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Sindrome di Cotard

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 7041 volte

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E’ una sindrome delirante che porta la persona a credere di essere morta, di non esistere più oppure di aver perso tutti gli organi interni.

Sindrome di CotardJules Cotard, un neurologo francese dell’Ottocento, fu il primo che la descrisse con il nome "Le délire de négation" (il delirio di negazione).

Tipicamente chi soffre di questa patologia arriva a negare totalmente di esistere, riscontrando conseguentemente molta difficoltà a trovare un senso alla realtà.

Si suppone che il delirio derivi da un’interruzione patologica delle fibre nervose che connettono il centro delle emozioni alle aree sensoriali. Questa alterazione neurologica spiega perché nulla riesce più ad avere una qualche rilevanza emotiva per il paziente, al punto che l'unico modo per spiegare razionalmente questa totale assenza di emozioni rimane quello di credere di essere morto. Se queste sono le condizioni, il soggetto affetto reagisce ritirandosi dalla vita sociale e non prendendosi più cura di se stesso.

La sindrome di Cotard è detta "Sindrome dell'uomo morto”, in quanto il paziente ha la forte convinzione di soffrire di una profonda trasformazione corporea, come il progressivo raggrinzimento, fino a sentirsi morto appunto. Oltretutto è nota anche come “Sindrome del cadavere ambulante" perché, tra le altre caratteristiche della malattia, c'è la convinzione da parte dei pazienti di non avere più gli organi, anzi di avere la sensazione che stanno per scomparire.
A partire proprio dalla convinzione di essere morti si manifesta, conseguentemente come sintomo, l’assenza di reazione a stimoli esterni (come ad esempio il rifiuto del cibo) perché si ritiene di non averne la necessità.

Sicuramente la caratteristica fondamentale della Sindrome di Cotard è il delirio nichilista che consiste nella negazione totale del corpo o dell’esistenza di alcune parti di esso (“non ho lo stomaco”,“ non ho la testa”), oppure nella trasformazione degli organi vitali (“il mio cuore è diventato di pietra”).
Il disturbo però, oltre il corpo, può coinvolgere anche lo spirito (“sono senza anima”), i beni materiali (“non ho abiti”, “non ho casa”, “non ho cibo”) e relazionali (“non ho famiglia”) oppure, addirittura, l’intera persona (“non ho nome”, “non ho passato”, “non ho età”). La sensazione di vuoto assoluto può essere tale da arrivare alla negazione delirante della propria persona (“non esisto”, “non sono mai nato”).
Il sentimento di attribuzione causale interno, cioè la tendenza ad attribuire a se stessi la responsabilità di eventi esterni, può far assumere al nichilismo connotazioni di tipo cosmico per cui la persona è convinta che il destino del mondo intero è inscindibile dal suo. Bisogna precisare che tali tematiche nichiliste sono successive ad una iniziale fase in cui prevalgono ansia e depersonalizzazione.

Spesso a tale sindrome nichilista si associano idee deliranti di enormità fisica (in quanto la persona sente ed afferma che il proprio corpo è immenso, non ha più limiti, si è espanso a tutto l’universo), di immortalità e di onnipotenza. In quest’ultimo caso il nichilismo di Cotard può assumere la connotazione di una megalomania al rovescio: il paziente sperimenta una negativa accezione di pena, condanna e dannazione a vivere in eterno per poter soffrire ed espiare così, in parte, le proprie colpe. L’immortalità rappresenta la paura più terribile esperita dalla persona affetta, pertanto non è rara in questa fase la messa in atto di condotte autolesive e automutilanti accompagnate dall’affiorare di idee suicide.

La sindrome di Cotard è relativamente rara (ad oggi sono stati descritti circa un centinaio di casi) e coinvolge più frequentemente le donne anziane con compromissione cerebrale organica e con precedenti episodi maniaco-depressivi. In questi pazienti, partendo da un’estremizzazione delle tematiche depressive, i sentimenti di autoaccusa e di colpa evolvono nella dannazione eterna.

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Pur rappresentando una modalità evolutiva della depressione, più frequente in presenza di malattie o danni cerebrali, questo quadro sindromico è stato descritto anche nell’ambito di altri disturbi come la schizofrenia, l’alcolismo cronico, le encefaliti, la paralisi progressiva e l’epilessia.

Al momento attuale, la disponibilità di misure terapeutiche efficaci nella cura della depressione ha ridotto notevolmente l’insorgenza di questa sindrome.
Inoltre, l’uso della terapia elettroconvulsivante ha dato generalmente dei buoni risultati consentendo di raggiungere la completa remissione della sintomatologia e le fasi finali della malattia, dove il paziente sembra distaccarsi progressivamente dai propri deliri.

 

per approfondimenti

  • Wikipedia.org
  • HuffingtonPost.it
  • Clicmedicina.it

 

(a cura della Dottoressa Benedetta Marrone)

 


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