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La vecchiaia

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 12626 volte

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La vecchiaiaIl passaggio dalla mid-life alla vecchiaia è al giorno d’oggi più sfumato e graduale che nel passato, a causa dell’aumento della durata media della vita, del prolungamento dell’età lavorativa e anche per il cambiamento della struttura della scala di età della popolazione.

Un meccanismo che è stato invocato per spiegare che di norma la percezione della vecchiaia non è né dolorosa né traumatica, è quello del cosiddetto “disimpegno”.

Secondo questo modello la percezione della propria progressiva perdita di capacità o del deterioramento psico-fisico, sarebbe contrastata da un crescente distaccoemotivo e da una parallela riduzione del proprio coinvolgimento attivo. La vecchiaia è caratterizzata da una serie di perdite. Un esempio di perdita é il pensionamento. Per chi non si è preparato per tempo, questa condizione di vuoto e di assenza di sbocchi diventa una situazione depressiva e piena di rimpianti. La vecchiaia è inoltre caratterizzata da una perdita progressiva di amici e dalla vedovanza. L’anziano solitamente non ha paura di morire perché la sua vita è diventata irriconoscibile in una realtà senza coetanei.

La ricerca gerontologica individua tre aspetti e ambiti di trasformazione. Il primo è il deterioramento fisico e cognitivo; il secondo è quello della crescente inflessibilità comportamentale; il terzo è quello del disimpegno. L’invecchiamento dal punto di vista psicologico coincide con una trasformazione della percezione di sé. Tutta la vita viene vista dall’alto e da lontano, in modo sintetico e non analitico. A mutare è anche la percezione del tempo. Numerosi studi hanno evidenziato come i ricordi degli anziani siano più vividi quanto più essi sono lontani nel tempo.

Questa distorsione mnestica è in parte dovuta a una degenerazione fisiologica, ma anche a un processo di distacco affettivo che serve all’anziano come difesa nel rapporto col tempo presente. La psicologia dell'invecchiamento si occupa dell'anziano nella sua globalità: la modalità di invecchiamento non può prescindere dalla personalità e dalle esperienze. La vecchiaia rappresenta la sintesi del significato dell'esistenza. Recenti ricerche hanno evidenziato la possibilità di sviluppare situazioni creative proprio nella vecchiaia: l'anziano può mantenere la sua efficienza psichica globale se sfrutta le risorse residue, ad esempio mediante l’allenamento, e se motivato. E' stato dimostrato che l'attività percettiva migliora se migliorano le condizioni in cui si svolge la stessa: l'ambiente esterno (la società, ma soprattutto il gruppo familiare) può stimolare l'interesse, dare spazio di espressione, non negare le possibili potenzialità dell'anziano. Altro elemento fondamentale è la motivazione. La motivazione, in tutte le età, è la spinta propulsiva fondamentale del comportamento, insostituibile strumento di apprendimento. Persino l'utilizzo del computer, strumento estraneo alla cultura dell'anziano, può essere appreso qualora l'anziano sia motivato a farlo. Il pensiero e il linguaggio possono essere conservati, ma per mantenere l'interazione con l'ambiente esterno, l'anziano deve essere in grado di comunicare.

Perché ciò avvenga non si può prescindere dall'importanza dell'affettività, del riconoscimento del suo valore all'interno del nucleo sociale in cui vive. Gli affetti giocano un ruolo essenziale nell'agire quotidiano, nell'essere al mondo. La sessualità dal punto di vista psicologico si può conservare fino ad età avanzata, ma questo è vero anche dal punto di vista fisiologico. Ebbene, l'esercizio sessuale è fondamentale, come l'esercizio di qualsiasi altra funzione organica; tuttavia appare ancora diffuso il pregiudizio culturale che considera la sessualità in età senile come indecorosa, come se l'anziano non potesse sentire e vivere le proprie emozioni.

Per invecchiare senza sviluppare demenza è necessario che l'anziano mantenga attive le funzioni cerebrali. Per creatività si intende l'espressione di sé stesso, le cui modalità di esecuzione sono vastissime. La creatività è caratteristica del mondo evolutivo del bambino. E' fondamentale per la sua crescita. Ma la creatività diminuisce sempre di più in un società che privilegia la forma, il pensare secondo una logica comune, non il differenziarsi. Nell'età senile la funzione della creatività si può manifestare nelle piccole azioni quotidiane e nei momenti ricreativi e di aggregazione sociale. Molto stimolante è il rapporto nonno-nipote.

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Esiste spesso la difficoltà di esprimersi dei bambini con i propri genitori impegnati a lavorare. La relazione fra nonno e nipote faciliterà la possibilità di espressione di entrambi: il nonno è un interlocutore che interagisce raccontando eventi del passato modificati per facilitarne la comprensione, rendendoli più piacevoli con un pizzico di invenzione. Il racconto di eventi passati diventa strumento per stimolare la funzione creativa. L'interazione nonno-nipote diventa un elemento utile ad entrambi. Le soluzioni per il futuro degli anziani dovrebbero essere concordate e scelte in chiave positiva, evidenziando cioè le qualità residue utili al fine di esprimere se stessi.

L'anziano dovrebbe essere sempre posto nelle condizioni di sviluppare la creatività, tramite fatti-azioni concreti. Il timore più grande per l'anziano non è la morte, che magari rifiuta inconsapevolmente, piuttosto la malattia, l'abbandono, il disprezzo delle persone con cui ha sempre vissuto, il rifiuto da parte del suo nucleo familiare.

Le soluzioni di ieri non sono più attuali, le scoperte scientifiche allungano sempre più la durata della vita. Nei paesi industrializzati la popolazione anziana rappresenta sempre più una percentuale importante: è indispensabile che la longevità sia caratterizzata da anni di salute e non di malattia, invalidità e solitudine.

 

(A cura della Dottoressa Daniela Scipione)

 


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