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Lallazione (le fasi)

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 12611 volte

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immafine lallazione La lallazione (o bubbling) è una fase dello sviluppo del linguaggio infantile che inizia dal quinto-sesto mese di vita circa. Essa consiste nell’emissione di suoni sotto forma di singole sillabe articolate, che in seguito vengono ordinate in un lungo “monologo” o “balbattamento”.

Per il bambino la lallazione è fine a se stessa, come un gioco, è autoimitazione. Nei suoni prodotti, infatti, non vi è ancora un vero significato linguistico; si tratta piuttosto di un allenamento motorio dei muscoli fonatori che danno al bimbo piacere nell’ascoltarsi.

La lallazione, tuttavia,  è un’attività molto importante ai fini dell’interazione comunicativa tra il bambino e i suoi genitori perché a seconda del tono, del ritmo e dell’intensità con cui i suoni vengono emessi, l’infante impara a comunicare i vari stati d’animo, come gioia, dolore, rabbia.

Verso i 6-7 mesi compare la lallazione canonica (o bubbling canonico): il bambino è in grado di produrre sequenze consonante-vocale con le stesse caratteristiche delle sillabe (ad es. “da”, “ma”) oppure anche in modalità reduplicata (per es. “ma-ma-ma”, “pa-pa-pa”, “ta-ta-ta”, “da-da-da”), dando l’impressione agli adulti che produca delle vere e proprie parole quali “mamma” o “papà”.

Verso i 10-12 mesi la maggior parte dei bambini produce strutture sillabiche complesse e lunghe che caratterizzano la cosiddetta lallazione variata, o bubbling variato (per es. “da-du”). Sempre a questa età compaiono i primi suoni simili a parole o “proto-parole” che, pur avendo una forma fonetica identica, assumono un significato specifico quando vengono utilizzate in determinati contesti (ad es “cocò” riferito solamente al proprio peluche a forma di gallina).

Anche se è possibile identificare un corso di sviluppo normale nell'acquisizione della lallazione che è il risultato della facilità di articolazione e della salienza percettiva dei suoni, singoli bambini possono divergere da questo corso per cause legate sia alla particolare lingua che ascoltano, sia alla propria maturità fisica e funzionale. I bambini differiscono tra loro non soltanto nei suoni che preferiscono produrre, ma anche nella stabilità di queste preferenze.

Col passare del tempo, il bimbo comprende che questi suoni generano una reazione negli altri, incrementando il piacere della comunicazione e il desiderio di sviluppare questa capacità ulteriormente.

 

Per approfondimenti:

  • Dizionario di Psicologia Ed.Paoline
  • assomensana.it

Per saperne di più: leggi l'articolo "Lo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino"

(a cura della Dottoressa Sara D’Annibale)

 


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