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La creatività: che cosè? Cosa significa vivere una vita creativa? E come viverla?

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La creatività è una dimensione che risiede dentro ogni uomo, è come una fonte luminosa, una sorgente d’acqua inesauribile, un demone anche, che rapisce e trascina via. E’ espressione di energia e allo stesso tempo è fonte di energia.

creatività e vitaSi tratta di una dimensione che alberga nell’inconscio e per questo motivo non a tutti è accessibile, comunque non a tutti nello stesso modo. E’ la fonte delle idee nuove, della risoluzione di problemi così anche del modo di porre i dati di un problema; è ciò che di originale si pensa, si fa, si immagina, attingendo dal serbatoio del proprio Sé, della propria unicità.

Nel momento in cui si crea, insomma, si sta costruendo la propria individualità, si sta realizzando un processo di conoscenza e di esplorazione di sé accettando di rinunciare a percorsi già noti e a disegni prestabiliti provenienti dal senso comune. Nel momento creativo siamo noi in contatto con le nostre dimensioni inconsce, e dobbiamo accettare il rischio di far saltare i rigidi confini dell’Io e di immergerci nel mare delle immagini e dei pensieri che è il serbatoio delle nostre esperienze.

Nel processo creativo possiamo individuare quattro stadi. Il primo consiste nella preparazione, durante la quale ci si immerge nel tema che si vuole affrontare o rappresentare, leggendo libri, confrontandosi e raccogliendo in ogni dove informazioni inerenti ad esso. A seguire c’è la fase di incubazione, durante la quale l’inconscio viene lasciato libero di esprimersi e di liberarsi; si tratta dunque di un momento di confusione e attesa, contrassegnato da dolore e ansia. La terza fase è quella dell’ispirazione, caratterizzata da idee, intuizioni e illuminazioni. L’ultimo stadio, quello della verifica, consiste nell’organizzazione e nella effettiva realizzazione dell’opera che comporta il vaglio e la selezione del materiale raccolto, la realizzazione dell’opera e la revisione finale. Ovviamente gli stadi descritti, poiché dipendono tutti dalla centralità dei processi inconsci, tendono ampiamente a sovrapporsi.

Come accade nei miti di creazione di tutto il mondo, anche il processo creativo dell’uomo, come vediamo, sembra nascere dal “caos” del proprio interno, da una comunicazione particolare tra interno ed esterno che permette l’esito creativo. Questa interazione tra forze consce e inconsce è esemplificata così da una raccomandazione di Kipling: “Quando il tuo demone assume il comando, temporeggia, attendi e obbedisci”. Ciò implica un certo grado di rinuncia dell’Io, che deve temporaneamente arrendersi alle forze inconsce, ponendosi in uno stato di attesa, particolarmente difficile da accettare per gli individui iperatttivi ed estremamente razionali. Per avere accesso all’inconscio è necessario scavare in profondità, oppure lasciare che gli eventi accadano. La frase di Picasso, “je ne cherche pas, je trouve” suggerisce che il processo creativo consista nella capacità di inoltrarsi nelle profondità del proprio inconscio, per trovare ciò che stiamo cercando.

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Le più grandi scoperte sono nate così, nel momento in cui si smette di pensare alla soluzione del problema, ci si rilassa e si lascia che le acquisizioni fatte lavorino “da sole” dentro se stessi. L’insight, l’illuminazione cioè, può così giungere improvvisa, inaspettata, un’elaborazione che non proviene dalla logica della nostra ragione, ma da luoghi dove altre “logiche” comandano. E così nascono anche le opere d’arte.

Per comprendere cosa significhi vivere una vita creativa, possiamo iniziare col chiederci chi e cosa sia una personalità creativa. In psicologia e in quella junghiana in particolare, il concetto di creatività è centrale ed il processo di individuazione (la realizzazione di se stessi, della propria unicità e la differenziazione dal collettivo) è considerato esso stesso un processo creativo in quanto l’individuo, attraverso il confronto con il proprio inconscio, attiva e cavalca un percorso di trasformazione. Definire la personalità di una persona in base a tratti statistici, come avviene in certi ambiti, significa per uno junghiano sottrarre all’uomo le sue potenzialità creative, ridurlo ad oggetto, fissarlo come in una fotografia, togliendogli cioè quello che principalmente ci rende uomini, vale a dire la nostra continua capacità trasformativa, la dinamica delle nostre tensioni, che può mutare continuamente il nostro percorso esistenziale e quindi il nostro più profondo modo d’essere. Il fascino dell’analisi del profondo sta proprio nel suo continuo sottoscrivere con fiducia questa virtualità creativa della psiche, e nel rendere chi intraprende un viaggio nell’inconscio soggetto attivo e consapevole dei movimenti e delle sollecitazioni provenienti dal profondo. Senza questa fede nella possibilità di vivere creativamente la propria vita, si cede al determinismo psicologico che dipinge un’immagine statica della personalità, certamente falsa.

Ogni definizione che un osservatore esterno può dare di noi stessi cristallizza un’immagine, che non esaurisce la portata psichica dell’osservato. Siamo cioè sempre eccedenti, oltrepassiamo sempre le definizioni che gli altri danno di noi. A meno che non rinunciamo, appunto, alla nostra esistenza creativa. Lo sviluppo psicologico, in effetti, procede per tutto il corso della nostra esistenza, e maggiore sarà la compartecipazione consapevole al lavoro di trasformazione psicologica, più potremo assimilare e vivere la nostra complessità, rendendo sempre più funzionali ad una crescita interiore i tratti che ci appartengono, anche i più contorti o i più fastidiosi. Questa modalità creativa, che fa della nostra esistenza qualcosa di molto simile ad un’opera d’arte, è in realtà osteggiata dal nostro assetto sociale, che mostra di avere più bisogno di oggetti che di soggetti, di escludere gli individui creativi e che preme verso l’uniformità, il conformismo e la piattezza critica, soffocando il perseguimento di un modo personale di muoversi nella realtà. In effetti il tradimento delle potenzialità creative dell’individuo ha origine fin dal concepimento, quando i genitori già proiettano sul nascituro le luci e le ombre di un destino segnato, prima che atteso. Inevitabile tutto questo, come inevitabile sarà la sua ricerca successiva per liberarsi dell’immagine che di se stesso ha appreso, per trovare la propria verità. In questo viaggio di conoscenza, il viaggio è più significativo della meta, il processo (creativo) più dell’esito finale.

Per poter vivere una vita creativa quindi bisogna permettersi di trasgredire, ovvero di conoscere e conoscersi. Bisogna non essere accecati dalle abitudini, non limitarsi a ripetere pedissequamente ciò che viene insegnato; non procedere con un modo di pensare meccanico o con un atteggiamento eminentemente analitico, bensì osservare liberamente, a mente aperta. La creatività, a volte, è legata ad uno sguardo innocente e puro simile a quello di un bambino, e consiste nel proporsi come problematico ciò che per gli altri è naturale e chiaro. E’ stato così che grandi uomini sono arrivati alle loro scoperte: osservando attentamente la realtà e accorgendosi, ad un certo momento, che non tutto era così semplice e chiaro come poteva apparire. E’ il caso del pendolo di Galileo e della mela di Newton.

Bisogna cercare di recuperare questo tipo di sguardo sul mondo, e far si che dia luce, nuova luce, alla propria realtà.

 

Dott.ssa Elisabetta Corberi - Psicologa, Psicoterapeuta - Roma

 

 


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Tags: creatività

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