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Il metadone

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metadoneIl metadone è un oppioide sintetico, usato in medicina come analgesico nelle cure palliative e utilizzato per ridurre l'assuefazione nella terapia sostitutiva della dipendenza da stupefacenti.

È stato sintetizzato in Germania nel 1937; pur chimicamente differente dalla morfina o dall'eroina, agisce come queste primariamente sul μ-recettore degli oppioidi (agonista puro) con effetti clinici simili.

Il metadone è utilizzato utilmente nel controllo del dolore cronico per la sua lunga durata d'azione ed il basso costo. Inoltre, da molti anni, viene usato nel trattamento della dipendenza da oppiacei, pur essendo noto il suo potenziale rischio di dipendenza e tolleranza farmacologica. La sindrome di astinenza da metadone, pur quantitativamente simile a quella della morfina, ha un esordio più lento ma più prolungato e con una sintomatologia più lieve.

Il metadone viene distribuito da alcuni enti statali ai tossicodipendenti, solitamente a mantenimento. Questo significa che la persona dipendente da eroina per smettere inizia ad assumere il metadone spostando la sua dipendenza verso una droga sintetica distribuita gratuitamente dagli enti di zona. La riduzione del danno consiste nel non dover più avere la necessità di trovare i soldi a tutti i costi per assumere eroina, in quanto il metadone allevia i sintomi di astinenza da eroina. Un altro fattore che ne ha giustificato l’impiego è la riduzione del pericolo nel contrarre malattie contagiose attraverso lo scambio di siringhe e il rischio di morte per overdose, in quanto la somministrazione dovrebbe essere controllata.

Nel 2005 l'Organizzazione mondiale della sanità lo ha incluso nella lista dei farmaci essenziali; ciò, anche, per la ben documentata efficacia nella terapia delle tossicodipendenze.
Il metadone è prodotto interamente per via sintetica, chimicamente e strutturalmente si differenzia nettamente dalla morfina e dalla eroina. Il processo di sintesi chimica del metadone racemico è abbastanza semplice, si ottiene a partire dal nitrile con la sintesi di Kolbe e con il difenilacetonitrile che è facilmente disponibile.
Secondo centinaia di testimonianze l’assunzione di metadone oltre a creare una dipendenza fisica e mentale devastante crea effetti molto più subdoli. Chi assume metadone ha la sensazione di condurre una vita apparentemente normale in realtà questa sostanza produce cambiamenti radicali a livello emotivo, mentale e fisico. Ecco solo alcuni degli effetti indesiderabili causati dal metadone: disenergia, apatia, stanchezza e sonnolenza, incapacità di provare sensazioni ed emozioni intense, difficoltà di concentrazione e apprendimento, mancanza di entusiasmo.

Esso si presenta in forma di cristalli incolori e inodore o sotto forma di polvere bianca cristallina. Solubile in acqua, facilmente solubile in alcool e in cloroformio, praticamente insolubile in etere e in glicerolo.
Il metadone cloridrato è immediatamente assorbito nel tratto gastrointestinale o dopo un'iniezione sottocutanea o intramuscolare. È ampiamente distribuito nei tessuti, si diffonde attraverso la placenta, ed è distribuito nel latte materno. Viene metabolizzato a livello epatico, principalmente con una N-demetilazione e ciclizzazione, ed i metaboliti sono escreti nella bile e nelle urine. Il metabolismo è principalmente catalizzato dal CYP3A4, benché altri isoenzimi del citocromo P450 anche possono avere un ruolo. Ha una lunga emivita ed è soggetto ad accumulo.

La principale via di somministrazione del metadone è quella orale, infatti, viene rapidamente assorbito dopo somministrazione per via orale ed ha un'alta biodisponibilità orale. Dopo 30 minuti si ritrova nel plasma; il picco ematico è raggiunto dopo circa 4 ore con una dose singola sotto forma di compresse. Il metadone può essere assorbito dalla mucosa buccale. Il picco di concentrazione nel SNC si ottiene dopo 1-2 ore a seguito di una somministrazione intramuscolare o sottocutanea; con queste somministrazioni vi è una relazione lineare tra efficacia e dose somministrata.

L'effetto narcotico, di qualità diversa perché ritardato e non associato a un'euforia acuta, è transitorio perché la persona va incontro ad assuefazione. L'effetto narcotico iniziale non è importante né necessario per l'effetto terapeutico, e corrisponde ad un generico effetto sedativo. Le persone che assumono soltanto metadone a dose costante non mostrano alterazioni di tipo sedativo-ipnotico.
I metaboliti vengono escreti con le feci e urine insieme con il metadone non metabolizzato. L'escrezione urinaria di metadone è pH-dipendente, minore è il pH maggiore è l'eliminazione. Il metadone approssimativamente ha una potenza simile alla morfina, ma provoca meno euforia ed ha una più duratura azione farmacologica; è molto meglio assorbito rispetto alla morfina e come essa determina stipsi e incrementa la pressione biliare. Inoltre, induce come la morfina dipendenza fisica.

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Un edema polmonare di tipo ritardato può insorgere a seguito della somministrazione in vena del metadone, esso agisce attraverso meccanismi di tipo centrale che modificano la permeabilità capillare polmonare.
Sono diversi gli agenti tossici che indirettamente possono indurre un'attivazione metabolica con interessamento della cellule della teca e della granulosa ovarica tra questi l'eroina e il metadone che hanno un effetto attivante l'asse ipotalamo-ipofisi. Inoltre, il metadone può è sospettato di indurre una tossicità nelle prime fasi dello sviluppo per trasmissione parentale attraverso la placenta.

La sindrome di astinenza neonatale si verifica tra i 30 e il 90% dei neonati esposti in utero all'eroina o al metadone. I sintomi dell'astinenza neonatale sono più frequenti se la dose di metadone quotidiana assunta dalla madre supera i 20 mg. La maggior parte dei neonati avranno sintomi da sospensione brusca e diventano sintomatici 48 ore dopo il parto, ma si segnalano anche crisi di astinenza nei neonati che iniziano a distanza 7-14 giorni dopo il parto. In questi casi l'allattamento al seno è protettivo nei confronti della sindrome da astinenza del neonato. Molti studi suggeriscono che donne, che fanno terapia di mantenimento con metadone, durante la gravidanza, avranno un aumento di peso del feto e una gestazione più lunga. Pur presentando i neonati un peso alla nascita e una circonferenza cranica inferiore. Mentre non si rileva alcun aumento dei difetti congeniti nella prole delle donne che consumano in gravidanza metadone.
Come per tutti i farmaci, anche con il metadone esistono dosi tossiche e dosi mortali. La morte si verifica per arresto respiratorio. La morte da metadone si verifica dopo le prime ore dall'assunzione di una dose letale, o dopo i primi giorni dall'aumento eccessivo della dose, perché nei primi giorni (solitamente 3-4) il farmaco sale di livello anche mantenendo uguale la dose, poi si stabilizza.

 

Per Approfondimenti:

  • wikipedia.org
  • medicitalia.it

(A cura della dottoressa Alessandra Antonacci)

 

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Tags: tossicodipendenza metadone

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