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Sopravvivere alla perdita del proprio lavoro

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on . Postato in La psicologia del lavoro | Letto 4099 volte

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A tutti piace avere punti fermi nella propria vita, per cui ottenere e mantenere un lavoro che appare stabile abitua noi stessi a rimanere in una zona di comfort che seppure non sempre cucita su misura su di noi ci permette di soddisfare alcuni bisogni e soddisfare ambizioni personali.


lavoroLa perdita di lavoro, improvvisa o no, che sia, genera in ogni persona un insieme di sentimenti di smarrimento misti a rabbia e sconforto, che sono difficili da affrontare nell’immediato e che se non ben gestiti, sul lungo termine, possono portare a blocchi e problematiche psicologiche anche gravi.


Questi sentimenti sono naturali e comprensibili, anche studiati dalla comunità scientifica di psicologi che ha identificato diverse fasi che una persona affronta nella gestione del cambiamento come può essere quello di chi si ritrova improvvisamente dallo stato di occupato a disoccupato. Analizziamole insieme:

1) Lo shock - è la prima fase ed è anche quella più delicata perché comporta un atterrimento dal lato emotivo; si possono provare sentimenti di rabbia nei confronti dei propri datori di lavoro, ma anche orgoglio e chiusura nei confronti dei vecchi colleghi. La persona può essere travolta da sentimenti di vergogna e sentire un senso di fallimento, può portare avanti la convinzione di aver sbagliato tutto e di non potercela fare ad andare avanti, insieme alla paura che gli altri, non possono comprendere il proprio stato emotivo. E’ una fase delicata che se non ben gestita può durare anche a lungo.

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E’ importante in questa fase iniziare ad elaborare il lutto della perdita e passare velocemente ad una fase di riconoscimento, prima, e di accettazione, poi, di una situazione nuova che va affrontata e gestita.

2) Difesa - è la fase, transitoria e sempre critica, in cui si può reagire all’evento del licenziamento con un progressivo allontanamento dalla famiglia e dagli amici; in un momento in cui occorrerebbe elaborare e cercare l’aiuto di altre persone, si preferisce starsene in disparte, da soli, a leccarsi le ferite.

Queste reazioni possono essere utili se la persona riesce a trovare interiormente energie e risorse per arrivare a nuove soluzioni; ma possono diventare una reazione pericolosa, se invece, il periodo di isolamento perdura troppo nel tempo portando allo sviluppo di pensieri negativi e autodistruttivi.

E’ opportuno mantenere un atteggiamento di fiducia in se stessi e reagire tempestivamente; in caso di bocco emotivo e chiusura eccessiva farsi supportare da uno specialista psicologo è la cosa migliore da fare.

3) Riconoscimento della perdita - è la fase vera e propria di inizio di gestione dell’evento; si vive emotivamente il dolore della perdita del lavoro iniziando a lamentarsi e riconoscendo che un cambiamento c’è stato e che va affrontato. Si cerca il confronto con gli altri e il supporto per trovare nuove soluzioni.

In questa fase può essere utile il supporto di un coach del lavoro professionista per sviluppare un atteggiamento propositivo e fare ordine sulle proprie risorse da valorizzare e arrivare più velocemente all’ottenimento del nuovo obiettivo professionale; o cercare anche un orientamento al lavoro per far luce sulle proprie competenze.

4) Accettazione ed adattamento - è l’ultima fase, quella in cui si inizia a voltare pagina e a vedere il cambiamento lavorativo, anche, come una sfida e un’opportunità di crescita e sviluppo personale. E’ il momento di movimentare nuove azioni e nuove strategie.

A livello psicologico è bene fare alcune riflessioni importanti.

La perdita del lavoro non è un giudizio su sè stessi, e sul proprio valore come persone. E’ una valutazione sul proprio fare, in un contesto specifico, rapportato ad un mercato che cambia e che non riesce più a sostenere in maniera continuativa progetti e risorse. Non è opportuno generalizzare e sentirsi sconfitti, è piuttosto utile analizzare cosa è andato male ma soprattutto cosa si può fare di nuovo e diverso per cambiare la situazione e renderla più proficua per sè.

La perdita di lavoro aiuta la persona nella costruzione della propria autonomia di pensiero e di azione, permette di allenare il proprio spirito di adattamento e il senso di intraprendenza. Aiuta ad essere più forti.

Per tale motivo è necessario sin da subito rispondere in prima persona alla costruzione del nuovo progetto professionale, non farsi trascinare dagli eventi o dalle emozioni negative. E’ importante ricordarsi che siamo esseri abitudinari e il tempo è una risorsa preziosa per cui, se volete rientrare velocemente nel mercato del lavoro, è meglio darsi da fare subito e abituarsi a non disperdere il tempo disponibile e ad impiegare almeno metà della giornata a cercare lavoro o a costruire il proprio progetto professionale.

Perdere il lavoro è un’esperienza che in un mercato liquido e globale come quello attuale deve essere messa in conto e quindi deve essere affrontata con il giusto raziocinio, aumentando il senso di riflessione su sè stessi e aprendosi più generosamente all’ascolto e alla relazione degli altri. Il confronto è necessario sia per far fluire la propria rabbia sia per sviluppare nuove idee.

A seconda del proprio profilo il reinserimento nel mondo del lavoro può essere più o meno lungo per cui è necessario velocemente chiarirsi le idee sul da farsi e iniziare a orientarsi subito per valutare le opportunità del proprio mercato di riferimento. Guardare via web gli annunci di lavoro e identificare le competenze richieste per la propria figura professionale è uno delle prime azioni da compiere.

Se invece si vuole utilizzare questa opportunità di cambiamento per sviluppare un progetto in proprio, si potranno recuperare passioni e ambizioni sopite; occorrerà comprendere da subito cosa si vuole offrire e a che target lo si vuole fare. A quel punto parlare con un consulente del lavoro può essere la cosa più giusta da fare per capire come strutturare il proprio progetto.

Perdere il lavoro significa avere più tempo utile da dedicare a sé, senza dimenticarsi del lavoro: un tempo per sistematizzare le proprie competenze ma anche per svilupparne delle nuove dedicandosi alla frequenza di corsi di formazione o alla lettura di testi specialistici.

Ricorda il lavoro è un diritto dell’uomo per cui tutti possono farcela perchè ognuno ha le risorse per soddisfare questo bisogno.

 

A cura del Dottor Massimo Perciavalle

 

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Tags: psicologia del lavoro emozioni sentimenti perdita lavoro Massimo Perciavalle; coaching del lavoro; articoli di psicologia;

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