedisce di farlo in modo fluido è uno delle conseguenze a lungo termine della traumatizzazione: vivere il passato come se fosse presente, sentirsi perseguitati dal passato. Il passato torno sotto forma di ricordi dolorosi, con lo stesso dolore di allora come se accadesse oggi, sotto forma di incubi, per cui possono aversi forti disturbi del sonno, con evitamenti, continuare ad isolarsi come all’inizio, urlare invece che tagliarsi.

E urlare cosa vuol dire? Comunicare. Farsi sentire, chiedere aiuto. Cosa fanno i bambini quando non parlano ancora o i genitori non li ascoltano? Urlano.

Questo che cosa dice ancora di te? Che vuoi andare avanti e vivere. Soprattutto trovare qualcuno che ti aiuti. Che cosa ti impedisce davvero di trovare qualcuno che ti aiuti, oltre la mancata disponibilità di persone intorno a te capaci di prestarti le dovute attenzioni? Il fatto che non puoi ancora davvero fidarti. Quando dici che vorresti “non essere stata presa in giro dalle persone che facevano finta di essere miei amici ed invece lo facevano per scommesse” o quando scrivi che i tuoi parenti non ti hanno mai dato appoggio, comunichi che gli amici non erano quelli che pensavi fossero, che i parenti non hanno dato appoggio a fronte di una tua possibile richiesta per esso. I tuoi punti di riferimento sono nella tua percezione ancora oggi ambivalenti: da una parte amici e parenti dall’altra nemici ed estranei. Questo ti disorienta non solo congruamente verso di loro, ma anche incongruamente verso tutti quanti anche quelli che non conosci. Ti dovrebbe essere difficile capire con quali criteri puoi scegliere di fidarti di qualcun altro, perché quelli che avevi e che ti avevano dato per scontato essendo parenti alcuni o per qualche altra ragione amici gli altri non hanno funzionato.

Non tutti quelli che vengono bullizzati si traumatizzano: dipende dall’aiuto esterno, dal contenimento che hanno in quel momento da altre parti. Pare che tu non ne abbia avuto, mai. E davvero mi sembra che tu abbia una grande forza e che ora possa andare per esaurirsi.

Quello che serve fare è trovare qualcuno che sia per te davvero affidabile, che ci tenga davvero a te e che non ti deluda. Qualcuno che ti aiuti a raccontare di nuovo la tua storia per poterti far sentire, mentre la racconti come se accadesse ora, che non sei sola e che qualcuno ti sta supportando nel momento stesso in cui rivivi quello che stai per rivivere mentre il passato si pone come presente. Questo può cambiare la tua fiducia nel futuro, ma soprattutto può ricomporre una percezione di te più sentita, più viva, più integrata a tutto ciò che ti circonda, ti dà una base sicura a cui appartenere.

Mi piacerebbe che tu potessi farti aiutare da uno psicologo psicoterapeuta in questo tentativo. Ce ne sono tanti che si occupano efficacemente di questi problemi. Si avvalgono di dialogo, metodi efficaci per risolvere il trauma, ma soprattutto sono, in quanto professionisti, fedeli e riservati. Prova a chiedere aiuto ad un collega, a domandare ai tuoi genitori se possono agevolarti in questo processo, oppure se ci fossero difficoltà economiche prova a cercare qualche psicologo nel settore pubblico. Prova a chiedere al nostro blog, eventualmente se possono indirizzarti.

Io confido nella tua voglia di stare bene e nella capacità di prendere delle decisioni adeguate, come quella di scriverci qui.

Un caro caro abbraccio.

Liuva Capezzani

 

 

 


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