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Imparare a reagire (153389)

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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 256 volte

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Marianna , 23

 

Gentile Dottore,
sono una ragazza universitaria, frequento l'ultimo anno di ingegneria e vivo con la mia famiglia (papà, mamma,una sorella e un fratello entrambi più grandi di me). Ho un ragazzo con cui sono praticamente cresciuta in quanto siamo insieme da quasi 10 anni e una sola vera amica che considero una sorella perchè ci conosciamo dalla nascita e mi riferisco ad una conoscenza profonda che non si ferma all'apparenza o solo in superficie(lei è importante anche perchè ha sofferto prima di me e per molto tempo del mio stesso problema e non sa ancora se effettivamente ne è uscita).
Tutti hanno sempre creduto in me, hanno sempre visto qualcosa che io non vedevo e forse lo dicevano perchè ho sempre fatto il mio dovere nel migliore dei modi e in tutti i campi, soprattutto nello studio.
Da più di un anno sono perseguitata da un desiderio ossessivo di mangiare qualsiasi cosa senza mai avvertire il senso della fame. Mi succede soprattutto qundo rimango sola a casa e dopo mi sento una pezza, non riesco a fare più nulla, neanche a liberarmi di tutto quello che ho ingerito. Non studio, non esco. Rimango sola a casa sul divano o avanti al pc a non far niente.
Tutto cio' ha portato problemi oltre al mio fisico anche al mio umore, ha aumentato il livello di insicurezza che ho sempre avuto perchè non ho mai creduto in me, o meglio ho sempre visto tutti quelli che mi circondano migliori.
Lo scorso anno ho smesso di studiare per un lungo periodo senza dire nulla a nessuno, ho allontanato da me il mio ragazzo e i miei amici. Poi ho cercato di reagire andando prima da una psicologa e poi da una nutrizionista ma in realtà sono scappata da entrambe.
Oggi mi ritrovo qua con una situazione molto simile a quella dello scorso anno: continuo ad abbuffarmi di tante schifezze e non riesco a far nulla soprattutto nello studio ma ho riavvicinato amici, ragazzo ma soprattutto la mia religione.
La mia paura è quella di continuare a costruire una vita in cui non concludo niente, non aiuto nessuno, anzi tendo a peggiorare ogni cosa attorno a me. Io voglio il contrario, vorrei fare della mia vita un capolavoro e aiutare gli altri a fare lo stesso ma forse non ci credo nemmeno io o forse non credo semplicemente in me stessa!
Devo aggiungere qualcosa sulla mia famiglia: ho un padre un po' troppo aggressivo (non solo con le parole) che dice di avere fiducia e stima di me, una mamma molto più fragile a cui mi sono affezionata solo in questi ultimi anni, un fratello ingegnere e una sorella che lavora nella tabaccheria di famiglia ma ad oggi pensa solo ad aiutare il suo nuovo ragazzo e nostro vecchio conoscente che ha una pizzeria tutta sua.
Il mio problema è scoppiato proprio quando mia sorella ha avuto il coraggio di lasciare il suo ex ragazzo con cui era da 10 anni perchè lui ha usato più di una volta la violenza per farsi ascoltare da lei. In una famiglia tradizionale come la mia non è stato visto di buon gusto il gesto di mia sorella e non del suo ex: questo ha portato una serie di forti discussioni nella mia famiglia che oggi si sono finalmente risolte. Il problema fondamentale che ci assale oggi è la mancanza di denaro e la paura di fallire. Non riesco più a stare a tavola e sentire urla o bestemmie o pianti l'anno scorso per un motivo, quest'anno per un altro.
Prego con tutto il cuore che mi possiate dare una mano a vincere tutte queste situazioni di malessere e di imparare a reagire con forza! grazie mille

Cara Marianna,
in base a quanto mi scrive sembra che lei abbia degli schemi di perfezionismo, quando scrive per esempio " vorrei fare della mia vita un capolavoro e aiutare gli altri a fare lo stesso" sembra chiaro che gli standard siano sempre molto elevati, poi sarebbe opportuno capire cosa intende con queste parole esattamente.
Di conseguenza se si hanno degli standard molto elevati al limite del perfezionismo è chiaro che prima o poi questi vengano traditi, nel suo caso è successo nel momento in cui ha trovato delle difficoltà. Inoltre avendo standard come i suoi è evidente che anche quando riesce a soddisfare il criterio che ha in mente ha prodotto moltissimi sforzi e si è logorata molto. Avendo degli standard così elevati in fine è normale non sentirsi all'altezza perché la prestazione che si richiede tutte le volte è massima quindi non si sa se ce la facciamo; questo mettersi sempre alla prova oltre le proprie possibilità porta sicuramente all'insicurezza che lei ha accennato ovvero non sapere se ce la farà e fa male alla sua autostima.
Il mangiare in maniera compulsiva come ha accennato potrebbe essere una risposta alla condizione di ansia derivante dal suo atteggiamento.
In conclusione io lavorerei sugli standard che si pone ovvero mi porrei degli obiettivi più facilmente raggiungibili, vedrà che poi la sua autostima crescerà e si affievoliranno le sue sensazioni ansiose ed i comportamenti derivanti.
Saluti, Mirko Dai Prà

 

(Risponde il Dott. Dai Prà Mirko)

Pubblicato in data 05/11/2012

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