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I disturbi dell'alimentazione: Percezione e prevenzione, diagnosi e terapia

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Il cibo riveste una rilevante importanza nella vita quotidiana: sia come alimentazione (indispensabile apporto di nutrimento e calorie) sia come stile di vita (abitudini corrette/scorrette) sia come momento edonistico (il piacere del mangiare, il piacere del bere, il piacere del gustare, il piacere della convivialità).

I disturbi dell'alimentazioneCosa e come e quanto mangiare? Domanda semplice con risposte complesse.

Come vedere, come capire, come evitare e come curare i disturbi alimentari?
Anche questa è una domanda semplice da formulare, ma che in realtà richiede delle precise informazioni e delle specifiche competenze.

Il cibo riveste una rilevante importanza nella vita quotidiana: sia come alimentazione (indispensabile apporto di nutrimento e calorie) sia come stile di vita (abitudini corrette/scorrette) sia come momento edonistico (il piacere del mangiare, il piacere del bere, il piacere del gustare, il piacere della convivialità).

Per gli esseri viventi il cibo coincide con la vita stessa.

Lungi dall'essere un problema “raro” e “semplice”, i disturbi alimentari costituiscono oggi quasi una sorta di “epidemia strisciante” a larga diffusione, nonché un “disagio-malattia” di tipo complesso (che richiede pertanto un approccio multidisciplinare, vedendo convergere e talvolta affiancarsi varie figure professionali: dal medico di base al nutrizionista, dall'endocrinologo al dietista, dal farmacologo allo psicologo, dal cardiologo allo psichiatra, dall'educatore allo psicoterapeuta, etc.).

I disturbi alimentari sono forme patologiche somatiche e mentali (nonché affettive e relazionali) caratterizzate da comportamenti irregolari o estremi nei confronti del cibo e, a seconda della specificità del disturbo, finalizzate al controllo del peso corporeo. Caratteristica principale dell’anoressia nervosa, secondo il criterio stabilito dal DSM-IV (revised edition), è “il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale”. Gli effetti sono una magrezza esasperata, la dismenorrea/amenorrea, l'abuso di purganti, l'eccessiva attività fisica, l'alterata percezione della propria immagine corporea. La bulimia (letteralmente “fame da bue”), invece, consiste essenzialmente nell'eccessivo appetito con ricorrenti abbuffate “selvagge e irregolari”; anche qui è presente una distorta valutazione del proprio aspetto. Nel vomiting lo svuotamento gastrico è intenzionale: esso serve o a controllare il peso corporeo oppure a scaricare tensioni, aggressività, rabbia; questo sintomo può rientrare sia nel quadro anoressico sia nel quadro bulimico, e talvolta costituire invece un quadro a sé stante. L'obesità psicogena è caratterizzata da un esagerato peso corporeo, per cui grandi quantità di cibo vengono assunte regolarmente all'interno di uno stile di vita sostanzialmente disordinato e scorretto.

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Tutti i disturbi del comportamento alimentare, oltre agli scompensi di ordine fisiologico, sono caratterizzati da disordini emozionali, relazionali ed affettivi, e quindi da una dimensione psico-patologica.

Le cause sono molteplici e spesso si verificano in diverse combinazioni. Nessun fattore singolo può essere sufficiente per determinare un disturbo alimentare: si deve piuttosto considerare l’interazione tra una gamma di fattori, alcuni dei quali sono precondizioni necessarie per lo sviluppo di questo tipo di disturbi (fattori predisponenti), altri possono attivarlo (fattori precipitanti) e altri ancora mantengono il problema (fattori perpetuanti).

L'intervento psico-medico sui disturbi alimentari si articola in una duplice direzione: lavoro clinico sul paziente e lavoro di sostegno sul contesto familiare.

Ovviamente, sulla persona portatrice dei sintomi, il progetto di “cura” risulta individualizzato, mirato cioè alla specificità del problema: anamnesi, diagnosi e terapia si focalizzano in modo, per l'appunto, “personalizzato”. Il trattamento viene formulato sulla base delle esigenze emerse dalla valutazione diagnostica: pertanto, dato che ogni persona “fa storia a sé”, accanto al necessario inquadramento teorico-metodologico di ordine generale, ogni “caso clinico” viene rispettato nella propria “singolarità”.

A loro volta, i genitori (e le altre figure familiari) sono persone molto importanti nella gestione di questo tipo di problematiche: sapendo quanto gravose siano le difficoltà che essi devono affrontare ogni giorno, gli obiettivi degli incontri con i genitori sono molteplici:

  1. Educazione all’alimentazione.
  2. Informazione e sensibilizzazione.
  3. Prevenzione.
  4. Diagnosi precoce.
  5. Sostegno emozionale.

 

E allora, il cibo... Necessità o piacere? Bulimica schiavitù o anoressica colpevolezza? Pauroso dimagramento o deforme obesità? Appagamento fisico o esigenza psichica? Bisogno o voluttà? Il cibo, quindi. Qualcosa da conoscere, da praticare, da vivere. In salute, armonia, benessere, equilibrio psicofisico.

 

 

(Articolo a cura del Dott. Luciano Peirone - Psicologo, Psicoterapeuta)

 

 

 

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Tags: cibo, alimentazione disturbi dell'alimentazione

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