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La psicologia dell'ultramaratoneta. Intervista a Matteo Simone

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on . Postato in Le interviste di Psiconline® | Letto 396 volte

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Psiconline intervista Matteo Simone, psicologo dello sport, che ha pubblicato un nuovo libro sulla "100Km del Passatore", una ultramaratona fra le più famose in Italia

 100kmpassatore intervista

Matteo Simone è uno psicologo che si occupa di psicologia e sport da tantissimo tempo e che su questo specifico argomento ha pubblicato moltissimi libri di grande diffusione fra gli apopassionati del settore.

Si occupa in particolare di "sforzi estremi" parlando di ultramaratone, Iron Man e così via e ha appena pubblicato un volume con i tipi di Edizioni Psiconline dedicato specificatamente ad una delle gare di fondo estremo più famose e note in Italia: la 100Km del Passatore.

Gara che si sviluppa sui contrafforti dell'Appennino fra Firenze e Faenza e che mette a dura prova chi decide di partecipare, sia a livello amatoriale che competitivo. Ma è anche una delle gare più affascinanti che si possano correre, sia per la notorietà della stessa sia per i meravigliosi luoghi che si incontrano correndo su e giù per monti e colline.

Matteo Simone ne ha voluto scrivere e parlare con i protagonisti diretti e da tutto questo è nato poi il libro appena pubblicato. Abbiamo voluto sentirlo per affrontare insieme a lui alcune delle domande che spesso sorgono quando si pensa a sport così particolari come le ultramaratone.

La 100km del passatore è una delle gare più belle e interessanti del panorama italiano e attira tantissime persone. Come mai così tanti hanno desiderio di affrontare uno sforzo così importante?

L’essere umano ha la tendenza a progredire ed evolvere, a fare scoperte, a intraprendere sfide e pianificare mete e obiettivi difficili e ambiziosi per mettersi in gioco e per capire se con impegno e fiducia si arriva dappertutto.

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E così se prima la maratona era una impresa da eroi, e lo è tutt’ora per tanti, ora l’atleta vuole spingersi sempre più là cercando di alzare sempre di più l’asticella delle difficoltà e così nella corsa dopo l’impresa della maratona portata a termine con impegno superando crisi e difficoltà, si prova a stilare un programma di allenamento e gare mirate propedeutiche che possano permettere di affrontare una gara di km 100 che sembra un’esagerazione ma da tanti anni, più di 45 si organizza la classica 100km del Passatore a cui partecipano tanti atlete e atlete, italiani e stranieri, giovani e meno giovani e ci sono fenomeni nel corso degli anni che trasmettono coraggio e invitano a prenderne parte così come lo sono stati negli anni passati Vito Melito e soprattutto i fratelli Gennari, di cui due gemelli e a cui ho dedicato il libro che ho scritto.

Nell’epoca moderna c’è stato il grandissimo Giorgio Calcaterra definito il Re della 100km per aver vinto 12 volte consecutive la 100km del Passatore con tempi da record ed essendo stato anche campione mondiale più volte e ha contribuito ampiamente a diffondere il messaggio che si può fare anche la 100km con un’adeguata preparazione.

Direi che per i primi classificati è una vera gara mentre per la maggior parte è un vero viaggio sia introspettivo alla ricerca di sensazioni ed emozioni intense e uniche sia turistico per l’attraversare luoghi dell’Appenino Tosco Emiliano partendo dalla bellissima città di Firenze e giungendo al traguardo di Faenza altrettanto bellissima e ospitale città con accoglienza del pubblico e degli organizzatori.

Una gara così lunga e faticosa ti pone di fronte ad esigenze psicologiche molto particolari. Come affrontarle e gestirle?

Questa domanda richieda un'ampia ed estesa trattazione e per tale motivo ho deciso di scrivere un libro dedicato a questa importante gara che raccoglie esperienze di tanti atleti sia campioni nazionali e internazionali che semplici amatori dell’atletica di ogni età che vogliono sperimentarsi in tale impresa.

Comunque tra gli aspetti psicologici fondamentali direi che ce ne sono almeno tre principali e cioè un’elevata consapevolezza di ciò che si è deciso di fare e in quale modo, cioè la consapevolezza di voler iscriversi e partecipare a tale gara considerando che l’impegno è notevole in termini di preparazione e gare propedeutiche in quanto prevede allenamenti quotidiani e a volte per alcuni anche bigiornalieri, inoltre la partecipazione a tante gare di maratona, 50km e 6 ore per allenare corpo e mente a tale sforzo e impegno considerato impegno. La consapevolezza di quali esperienze si hanno a disposizioni che permettono una base da cui partire per giungere a portare a termine tale obiettivo sfidante.

Il secondo aspetto psicologico importante, fondamentale ed essenziale è l’autoefficacia, bisogna avere tantissima fiducia in sé, nel riuscire in tale impresa, nel riuscire a trovare tempi e spazi per allenarsi, ricercando nel passato altre simili esperienze di sfida e relativo successo con impegno e tenacia.

