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Prosopoagnosia

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La prosopoagnosia (o prosopagnosia) è un deficit percettivo del sistema nervoso centrale che impedisce il riconoscimento dei volti delle persone (anche dei familiari).

prosopoagnosia

 

La prosopoagnosia è un disturbo raro, descritta con questa nome per la prima volta, dal neurologo tedesco Joachim Bodamer nel 1947. Nei casi gravi, i pazienti non riconoscono i volti più familiari come quelli dei genitori, partner o addirittura la propria immagine riflessa.

Per il riconoscimento dei volti quindi, queste persone fanno affidamento ad altri indizi come il suono della voce, la postura o la presenza di caratteristiche specifiche come occhiali o cappelli. I pazienti prosopoagnosici riescono a distinguere tra volti ed altri oggetti visivi, questo caratterizza il disturbo come disturbo selettivo del riconoscimento dei volti. E' stata proposta una distinzione tra una forma di prosopoagnosia "appercettiva" che corrisponde all'incapacità di differenziare tra coppie di volti ed una prosopoagnosia "associativa o mnestica" che corrisponde al classico disturbo di riconoscimento dei volti.

REGIONI CEREBRALI DEPUTATE AL RICONOSCIMENTO DEI VOLTI

L'abilità di identificare i volti familiari come tali, ha, da sempre, avuto un valore evolutivo importante: riconoscere un volto come amico rispetto a classificarlo come sconosciuto o addirittura nemico, ha implicato dei vantaggi in termini di sopravvivenza notevoli. Questa abilità, perciò, è fortemente sviluppata nei primati e possiede dei circuiti cerebrali specifici.

Studi di imaging con risonanza magnetica funzionale (fMRI), hanno identificato la "fusiform face area" (FFA) che risponde selettivamente ai volti più che ad altri stimoli visivi percettivi. Questa regione è localizzata nella porzione centrale del giro fusiforme, è bilaterale ma ha un'attivazione più forte nell'emisfero destro. Altre aree importanti per la percezione dei volti sono:

  • la porzione laterale del giro occipitale inferiore (occipital face area OFA);
  • la porzione laterale del giro fusiforme;
  • il solco temporale superiore;
  • l'amigdala;
  • l'insula;
  • il giro frontale inferiore;
  • il nucleo accumbens;
  • la corteccia orbitofrontale.

E' stato riscontrato che ad ogni regione corrisponde una funzione specifica:

  • il giro fusiforme elabora le identità individuali;
  • il solco temporale superiore si occupa della direzione dei movimenti e dello sguardo legati al linguaggio;
  • l'amigdala e l'insula sono legate alle espressioni facciali;
  • il giro frontale inferiore si concentra sugli aspetti semantici;
  • il nucleo accumbens e la corteccia orbitofrontale riguardano la bellezza e l'attrazione sessuale.

 

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RICONOSCIMENTO IMPLICITO DEI VOLTI

L'abilità nel riconoscere i volti può essere studiata, non solo attraverso la richiesta ai pazienti di identificarli, ma anche osservando le risposte automatiche dei soggetti come l'aumento della conduttanza cutanea (sudorazione), aumento del battito cardiaco, ecc. I segni di un riconoscimento implicito in assenza di quello esplicito sono studiati attraverso specifiche prove comportamentali:

  • Ri-apprendimento del nome: si presenta al soggetto una lista di volti noti con l'associazione ai loro nomi corretti oppure con altri nomi sbagliati. La richiesta al soggeto è di associare il nome corretto al volto correlato;
  • Interferenza di volti: si presentano al paziente un volto ed un nome e si chiede di categorizzare rapidamente il nome (ad esempio il tipo di lavoro svolto). E' stato notato un effetto di facilitazione quando nome e volto appartengono alla stessa categoria, invece un effetto interferente quando le categorie sono diverse.
  • Facilitazione (Priming) - volto - nome: Il compito è di stabilire se il nome appartiene o meno ad una persona famosa. Alcuni pazienti prosopoagnosici sono più rapidi nel compito quando il nome ed il volto appartengono ad una persona famosa.

La dimostrazione di questi effetti ha suggerito che il riconoscimento esplicito dell'identità e quello implicito della valenza emotiva di un volto seguano vie diverse a partire dalla corteccia visiva primaria (V1). L'identità potrebbe essere elaborata da regioni del fascicolo longitudinale inferiore, dalle aree visive occipitali a regioni temporali, compresa l'amigdala e all'ipotalamo. Questa via "ventrale" è danneggiata nella prosopoagnosia.

La via "dorsale" invece potrebbe essere la via dell'elaborazione implicita della valenza emozionale attraverso il solco temporale superiore, lobulo parietale inferiore, giro del cingolo e l'ipotalamo, questa via nella prosopoagnosia sembra essere risparmiata.

 

SINDROME DI CAPGRAS

La Sindrome di Capgras è un disturbo psichiatrico raro in cui i pazienti sviluppano la delirante convinzione che i loro cari siano stati sostituiti da impostori, robot o alieni. Uno studio fatto da Bauer nel 1984 mostrò che nonostante il riconoscimento cosciente dei volti fosse danneggiato, i pazienti mostravano un livello significativo di attivazione involontaria a contatto con volti di persone familiari, misurata attraverso conduttanza elettrica e
risposta galvanica cutanea.

Ciò ha suggerito l'esistenza di due vie distinte per il riconoscimento facciale, una consapevole e l'altra non consapevole. In un articolo del 1990 gli psicologi Ellis e Young ipotizzavano che la sindrome di Capgras potesse trovare spiegazione in una situazione opposta a quella della prosopoagnosia, in quanto i pazienti affetti conservano un'ottima abilità conscia nel riconoscere i volti, ma potrebbero avere subito danni al sistema che produce la risposta automatica di attivazione rispetto ai volti familiari.

Il danno potrebbe essere la causa di questo senso di estraneità, di qualcosa di storto che i pazienti percepiscono quando si tratta di riconoscere le persone come autentiche. Nel 1997 Hadyn e colleghi pubblicarono un ulteriore studio su cinque pazienti con sindrome di Capgras confermando che essi riconoscevano consciamente i volti presentati, ma non mostravano risposte di attivazione automatica ,di solito legate ad associazione emotiva. Nello stesso anno Hirstein e Ramachandran riportavano riscontri simili su uno studio di un paziente singolo.

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Dato che il paziente in questione si dimostrava capace di provare emozioni e di riconoscere volti, ma non sentiva emozioni nel riconoscere volti familiari, Ramachandran ipotizzò l'origine della sindrome in una disconnessione tra la corteccia temporale, in cui le facce vengono riconosciute, e il sistema limbico, legato alle emozioni.

A causa di questa dissociazione tra memoria e sentimenti, il paziente in questione nutriva la convinzione che gli oggetti presentati in foto fossero nuovi ad ogni esposizione, anche se normalmente avrebbero dovuto evocare in lui dei sentimenti (foto di persone care, oggetti familiari, foto di sé stesso).   La convinzione di Ramachandran è quindi che esista una relazione tra la sindrome di Capgras e una più generale difficoltà nel collegare ricordi episodici sequenziali, visto che le emozioni sono considerate importanti nella creazione di ricordi.

 

 

Riferimenti Bibliografici:

  • G. Vallar e C. Papagno (2011) "Manuale di Neuropsicologia". Il Mulino

 

 

(a cura del Dottor Claudio Manna)

 

 


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Tags: prosopoagnosia dizionario di psicologia le parole della psicologia riconoscimento dei volti sindrome di capgras

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