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Alfred Adler (1897 – 1967)

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Alfred AdlerAlfred Adler (Rudolfsheim, 7 febbraio 1870 - Aberdeen, 28 maggio 1937) è stato un medico e psicoanalista austriaco, allievo di Freud fino al 1911, anno in cui si separò dal maestro, a causa di divergenze di pensiero, per fondare la Società di Psicologia Individuale. Tale orientamento costituisce uno dei tre filoni storici della psicologia dinamica, accanto alla Psicoanalisi freudiana e alla Psicologia Analitica di Jung.

Alfred Adler nacque il 7 febbraio 1870 a Rudolfsheim, nel sobborgo di Vienna chiamato Penzing. I suoi genitori, Leopold e Pauline, provenivano da una regione situata al confine tra Austria e Ungheria, Burgenland, nota per avere molti legami commerciali e culturali con la vicina città di Vienna. I due appartenevano ad una comunità ebraica che godeva di un certo privilegio rispetto alle altre comunità presenti nell’Impero.

Alfred era il secondogenito di quattro fratelli e due sorelle; di maggiore importanza solo il rapporto con Sigmund, suo fratello maggiore, caratterizzato da un’intensa competitività.

Il padre, Leopold, non ebbe molta fortuna con la professione di commerciante di cereali e, per questo motivo, si trovò ad affrontare insieme alla  famiglia un momento di grande crisi finanziaria fino al momento in cui Sigmund, fratello maggiore di Alfred, non riuscì a rendere la situazione economica familiare meno drammatica , grazie alle sue doti imprenditoriali.

Per tale motivo, il rapporto tra Adler e suo fratello Sigmund era molto controverso, come del resto lo era anche quello con la madre, da lui considerata eccessivamente tollerante nei confronti dei familiari.

Adler, con la sua famiglia, fu costretto a trasferirsi da un sobborgo all’altro della periferia di Vienna, esperienze che gli consentirono di frequentare diversi ambienti socio – culturali, sperimentando quel senso di amicizia e di integrazione sociale che emerge all’interno della sua opera.

Sin da piccolo, Adler fu un bambino cagionevole, affetto da una particolare forma di rachitismo, che lo rendeva piuttosto impacciato. La sua malattia ebbe anche delle conseguenze sul suo rendimento scolastico, che era molto scarso, soprattutto in matematica, tanto che la sua maestra suggerì sarcasticamente al padre di fargli interrompere gli studi e fargli intraprendere il mestiere di calzolaio.  Ma poco dopo, Adler seppe prendersi una clamorosa rivincita, risolvendo alla lavagna un problema così difficile da mettere in difficoltà anche il suo insegnante.

Un’altra esperienza che segnò l’infanzia di Alfred fu il precoce contatto con la morte, ossia quella del suo fratellino minore e la sua grave polmonite dalla prognosi infausta che lo mise di fronte al rischio di morire. Sembra che questi eventi abbiano, in qualche modo, influito sulla sua futura scelta di diventare medico.

Successivamente, la sua salute migliorò notevolmente, permettendogli di dedicarsi ad hobby quali l’alpinismo e il nuoto.

Conclusi gli studi superiori presso l’Hernalser Gymnasium, nel 1888 si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell'Università di Vienna, portando a termine gli studi nel 1895 con risultati ritenuti “sufficienti”. Anche la sua carriera universitaria non fu esente da contrasti: si racconta che il padre di un amico, un lampionaio, gli consigliò di impiccarsi a un lampione piuttosto che proseguire gli studi in medicina.

Nel 1897 sposò Raissa Epstein, un'intellettuale russa, trasferitasi a Vienna per completare gli studi universitari, con la quale ebbe quattro figli. Il carattere della moglie, descritta come una donna intelligente, combattiva, con idee anticonformiste, non molto dedita ai lavori domestici, poco curata nel vestire e di piccola statura, ha influenzato molto la visione adleriana del femminile.

Laureatosi in Medicina, svolse attività privata come medico generico e oculista a Prater, sobborgo di Vienna e frequentò l'Ospedale di Vienna. I suoi clienti erano medi e piccoli borghesi, coi quali Adler amava intrattenersi, spiegando loro con chiarezza le cause della malattia e le sue conseguenze. Da qui nacque l’interesse di Adler per le scienze sociali, che lo portò alla pubblicazione, nel 1898, del Manuale per la salute dei sarti, un opuscolo che analizzava le condizioni igienico – sanitarie dei sarti e le eventuali malattie correlate a questo tipo di professione.

Nel 1902 avvenne l’incontro con Sigmund Freud, in occasione della pubblica difesa di Adler in favore della contestata opera “L’interpretazione dei sogni”. Entrò a far parte del gruppo psicoanalitico e nel 1906 fu nominato presidente e rappresentante internazionale della Società psicoanalitica viennese.