Terzo grande aspetto essenziale, importante e determinante è la resilienza, in quanto nel corso della preparazione che direi minimo 6 mesi può succedere qualsiasi impedimento, avversità ma la persona deve essere pronto ad accettare qualsiasi cosa e a riorganizzarsi rimodulando piani e programmi di allenamento e portando avanti il suo sogno di riuscita, a volte fermandosi, a volte fermandosi ma andando sempre avanti con gli allenamenti confrontandosi con amici e tecnici per capire come fare a esprime la migliore performance.

Perché una ultramaratona come il Passatore è in fondo una gara con sé stessi e con il proprio mondo interiore?

Credo che la vita di ognuno di noi è un viaggio che facciamo da quando veniamo al mondo fino alla fine attraversando luoghi, porti, incontrando persone e luoghi, apprendendo dall’esperienza e la 100km del Passatore più di una maratona e più di una qualsiasi altra 100km sembra essere una vera metafora del nostro viaggio in questo mondo materiale.

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Partiamo dal decidere di fare tale gara e da lì inizia il nostro viaggio con tante avventura e vicissitudini e il viaggio è ancor più turbolento quando siamo allo start della gara a Firenze alle ore 15.00 dove possono assalirci dubbi sul nostro stato di forma del momento e man mano che avanziamo siamo in contatto con noi stessi con il nostro corpo, in ascolto del nostro respiro pensando a tanti allenamenti in vista di tale gara, pensando a chi ci vuole bene che ci aspetta a casa, o durante il percorso, o all’arrivo, o sta già in cielo e ci segue lungo il percorso.

Durante la gara lunghissima di 100km siamo connessi con noi stessi con problemi e difficoltà passate che elaboriamo in cerca di risolverli o desensibilizzarli, in cerca di progetti futuri per distrarci dalla fatica osservando noi stessi e altri amici o avversari corridori, notando luci e colori, bui e rumori.

Un viaggio lungo che ci accompagna per q00km attraversando e superando la lunga salita del Passo della Colla, dove sappiamo che dopo ci aspetta la discesa e poi ancora tanti chilometri fino all’arrivo.

Cosa si prova a partecipare, ad essere lì e competere con le proprie forze?

Posso riportare l’esperienza personale e l’esperienza di tanti atleti di cui riporto storie, vissuti, emozioni, sensazioni, aneddoti sul libro.

Quando si è lì, si è di fronte al momento della verità, si è difronte a un grande test, una grande verifica di come si sta fisicamente e mentalmente. Si è pronti e focalizzati per tale enorme impegno, preparati e organizzati per affrontare la gara e considerare le eventuali tantissime insidie che potrebbero verificarsi, pronti a macinare chilometro dopo chilometro, ristoro dopo ristoro fino alla fine fino al traguardo, con la voglia di arrivare sorridenti anche se stanche e affaticati ma arrivare in piedi, correndo, saltando ed esultando sotto il traguardo, piangendo e ridendo per la gioia e il dolore, per la gioia e la soddisfazione di avercela fatta, per apprezzarsi e godersi la stanchezza e la medaglia di finisher.

Che consigli dare, dal punto di vista psicologico, a chi decide di correre il Passatore?

Questa è una domanda tantissimo difficile in quanto andrebbe personalizzata in base alla persona e le sue caratteristiche.

A qualcuno si potrebbe dire anche: lascia stare non è per te, oppure non è ancora il momento, oppure ma chi te lo fa fare, oppure ti vuoi rovinare. Ad altri direi che se vogliono fare il Passatore bisogna iniziare a cambiare approccio e mentalità rispetto alle solite gare di fondo e mezzo fondo, bisogna curare di meno il cronometro e la qualità e dedicarsi più alla quantità, alla fatica.

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Comunque bisogna sempre distinguere quelli che vogliono vincere o andare a podio o primeggiare da quelli che vogliono portarla a termine, vogliono sfidarsi, vogliono compiere l’impresa. I primi hanno bisogno di una preparazione accurata da testare nel corso del tempo con gare confrontando tempi degli allenamenti e recuperi cercando di pianificare una gara di 100km in un dato tempo ad un’andatura costante.

Per i secondi la preparazione può essere meno scientifica e più esperienziale consigliando allenamenti lunghi e approfittano anche di spostamenti lunghi a piedi alternando corsa e cammino, cercando di prendere meno veicoli e usando meno ascensori.

È importante il più possibile simulare la gara anche se non si fanno allenamenti di 100km sarebbe importante per i più forti arrivare a fare un lunghissimo allenamento di 70-80km, per esempio partecipando a gare di tale lunghezza o gare della durata di 6 ore, mentre per gli altri meno esigenti della performance possono essere sufficienti anche allenamenti di una distanza fino ai 60-65km.

È importante sperimentare l’integrazione appropriata con rifornimenti a seguito per i più forti e con soste presso luoghi dove rifornirsi per gli atleti meno esigenti. Insomma c’è da mettersio in gioco e dedicare tempo a fatica e allenamenti per arrivare il più possibile pronti a tale gara considerata estrema ma non impossibile.

Ringraziamo Matteo Simone per la sua disponibilità e la sua cortesia e, se le sue parole vi hanno interessato, vi invitiamo a leggere il suo libro "LA 100KM DEL PASSATORE. UNA GARA FRA CORAGGIO E RESILIENZA".

 

 

 


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