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Catatonia

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 6262 volte

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catatoniaLa prima descrizione della catatonia risale al 1874, quando lo psichiatra tedesco Karl Kahlbaum, nella sua monografia dal titolo Die Katatonie oder das Spannungsir-resein, coniò questo termine per descrivere un disturbo il cui nucleo sintomatologico era costituito da manifestazioni di tipo comportamentale e motorio (negativismo, mutismo, immobilità, rigidità, manierismi, stereotipie) accompagnate da sintomi affettivi, cognitivi e neurovegetativi.

La catatonia può essere una sindrome o un sintomo.

La catatonia è una sindrome di tipo psichiatrico caratterizzata da anomalie motorie, emotive e comportamentali che può dipendere sia da patologie organiche sia psichiche.

La catatonia viene ricondotta ad una forma di schizofrenia, caratterizzata appunto da alterazioni motorie, negativismo, postura fissa e/o movimenti stereotipati, ecolalia ed ecoprassia.

Il paziente assume sembianze da statua, con immobilità, inespressività, inaccessibilità. Tale inattività è però solo apparente, in quanto è invece sostenuta da un intenso impegno di opposizione negativista, che può andare dallo sforzo di tensione muscolare al mutismo e al rifiuto di alimentarsi. Frequenti sono anche i fenomeni di catalessia.

In tale quadro, talvolta, si inserisce una terza fase, espressiva, caratterizzata da stereotipie, manierismi, smorfie, atteggiamenti tutti di tipo automatico e ripetitivo.

La catatonia è un sintomo quando è un aspetto patologico della psicomotricità, caratterizzato da una condizione di ipertono muscolare durevole, diversa dalla rigidità extrapiramidale, per lo più riferita agli arti, ma che può coinvolgere tutto il corpo, non modificabile da sollecitazioni esterne, per cui si osserva resistenza al tentativo di muovere passivamente qualche arto.

Il paziente può mantenute, per un tempo indeterminato, posizioni scomode senza apparente fatica.

Molti autori del passato hanno cercato di dare una spiegazione alla catatonia.

Wernicke, nella sua teoria sulle psicosi della motilità, ha fornito un'interpretazione neurologica.

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Kraepelin ha fornito un'interpretazione psicologica, sostenendo che alla base della catatonia si verificasse un inceppamento della volontà (non solo ogni rappresentazione ne evoca una contraria, ma la favorisce e ne fa ottenere il sopravvento). Altri movimenti della sindrome catatonica, come i manierismi e le stereotipie, sono stati imputati dall'autore alla personalità alterata del paziente che si esprime con una motricità priva di grazia.

Bleuler riteneva che il malato rifuggisse dalla realtà esterna e si rifugiasse nelle sue fantasie autistiche, ma dai racconti dei pazienti emerge che l'interesse per il mondo esterno è mantenuto e solo le azioni sono bloccate.

Jaspers diceva: È come se il paziente fosse un morto apparecchio fotografico: sente tutto, vede tutto, ma non è capace di alcuna reazione e di alcun atteggiamento sentimentale; è psichicamente paralizzato pur rimanendo in piena coscienza. I complessi sintomatici catatonici si presentano con diverse intensità.

Nei gradi più lievi i malati riescono a far nulla o perseverano meccanicamente nell'attività cominciata.

Nei quadri più gravi si hanno eccitamento motorio insensato o stupor rigido e inaccessibile.

Nel paziente catatonico un corretto approccio diagnostico prevede l’identificazione della condizione patologica di base sia essa un disturbo mentale, una condizione medica, un disturbo neurologico, o l’assunzione/sospensione di farmaci e sostanze.

 

Bibliografia

  • Catatonia: a critical review and therapeutic recommendations. N. Bartolommei, L. Lattanzi, A. Callari, L. Cosentino, F. Luchini, M. Mauri
  • Corriere della Sera Dizionario della salute Catatonia
  • Dizionario di Scienze Psicologiche De Simone. 2011

 


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