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Lo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino

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on . Postato in Infanzia e adolescenza | Letto 9522 volte

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Il linguaggio è considerato un comportamento specifico della specie umana, il cui sviluppo dipende dalla maturazione di strutture e processi fisiologici inscindibili dall’esposizione ad un ambiente linguistico.

sviluppo comunicativo linguistico

Lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio è caratterizzato da una serie di fasi che si succedono in un determinato ordine, anche se questo processo è molto diversificato da un bambino all’altro sia per quanto riguarda i tempi, sia per i modi e le strategie di apprendimento.

La prima forma di comunicazione, che caratterizza i primi due mesi di vita, è di tipo non intenzionale, con espressioni di benessere e malessere a livello fisiologico manifestate rispettivamente attraverso il sorriso endogeno e il pianto. A livello vocalico, nelle prime due - tre settimane di vita il bambino produce suoni di natura vegetativa (ruttini, sbadigli, ecc...) che gradualmente danno spazio alle prime "reazioni circolari vocaliche" (strilli, gorgoglii, suoni vocalici), mentre a livello motorio si manifestano azioni riflesse e movimenti ritmici di mani e piedi.

Tra i 2 e i 3 mesi, il bambino esercita un miglior controllo sui propri movimenti oculari, stabilendo e modulando un contatto visivo con l'interlocutore, che gli permette di coinvolgersi in sequenze faccia a faccia con gli adulti che si prendono cura di lui. Queste interazioni permettono lo sviluppo delle prime imitazioni vocaliche ed espressive (come ad esempio la protrusione della lingua), durante le quali avviene un primo scambio emozionale tra il bambino e il partner comunicativo. A livello espressivo compare il sorriso esogeno, prodotto da sveglio e con gli occhi aperti in risposta a stimoli visivi ed acustici (volto e voce umani).

Nel periodo che va dai 3 ai 6 mesi il bambino produce vocalizzi non di pianto, inizialmente con suoni vocalici e successivamente, verso i 5 mesi, con la comparsa di suoni consonantici labiali. Questi vocalizzi diventano frequentemente parte di una "protoconversazione", ovvero si inseriscono tra successivi turni verbali dei due interlocutori. Il sorriso da endogeno si trasforma in sorriso sociale: questo appare in risposta a stimoli sociali selettivi, poiché rivolto preferenzialmente a persone familiari, e si accompagna ad un intenso contatto visivo tra il bambino ed il partner comunicativo. Un'ulteriore abilità che emerge in questo periodo è quella del "gaze-following": il bambino segue lo sguardo dell'adulto ma non vi è attenzione alternata bensì selettiva.

A partire dal sesto mese di vita compare la lallazione canonica, che consiste in sequenze di consonante-vocale ripetute due o più volte ( ad es. "bababa").

La comunicazione intenzionale nasce tra i 9 e i 10 mesi con la comparsa dell'attenzione condivisa e dei primi gesti deittici (indicare, mostrare, dare, prendere e offrire). In particolare, il gesto di indicare ha due funzioni: richiestiva e dichiarativa.

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La funzione di richiesta si ha quando il gesto viene usato per richiedere l'intervento o l'aiuto dell'adulto ed è accompagnato dall'alternanza dello sguardo da parte del bambino tra l'oggetto di interesse e la persona a cui lo si chiede.

La funzione dichiarativa, invece, si ha quando il bambino vuole condividere con l'interlocutore l'interesse o l'attenzione su un evento esterno. Grazie allo sviluppo di questo tipo di gesti, l'interazione con l'interlocutore diventa di tipo triadico, ovvero l'oggetto o evento esterno diventa qualcosa su cui si comunica; si verificano, quindi, episodi di attenzione alternata, in cui il bambino riesce a passare da un polo attentivo ad un altro mantenendo un coinvolgimento sociale nell'interazione. A livello motorio, verso i 9 mesi, si sviluppa la prima forma di locomozione, il gattonare.

Nel periodo che va dai 10 ai 12 mesi compare un altro tipo di comunicazione intenzionale: il gesto simbolico o referenziale; quest'ultimo, oltre ad esprimere un'intenzione comunicativa, rappresenta anche un referente specifico e il suo significato, a differenza del gesto deittico, non varia al variare del contesto (esempi sono battere le mani per dire "bravo", aprire e chiudere la mano per dire "ciao", scuotere la testa per dire "no", agitare le braccia per significare "uccello"). Questo tipo di gesti nasce all'interno di routine sociali o di giochi con l'adulto e viene appreso prevalentemente per imitazione. A livello motorio, in questo periodo il bambino inizia a muovere i primi passi. Per quanto riguarda l'aspetto linguistico, invece, si può notare la produzione di strutture sillabiche complesse che caratterizzano la cosiddetta lallazione variata (ad es. "bada" o "dadu").

Tra gli 11 e i 13 mesi compaiono i primi suoni simili a parole o "proto-parole", che assumono specifici significati solo in determinati contesti (ad es. "cocò" per indicare la sua gallina di peluche) e le parole onomatopeiche ( es. "bau bau", "pio pio"). Progressivamente, grazie ai processi di decontestualizzazione e convenzionalizzazione, il bambino impara a pronunciare parole standard, per lo più riferite a persone familiari (es. "mamma", "papà", "nonna"), routine sociali (es. "ciao", "si/no") e a nomi di cibi (es. "pappa").
 
Tra i 12 e i 18 mesi l’abilità lessicale del bambino migliora progressivamente: vi è un incremento del numero di parole standard, onomatopee e proto-parole fino a 50 parole circa e, a livello prosodico, ci sono tentativi di intonazione con alti e bassi della voce. Intorno ai 16 mesi, vengono prodotte forme transizionali del linguaggio, quali ripetizioni verticali e orizzontali,  parole concatenate e formule.

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Dopo i 18 mesi il bambino diviene consapevole dell'arbitrarietà del linguaggio, ovvero impara che tutte le cose hanno un nome e che una stessa parola può essere usata in diversi contesti. Per questo motivo lo sviluppo lessicale subisce una forte accelerazione e si verifica, intorno ai 20 mesi, il fenomeno detto "esplosione del vocabolario", in cui il bambino acquisisce molte parole nuove (fino a 40 parole a settimana).

Per quanto riguarda lo sviluppo morfo-sintattico, possiamo distinguere tre fasi :  tra i 20 e i 24 mesi vengono prodotte le cosiddette "olofrasi", ovvero solitamente una parola il cui significato, strettamente legato al contesto, è in sostituzione di un'intera frase (es. "dà" per "mamma dammi il libro" o "puppù" per "non c'è più"); tra i 24  e i 30 vengono pronunciate le prime frasi in cui è presente un predicato e i suoi argomenti, anche se possono mancare i connettivi, gli articoli e le preposizioni; solo più tardi, verso i 30-36 mesi, compaiono le prime frasi complesse, con un corretto uso della sintassi e della grammatica.

 

(a cura della Dottoressa Sara D'Annibale)

 

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Tags: gesti linguaggio sviluppo comunicativo sviluppo linguistico bambino vocalizzi parole frasi

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