Nel 1909 Adler si specializzò in malattie nervose. Tuttavia, col tempo, divennero sempre più evidenti le divergenze di pensiero a proposito della genesi delle nevrosi e della teoria di Freud: Adler propose, in contrapposizione alla teoria freudiana della libido, quella della “protesta virile” e dell’autonomia dell’aggressività diretta allo scopo dell’affermazione.

Dopo aver rinunciato alla carica di redattore dello "Zentralblatt", organo della Società psicoanalitica, Adler abbandonò Freud, seguito da altri sei membri ed insieme a questi e ad altri amici, fondò la "Società per la Libera Psicoanalisi", che successivamente, per volere di Freud che volle limitare alle sue teorie la definizione di Psicoanalisi, venne chiamata “Società di Psicologia Individuale Comparata".

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Durante la Prima guerra mondiale, Adler fu chiamato a prestare servizio come medico militare prima nel reparto neuropsichiatrico dell’ospedale di Semmering e successivamente in quello di Cracovia, dove ebbe modo di studiare le nevrosi di guerra. Conclusosi il conflitto mondiale, si impegnò sempre più nella diffusione delle sue teorie. Condivise appieno le idee politiche del marxismo come proposta di benessere collettivo e, in seguito alla formazione della Repubblica Austriaca successiva al primo conflitto mondiale, ricoprì il ruolo di referente del progetto per le attività educative. Tuttavia, molto presto rinunciò alla carica, data l’incompatibilità tra i suoi principi e i giochi politici per il potere.

Rispetto alla religione, mantenne sempre un atteggiamento critico, intendendola come un mezzo per sviluppo del sentimento sociale, ma che, attraverso proibizioni e dogmi, in qualche modo limitava il Sé e la libera espressione del pensiero scientifico. Tali considerazioni lo indussero a convertirsi, già nel 1904, al Protestantesimo, considerato come una religione meno rigida rispetto all’Ebraismo.

Nel 1919, con l’ascesa in politica dei socialdemocratici, iniziò un periodo di riforme sociali che portarono allo sviluppo di nuovi sistemi educativi basati su una maggiore considerazione delle esigenze dei bambini. Questo clima fu favorevole per Adler, che applicò il suo metodo sperimentale nei centri di consultazione per insegnanti, nei consultori psicopedagogici e nei giardini d'infanzia.

Nel 1934, con l’avanzare della minaccia nazista, Adler decise di trasferirsi negli USA, nazione in cui aveva già lavorato come insegnante, prima alla Columbia University e successivamente, nel 1932, presso il Medical College di Long Island, a New York. Nel 1937, Adler, già sofferente di cuore, venne stroncato da una crisi coronarica.

 

La psicologia individuale

Nella sua principale opera, Il temperamento nevrotico (1919), Adler ipotizza che il centro dell’energia psichica e pulsionale dell’individuo sia da individuare in un istinto primordiale di aggressività derivante dal senso di inferiorità. L’aggressività viene definita da Adler, influenzato dalla lettura di Nietzsche, come volontà di potenza e desiderio di affermazione che si esprime principalmente nei processi di “compensazione”.

Lo sviluppo individuale, dunque, è caratterizzato dal costante desiderio di andare oltre il “sentimento di inferiorità” presente già nella prima infanzia. Tuttavia, l’autoaffermazione e l’aggressività non costituiscono unicamente delle risposte soggettive al sentimento di inferiorità: esse vengono indotte anche dalla società moderna.

La nevrosi, dunque, emerge nel momento in cui i complessi di inferiorità dominano sull’individuo, ossia quando il polo individualistico prevale sulla dimensione collettiva. Il complesso di inferiorità induce il nevrotico a ripiegarsi in sé e a strumentalizzare la propria nevrosi. Il nevrotico, infatti, “compensa” il proprio sentimento di inferiorità sfruttando l’altro ed il suo comportamento esistenziale si configura come “autoinganno”, un profilo caratteriale fittizio che cela desideri inconsci di imposizione.

Lo scopo della psicoterapia, che prevede un’intensa collaborazione paziente e terapeuta, diviene quello di risalire al momento inconscio in cui il sentimento di inferiorità ha preso il sopravvento sul soggetto e armonizzarlo con il naturale istinto di potenza, in modo da poter sviluppare una personalità dinamica capace di autorealizzazione (sintesi tra esigenze sociali e bisogni individuali) definita come Sé creativo.

 

 

Riferimenti

  • Maldonato, M., (a cura di) Dizionario di Scienze Psicologiche, Edizioni Simone.
  • Troiano, M., Petrone, L., Di Giuseppe, L., (2005) Dizionario di psicologia in Internet, Roma: Edizioni Scientifiche Ma.Gi.
  • www.nelcastellodicarta.it
  • www.scuolaadleriana.it

 

 

A cura della Dottoressa Rubina Auricchio

 

 

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Tags: Adler; psicologia individuale; biografie dei grandi della psicologia;

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